Un libro è per sempre?

Facendo una ricerca sono ritornato in modo del tutto casuale sul wiki LibreItalia, dove ho riletto il testo che era nato da un’idea lanciata nella lista dei soci, e che avevo colpevolmente dimenticato. Dal paragrafo “obiettivi” ho scoperto che il testo – che rappresenta uno sforzo pregevole di organizzazione e sintesi degli argomenti legati alla migrazione dal software proprietario al software libero, che non deve assolutamente andare perso – sarebbe dovuto diventare ad agosto 2017 il libro “un’alternativa c’è sempre” – finanziato dal CESVOL – a cura di Sonia Montegiove ed Emma Pietrafesa (con scritti di Marco Alici, David Berti, Andrea Cartotto, Antonio Faccioli, Osvaldo Gervasi, Salvatore Livecchi, Francesco Marinucci e Dario Sestero).

Peccato che di questo libro non ci sia traccia né nei verbali né tantomeno negli scambi di messaggi tra i membri del consiglio, ma solo nei messaggi ricevuti dal CESVOL – l’ente di Regione Umbria che avrebbe finanziato il libro – il 13 febbraio (invito a proporre, l’unico inoltrato al consiglio), il 5 maggio (esito delle proposte) e il 14 giugno (partiamo con i libri). In questo modo, sono stati tenuti all’oscuro della trasformazione da ebook a libro i consiglieri che non facevano parte del gruppo degli autori, ovvero Marina Latini, Giordano Alborghetti, Enio Gemmo e il sottoscritto, le stesse persone che avevano manifestato più volte il proprio dissenso all’interno del consiglio di Associazione LibreItalia.

Diciamo pure che non è affatto “soprendente” che dietro a questa totale mancanza di informazioni ci siano Sonia Montegiove ed Emma Pietrafesa, le due persone che dall’agosto 2016 in avanti, data dell’insediamento del nuovo consiglio, hanno devastato il clima all’interno del consiglio stesso con inutili lezioni di burocrazia e “professionalità” agli altri membri del consiglio LibreItalia (tanto che il sottoscritto aveva deciso di uscire dall’associazione prima della fine del 2017, dandolo per cosa certa in un email ad Alessandro Rubini datato 15 dicembre 2016).

A questo punto la domanda sorge spontanea: perché mai, visti i ripetuti richiami a discutere all’interno del consiglio di qualsiasi argomento afferente a LibreItalia, la proposta dei contenuti del libro non è stata mai condivisa con tutto il consiglio, così come la lista dei curatori e degli autori?

Secondo me, le risposte sono due:

(1) I quattro consiglieri avrebbero posto il veto su uno dei nomi, a causa della discutibile conoscenza della sintassi e della punteggiatura della lingua italiana di questa persona, e del fatto che essa non ha alcun tipo di competenza nell’area del software libero e open source;

(2) La significativa differenza di vedute sul tema del protocollo di migrazione TDF, che non deriva direttamente dalla metodologia utilizzata per la migrazione a LibreOffice della Provincia di Perugia ma dalla somma delle esperienze fatte dai membri della comunità e dai rappresentanti delle aziende tra il 2004 e il 2010. Su questo argomento ci sono state interminabili discussioni all’interno del consiglio LibreItalia tra chi conosce la storia, per averne fatto parte (come osservatore e poi come membro di alcuni progetti) e chi vuole riscriverla sulla base delle proprie conoscenze limitate a un solo capitolo della storia stessa.

Ovviamente, entrambe le affermazioni sono basate su una serie di fatti, o di deduzioni che partono dalle informazioni in mio possesso.

Partiamo dalla prima.

La persona di cui stiamo parlando è la stessa a cui la presidente ha dato le credenziali dell’account twitter LibreItalia, informando solo il sottoscritto e non tutto il consiglio a valle di una decisione condivisa come sarebbe stato opportuno fare, defininendola socia “esperta e competente nell’area dei social media”, e aggiungendo: “che dici se la proponiamo a TDF tra qualche tempo? è una persona davvero in gamba e avrei voglia di valorizzarla al massimo…”. E siccome non ho mai risposto a quel messaggio, e soprattutto ho evitato accuratamente – dopo aver conosciuto la socia – di proporla a TDF, il processo di “valorizzazione” è stato dirottato su Associazione LibreItalia.

