Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
22 Apr
Ho letto con interesse gli interventi di tutti coloro che hanno offerto un’interpretazione dell’acquisizione di Macromedia da parte di Adobe. Mi spiace dirlo, ma non c’è nessuno - nemmeno negli Stati Uniti - che sia andato a ritroso nella storia delle due aziende per comprendere come si sia arrivati alla situazione attuale, e per offrire degli elementi utili per l’analisi di quello che sta succedendo e di quello che succederà. E dire che stiamo parlando di due tra le più vecchie software house nel mondo del PC, con due storie parallele ma profondamente diverse: Adobe ha sempre sviluppato le tecnologie innovative al proprio interno, Macromedia - con l’eccezione di Director - le tecnologie innovative le ha sempre “comprate” insieme alle aziende.
Ho lavorato, come consulente, dodici anni consecutivi per Macromedia e otto anni consecutivi per Adobe, tra il 1988 e il 2002 (per un lungo periodo, quindi, ho lavorato contemporaneamente per entrambe, quando non erano concorrenti). Sono due aziende molto diverse, che non riusciranno a convivere se non con grandi difficoltà. Io credo che Adobe sia interessata soprattutto a Flash, l’unico standard grafico “de facto” che non è nato a Mountain View, e forse a Dreamweaver, l’unico programma professionale per l’editing dei siti. Tutto il resto, a partire da FreeHand, che aveva dovuto vendere proprio a Macromedia dopo l’acquisizione di Aldus, verrà probabilmente “gestito” ma non sviluppato.
Sotto certi punti di vista è un peccato, sotto altri era probabilmente una conclusione inevitabile.
20 Apr
Libera traduzione dell’articolo di Anick Jesdanun, giornalista Internet di Associated Press.
I blog sono giornali online per il consumo pubblico. In gran parte, sono diari personali condivisi con un gruppo di amici, colleghi e familiari. Occasionalmente, il numero dei lettori va oltre questa cerchia ristretta, grazie al passaparola. I blog più popolari arrivano ad avere migliaia di lettori ogni giorno, come i quotidiani più piccoli, e alcuni arrivano addirittura a guadagnare qualcosa con la pubblicità e le donazioni.
I blog hanno la personalità dei loro autori, e possono parlare di qualsiasi argomento, dalla vita privata a temi più generali come la politica e la tecnologia. Alcuni sono squisitamente mondani - un dibattito su uno show televisivo - e altri molto bene informati, grazie alle conoscenze dei loro autori, dei veri e propri esperti nei rispettivi campi di attività. Con tutta questa varietà, cosa fa di un blog un blog?
Una definizione non esiste, ma i blog tendono a essere più aggiornati dei siti personali e generalmente presentano gli argomenti in ordine cronologico, con i più recenti in alto. La maggior parte dei blog permette di scrivere commenti e lasciare link ad altri blog e pagine web, che - insieme - formano la “blogosfera”. Un blogger vede un articolo interessante e lo commenta, un altro blogger legge l’intervento e aggiunge la sua opinione, e non c’è limite al numero di link nella catena.
La maggior parte dei blog ha anche un “blogroll”, ovvero una lista dei blog letti dall’autore. Quindi, se trovate un blog su un argomento che vi interessa, è probabile che troviate altri blog sullo stesso argomento attraverso il blogroll.
A differenza dei giornali e delle TV, i blog non sono tenuti a verificare i fatti o a essere obiettivi, ma la loro immediatezza gli permette di rilevare gli errori in modo molto più rapido rispetto ai media tradizionali, e le loro opinioni sono spesso dichiarate e facilmente comprensibili. I media tradizionali continueranno a esistere, ma i blog contribuiranno al dialogo offrendo sempre nuovi punti di vista.
Iniziare un blog è facile. Google e Six Apart offrono da tempo servizi di blogging gratis e a pagamento. Recentemente, Yahoo e Microsoft si sono uniti al grupo.
Mantenere un blog è più difficile. Uno studio di Perseus su 3.634 blog, realizzato nel 2003, ha rilevato che i due terzi non sono stati aggiornati per almeno due mesi e un quarto addirittura dal primo giorno. Alcuni blogger hanno ammesso di non avere tempo, ma la maggioranza si è fermata senza spiegazioni.
