Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Abbiamo bisogno dei media

Un tempo, relazioni pubbliche era sinonimo di relazioni con i media. Oggi, di fronte al declino dei media e alla crescita di strumenti tecnologici che permettono di comunicare in modo diretto con i pubblici e gli influenzatori, questo connubio si è indebolito. Nonostante ciò, i media continuano a essere indispensabili per le relazioni pubbliche, e non solo perché la rassegna stampa mensile è il primo strumento di misurazione della nostra attività.
Prendiamo ad esempio due eventi di grande impatto, come l’attacco terroristico al World Trade Center e al Pentagono dell’11 settembre 2001, e lo tsunami nell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004. In entrambi i casi, i media hanno avuto il compito fondamentale di raccogliere, filtrare e distribuire le informazioni, nonostante i blog e i siti di informazione fornissero già una quantità impressionante di materiale.
I media hanno la capacità di raccogliere e distribuire le parole, i suoni e le immagini, dopo aver verificato e confrontato le fonti. Per questo motivo, siamo portati - dopo aver ascoltato le voci che circolano online - ad attribuirgli una maggiore credibilità. Molto spesso, sono gli stessi blog a usare i media come fonte dei propri commenti, e a collegare il testo alla notizia ufficiale.
In questo modo, il mondo dei blog sostiene il mondo dei media invece di indebolirlo, come sostengono in molti. Il motivo è che c’è troppo di tutto (troppi libri, troppi giornali, troppe riviste, troppi canali TV, troppi siti web, troppi comunicati stampa e troppi blog), per cui abbiamo bisogno di uno strumento che filtri le informazioni e produca una sintesi: i media.
E siccome non tutto è notizia, e non tutte le notizie sono di interesse per tutti, sono i giornalisti - con la loro esperienza e la loro sensibilità - a fare da giudice. Noi, dal canto nostro, operiamo delle scelte sui media, selezioniamo i blog sulla base dei contenuti e dell’affinità con gli autori, ascoltiamo un TG piuttosto che un altro. Nel farlo, usiamo anche strumenti come Google Page Rank, che offrono una “misura” dell’attendibilità di una pagina.
Naturalmente, continua a esserci spazio anche per una comunicazione non intermediata. A volte, parlare faccia a faccia con un individuo o un gruppo di individui è il modo migliore per interagire con essi. In questi casi, la pubblicazione dei documenti - i comunicati stampa, i testi dei discorsi, le presentazioni, le ricerche degli analisti - arricchisce questo dialogo.
L’affidabilità di una notizia
Una notizia è affidabile, al di là del valore del media, quando risponde a quattro diversi parametri:

