Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
7 Apr
Lo confesso, sono andato sul sito del “Presidente” per vedere se il blog - dopo il suicidio del 25 marzo - era resuscitato, ma avendo constatato che il cadavere era ancora lì, stecchito, ho fatto un giretto per vedere se c’erano commenti degni di nota ai risultati elettorali. Leggendo i testi con un po’ d’attenzione, mi sono reso conto che sono pieni di incertezze stilistiche e - quel che è peggio - grammaticali. La cosa, pensando a una persona che si fregia del titolo di Professore e punta al ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, mi ha lasciato un po’ perplesso.
Un esempio per tutti, dal discorso alla Conferenza Programmatica di DL - La Margherita del 28 gennaio 2005: “noi siamo quelli che se vedono [essi?] qualcuno che cade a terra, noi ci fermiamo e lo aiutiamo ad alzarsi”. Scritto così, significa che noi aiutiamo ad alzarsi una persona che altri hanno visto cadere per terra. Un gesto sicuramente nobile, ma se non l’abbiamo vista come facciamo a sapere che è caduta, e quindi ad aiutarla? Ce lo dicono “essi”? Abbiamo poteri sovrannaturali? Romano Prodi come Clark Kent?
La cosa mi ha fatto ancora più specie ripensando a un post di Luisa Carrada che avevo appena letto, ispirato a un documento di James Horton che vi suggerisco di scaricare e leggere con attenzione.
Luisa elenca 13 “regole” per il ghostwriter, colui che ha il compito di scrivere i discorsi per un uomo politico o un manager ha il compito di parlare in pubblico. Io ne aggiungerei una quattordicesima (che non avrei mai voluto vedere): “Se scrivete in italiano, rispettate la grammatica…”.
Che il ghostwriter di Romano Prodi sia Palmiro Cangini, Assessore alle Varie ed Eventuali del Comune di Roncofritto?
7 Apr
Oggi ho scoperto il PIPA, il Program on International Policy Attitudes della University of Maryland, un’istituzione che effettua ricerche sull’opinione pubblica internazionale in merito a problemi di politica estera e a problemi internazionali. Il link che stavo seguendo era quello di un’indagine molto recente (i risultati sono stati annunciati oggi), secondo la quale i cittadini di 20 Paesi su 23 vorrebbero che l’Europa avesse una maggiore influenza degli Stati Uniti negli affari internazionali. Interessante, ma più interessante ancora - almeno per noi italiani - è una precedente ricerca del 25 gennaio, che analizza l’atteggiamento dei cittadini di 22 Paesi nei confronti dell’economia mondiale, nazionale e familiare. La ricerca è stata completata prima del Natale 2004.
I risultati mettono in evidenza come gli italiani siano, in questo momento, la seconda popolazione più pessimista in assoluto, prima dei coreani del sud (quelli del nord non si possono pronunciare), considerando la media delle risposte:

Condizioni dell’Economia Mondiale: il 67% degli italiani ritiene che stiano peggiorando, e il 17% ritiene che stiano migliorando. Peggio di noi solamente la Corea del Sud, mentre il Giappone - che ha la percentuale più bassa di ottimisti, il 12% - ha una percentuale molto più bassa di pessimisti, il 45%.

Condizioni dell’Economia Nazionale: l’81% degli italiani ritiene che stiano peggiorando, e il 12% ritiene che stiano migliorando. Peggio di noi le Filippine con l’82% e la solita Corea del Sud con l’88% di pessimisti.

Condizioni dell’Economia Familiare: il 58% degli italiani ritiene che stiano peggiorando, e il 15% (la percentuale più bassa in assoluto, alla faccia delle dichiarazioni del governo) ritiene che stiano migliorando. Peggio di noi, per la percentuale dei pessimisti, solo il Messico con il 69% e la solita Corea del Sud con il 71%.
Dei dati che fanno meditare, e confermano che le previsioni pessimistiche degli economisti sono condivise dalla maggioranza degli italiani. I grafici permettono di verificare come, con l’eccezione della Francia, i cittadini di tutti gli altri Paesi europei abbiano un atteggiamento molto più ottimista di quello degli italiani nei confronti della situazione economica mondiale, nazionale e familiare. Davanti a queste cifre, è molto difficile continuare a sostenere che tutto va bene, e soprattutto che le tasse dimuiscono e i salari aumentano…
6 Apr
Secondo GartnerWatch, una fonte apparentemente bene informata, Gartner ha licenziato il 75% degli analisti di Meta Group, azienda concorrente che ha recentemente acquisito. Tra questi, l’italiano Enrico Camerinelli, che ho avuto occasione di conoscere professionalmente che stimo. Enrico è una tra le persone più competenti nell’area del software enterprise che io abbia mai conosciuto, e intende continuare a fare il consulente.