Se volete iniziare un blog, tenete presente che elimina la distinzione tra vita privata e vita pubblica. Il blog è aperto al pubblico, e il vostro capo potrebbe essere uno dei vostri lettori. Diversi blogger sono stati licenziati a causa di quello che avevano scritto sul proprio blog.
D’altro canto, siccome il blog vi mette in relazione diretta con tutta la comunità Internet, se avete qualcosa da dire non passerà troppo tempo perché vi notino…
20 Apr
I vaticanisti sono una ristretta cerchia di giornalisti che assurge a inaspettata notorietà ogni morte di Papa, quando viene tolta dal congelatore delle rispettive testate e spedita a Portapporta per fare da spalla a Bruno Vespa. In occasione della recente indigestione di fatti vaticani, dovuta alla malattia e alla morte di Giovanni Paolo II e all’elezione di Benedetto XVI, il leader dei vaticanisti è stato senza ombra di dubbio Orazio Petrosillo del Messaggero, secondo - come presenze - soltanto a Bruno Vespa (e ci mancherebbe) ma saldamente davanti a tutti gli altri, compreso il cardinale anchorman Ersilio Tonini. Finito il Conclave, Orazio si è rifiutato di tornare nel congelatore ed è rimasto in Piazza San Pietro (nella foto, lo vediamo seduto sotto una colonna, mentre legge il giornale)…

Il problema si verificherà quando non lo faranno più entrare a Portapporta…
13 Apr
Avete bisogno di trovare un nome per un’azienda, un prodotto, un’iniziativa? Niente paura, ci pensano quelli di eNormicom

13 Apr
Gli analisti dovrebbero essere uno tra i target prioritari di qualsiasi strategia di comunicazione nel settore delle tecnologie avanzate.
1. Gli analisti hanno sempre un impatto positivo sulle vendite, confermato da molti articoli e numerose ricerche:
L’impatto positivo, comunque, non è solo quello diretto. Gli analisti, infatti, possono aiutare le aziende di information technology a entrare nella short list (e quel che è peggio, possono determinare la loro uscita dalla short list) dei vendor da interpellare.
2. Gli analisti offrono un’interpretazione del mercato, basata su uno scambio di opinioni con i vendor e con gli utenti di prodotti a tecnologia avanzata, molto più completa, analitica e indipendente. Che si tratti di giudicare la qualità un prodotto o l’efficacia di un messaggio di marketing, gli analisti possono fornire un giudizio o una valutazione della proposta di un vendor di information technology, e del suo impatto sul mercato.
3. Gli analisti godono di grande visibilità sui media. Se guardiamo al 2004, Gartner, IDC e Ovum sono stati citati più di 3.700 volte sulla stampa inglese, in seguito all’emissione di un comunicato stampa, o per i risultati di una ricerca, oppure per l’intervista di uno degli analisti. Inoltre, alcuni analisti pubblicano degli articoli sul web, liberamente disponibili, mentre altri hanno rubriche fisse sulla stampa.
12 Apr
Dal sito di Romano Prodi è scomparsa ogni traccia del blog più patetico della storia, ma per non abbassare il tono è rimasto il photoalbum (non è un errore di trascrizione, è un errore di italiano).

Che ciascuno interpreti come meglio crede questa immagine… una cosa è certa, si sta parlando di dimensioni…
11 Apr
Certo, avere la conferma di certe cose a cinquant’anni, dopo averle sospettate per tutta una vita, fa abbastanza male.
Il concetto è semplice: chi è alto e bello fa carriera. E io non sono né alto né bello, epperdipiù (non è un errore, è voluto) sono anche cicciottello.
Aristotele, in tempi non sospetti, aveva detto che “la bellezza personale è la migliore di tutte le raccomandazioni, ben più di qualsiasi lettera di referenze”.
La rivista The Regional Economist ha pubblicato un articolo in cui viene addirittura quantificato in termini percentuali il maggiore guadagno dei belli e longilinei, che è del 5% in più rispetto alla media, e il minore guadagno dei brutti e brevilinei, che è del 9% rispetto alla media. Una situazione che viene confermata dalla differenza tra l’altezza media degli statunitensi, che è di 177 centrimetri (un centimetro in meno del sottoscritto), e quella di una buona parte dei top manager delle grandi aziende, che è di 188 centimetri.
