Ripartiamo dalla Comunità

I progetti di software libero partono dalla comunità, e – se ci sono stati problemi (chi vuole intendere, intenda) – ripartono dalla comunità. Oggi, abbiamo un progetto di software libero sano e indipendente, che si chiama LibreOffice, insieme a una comunità altrettanto sana e indipendente, che si chiama LibreItalia.

Questa breve presentazione sintetizza in poche slide la storia di LibreItalia, dagli inizi assai travagliati nel 2010 e 2011 (quando la comunità, di fatto, non esisteva pubblicamente), all’esplosione con il progetto LibreUmbria, alla nascita della comunità LibreItalia su Google+ – che è stata decisiva per aggregare tutti quelli che avevano scelto LibreOffice, che erano molto più numerosi di quelli che lo dichiaravano pubblicamente – e a quella del sito LibreItalia, con la presenza sui social media, e infinr alla nascita di Associazione LibreItalia ONLUS.

La comunità LibreItalia su Google+ e successivamente Associazione LibreItalia ONLUS sono aperte a tutti quelli che vogliono sostenere e far crescere il progetto LibreOffice, ma che fino a oggi non lo hanno fatto, per motivi cui cui è del tutto inutile ritornare (e che, sia chiaro, continuerò a ritenere profondamente sbagliati sotto tutti i punti di vista, cosa che ho spiegato in modo ampio e circostanziato in altri post), visto che la storia ha dimostrato dove sta la ragione, e che il futuro delle suite libere per ufficio si chiama LibreOffice.

Fortunatamente, quello che è successo dal 2010 a oggi non potrà ripetersi, perché The Document Foundation ha posto le basi per un progetto indipendente in grado di sostenersi da solo (come, fortunatamente, sta succedendo senza sorprese da quasi cinque anni). I “pilastri” su cui si regge questo progetto sono cinque e non sono negoziabili, in quanto il modello di business è strettamente legato a ciascuno di essi:

  • la licenza copyleft, che non è stata una scelta obbligata ma una scelta consapevole, e che ha consentito la crescita ininterrotta degli sviluppatori per 58 mesi consecutivi, fino ad avvicinarsi all’obiettivo di 1.000 hacker (che verrà in ogni caso raggiunto entro il 2015);
  • l’assenza di un contributor license agreement (CLA), ovvero del rilascio a The Document Foundation del copyright sui contributi al codice sorgente, che rende la licenza di LibreOffice praticamente impossibile da modificare senza un’autorizzazione scritta di ciascuno dei 1.000 sviluppatori;
  • l’organizzazione meritocratica, dove quelli che fanno sono anche quelli che decidono, e non esistono titoli attribuiti dall’alto ma solo titoli attribuiti in modo informale sulla base delle doti di leadership dei singoli rispetto alla loro specifica area di competenza;
  • la governance espressa direttamente dalla comunità attraverso il meccanismo della membership, a cui si accede solo contribuendo in modo continuativo al progetto (con tutti i limiti del lavoro volontario), e che dà diritto sia a eleggere i propri rappresentanti sia a essere eletto come rappresentante all’interno di uno dei due organi decisionali: il Board of Directors, che gestisce le attività, e il Membership Committee, che gestisce le domande di membership;
  • la totale indipendenza dall’ingerenza delle aziende, che viene ulteriormente protetta dallo sbarramento presente nello statuto per tutti gli organismi della fondazione, che impedisce a qualsiasi organizzazione – senza nessuna esclusione (quindi, comprese quelle senza fini di lucro) – di avere più di un terzo dei membri e quindi più di un terzo dei voti, per evitare il ripetersi di situazioni già viste all’epoca di OOo.

Questo è un invito a tutti coloro che fino a oggi hanno ritenuto opportuno rimanere al di fuori della comunità LibreOffice. Ripartiamo dalla comunità, ma che sia chiaro: oggi c’è una sola comunità che funziona e che cresce, e in questo senso può indicare la strada da seguire, ed è la comunità LibreOffice, che in Italia si chiama LibreItalia.