Di fronte a queste notizie, comunque, c’è da chiedersi se Gartner abbia acquisito Meta Group per allargare le proprie competenze - non solo sotto il profilo delle practice ma anche sotto quello delle metodologie - o per eliminare un concorrente che giudicava eccessivamente pericoloso.
5 Apr
Domenica 3 aprile, PEW Internet & American Life Project ha emesso il seguente comunicato per annunciare una nuova ricerca, che potete scaricare in formato PDF:
Più di 22 milioni di adulti Americani possiedono un iPod o un lettore MP3, e di questi il 29% ha scaricato un podcast dal Web per poter scegliere di ascoltarlo nel momento migliore. Questo significa che più di 6 milioni di adulti hanno provato questa nuova funzionalità, che permette di scaricare un file audio sul proprio lettore portatile.
Lunedì 4 aprile, Matt Croydon commenta:
Forse era meglio dire: Circa 60 dei 208 Americani che possiedono un lettore digitale e hanno acconsentito a rispondere a delle domande sull’uso di quest’ultimo affermano di aver ascoltato un podcast.
Martedì 5 aprile, arrivano i commenti di TechDirt, Engadget e Media Guerrilla, che conclude: “Sei milioni di americani ascoltano i podcast. Stavamo scherzando…”.
La morale: attenzione a quello che scrivete, indipendentemente dal vostro nome e dalla vostra reputazione. I blogger sono molto attenti…
5 Apr
Oggi, secondo Rick Edelman, la definizione delle relazioni pubbliche avviene sulla base di un minimo comun denominatore, che corrisponde ai press agent hollywoodiani degli anni quaranta e cinquanta. In questo senso, l’Italia è tristemente all’avanguardia, dato che sono ormai diversi anni che il termine “pierre” viene associato al mondo delle discoteche e non a quello della consulenza professionale.
E’ vero, il nostro mestiere è quello delle relazioni pubbliche, per cui noi dovremmo chiamarci “errepì” e non “pierre”, ma alzi la mano - e scagli la prima pietra - chi non si è mai sentito dire, quando si è trovato a dover spiegare la propria professione: “Ma allora sei un pierre…”. Nel mio caso, in genere, segue: “Con il fisico che hai, non avrei mai detto che facevi il pierre…”.
Secondo Rick Edelman, che è giustamente preoccupato per questa situazione (ma negli Stati Uniti sono solo rose e fiori rispetto all’Italia), il settore deve fare qualcosa per risollevarsi:
1) Deve sviluppare nuovi leader in grado di prendere il testimone da Harold Burson e Dan Edelman (suo padre), che hanno rappresentato per decenni il punto di riferimento della professione.
2) Deve investire nel capitale intellettuale, perché il relatore pubblico non può sostenere un ruolo da professionista se non conosce il proprio mercato e aiuta i propri clienti a fare lo stesso. Le relazioni pubbliche devono offrire risultati prevedibili e garantire un ritorno sugli investimenti.
3) Deve sviluppare, difendere, rispettare e far rispettare un codice etico. Chi viola questo codice dovrebbe essere individuato, reso pubblico e - in qualche modo - punito.
Scusate, ma proprio su quest’ultimo punto, pensando alla situazione del mercato italiano, mi scappa veramente da ridere… Ripristiniamo la pubblica gogna? Non sarebbe male, ma ci vorrebbe un modello, per così dire, multiutente…
3 Apr
Lavorate nel mondo delle pubbliche relazioni, ma non avete la più pallida idea della vostra professione? Seguite queste regole: almeno per l’aspetto e il comportamento, vi scambieranno per un professionista. Fate attenzione, però, questo potrebbe crearvi dei problemi: se lavorate in un’agenzia, i clienti potrebbero chiedersi perché devono pagare un professionista quando possono buttare i soldi al vento con un pierre, mentre se lavorate in un’azienda, il management - di cui ovviamente non fate parte - potrebbe pensare che siete diventato inutile, perché sembra che abbiate smesso di divertirvi per lavorare seriamente, E, si sa, un pierre vede gente e fa cose, ma non lavora.
Ricordatevi di Huh Corporation, e del suo slogan: “we do stuff”… Un punto di riferimento…
Ma torniamo alle regole.
2 Apr
La Kaiser Family Foundation ha rilasciato i risultati di uno studio sull’uso dei media da parte dei giovani statunitensi di età compresa tra gli 8 e i 18 anni. In questa pagina trovate i link al comunicato stampa, alla sintesi dei risultati, al rapporto completo e alle slide della presentazione.