Quindi, se lavorate in un’azienda statunitense, non fate come me, che cercavo di ottenere dei buoni risultati e nella maggior parte dei casi ci sono anche riuscito, ma cercate di crescere!
10 Apr
Se riuscite a rispondere alla maggior parte di queste domande, riuscirete anche a scrivere un comunicato stampa:
10 Apr
Qual è il futuro dell’industria dell’informazione? Se lo chiede un report della Carnegie Corporation of New York, che offre alcune provocazioni interessanti.
Il “consumo” di notizie e di informazioni sta cambiando, e il futuro dell’industria viene messo in discussione dal fatto che i giovani non utilizzano più le fonti tradizionali ma si affidano a portali Internet, chat e blog, telefoni cellulari e instant messaging. Allo stesso tempo, il “giornalismo dei cittadini” basato sui blog sta cambiando la natura di chi produce le notizie.
La ricerca Carnegie ha l’obiettivo di individuare le modalità di raccolta e accesso alle notizie degli individui di età compresa tra 18 e 34 anni, oggi e in futuro. Per chi lavora nell’industria dell’informazione, si tratta di tendenze in un certo senso preoccupanti, mentre per chi appartiene alla comunità dei blogger e dei new media si tratta di un’opportunità importante.
Gli individui tra i 18 e i 34 anni affermano di voler aumentare l’uso di Internet come principale fonte di notizie, e di utilizzare sempre di meno i quotidiani. La televisione locale (che negli Stati Uniti corrisponde alla televisione dei singoli Stati) è la fonte di notizie più utilizzata, e viene vista da più del 70% di questi individui almeno una volta alla settimana e dalla metà almeno tre volte alla settimana. I gruppi che la guardano di più sono le donne e le classi con il reddito più basso.
La seconda fonte di notizie è Internet, che è la prima tra gli uomini, le classi più ricche e gli utenti che dispongono di una connessione a banda larga. I portali come Yahoo.com e MSN.com, che offrono un canale di notizie aggiornato in tempo reale, sono le fonti più citate, e vengono utilizzati dal 44% del campione almeno una volta al giorno.
Misurata in base all’uso quotidiano, la TV locale è al secondo posto con il 37%, seguita dai siti dei network televisivi con il 19%, dai quotidiani sempre con il 19%, dalle TV via cavo con il 18% e dalle reti nazionali con il 16%. Internet è largamente davanti agli altri media tra i giovani.
Secondo la ricerca Magid, i giovani consumatori affermano che Internet è “il mezzo più utile per imparare” con un margine del 26% (41 contro 15) rispetto alla TV locale, seconda classificata. Inoltre, il 49% dichiara che Internet fornisce le notizie “solo quando lo voglio” (un fattore di estrema importanza per questo gruppo di età) verso il 15% per la TV locale.
Questo pubblico, i nuovi consumatori e i leader di una società moderna e complessa, sta abbandonando la notizia così com’è stata concepita per anni, ed è sempre più chiaro che un gran numero di questi individui non tornerà mai più ai quotidiani e ai notiziari dei canali televisivi nazionali.
Per le informazioni più aggiornate, i giovani non si affidano al quotidiano del giorno consegnato sulla porta di casa o al telegiornale nazionale consumato in famiglia all’ora di cena. Essi, così come altri gruppi, vogliono le notizie “on demand”, quando ne hanno bisogno. E, affermano gli esperti, in questo nuovo mondo del giornalismo i giovani vogliono un coinvolgimento personale, e vogliono che coloro che presentano le notizie siano trasparenti nelle loro considerazioni e nel loro orientamento. E non potrebbe essere diversamente, visto che l’età media dei lettori dei quotidiani è 53 anni, ed è più o meno la stessa degli ascoltatori dei notiziari televisivi.
