Quali sono i problemi legati all’interoperabilità con OOXML ?

OOXML è l’antitesi dell’interoperabilità, ovvero la declinazione del concetto fatta da un’azienda – Microsoft – che con l’interoperabilità vedrebbe crollare il modello di business su cui ha costruito – dimostrando un grande acume commerciale e di marketing – un vero e proprio monopolio nel settore delle suite per ufficio.

OOXML, che significa Office Open XML (un nome creato ad arte per generare confusione, nel momento in cui OpenOffice era il concorrente più qualificato per Microsoft Office), è nato in fretta e furia nel 2006 – in poco più di sei mesi – per offrire un’alternativa a ODF nel momento in cui lo Stato del Massachusetts sceglieva quest’ultimo come formato standard per i documenti.

Il fatto che questa decisione fosse avvenuta in “casa” ha convinto Microsoft che fosse venuta l’ora di modificare la propria strategia di lock in, trasformandola dal semplice formato proprietario e non documentato a una “gabbia” composta da un formato falsamente standard e aperto – OOXML – e da una serie di accessori più difficili da individuare, come le C-Font (che non a caso sono arrivate con MS Office 2007.

OOXML è stato sviluppato da Microsoft e poi trasferito a ECMA – European Computer Manufacturer Association, un ente che con il software non ha nulla a che vedere, ma che può essere facilmente controllato da un’azienda che ha sotto contratto tutti i suoi membri – che ha gestito il processo di standardizzazione, ovvero la farsa che ha portato OOXML a diventare standard ISO nel 2009 con i voti – in Italia – di studi legali, agenzie di relazioni pubbliche e varia umanità, ovviamente legata a Microsoft da grossi contratti di consulenza.

OOXML viene descritto in un testo di 7.200 pagine, che è impossibile da conoscere a fondo (è come chiedere a una persona di citare a memoria i sedici volumi della Storia dei Papi di Ludwig von Pastor, comprese le note, facendone una sintesi senza mai andare a consultare il testo originale), e quindi impossibile da emulare. Per questo motivo, nonostante si tratti di uno standard, si ricorre comunque al reverse engineering per l’emulazione del formato.

Inoltre, OOXML contiene porzioni significative dei vecchi formati Office, e comprende tutti i bug che ne facevano parte integrante, come quello conosciuto ormai da oltre vent’anni che rende i fogli elettronici Excel incompatibili con il Calendario Gregoriano (perché aggiunge il 29 febbraio 1900, un giorno che non è mai esistito, e quindi sballa di un giorno tutti i calcoli legati alle date, obbligando all’errore tutti i software che puntano all’interoperabilità).

Il problema potrebbe essere risolto facilmente se Microsoft rinunciasse alla retrocompatibilità con tutti i formati (che poi è del tutto teorica), una scelta che nasconde dietro a un’apparente attenzione per l’utente la difesa a oltranza del lock in.

Provate a immaginare una situazione in cui i formati di Microsoft Office sono privi degli “errori” ereditati dalle versioni precedenti, e sono standard e aperti (lo so, questo non succederebbe nemmeno in un cinepanettone, ma per un momento facciamo finta che succeda), per cui sono facili da emulare e quindi offrono un elevato livello di interoperabilità. Secondo voi, quanti utenti acquisterebbero una licenza di Microsoft Office e quanti, invece, installerebbero LibreOffice o un qualsiasi altro software open source?