  • Attualità
  • Chiarezza
  • Completezza
  • Contestualizzazione

Se applichiamo questo filtro alle relazioni pubbliche, ci rendiamo conto che raramente riusciamo a essere completi (per ovvi motivi, non possiamo citare né i nostri concorrenti né i nostri avversari), e spesso non riusciamo a essere nemmeno attuali e chiari (il processo di approvazione all’interno delle aziende gioca a svantaggio di questi due parametri).
E’ per questo motivo che dobbiamo avere una credibilità professionale tale da diventare noi stessi delle fonti attendibili. Un processo che molti professionisti (o presunti tali) trascurano, o non conoscono, con conseguenze disastrose per i risultati - in termini di visibilità - dei loro clienti. La comunicazione è una risorsa strategica, oppure non è una risorsa. Fare da filtro nei confronti dei giornalisti, in entrata e in uscita, non significa né fare ufficio stampa né fare comunicazione.
Le relazioni pubbliche devono aiutare i giornalisti a costruire dei media migliori. Per questo motivo, le due professioni devono intrattenere un dialogo professionale, e collaborare piuttosto che sopportarsi a vicenda (spesso, purtropo, per ottimi motivi).
I giornalisti e le relazioni pubbliche
I giornalisti hanno un ruolo fondamentale di filtro nei confronti delle notizie delle aziende, ma - in questa veste - devono rimanere al di sopra delle parti. Qualche volta, questo non succede, e in 24 anni di carriera, ho assistito - purtroppo - ad alcuni comportamenti “sospetti”.
Uno su tutti: un signore iscritto all’ordine dei giornalisti (chiamarlo “giornalista” mi sembra ingiusto nei confronti di chi lo è veramente) è intervenuto solo alle due conferenze stampa organizzate per conto di IBM - per dei prodotti obsoleti e marginali (subito dopo la seconda, ho rinunciato al contratto - sicuramente lucroso - perché ritenevo che l’organizzazione di questi eventi privi di contenuti fosse dannoso per la reputazione mia e della mia agenzia) - e ha ignorato tutte le altre.
In questo modo, si è perso - e sottolineo perso, perché internet era ancora di là da venire, e non ha mai chiesto la cartella stampa - i seguenti annunci: 3Com (il primo switch), Adobe (il PostScript, Acrobat), Apple (il Macintosh, i PowerBook), Borland (il C++), Compaq (il Portable One, Two e Three, il primo 386, il bus EISA), Hayes (il primo modem per PC) e QMS (la prima laser per PC). Ovviamente, nel frattempo ha scritto sempre, con grande enfasi, delle “novità” IBM, tra cui PS/2 e OS/2.
Le relazioni pubbliche devono collaborare con i media, e i media devono collaborare con le relazioni pubbliche. Per questo, però, è necessaria - da entrambe le parti - una maggiore consapevolezza dei rispettivi ruoli, e delle rispettive competenze (ma che, nel caso delle relazioni pubbliche, siano competenze “vere”).
Le relazioni pubbliche devono adeguare il loro modo di operare alla realtà dei media, che è profondamente mutata con l’arrivo di internet, e non ha ancora trovato un equilibrio definitivo. Questo è un argomento su cui ho già scritto, e su cui tornerò anche in futuro. Ritengo che sia compito sia dei giornalisti sia dei relatori pubblici far crescere i rispettivi ambiti professionali, in modo tale che l’impatto delle tecnologie non si tramuti solamente in una riduzione dei budget, ovvero del corpo redazionale nel primo caso e degli onorari professionali nel secondo.
Nel nostro caso, è un compito difficile, perché sono solo in pochi - troppo pochi - a cercare un confronto professionale. La FERPI, Federazione Italiana delle Relazioni Pubbliche, rappresenta tra il 3 e il 5% (a seconda delle stime) di coloro che esercitano la professione dei relatori pubblici. Invertendo il punto di vista, questo significa che una percentuale compresa tra il 95 e il 97% dei professionisti - o presunti tali - non è detto che conosca i “fondamentali” del mestiere, perché nessuno glieli ha mai chiesti (e mi piacerebbe proprio vedere chi so io davanti ad Attilio Consonni per l’esame di ammissione alla FERPI).
I media stanno lottando per difendere le proprie posizioni, in un mercato in cui la maggior parte delle informazioni è disponibile a titolo gratuito, si guarda meno TV, si ascoltano meno radio e si acquista meno carta stampata. Per questo motivo, i giornalisti sono costantemente sotto pressione, a caccia di notizie, informazioni e storie, una merce di cui hanno ormai perso il monopolio.
Per aiutarli in questo compito, le relazioni pubbliche dovrebbero essere:

  • Trasparenti (bisogna sempre dichiarare il committente)
  • Creative (una buona idea o una nuova chiave di lettura sono sempre bene accette)
  • Credibili (è necessario cooscere il mercato, i prodotti e le tecnologie di cui si parla e si scrive)
  • Documentate (oggi, trovare informazioni e dati a supporto di un argomento è relativamente facile’)
  • Tempestive (non troppo presto, e preferibilmente senza embargo, non troppo tardi nella giornata, e senza telefonare)

Oggi, tra l’altro, molti giornalisti ci indirizzano nel nostro lavoro attraverso i loro blog. Leggiamoli con attenzione: quasi sempre, troviamo indicazioni importanti per il nostro lavoro.