“Nella maggior parte dei casi, le principali aziende nel settore dell’informazione hanno chiuso un occhio di fronte a quello che stava succedendo, perché era una sfida e perché avrebbero dovuto affrontare dei cambiamenti radicali”, afferma Rusty Coats, Director of New Media di Minnesota Opinion Research, Inc. (MORI). Per anni, esse si sono illuse sulla base dei dati storici, che in genere affermavano che i cittadini più anziani finivano con il leggere il quotidiano locale perché era quello che meglio degli altri rappresentava i loro interessi.
Tra il 1972 e il 1998, la percentuale delle persone di età compresa tra 30 e 39 anni che leggeva un quotidiano tutti i giorni è crollata dal 73 al 30%. E nei tre anni che passano dal 1997 al 2000, la percentuale dei giovani di età compresa tra 18 e 24 anni che affermavano di leggere il quotidiano del giorno prima è diminuita del 14%, secondo la Newspaper Association of America.
In Europa, Vodafone offre Vodafone Live!, con i notiziari delle stazioni televisive ITN nel Regno Unito, N24 in Germania, Rai News in Italia ed El Mundo in Spagna.
Il modo in cui i responsabili delle notizie interagiscono con le modalità di fruizione delle notizie stesse - sotto forma di un’immagine, un instant message, un SMS, una storia su un portale Internet o un quotidiano afferrato di corsa mentre si sale sulla metropolitana - la dice lunga sul futuro delle notizie.
La storia suggerisce di adattare il “prodotto” notizia alle esigenze dei tempi e delle generazioni. Per esempio, le notizie di economia erano trascurate dalla maggior parte dei quotidiani fino agli anni ‘80 e ‘90, mentre oggi ricevono una grande attenzione. Il problema maggiore, però, sta nell’opportunità di modificare l’approccio alle notizie: il racconto può cambiare con l’aggiunta di maggiore interattività e la partecipazione dei cittadini, e l’utilizzo di musica, grafica e animazioni?
L’evoluzione verso questa nuova forma di notizia è stata accelerata dagli sviluppi - inattesi - della campagna elettorale 2004 per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti, che ha fornito numerosi esempi: sia John Kerry che il Presidente George W. Bush hanno utilizzato Internet come componente strategico della propria attività di raccolta fondi e di relazioni pubbliche indirizzate ai giovani. Pew Internet and American Life Project ha rilevato che tra le persone di età compresa tra 18 e 34 anni con accesso veloce alla rete, il 40% ha dichiarato che Internet è stata la principale fonte di informazioni sulla campagna, una percentuale doppia rispetto a coloro che hanno citato i quotidiani. La stessa ricerca ha rilevato che il 21% di tutti i cittadini statunitensi ha identificato Internet come principale fonte di informazioni sulla campagna, il doppio rispetto all’elezione del 2000.
Il messaggio che arriva forte e chiaro dai blogger e dai loro lettori dice che c’è una nuova forma di giornalismo “dei cittadini” che coinvolge coloro che sono al di fuori dell’ambiente ufficiale. Nella primavera del 2004, The Bakersfield Californian ha lanciato The Northwest Voice, un settimanale della comunità e un sito Internet, i cui contenuti - nella maggior parte di casi - sono prodotti dai membri della comunità stessa e sottoposti via Internet.
Allo stesso modo, The Command Post è un sito creato da un network mondiale di blogger per contenere delle notizie e fornire dei link ad altri siti che aggiungono documentazione e informazioni.
I responsabili dei media devono concentrarsi rapidamente sulle piattaforme Internet, perché è ormai chiaro che il futuro dei quotidiani - in termini di lettori e forse anche in termini di fatturato pubblicitario - si deciderà online. E’ quindi tempo che gli investimenti degli editori sui prodotti online siano proporzionali al numero dei lettori su Internet e al tasso di migrazione verso la distribuzione digitale delle notizie, e siano accompagnati da un approccio creativo allo sviluppo di nuove iniziative.
L’industria delle notizie dovrebbe riconoscere l’importanza di quello che sta succedendo a Bakersfield e collaborare con i blogger e i giornalisti indipendenti per sperimentare nuove alleanze e nuovi prodotti. Dalle novità più semplici, come la pubblicazione dell’indirizzo e-mail di tutti i giornalisti, a quelle più complesse, come il dialogo con le fonti delle notizie e la comunità, i prodotti editoriali devono trasformarsi da distributori a integratori di contenuti, e devono raccogliere i contributi e le idee che provengono dall’esterno.
