Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
25 Jun
Ho cambiato il titolo del blog, ho aggiunto le “pillole di saggezza” sulla destra (in realtà, è il feed del mio Tumblr, dove raccolgo tutti quei “manualetti” - tre principi, cinque regole, sette modi, nove segreti - per cui vanno matti gli americani), ho cercato di risolvere il problema del feed RSS “vuoto”.
Spero che funzioni tutto quanto. Fra pochi giorni, dopo un lungo periodo di sovraccarico lavorativo, spero di riuscire a riprendere a scrivere con una certa continuità
Tags: pr12 Jun
Più mi guardo intorno, e più trovo aziende che non riescono - o non vogliono (?) - comprendere le modalità di comportamento online. Questo comportamento, in più di un’occasione, riguarda anche le agenzie di relazioni pubbliche.
Ci sono anche aziende che affidano ad agenzie che non hanno né un blog né un wiki né uno straccio di presenza su Internet (a parte il sito, che in questo caso non conta) la loro comunicazione online.
Certo, l’agenzia in questione afferma di essere “leader nella comunicazione Web 2.0″, e nessuno si preoccupa di verificare che un’affermazione priva di significato come questa corrisponda alla realtà dei fatti.
Dal primo comunicato stampa a oggi sono passati più di cent’anni (Ivy Lee, 1906), e dal primo che ho scritto io a oggi sono passati circa 35 anni (in mezzo ci sono 27 anni di carriera in azienda e in agenzia, una laurea e qualche migliaio di comunicati stampa su temi di sport, edilizia e ingegneria civile, agroalimentare e tecnologia).
Facendo un paio di rapidi conti, e analizzando le varie “ondate” sia a livello di media che a livello di metodologie legate alla professione, io sono alle relazioni pubbliche 12.0… ma sono così “stupido” da continuare a dire che le PR devono continuare a essere le stesse, indipendentemente dall’evoluzione dei media e degli strumenti di comunicazione.
7 Jun
Un modo simpatico per spiegare perché Facebook ha veramente stufato… in musica.
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social media
31 May
30 May
EUPRERA ha lanciato una nuova ricerca sulle relazioni pubbliche e la gestione della comunicazione in Europa, che vi suggerisco di completare - sia che lavoriate in azienda che in agenzia - accedendo a questa pagina (ci vogliono circa 10 minuti, e potete vincere un iPod). La ricerca si conclude alla fine di giugno.
Tags: pr, relazioni pubbliche30 May
Al rallentatore, anche un gabbiano assume un fascino tutto particolare.
Nessun tag per questo post.29 May
Quando il marketing non riesce a fermarsi al momento opportuno rischia di perdere il contatto con la realtà, e una semplicissima tendina scorrevole diventa un “sistema integrato per la gestione della privacy”. Decisamente sopra le righe, e di un bel po’.
Quando, invece, il marketing sfocia nella lirica rischiamo di trovare i “plantari Corazza, per scendere in piazza”, e poco importa - direi - che questa rima baciata li accompagna ininterrottamente dal 1968, ovvero da quarant’anni. Nel 1968 io c’ero, e anche se non mi occupavo ancora di marketing probabilmente avrei - come molti altri - scelto un altro payoff. Talvolta, avere un imprenditore poeta non è una buona soluzione.
Entrambi gli eccessi di marketing sono in bella mostra fino a sabato a Exposanità, a Bologna Fiere. Affrettatevi.
28 May
L’espressione “digitally savvy” è quasi intraducibile, ma denota una fascia di popolazione statunitense con interessanti caratteristiche demo e sociografiche. L’articolo è una sintesi della ricerca, che vi consiglio di scaricare e leggere con attenzione.
Who Are The “Digitally Savvy?”
24 May
E’ il titolo di un articolo interessante tratto dalla rivista strategy+business della società di consulenza di direzione Booz Allen Hamilton. Il sottotitolo dice : “I CEO devono imparare a gestire i media se vogliono avere qualche influenza sul modo in cui le loro storie vengono raccontate”. E’ possibile scaricarlo anche in formato PDF.
4 May
Samuel Langhorne Clemens, meglio noto come Mark Twain, ha scritto: “il viaggio è fatale per i pregiudizi, le mentalità bigotte e le menti troppo chiuse”. Parlava di un viaggio di élite, in un’epoca in cui le persone viaggiavano per conoscere più che per ostentare i propri viaggi (per cui oggi ci si fotografa a vicenda per dimostrare di essere stati a Vienna, per esempio, senza capire una cippa - “sa mica dov’è Santo Stefano”, davanti a una chiesa dove c’è scritto a caratteri cubitali Stephansdom - di quello che si vede).
Consola solo parzialmente la conferma che ormai tutte le popolazioni della terra non sanno viaggiare, per cui noi italiani siamo stati raggiunti al vertice dell’incapacità - dove siamo da tempo immemore, insieme a tutti i giapponesi - perlomeno dagli spagnoli, con francesi e cittadini dell’est europeo che incalzano.
Fuori gara gli inglesi, che parlano molto bene la loro lingua ma non riescono a capire nemmeno “danke” (e non pensano alla somiglianza con “thanks”) e “bitte” (non somiglia a nulla, ma se nel resto del mondo quando si dice grazie si risponde prego, il sospetto che il significato sia questo potrebbe sorgere, almeno a qualcuno).
Sono solo considerazioni, a margine di un viaggio a Vienna. Comunque, se vi capita, il bollito di Plachutta continua a essere uno tra i migliori del mondo (qui, anche l’occhio ha la sua parte).
Tags: pr