Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Volare

Se viaggiate spesso in aereo, per lavoro, non potete non leggere questo post sulla sicurezza negli aeroporti e quest’altro sul comfort della sistemazione a bordo, pubblicati da Jet Lagged, uno dei blog del New York Times. Sono certo che vi riconoscerete in qualche episodio della vostra vita, e forse riuscirete a sorridere per le stesse cose che quel giorno vi hanno letteralmente mandato in bestia. E’ successo anche a me.

Picture: Kalleboo

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  • Philippe Starck

    Philippe Starck è "il" genio del design, in tutti i sensi, visto che alla creatività unisce la capacità di farsi pagare cifre iperboliche per le sue creazioni (compreso lo spremiagrumi disegnato per Alessi, completamente inutilizzabile per lo scopo per cui è stato concepito ma sicuramente intrigante come oggetto). Diciassette minuti di elucubrazioni in una specie di gramelot franco/inglese, che vale sicuramente la pena ascoltare.

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  • La semina e il raccolto (il ritorno)

    Grazie a [mini] per aver portato a una platea molto più ampia della mia il concetto:

    The marketing lesson is this: create something great, sow fields (not window boxes), let a hundred flowers blossom, and pray that regular folks will spread the word.

    Io avevo cercato di spiegare lo stesso concetto qui, e poi ci sono ritornato - anche se non direttamente - qui e qui.

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    Quando il logo è troppo piccolo…

    La vostra agenzia è una di quelle minimaliste che piazzano un logo di piccole dimensioni all’interno di un’enorme spazio bianco, con poco testo e poca grafica, poco colore e poca fantasia nell’uso di messaggi accattivanti? Niente paura, negli Stati Uniti hanno inventato una serie di strumenti per risolvere rapidamente i vostri problemi.

    Forse il video è un po’ lungo, ma chi ha vissuto sulla sua pelle le discussioni con i clienti che non sono mai abbastanza soddisfatti delle dimensioni del logo, della lunghezza dei testi e del colore degli "strilli" lo apprezzerà sicuramente.

    Grazie a David Meerman Scott per la segnalazione.

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  • Filed under: Advertising, Marketing
  • Crisis Management and Communications

    Un documento molto interessante dell’Institute of Public Relations sul tema Crisis Management and Communications, che è possibile scaricare in formato PDF. Se avete tempo, fatevi un giro in tutta la sezione Research, che raccoglie un patrimonio di documenti di grande valore per tutti i professionisti di relazioni pubbliche.

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  • "Poltiglia" sociale

    Il Censis ha presentato il suo solito, illuminante, rapporto annuale. Quelli che seguono sono stralci dai comunicati stampa su conclusioni generali e su comunicazione e media.

    Per uscire dall’attuale stato di poltiglia sociale dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nelleconomia, nella società e nelle scienze

    In continuità con gli ultimi anni il Censis conferma una sequenza positiva di lungo periodo. Oggi si può confermare una visione positiva: sia perché cresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive; sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo; sia perché abbiamo anche noi dopo decenni alcuni importanti big-player.

    Tuttavia, le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra perché non diventa processo sociale e perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro.

    Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio.

    Settore per settore nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi.

    Tanto che, quasi quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di mucillagine, quasi un insieme inconcludente di elementi individuali e di ritagli personali tenuti insieme da un sociale di bassa lega.

    Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di sviluppo di popolo come si diceva una volta, e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:

    • la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica è orientata all’avventura dell’uomo e alla sua potenzialità biologica;
    • la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante, fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali (si pensi ai giovani che studiano o lavorano all’estero, ai professionisti orientati a esplorare nuovi mercati, agli operatori turistici di ogni tipo, ecc.);
    • la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, e ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita;
    • la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;
    • la minoranza che si ostina a credere in un’esperienza religio­sa insieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppo ai vari livelli;
    • e le tante minoranze che hanno scelto l’appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita.

    Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento, sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati.

    La rivoluzione digitale continua. Oggi abbiamo a disposizione 8 diversi media e ben 20 modalità alternative di accedervi. Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media.