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  • Abbiamo “la” notizia

    Prima o poi doveva succedere: un uomo ha morso un cane. E’ uno scozzese di 34 anni, cieco, che - secondo dei testimoni oculari - ha morso il proprio cane guida e lo ha preso a calci in mezzo alla strada davanti a un centro commerciale. L’uomo è accusato di crudeltà verso gli animali, mentre il cane è stato ricoverato in un centro di accoglienza.

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  • La forza dei blog

    Peggy Noonan è una giornalista che collabora con il Wall Street Journal. La settimana scorsa, ha scritto un articolo molto interessante sull’Opinion Journal, The Blogs Must Be Crazy, in cui fa una disamina del fenomeno dei blog, visto sotto il profilo giornalistico.
    Questa è una sintesi del suo testo:
    Il mondo dei blog non è un’eruzione di opinioni personali. E’ un movimento con dei precisi punti di forza:
    1. I blogger usano gli strumenti dei giornalisti (computer, tastiera, spirito investigativo, volontà di porre delle domande) e di Internet (Google, Yahoo!) per cercare fatti che sono stati sottovalutati, ignorati o nascosti. Cercano la frase ricca di significato, la statistica ignorata, i dati sepolti. Cercano informazioni vere. E quando le trovano, le pubblicano e quindi le includono nel dibattito. Questo è un servizio pubblico.
    2. I blogger, a differenza dei giornalisti della stampa “ufficiale”, sono indipendenti. Essi non sono, e non devono essere, governati da una corrente di pensiero. E non devono accettare le direttive di un editore che promuove un’ideologia o protegge i suoi amici. I blogger hanno la libertà di decidere quando una notizia non è più una notizia, o quando la ricerca dei fatti inizia oppure finisce. Questo è un servizio pubblico.
    3. I blogger hanno un vantaggio istituzionale in termini di tecnologia e forma. Possono pubblicare in tempo reale, e il testo può essere della lunghezza che reputano più opportuna. Le notizie più importanti possono anche essere di una sola riga. Nel mondo della carta stampata si deve prima passare dal caporedattore, e poi si può scrivere l’articolo. Per scoprire, magari, che qualcuno ne ha parlato il giorno prima, e che non ci sono notizie più “fresche”. In passato, molte notizie interessanti venivano lasciate cadere in questo modo. Oggi non più. Questo è un servizio pubblico.
    4. I blogger propongono la loro interpretazione di una notizia. Offrono un loro interpretazione originale, o una nuova area di ricerca. Offrono la loro esperienza e il loro giudizio. Anche questo è un servizio pubblico.
    5. E lo fanno gratis, e anche questo è un servizio pubblico. E il fatto che lo facciano gratis non significa che non ci sia una forma di commercio intellettuale. I blogger offrono informazioni e punti di vista. In cambio, i lettori offrono attenzione ed energie intellettuali. I blogger ottengono una posizione di influenza, i lettori ottengono informazioni. Ciascuno ottiene qualcosa.
    6. E poi, non è vero che non c’è controllo. La “blogosfera” (orrido neologismo) è governata dal desiderio di status e rispetto, due attributi che si perdono quando si pubblicano informazioni di parte, inesatte o parziali, oppure quando si è poco professionali o intenzionalmente fuorvianti. Una volta persi status e rispetto, gli altri blogger vi ignorano. Il meccanismo di correzione per la gente del Web è la gente del Web.

