Quanto tempo è necessario per migrare a LibreOffice ?

Un progetto di migrazione da Microsoft Office a LibreOffice richiede dei mesi, dalla fase di progettazione e analisi a quella di disinstallazione della vecchia suite proprietaria – quando è possibile, ovvero per una percentuale compresa tra l’80% e il 90% dei desktop – e di supporto della suite open source.
Solo la comunicazione volta ad abbattere la resistenza al cambiamento richiede qualche mese, e non può essere omessa (perché gli utenti si comportano tutti nello stesso modo, e non c’è azienda immune dal rischio di “rigetto” di LibreOffice).

Coloro che fanno tutto da soli, senza seguire nessun tipo di protocollo e senza coinvolgere o perlomeno interpellare la comunità – l’elenco è lunghissimo, perché la tendenza è quella di sottovalutare l’impatto del cambiamento – sono poi sempre costretti a correre ai ripari spendendo molto di più rispetto a un progetto studiato secondo il protocollo di migrazione suggerito da The Document Foundation.

Nella peggiore delle ipotesi, queste organizzazioni abbandonano il progetto di migrazione addossando la responsabilità del fallimento a LibreOffice, che non si sarebbe rivelato all’altezza, mentre nella realtà la colpa è da attribuire a coloro che hanno deciso di fare tutto da soli, per presunzione o per semplice incompetenza.

La migrazione del comune di Monaco di Baviera, che ha 15.000 dipendenti – compresi quelli dell’aeroporto – ha richiesto una decina d’anni, perché non è stata solo da Microsoft Office a LibreOffice ma anche da Windows a Linux (Debian a livello di server e Ubuntu a livello di desktop). Ovviamente, si tratta di un caso estremo, ma utile a far comprendere che l’idea secondo la quale basta un fine settimana è del tutto malsana.

Tra l’altro, il fallimento di una migrazione a LibreOffice non rappresenta solo la perdita di una grande opportunità di innovazione per l’azienda o l’organizzazione, che rimane ancorata a un prodotto proprietario come Microsoft Office, e quindi rinuncia a qualsiasi tipo di libertà nella gestione della propria infrastruttura IT, ma è una vittoria per Microsoft (che non perde occasione di rimarcare ai quattro venti queste notizie, così come ha fatto per la migrazione di Friburgo in Brisgovia).

D’altronde, se si considera che il protocollo di migrazione prevede diverse fasi – analisi e progettazione, comunicazione, test di impatto, formazione dei formatori, formazione degli utenti, migrazione, supporto, e manutenzione – alcune delle quali non possono che essere sequenziali, è facile comprendere come sia impossibile comprimere tutto il processo in un week end.