    Fotogrammi della rivoluzione digitale in atto. La televisione tradizionale risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la TV satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni. Per la radio, al 56% di utenti da autoradio e al 53,7% di ascoltatori da apparecchi tradizionali vanno aggiunti il 13,6% di utenti da lettore MP3 e il 7,6% da internet. Per i quotidiani oltre al 67% di utenti che leggono un giornale tradizionale acquistato in edicola si deve consi­derare anche 34,7% di lettori di quotidiani gratuiti e il 21,1% di fre­quentatori delle pagine on line dei giornali via internet. L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso, coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali. Mai la lettura di libri e giornali in Italia aveva rag­giunto punte così elevate. Il 59,4% di italiani che hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno è un risultato confortante, ma il 52,9% ne ha letti almeno tre. La stessa tenuta di set­timanali (40,3%) e mensili (26,7%) conferma che la società digitale non solo non segna la fine della circolazione della carta stampata, ma che anzi la sostiene.

    Smottamenti televisivi. Nel 2007 gli utenti della televisione in generale sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di medium universale. La TV satellitare, in un anno, è passata ad attirare dal 17,7% al 28,3% degli utenti di TV, il digitale terrestre dal 7% al 13,9% e anche tutte le altre forme di TV fanno notevoli passi in avanti. Più netto risulta il progressivo passaggio dalla televisione tradizionale a tutte le forme di TV digitale tra i giovani. Il 99,1% di spettatori giovani di TV tradizionale del 2007 si ridimensiona nel 2007 al 93,5%, con la TV satellitare che arriva al 41%, la TV via cavo al 9,4% e la TV via internet all’8,6%. Tra i diplomati e i laureati c’è sempre un buon 94% che segue la TV tradizionale, però anche un 34,5% di pubblico di TV satellitare e un 16,2% del digitale terrestre, a cui si aggiunge anche un 7,1% di utenti di TV via internet e un 6,3% di TV via cavo.

    Informazione quotidiana multi-mediale. Il pubblico dei lettori dei giornali cresce, visto che nel 2007 è entrato in contatto con la stampa d’informazione quotidiana il 79,1% degli italiani: fra quotidiani tradizionali acquistati in edicola, giornali che vengono distribuiti gratuitamente (free press) e siti internet aggiornati continuamente dai quotidiani (on line). Circa il 30% legge solo quotidiani a pagamento, a cui si aggiunge un altro 30% che legge sia quelli a pagamento che quelli free, un altro 11% circa quelli a pagamento e on line, quasi il 13% tutti e tre. Calcolando che a leggere solo la stampa free sono meno del 10% dei lettori, si può constatare che ad accostarsi a un solo modello di informazione a stampa sono sempre il 45% circa di italiani che da decenni costituiscono la tradi­zionale platea dei lettori dei giornali.

    Radio ovunque. La sua flessibilità tecnologica l’ha resa uno degli strumenti di punta della rivoluzione digitale, che ha ridato una nuova, ennesima giovinezza alla radio, che nel 2007 è arrivata a raggiungere il 77,7% della popolazione italiana con punte dell’80,6% tra gli uomini, del 94,4% tra i giovani e dell’86,2% tra i più istruiti.

    Internet di massa. Nel 2007 gli utenti in gene­rale di internet hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popo­lazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di pene­trazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%.

    Cresce l’abitudine alla lettura. La lettura dei libri negli ultimi anni si è attestata su livelli finalmente interessanti, raggiungendo nel 2007 il 59,4% rispetto al totale della popola­zione. Rispetto al 55,3% del 2006 il progresso non appare eccezionale, ma è notevole il passo in avanti dei lettori abituali, cioè di quanti hanno letto almeno tre libri nel corso dell’anno, che sono passati dal 39,4% al 52,9%. I meno istruiti rimangono al 42,3% complessivo, con un passaggio dal 27,9% al 36% dei lettori abituali. I più istruiti, invece, accrescono ancora il loro già elevato indice dei lettori in gene­rale (dal 72,6% al 74,8%), ma portano i lettori abituali dal 54,7% al 68%.