Questa è un’estrema sintesi, basata soprattutto sui dati. Vi riconoscete, oppure - come nel mio caso - riconoscete i vostri figli ?
Lo studio ha misurato l’uso ricreativo (non scolastico) di TV, musica, videogiochi, computer e film, e ha rilevato che l’esposizione giornaliera ai media ha superato le otto ore. E’ aumentata dal 16 al 26% la percentuale di tempo in cui viene utilizzato più di un media: per esempio, il 28% dei giovani afferma di andare online “spesso” (10%) o “talvolta” (18%) mentre guarda la TV, per fare qualcosa di legato alla trasmissione che sta guardando. Molti ragazzi affermano di utilizzare “quasi sempre” un altro media mentre guardano la TV (24%), leggono (28%), ascoltano musica (33%) o usano un PC (33%).
La stanza dei ragazzi è diventata un centro multimediale, e questo solleva dei problemi sull’esposizione non controllata ai contenuti. Il 68% dei ragazzi ha la TV, e il 49% ha un videogame. Un numero sempre più alto ha un videoregistratore o un lettore DVD (54%), la TV satellitare (37%), il computer (31%) e l’accesso a Internet (20%). Il 63%) afferma che la TV è “normalmente” accesa durante i pasti, e il 51% che la TV è “quasi sempre” o “sempre” accesa, indipendentemente dal fatto che qualcuno la guardi.
L’86% dei ragazzi ha un computer in casa, e il 39% due o più computer. Il 74% ha l’accesso a Internet, e il 22% lo utilizza per più di un’ora al giorno.
Il 73% dei ragazzi legge ogni giorno, per diletto, per una media di 43 minuti. Alcuni leggono più degli altri: quelli che non hanno la TV nella propria stanza, e quelli che vivono nelle famiglie in cui la TV non viene lasciata sempre accesa. Il 30% dichiara di parlare al telefono, usare l’instant messaging, guardare la TV, ascoltare la musica o navigare il Web “per divertimento” mentre fa i compiti. Il 50% ha cercato informazioni sulla salute su Internet. Infine, quelli meno bravi a scuola passano più tempo con i videogiochi e leggono di meno di quelli più bravi (per questo, non ci voleva una ricerca, ma bastava chiedermi come si comportava mio figlio).
Il 64% dei ragazzi scarica musica da Internet, il 48% ascolta la radio sempre attraverso Internet, il 66% utilizza l’instant messaging, “solo” il 39% ha il telefono cellulare (siamo negli Stati Uniti, non in Italia), il 32% ha una pagina o un sito Web personale (appunto, siamo negli Stati Uniti, non in Italia), il 18% ha un lettore MP3 (mi sembrano pochi) e il 13% ha un palmare che si collega a Internet (è proprio vero, siamo negli Stati Uniti, non in Italia).
2 Apr
Il testo completo, in inglese, di questo stupendo pesce d’aprile, lo trovate sul sito Technology Pundits. Quella che segue è una traduzione italiana “quasi” integrale dei primi paragrafi, i più divertenti.
I dettagli della fallita fusione tra Microsoft e Oracle
Oggi, Microsoft e Oracle hanno lasciato trapelare i dettagli della loro fallita fusione, che - se avesse avuto successo - avrebbe fatto nascere un’azienda più potente della maggior parte dei governi.
L’idea della fusione era nata dalla constatazione che nessuna delle due aziende sarebbe mai riuscita a battere l’altra sul mercato, e che la battaglia avrebbe arrecato danni a entrambe sui margini e sulla capitalizzazione. Si attendeva la reazione del DOJ (Department of Justice) e dell’EU (European Union), ma il 90% dei dipendenti delle due entità - stufo di avere a che fare con le due aziende - era partito per le vacanze, lasciando solo alcuni addetti alla manutenzione alle prese con il comportamento anti-competitivo della Sony PSP.
Il nome della nuova azienda
Il nome della nuova azienda - dietro suggerimento di Jennifer, la figlia di Bill Gates - sarebbe stato formato dalle prime due lettere di Microsoft e dalle ultime cinque di Oracle, ovvero Miracle (miracolo).
Come slogan, erano stati presi in considerazione “E’ un miracolo se funziona” e “E’ un miracolo se ti puoi permettere le nostre soluzioni”. Le strutture di marketing e relazioni pubbliche delle due aziende si erano poi accordate su “E’ un miracolo se ascoltiamo i nostri clienti”.
Era destino che la Miracle Company non dovesse nascere
2 Apr
Questi sono alcuni stralci di documenti firmati da Giovanni Paolo II, su internet e le nuove tecnologie.