Quindi, la persona è stata eletta nel consiglio dell’associazione con un numero di voti stranamente troppo simile al numero di coloro che si sono associati nel 2016 – anno delle elezioni – e non hanno rinnovato nel 2017 (circa 100 soci, tra cui il marito della presidente). Indipendentemente dal fatto che il suo nome come curatrice del libro sia stato fatto da qualcuno o sia frutto di un’autocandidatura, il suo ingresso nel consiglio LibreItalia è stato devastante per il sottoscritto e per diversi consiglieri.

Se a qualcuno fosse sfuggito, tra gli autori del libro c’erano tutti i consiglieri dimissionari, oltre a David Berti, che aveva la possibilità di subentrare a uno di loro – in quanto candidato non eletto – ma ha rifiutato per motivi personali. Forse si tratta solo di coincidenze, ma il numero e le tempistiche sono tali da far pensare a una strategia coordinata.

Passiamo alla seconda affermazione.

Il protocollo di migrazione TDF è stato pubblicato nel 2014 (perché è stato difficile convincere gli sviluppatori della sua utilità), ma è stato scritto nel 2010 sulla base dei contributi di tutti coloro che si sono impegnati nelle migrazioni di circa 2 milioni di desktop dal 2004 in avanti, prima a OOo e poi a LibreOffice.

I nomi sarebbero tantissimi, e probabilmente ne dimenticherei diversi, ma credo non si possa fare a meno di citare:

  • per la comunità: Sophie Gautier e Jacqueline Rahemipour per la formazione, Olivier Hallot per analisi e deployment massivo in una grande organizzazione, Thomas Krumbhein per la documentazione delle macro, Leif Lodahl, Cor Nouws e Lothar Becker per il project management, e infine gli italiani Davide Dozza e Maurizio Berti per la strutturazione del processo di migrazione e gli aspetti di comunicazione;

  • per le organizzazioni, e solo in Italia: Carlo Berutti Bergotto dell’Ospedale Galliera di Genova, che ha fatto l’atto di fede di migrare a OOo 1.1 nel lontano 2004, e Massimo Carnevali del comune di Bologna, che ha intuito l’importanza della comunicazione e ha stimolato la ricerca presentata nel 2008 alla ConfSL proprio di Bologna (ironia della sorte, dal sottoscritto).

Queste persone, e quelle che non ho citato – sia della comunità sia delle aziende e delle pubbliche amministrazioni, in ogni parte del mondo – hanno condiviso le proprie esperienze per fare in modo che le migrazioni successive rappresentassero un passo in avanti per l’ecosistema, e non hanno mai affermato di aver inventato una metodologia ma al contrario hanno riconosciuto tutti i contributi di chi li aveva preceduti.

Nella fattispecie, il sottoscritto ha partecipato – senza essere rimborsato per le spese di viaggio sostenute – ad almeno sei riunioni con tutto il gruppo di progetto LibreUmbria tra maggio e ottobre 2012, e durante queste riunioni ha raccontato il protocollo di migrazione, fornendo tutte le indicazioni in suo possesso.

Sicuramente, il gruppo di lavoro LibreUmbria ha avuto il merito di strutturare un piano di progetto che in passato non era mai stato impostato nello stesso modo, e che oggi rappresenta un nuovo riferimento per l’ecosistema. Ma da qui a dire di aver inventato la metodologia c’è un’enorme differenza.

E invece, questa posizione è stata sostenuta, e ha dato origine ad accese discussioni all’interno del consiglio LibreItalia, da Sonia Montegiove e Andrea Castellani, il quale – e si tratta dell’ennesima coincidenza – è l’altro dei candidati non eletti alle elezioni del 2016 ad aver rifiutato di subentrare a uno dei quattro consiglieri dimissionari.

Concludo con una domanda: se non ci fosse stata la crisi dell’11 agosto, che ha portato – tra le diverse conseguenze – anche alla cancellazione del libro (per quale motivo, se la redazione del libro stesso era stata fatta con tutti i crismi della professionalità sbandierata all’interno del consiglio dalle due curatrici? e perché mai una delle due curatrici ha chiesto espressamente agli altri autori di non usare i materiali per altri progetti, visto che si tratta del frutto del lavoro volontario delle persone, che a questo punto potrebbero utilizzarlo come meglio credono?), una volta pubblicato il libro come sarebbe stata giustificata la totale assenza di comunicazione con una parte dei consiglieri LibreItalia, e la parzialità di una parte dei contenuti?

Come si dice in questi casi, ai posteri…

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