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  • Blog, le mie regole

    1. Scrivo per il piacere di scrivere. Per questo motivo, cerco di curare la qualità dei testi (questo non è tipico dei blog).
    2. Scrivo di due argomenti che conosco, la comunicazione e le tecnologie avanzate, su cui sono pronto ad affrontare un contraddittorio.
    3. Ascolto, attraverso la lettura, le opinioni degli altri. Leggo molto, ma questo non impedisce che mi sfuggano opinioni e stimoli interessanti.
    4. Quando cito un testo o una persona, fornisco sempre un link alla pagina o a un sito dove approfondire l’argomento. I link sono importanti.
    5. Aggiorno il blog tutti i giorni, o almeno cerco di farlo. Mi sono reso conto che se scrivo spesso riesco a scrivere meglio, e più velocemente.
    6. Cerco di mantenere un tono neutrale. Questo non è perfettamente in linea con il mio carattere, ma faccio degli sforzi per evitare le polemiche.
    7. Cerco di offrire degli stimoli, e per questo sono talvolta costretto a fare delle critiche. L’intento non è polemico, ma costruttivo.
    8. Cerco di bilanciare gli interventi brevi e quelli lunghi, dove commento degli articoli interessanti o esprimo le mie opinioni su un argomento.
    9. Sono costretto a fare delle scelte. Ogni giorno, seleziono almeno una dozzina di argomenti, e poi scrivo di quelli che considero più importanti.
    10. Sono sincero, sempre. Altrimenti, lascio perdere l’argomento.

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  • Le regole del blog

    L’azienda che più - e prima - delle altre ha compreso la valenza del fenomeno blog per la comunicazione aziendale è stata Sun. Il numero dei dipendenti dell’azienda che pubblica con regolarità le proprie idee online è talmente ampio, a partire dal Chief Executive Officer Jonathan Schwartz, da aver suggerito la redazione di una specie di “decalogo”, Sun Policy on Public Discourse, utile a tutti.
    Come al solito, la traduzione dei contenuti è fedele, mentre il linguaggio cerca di rendere il tono del testo originale.
    Premessa Parlare direttamente con il mondo, senza aver bisogno dell’approvazione del management, causa dei rischi, che corriamo volentieri perché riteniamo che si traducano in vantaggi per l’azienda. Vi preghiamo solamente di accettare qualche consiglio.
    E’ una strada a due sensi L’obiettivo non è quello di avere un blog per ciascun dipendente, ma di entrare a far parte delle discussioni sul settore. Quindi, che scriviate o no, ma soprattutto se scrivete, guardatevi intorno e leggete, per capire qual è l’argomento di discussione e chi discute. Se incominciate a scrivere, ricordatevi che il Web è basato sui collegamenti, per cui - quando trovate qualcosa di interessante - create dei link: farete un favore ai vostri lettori, e farete in modo che anche gli altri si colleghino a voi. A vantaggio di tutti.
    Non rivelate i segreti Basta il buon senso: va bene parlare del proprio lavoro e avere un dialogo con la comunità, mentre non va bene parlare di una delle nostre ricette segrete. Ci sono delle regole che proteggono le informazioni proprietarie e confidenziali di Sun, ma anche queste devono essere interpretate. Se avete dei dubbi - sui segreti o su altri problemi legati all’azienda - discutetene con il management prima di pubblicare la notizia.
    Siate interessanti Scrivere è difficile, e non c’è motivo di farlo se la gente non legge. Fortunatamente, se scrivete di un prodotto utilizzato - o atteso - da molti, e sapete di cosa scrivete, probabilmente riuscirete a essere interessanti. E grazie alla magia degli hyperlink e del Web, se siete interessanti sare anche popolari, per lo meno tra quelli che conoscono la vostra materia. Un altro modo per essere interessanti è quello di esporvi personalmente: quasi tutti i blogger di successo scrivono di sè, della famiglia e degli hobby, o pubblicano le proprie foto. I lettori desiderano approfondire la conoscenza dell’autore. Ancora una volta, il buon senso aiuta: un blog è un luogo pubblico, e si deve evitare di mettere in imbarazzo i lettori o l’azienda.
    Scrivete delle cose che conoscete Il modo migliore per essere interessanti, evitare i guai e divertirsi, è quello di scrivere delle cose che si conoscono. Se avete una profonda conoscenza di Solaris o Java, non correrete rischi e non sarete mai noiosi se parlate delle sfide che affrontate ogni giorno. Al contrario, uno sviluppatore che parla di strategie di marketing corre il rischio di essere banale e noioso, o di venire colto in castagna da un esperto dell’argomento.
    Le regole della finanza Quello che possiamo e non possiamo dire è regolato da una montagna di leggi. Parlare del fatturato, delle date di rilascio dei prodotti futuri, delle roadmap, o del prezzo dell’azione rischia di creare problemi legali per voi e per l’azienda.
    La qualità è importante Utilizzate un correttore ortografico. Se non avete competenze grafiche, chiedete un consiglio sull’aspetto del vostro blog. Non è necessario essere un grande scrittore per riuscire nell’impresa, ma bisogna essere chiari, completi e concisi. E’ vero, “completo” e “conciso” sono in conflitto, ma “così è se vi pare”. E’ quasi sempre possibile sintetizzare - e migliorare - la prima bozza.
    Pensate alle conseguenze La cosa peggiore che può succedere è che uno dei vostri colleghi incontri un prospect, e questo si presenti con una stampa del vostro blog in cui voi dite che “il prodotto fa schifo”. In generale, un’affermazione come “fa schifo” è rischiosa e poco professionale. Dire “Netbeans dovrebbe essere più facile per gli utenti alle prime armi” va bene. “Java fa schifo” è poco professionale. Ancora una volta, il buon senso deve avere la meglio: usare un weblog per gettare fango o imbarazzare l’azienda, i clienti o i colleghi non è solamente dannoso ma anche stupido.
    Caveat Molti blogger pubblicano una premessa sulla copertina del weblog, dicendo per chi lavorano e che non parlano in veste ufficiale. E’ una buona abitudine, ma non serve a evitare i guai e soprattutto potrebbe non avere nessun valore legale.
    Strumenti Stiamo sviluppando dei software che semplificano la pubblicazione, ma se volete incominciare immediatamente non aspettate: sul mercato ci sono numerosi strumenti all’altezza, con i relativi servizi di hosting.