2002
I moderni mezzi di comunicazione sociale sono fattori culturali che svolgono un ruolo nella storia [...] Oggi ciò vale in modo particolare per Internet, che contribuisce ad apportare cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell’educazione, nella politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita.
Fra i mezzi di comunicazione, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione, che durante lo scorso secolo e mezzo hanno progressivamente eliminato il tempo e lo spazio come ostacoli alla comunicazione fra un gran numero di persone, Internet è il più recente e per molti aspetti il più potente. Il suo impatto sugli individui, sulle nazioni, e sulla comunità delle nazioni è già enorme ed aumenta di giorno in giorno [...] Internet sta facendo del bene e promette di farne ancora di più.
Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto.
Lo sviluppo eccezionale dell’informatica ha accresciuto moltissimo le capacità di comunicazione di alcune persone e gruppi privilegiati. Internet può aiutare le persone ad usare responsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gamma di scelte disponibili nei diversi campi della vita, ad ampliare gli orizzonti culturali ed educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di modi. “ Il libero flusso delle immagini e delle parole su scala mondiale sta trasformando non solo le relazioni tra i popoli a livello politico ed economico, ma la stessa comprensione del mondo. Questo fenomeno offre molteplici potenzialità ”. Se basato su valori condivisi, radicati nella natura della persona, il dialogo interculturale, reso possibile da Internet e da altri mezzi di comunicazione sociale, può essere “strumento privilegiato per costruire la civiltà dell’amore ”.
Come è stato sottolineato spesso, il giornalismo sta attraversando cambiamenti profondi in questo nuovo ambiente. La combinazione di nuove tecnologie e globalizzazione ha “aumentato le capacità dei mezzi di comunicazione sociale, ma ha anche accresciuto la loro esposizione alle pressioni ideologiche e commerciali” e questo vale anche per il giornalismo.
Internet è uno strumento di informazione molto efficiente e rapido. Tuttavia la competitività economica e la presenza giorno e notte del giornalismo on-line contribuiscono anche al sensazionalismo e alla diffusione del pettegolezzo, alla mescolanza di notizie, pubblicità e spettacolo, e a una diminuzione, almeno apparente, delle cronache e dei commenti seri. Un giornalismo onesto è essenziale per il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale.
Tutti gli utenti di Internet sono obbligati a utilizzarlo in un modo informato e disciplinato, per scopi moralmente buoni. I genitori dovrebbero guidare e supervisionare l’uso che i loro figli fanno di Internet. Le scuole e altre istituzioni e programmi educativi dovrebbero insegnare l’uso perspicace di Internet quale parte di un’educazione mass-mediologica completa, che includa non solo l’acquisizione di abilità tecniche – prime nozioni di informatica e tutto ciò che si supporta ad essa – ma anche l’acquisizione della capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti. Coloro le cui decisioni e azioni contribuiscono a forgiare la struttura e i contenuti di Internet hanno il dovere di praticare la solidarietà al servizio del bene comune.
Internet può offrire un prezioso contributo alla vita umana. Può promuovere la prosperità e la pace, lo sviluppo intellettuale ed estetico, la comprensione reciproca fra i popoli e le nazioni su scala globale.
2005
Agli operatori della comunicazione, e specialmente ai credenti che operano in questo importante ambito della società, applico l’invito che fin dall’inizio del mio ministero di Pastore della Chiesa universale ho voluto lanciare al mondo intero: “Non abbiate paura!”. Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono “tra le cose meravigliose” - “inter mirifica” - che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno. Non abbiate paura dell’opposizione del mondo! Gesù ci ha assicurato: “Io ho vinto il mondo!” (Giovanni 16, 33).
1 Apr
L’ANSA ha una pagina con i feed RSS delle notizie.
Ho fatto qualche ricerca, senza impegnarmi troppo, ma non ho trovato analoghe iniziative né da parte delle altre agenzie italiane (AGI, ASCA, ADN Kronos) né da parte di quelle straniere (e questo, a parte France Presse, che sta per annunciare la distribuzione dei suoi lanci con il piccione viaggiatore, per differenziarsi da Google News, mi meraviglia un po’). Sembra che Reuters abbia il feed RSS, almeno sul sito statunitense, ma è difficile trovarne traccia sulla home page.
Ricordo che anche Corriere della Sera e Repubblica hanno una pagina con i feed RSS (io ho una leggera preferenza per il Corriere, che ha i feed per gli editoriali e i documenti, anche se mi manca molto il feed RSS di Italians di Beppe Severgnini). Restiamo in attesa del Sole 24 Ore e degli altri quotidiani italiani.