    Cellulari, media basic. Nel 2007 il cellulare ha raggiunto un indice di pene­trazione complessiva pari all’86,4% della popolazione, ormai a un passo da quel 92,1% che costitui­sce il consumo complessivo della TV generalista. Il cellulare è considerato uno strumento d’uso praticamente quotidiano dal 76,9% degli uomini, dal 92,6% dei gio­vani e dall’81,4% degli utenti con il maggior livello di istru­zione. Il 55,9% dei suoi utenti lo impiega solo per le sue funzioni "basic". Ai vari tipi di modelli smartphone si accosta il 34,9% degli ita­liani, mentre il videofonino è appannaggio del 9,3% utenti.

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    Comunicati stampa e dintorni

    Provate a ragionare su queste regole:

    • Don’t just send press releases when "big news" is happening: find good reasons to send them all the time.
    • Instead of just targeting a handful of journalists, create press releases that appeal directly to your buyers.
    • Write releases replete with keyword-rich copy.
    • Create links in releases to deliver potential customers to landing pages on your Web site.
    • Optimize press release delivery for searching and browsing.
    • Drive people into the sales process with press releases.

    Le trovate all’interno del documento "The new rules of PR: How to create a press release strategy for reaching buyers directly", scritto da David Meerman Scott ormai da un paio d’anni. Lo potete scaricare in formato PDF.

    Forse stiamo parlando di un comunicato stampa che è solo un’evoluzione rispetto al formato tradizionale e non è una "novità" il stile Web 2.0 come la social media press release, ma - a mio modo di vedere - alla lunga è molto più efficace. Certo, non è un comunicato stampa di cui parlare, ma - ripeto, a costo di essere monotono - l’obiettivo non è quello di generare una discussione ma quello di far scrivere degli articoli.

    Aggiungerò, a scopo di ulteriore provocazione, che l’applicazione delle regole sintetizzate da David genera, nel lungo periodo, un processo virtuoso sulla base del quale gli articoli, in alcuni casi, vengono pubblicati anche se il comunicato stampa non viene distribuito, perché i giornalisti si abituano a seguire le notizie legate a un’azienda o a un prodotto sulla base di quello che leggono sulle fonti evidenziate dai comunicati stampa precedenti.

    Da settembre a oggi, questo fenomeno si è verificato per ben due volte a favore di OpenOffice.org, per un totale di una cinquantina di articoli, su testate online, blog, aggregatori e testate tradizionali. In entrambi i casi, non è stato emesso nessun comunicato stampa. Avrei ottenuto gli stessi risultati con la social media press release?

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    VoIP

    Ho trovato, con qualche mese di ritardo, una ricerca che parla dell’evoluzione della tecnologia VoIP in Europa. E’ solo la sintesi (la ricerca completa ha un costo) ma contiene già qualche dato interessante.

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  • Social media press release? No, grazie

    La social media press release, che qualcuno ha tradotto in italiano con comunicato stampa per i media sociali, ha i suoi estimatori (un esempio, e tre post per capire il concetto) e i suoi detrattori ( tre post per riassumere le critiche).

    Oggi, l’idea di un comunicato stampa - uno strumento che qualcuno ha dato per morto, ma la maggioranza continua a utilizzare come se niente fosse così come fa da decine di anni - specifico solo per i social media mi lascia abbastanza freddo.

    Il comunicato stampa è stato “inventato” da Ivy Lee nel 1906, e da allora è rimasto più o meno invariato per un secolo. Sono cambiate, significativamente, le modalità di distribuzione: posta, telex, fax, e infine posta elettronica. I contenuti, le 5W, la struttura a piramide inversa, le citazioni, il boilerplate: è tutto simile a quel primo documento.

    Ed è simile l’obiettivo: cercare di gestire quello che viene scritto dalla stampa fornendo un documento di base che contiene tutte le informazioni necessarie per redarre un articolo, per evitare che i giornalisti sviluppino le notizie sulla base di ricerche svolte in modo indipendente. Questo, ovviamente, nel caso di notizie di tipo politico, economico o sindacale.

    Successivamente, il comunicato stampa è diventato anche uno strumento di annuncio di nuovi prodotti e iniziative. Anche in questo caso, con l’intenzione di sottolineare i contenuti più importanti per l’azienda e il posizionamento rispetto al mercato, per evitare che la libera interpretazione del giornalista potesse mettere in evidenza aspetti secondari od obiettivi diversi da quelli definiti dall’azienda.