    Se mai ce ne fosse stato bisogno, questo testo conferma che il buon senso è lo strumento principe della comunicazione.

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  • Sirmi: una possibile interpretazione

    Il Convegno Sirmi ICT 2005 ha lasciato nella platea dei presenti più di un interrogativo.
    Stendiamo un velo pietoso su alcune presentazioni, prive di contenuti e soprattutto proposte dalla persona sbagliata e nel modo sbagliato, con errori di ortografia e nefandezze causate dal correttore ortografico automatico di PowerPoint. Trovo inammissibile che nel 2005 le aziende abbiano ancora così poca attenzione verso la comunicazione.
    Costa di più un corso di public speaking o una figura inenarrabile di fronte a una platea qualificata? Per un responsabile finanziario, probabilmente, il primo, per l’azienda, sicuramente, la seconda.
    Quelli che hanno fatto storcere più di un naso, però, sono stati gli interventi più ricchi di contenuti. Troppo orientati verso il mondo consumer, quando in passato erano completamente dedicati al settore professionale. Certamente, le percentuali di crescita e soprattutto i margini stanno parlando a favore del mondo consumer, ma credo sia necessario andare dietro alle cifre e ragionare su cosa questo significhi in termini di modello di business.
    Secondo me (e secondo molti esperti statunitensi molto più illustri e competenti del sottoscritto), è successo che la maturazione di internet come strumento di comunicazione online - che si traduce in un diverso paradigma dell’informazione, ovvero in un modo diverso di informarsi e rimanere informati, con strumenti in tempo reale come i motori di ricerca, i siti di informazione, le newsletter, i blog e infine le stringhe RSS - è arrivata nel mondo consumer ed è ancora di là da venire nel settore professionale.
    Il mondo B2B parla ancora oggi un linguaggio diverso da quello del mondo B2C. Le aziende sono ancora troppo occupate a guardarsi allo specchio e a chiedersi “chi ha la tecnologia (il prodotto, la soluzione) più bella del reame”? E in questo modo rimangono concentrate su un gruppetto di grandi aziende che riescono a comprendere questo linguaggio e lasciano fuori l’universo delle medie e soprattutto delle piccole aziende, che - nella maggior parte dei casi - utilizzano lo stesso linguaggio degli utenti finali.
    Certo, in un mondo ideale ci dovrebbero essere degli specialisti della comunicazione che colgono questi problemi in anticipo, definiscono una strategia e individuano gli strumenti e il linguaggio più adatti per raggiungere i pubblici di riferimento. In un mondo ideale …

