Perché LibreOffice ha un maggior numero di funzionalità rispetto alle altre suite open source ?

Oltre alle maggiori dimensioni della comunità degli sviluppatori, e a tutti gli altri fattori che ho già elencato nella precedente risposta, che permettono a LibreOffice di crescere più velocemente rispetto alle altre suite per ufficio open source, c’è un altro fattore – poco conosciuto, ma determinante – che avvantaggia il programma rispetto ad Apache OpenOffice.

Paradossalmente, è proprio la Apache License fortemente voluta da IBM – e, giova sempre ricordarlo, apprezzata da Microsoft – a rappresentare il vantaggio di LibreOffice, in quanto permette a The Document Foundation di integrare tutto, ma proprio tutto, il codice di AOO, e allo stesso tempo impedisce ad AOO di fare lo stesso con il codice di LibreOffice (altrimenti, le aziende correrebbero il rischio di dover condividere con la comunità il proprio codice, e questo è qualcosa che IBM e Microsoft non riescono proprio a tollerare).

Quindi, tutto quello che viene sviluppato da The Document Foundation è patrimonio esclusivo di LibreOffice, mentre tutto quello che viene sviluppato da Apache Foundation – ovvero dagli sviluppatori pagati da IBM e dal manipolo dei volontari che assecondano la strategia di divisione (e quindi indebolimento) della comunità voluta da IBM (ma su questo e su altri aspetti di Apache OpenOffice tornerò in futuro, con maggiori dettagli) – è patrimonio anche di LibreOffice, che può integrare liberamente tutte le funzionalità (per cui sarà sempre più avanti di Apache OpenOffice).

Qui, è opportuno chiarire che la licenza MPL utilizzata da LibreOffice è compatibile con Apache License, per cui il codice di LibreOffice potrebbe essere tranquillamente integrato da AOO, ma questa integrazione viene rifiutata perché – stando alla versione ufficiale – compromette la “purezza” del codice.

Ovviamente, il motivo vero di questo rifiuto dell’integrazione del codice copyleft sta nel fatto che le grandi aziende detestano la comunità e soprattutto i volontari (un altro argomento su cui torneremo in futuro) e non vogliono assolutamente correre il rischio di condividere con loro il codice sorgente.

Qualcuno potrebbe obiettare sulla base del fatto che IBM ha generosamente “donato” il codice di IBM Symphony – il prodotto sviluppato internamente prima sul codice sorgente di OOo 1.0 (perché veniva rilasciato anche con licenza SISSL, ovviamente “permissiva”) e poi sul codice sorgente di OOo 3.0 solo dopo la firma dell’accordo con Sun sulla base del quale IBM poteva ignorare la licenza LGPL – alla comunità, per cui i fatti dimostrerebbero il contrario rispetto alle mie considerazioni.

La risposta all’obiezione è estremamente semplice: se IBM non avesse fatto il “nobile” gesto – peraltro, quando era già perfettamente chiaro che gli sviluppatori LibreOffice non avrebbero MAI rilasciato il codice sorgente con Apache License – Apache OpenOffice avrebbe potuto contare, per lo sviluppo di nuove funzionalità, su un numero di sviluppatori insufficiente, tanto che IBM è stata costretta ad assumere cinque ex dipendenti di StarDivision.

Infatti, le maggiori novità di Apache OpenOffice 3.4 sono state quelle relative all’eliminazione di tutto il codice LGPL e alla sua sostituzione con codice fornito con licenza “permissiva” (praticamente, un lavoro del tutto inutile per gli utenti in quanto ha ripetuto cose già fatte), e quelle di AOO 4.0 e 4.1 sono rispettivamente la barra laterale e le librerie per l’accessibilità, entrambi provenienti da IBM Symphony.

Tra l’altro, AOO non ha avuto problemi a trovare una modalità di integrazione per gli strumenti linguistici di OOo, con licenza copyleft, senza i quali AOO sarebbe stato difficile da utilizzare (una suite per ufficio senza il correttore ortografico?). E allora, perché non utilizzare lo stesso tipo di atteggiamento verso il codice MPL di LibreOffice?