Quali vantaggi avranno i professionisti certificati ?

I professionisti certificati avranno la possibilità di accedere alle opportunità di business che richiederanno la certificazione, e avranno un vantaggio competitivo verso coloro che non sono certificati in tutti gli altri casi. Ovviamente, il progetto cercherà di fare in modo che la certificazione diventi un requisito fondamentale, ma questo non dipende solo da noi.

Credo sia importante ripetere per l’ennesima volta che il programma di certificazione per LibreOffice studiato da The Document Foundation sarà molto diverso da tutti gli altri, e molto più rigoroso. Nel nostro caso non c’è un rapporto commerciale “do ut des”, per cui la certificazione è conseguenza di un rapporto di distribuzione o di rivendita (con tutte le conseguenze del caso). TDF, infatti, non “vende” nulla, visto che è una fondazione senza fini di lucro di diritto tedesco (per cui i controlli ci sono, e sono puntuali e severi). Quindi, è estranea a qualsiasi tipo di ricatto commerciale (“se non certifichi Tizio, non riesco a chiudere la vendita a Caio”), e ha l’unico obiettivo di promuovere la crescita di un ecosistema basato sulla qualità.

Il software libero è sottoposto a ogni tipo di attacco da parte delle aziende del software proprietario, che investono milioni – e forse miliardi – di dollari perché il software libero rimanga in una posizione subalterna. L’unico modo per superare il FUD (Fear, Uncertainty & Doubt, ovvero Paura, Incertezza & Dubbio) creato ad arte dalle aziende del software proprietario, e non solo, è quello di garantire la qualità del software e dei processi associati, come la certificazione.

Quindi, invito tutti coloro che hanno voglia di crescere con noi a studiare il programma di certificazione, ad avvicinarsi alla comunità e iniziare a frequentarla prima come lettori e poi come attori delle discussioni che avvengono sulle mailing list e nella comunità G+ LibreItalia, e poi a fare domanda di certificazione. Invece, invito tutti coloro che continuano a ignorare la realtà del software libero, e basano i loro giudizi sui vecchi stereotipi o peggio ancora sulle opinioni espresse da aziende come Microsoft, a evitare di fare domanda. Per loro, infatti, non c’è spazio, e non ci sarà spazio nemmeno in futuro.