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  • I modelli di comunicazione e la rete

    Oggi, sul blog della International Association of Online Communicators (IAOCblog), è stato pubblicato un interessante intervento di Don Dunnington su I modelli di comunicazione e la rete.
    Don parte da una sintesi dei quattro modelli di comunicazione delle relazioni pubbliche di Grunig e Hunt, dal volume Managing Public Relations (one way publicity, one way public information, two-way asymmetric e two-way symmetric), per arrivare a quattro modelli della comunicazione in rete:
    Comunicazione Uno-A-Uno: non c’è un centro, e ciascun nodo può dialogare direttamente con qualsiasi altro nodo. La forma più usata (e abusata) è l’e-mail, che può essere uno-a-uno, uno-a-molti (copia conoscenza e blind carbon copy) oppure uno-a-troppi (spam).
    Comunicazione Uno-A-Molti: un sito Web (o un blog) può essere uno strumento pubblico di comunicazione monodirezionale, ma in qualsiasi momento uno dei visitatori può decidere di passare a una comunicazione uno-a-uno.
    Comunicazione Molti-A-Uno: un gruppo di individui con un interesse comune può comunicare e interagire, e addirittura influenzare, un’organizzazione. Gli individui possono pubblicare commenti (positivi o negativi) su un prodotto o servizio, in una lista di discussione, un sito Web, un blog, o un newsgroup (moderato o no). Un’organizzazione può cercare di controllare o influenzare (con moderazione) queste discussioni (per trasformarle in “voci” positive).
    Comunicazione Uno-A-Molti-A-Molti: secondo Jim Hagel, consulente strategico di McKinsey & Company, i clienti non vogliono relazioni uno-a-uno con un vendor, ma preferiscono relazioni uno-a-molti vendor e uno-a-molti clienti di ciascun vendor. Hagel prevede la nascita di “intermediari delle informazioni” (agenti) per la gestione dello scambio di informazioni sul Web tra aziende e clienti.
    L’intervento è corredato da grafici che visualizzano, rendendoli molto più immediati, i quattro modelli.

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  • Sirmi: impressioni a caldo

    Maurizio Cuzari è sicuramente uno tra i maggiori esperti del mercato italiano dell’ICT. In questa veste, è stato l’unico tra gli analisti a fare previsioni corrette, dal 2000 in avanti. Nel 2003, quando tutti parlavano di ripresa, ha smorzato i toni troppo ottimistici facendo notare come l’esperienza dei precedenti cicli di crisi non permetteva di sperare - almeno per l’Italia - in un ritorno del segno positivo prima del 2005. Sono andato a rivedere la sua presentazione, che trovate sul sito Sirmi nell’area Presentazioni (è necessaria la registrazione), e devo riconoscere che le sue stime dell’epoca sono poi diventate la realtà sia nel 2003 che nel 2004.
    Nel 2004, Maurizio ha passato la mano, nel senso che - probabilmente stufo di fare la Cassandra - non ha fatto le sue solite previsioni.
    Oggi, così come preannunciato dal comunicato stampa, Maurizio è tornato a dare i numeri (nel senso buono del termine). Sono numeri finalmente positivi, quasi a tutto tondo (ci sono ancora alcuni settori in contrazione), e soprattutto numeri che lasciano intravedere una possibile via d’uscita dalla situazione di stagnazione che abbiamo attraversato in questi ultimi tre anni.
    Particolarmente interessanti, oltre all’intervento di Maurizio, le opinioni di Roberto Donà della SDA Bocconi sul Sistema Italia, del direttore del settimanale Economy Giorgio Mulè sullo scenario economico, e di Marco Astuti della LIUC e dell’Università dell’Insubria sullo scenario d’oltreoceani (un plurale voluto) di ritorno dal solito viaggio della delegazione italiana nella Silicon Valley e al Consumer Electronics Show.
    In estrema sintesi, oggi l’innovazione la fanno i singoli individui - che trascinano il mercato consumer - e non le aziende. E’ tempo che questi individui portino il loro entusiasmo e la loro capacità di innovare anche all’interno delle aziende. Soprattutto se fanno gli imprenditori. Altrimenti, come ha suggerito Donà, si facciano da parte e lascino il campo a chi ha voglia di crescere ed esplorare nuove soluzioni.