Inoltre, devono riconoscere il valore di un oggetto di tecnologia che è ormai nelle mani di tutti: il telefono cellulare.
Senza questo tipo di approccio, senza un totale ripensamento, senza una maggiore apertura alle novità, l’industria dei media - così com’è stata concepita fino a oggi - è chiaramente in pericolo. Certo, il modello di fatturato basato in gran parte sulla pubblicità tabellare e sugli annunci finanziari e di lavoro è destinato a scomparire, e la maggior parte di questo fatturato scomparirà su Internet. Uno studio afferma che il sito di annunci di lavoro gratuiti Craigslist è costato, da solo, a tutti i quotidiani dell’area di San Francisco tra i 50 e i 65 milioni di dollari di fatturato.
Una svolta è ancora possibile, ma solo per le organizzazioni che hanno voglia di investire tempo, testa e risorse nello sviluppo di un dialogo con il pubblico, e in modo particolare con quello più giovane.
9 Apr
La società di ricerca francese Xiti ha fatto una ricerca sull’adozione di Firefox da parte degli utenti domestici nei diversi Paesi europei, in due fasi (a distanza di venti giorni l’una dall’altra), che dimostra come la crescita del browser di Mozilla Foundation sia ormai inarrestabile, al punto da essere visibile anche nell’arco di un tempo così breve.
Per poter misurare l’utenza domestica, la ricerca è stata effettuata sempre di domenica, nel corso del mese di marzo 2005: la prima fase domenica 6, su un campione di 16.650.993 visite a siti professionali, da parte degli utenti di cinque Paesi (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna), la seconda fase domenica 27, su un campione di 19.504.264 visite sempre a siti professionali da parte degli utenti di 23 Paesi (l’elenco è nella tabella più avanti).
Il livello di adozione di Firefox in Europa è ancora abbastanza disomogeneo.
Il 6 marzo, Firefox era utilizzato dal 21,4% dei navigatori tedeschi, dal 12,2% dei francesi, dal 10,9% degli inglesi, dal 9% degli spagnoli e dall’8,6% degli italiani.

Il 27 marzo, Firefox era utilizzato da una media dell’11,6% dei navigatori europei. La percentuale più alta in Finlandia, con il 22,62%, e quella più bassa nel Principato di Monaco con il 4,11%. Per il resto, una dispersione che non permette nessun tipo di considerazione, se non quello che l’adozione è leggermente superiore - in media - nei Paesi del nord e dell’est (ma la Danimarca è terzultima con il 6,24% e la Lituania penultima con il 4,30%). E’ invece evidente come in soli venti giorni la percentuale sia aumentata in quasi tutti i Paesi già analizzati il 6 marzo: i tedeschi sono passati dal 21,4% al 21,6%, i francesi dal 12,2% al 12,4%, gli inglesi dal 10,9% al 10,7%, gli spagnoli dal 9% al 9,4%, e gli italiani dall’8,6% al 9,3%.

| Paese |
Percentuale |
| Finlandia |
22,62% |
| Germania |
21,56% |
| Repubblica Ceca |
19,02% |
| Polonia |
14,93% |
| Ungheria |
14,54% |
| Svezia |
14,41% |
| Svizzera |
13,89% |
| Austria |
12,80% |
| Francia |
12,45% |
| Lussemburgo |
11,57% |
| Romania |
10,69% |
| Regno Unito |
10,66% |
| Belgio |
10,01% |
| Estonia |
9,93% |
| Grecia |
9,88% |
| Norvegia |
9,78% |
| Spagna |
9,41% |
| Italia |
9,33% |
| Olanda |
9,19% |
| Portogallo |
9,07% |
| Irlanda |
7,84% |
| Danimarca |
6,24% |
| Lituania |
4,30% |
| Monaco |
4,11% |
Secondo Xiti, l’uso di Firefox è più alto durante il week-end che durante la settimana, in quanto le aziende hanno un atteggiamento più conservatore dei singoli utilizzatori. In termini percentuali, questa differenza viene stimata in una media compresa tra due e tre punti.
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