    Confesso di aver peccato, ovvero di aver pensato anch’io - almeno una volta - alla social media press release. Poi l’ho guardata meglio, e mi sono reso conto che non è altro che il tentativo - da parte delle agenzie di PR - di perpetuare il modello della comunicazione “tradizionale”, che ha funzionato per quasi un secolo (anche se nel tempo si è passati dalla press agentry alla public information, e poi alla comunicazione a due vie, prima asimmetrica e poi simmetrica *).

    Per quello che ho visto, la SMPR - così com’è stata concepita negli Stati Uniti e adottata in Italia - segue questo processo: dopo aver scritto un comunicato stampa [1] produco un documento HTML [2] dove inserisco link a foto e contenuti audio/video che ho prodotto io [3] e “suggerimenti” in stile social media (per esempio, il tag da usare per le foto e i link per i siti di aggregazione) [4]. Completo con un bel corredo grafico (perché pubblicare uno scarno TXT è decisamente poco chic) [5]. Mi fermo qui, perché ce n’è già abbastanza.

    [1] Negli Stati Uniti, dove i giornalisti hanno più tempo per scrivere, la parte testuale della SMPR non rispetta la struttura classica del comunicato stampa ma riassume per punti la notizia e tutte le necessarie pezze d’appoggio. In Italia, dove i giornalisti non hanno tempo per scrivere (il rapporto redattori/pagine non è confrontabile), si finisce con lo scrivere un comunicato stampa tradizionale che viene ripreso più o meno letteralmente, e quindi il processo di “trasmissione” del contenuto verso i media sociali cade ancora prima di iniziare.

    [2] Negli Stati Uniti la distribuzione dei comunicati stampa viene affidata a servizi esterni come PR Newswire, che raggiungono direttamente i giornalisti superando i sistemi antispam anche se il testo è in formato HTML e contiene link. In Italia, i servizi come PR Newswire non sono decollati, per cui i comunicati stampa vengono spediti per posta elettronica e quindi - se sono in formato HTML oppure vengono allegati al messaggio - rischiano di essere bloccati dai sistemi antispam.

    [3] Un blogger sa come trovare immagini e video da pubblicare, e in genere diffida e si tiene alla larga - giustamente - dai suggerimenti che arrivano da fonti “ufficiali” o troppo vicine alle aziende. Il processo dovrebbe essere diverso, e un po’ più rispettoso dell’indipendenza dell’autore.

    [4] Un blogger sa anche come “taggare” (il termine è brutto, ma in questo momento non me ne viene uno migliore) un testo o una foto. Certo, in mancanza di un tag predefinito fare la rassegna stampa diventa un problema, ma non si può obbligare un blogger a usare un tag solo perché questo semplifica il compito di qualcun altro.

    [5] Vedi il punto [2].

    Quindi, la social media press release mi convince poco nella versione originale statunitense, e ancora meno in quella italiana. Ho fatto una breve ricerca per avere un’idea dei risultati generati da alcune delle SMPR distribuite nel corso del 2007, e non mi sembra di aver rilevato dei numeri particolarmente soddisfacenti.

    Anzi, sono più gli articoli e i post che parlano della SMPR in quanto tale - come progetto innovativo - che dei suoi contenuti, e questo mi sembra un buon risultato solo per l’agenzia di relazioni pubbliche (ma non per l’azienda che viene citata nel testo). A leggere tra le righe, sembra addirittura che l’agenzia si sia “sbattuta” più per far parlare della “sua” social media press release che per far scrivere articoli sull’azienda (che ha pagato la SMPR).

    Personalmente, ritengo che l’evoluzione del comunicato stampa debba avvenire in una direzione diversa rispetto a quella della social media press release, così com’è stata concepita fino a oggi. Stiamo cercando, come agenzia di relazioni pubbliche ( Quorum PR, per chi non ci conoscesse), di individuare una strada percorribile, aperta all’evoluzione dei social media, ma soprattutto tesa a migliorare la visibilità dei nostri clienti più che la nostra.

    * James Grunig - Todd Hunt, Managing Public Relations (1984)


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    Dopo Robert Scoble anche Guy Kawasaki segue le mie twitterate. Oggi è impossibile parlare con il mio ego… Riprovo domani.

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