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  • Sirmi: il mercato ICT

    Iniziano, come ogni anno con il Convegno Sirmi, le occasioni di incontro del mercato ICT per un consuntivo del 2004 e una previsione sul 2005.
    Questa è l’anteprima contenuta nel comunicato stampa distribuito oggi da Sirmi:
    Dai primi dati consuntivi di Sirmi emerge come nel 2004 il mercato ICT sia cresciuto del 3,5% grazie all’andamento ancora positivo fatto registrare dal mercato delle Telecomunicazioni (+4,1%) e del Consumer Electronics e Positioning (+13,8%).
    Nel 2004 il comparto IT ha fatto registrare un leggero decremento (-0,3%) con una spesa end user pari a 21,659 miliardi di euro. In particolare, il comparto hardware ha fatto registrare una crescita del 2,8% e una spesa complessiva di 8,031 miliardi di euro; la componente software ha fatto registrare nel complesso
    un lieve incremento (+0,3%) con un valore di 3,544 miliardi di euro. La domanda di servizi di sviluppo è anche quest’anno la componente del mercato IT con il decremento maggiore (-4,7%) ed una spesa complessiva di 4,326 miliardi di euro. Diminuiscono anche i servizi di gestione, che fanno registrare un decremento dell’1,3% ed un valore complessivo di spesa di 5,758 miliardi di euro nel 2004.
    Per quanto riguarda il mercato delle TLC (+4,1% nel suo complesso, con una spesa end user pari a 43,608 miliardi di euro), emerge un ritorno al segno positivo nelle TLC fisse (+1,1% per un totale di spesa end user di 20,789 miliardi di euro), mentre crescono fortemente le TLC mobili: +7,0%, e 22,819 miliardi di euro di spesa end user.
    Anche il mercato Consumer Electronics e Positioning registra un significativo incremento, pari al 13,8%, anche se minore rispetto allo scorso anno, con una spesa end user pari a 6,105 miliardi di euro. Per il 2005, i dati Sirmi segnalano come il mercato ICT dovrebbe far registrare un incremento del 3,7% con un ritorno al segno positivo per il comparto IT (+1,1%) ed un ulteriore incremento per le TLC (+3,6%) e per il comparto Consumer Electronics e Positioning (+13,3%).

    Mi sembra il caso di sottolineare come l’esplosione dei sistemi GPS, avvenuta nel corso del 2004, sia stata consacrata dalla nuova definizione del mercato Consumer Electronics, che è diventato Consumer Electronics e Positioning.
    Domani, al termine del Convegno, un commento agli interventi.

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  • Morte del comunicato stampa

    I vecchi e noiosi comunicati stampa — dove le dimissioni si danno sempre “per trascorrere più tempo con la famiglia” — non sono più adatti per affrontare la maggior parte dei problemi di comunicazione, come la gestione delle “voci di corridoio” o dei commenti indipendenti.
    Traduzione letterale di una frase comparsa all’interno di un articolo dell’Economist sul “fenomeno” Robert Scoble, l’uomo che è stato assunto da Microsoft per scrivere il proprio blog indirizzato al mondo degli sviluppatori software, e attribuita a Bruce Lowry, responsabile delle relazioni pubbliche di Novell.
    Secondo l’articolo, il blog sta uccidendo non solo il comunicato stampa ma l’intero sistema delle relazioni pubbliche. Un argomento su cui stanno discutendo tutti i blogger statunitensi, e in particolare - com’è ovvio - quelli che lavorano nelle agenzie di RP e nelle strutture di comunicazione delle aziende.

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  • Calendario

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