Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
24 Jul
Era ora, dopo l’ubriacatura dei social media è iniziata - strisciante - l’era degli asocial media. Ieri sono comparsi un paio di post critici nei confronti di FriendFeed (scordatevi il link, nell’era degli asocial media è un relitto del passato), con tanto di analisi sui perché e sui percome. FriendFeed è un “luogo”, Twitter è un “servizio”, …, di questo passo, chissà mai cosa leggeremo di Linkedin e Plaxo.
La realtà è che l’uomo - inteso come genere e non come sesso - è un essere sociale, ma fino a un certo punto. A forza di bloggare, commentare e linkare, segnalare su delicious, passare per un tumblr, aggiungere un twit, condividere su flickr (la presentazione su SlideShare!!!), prima o poi i social media si bloccano nella zona del piloro…
E siccome nell’era dei social media “rigettare” è impossibile, incominciamo a ravanare nella semantica prima di sconfinare apertamente nella filosofia 2.0. Faccio una proposta, a turno, uno per volta per non sconvolgere l’ambiente, torniamo a usare un sano “vaffa…”: fa molto 1.0, ma libera il corpo e la mente molto meglio del citrato San Pellegrino.
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23 Jul
Il fenomeno di costume scatenato dall’arrivo dell’iPhone 3G e dalla sua disponibilità ufficiale in Italia è stato imponente. Per qualche giorno, evitare di leggere del “fantastico” telefono Apple è stata un’impresa. Anche la televisione, che in Italia - al contrario di quanto succede negli altri Paesi - non cita mai i nomi delle aziende (perché schiava della pubblicità) ha parlato più volte del prodotto. Certo, in questo caso si tratta di un fenomeno di costume, ma la scusa è debole… Quanti prodotti che sono stati anche fenomeni di costume - senza mela - sono stati completamente ignorati da RAI e Mediaset?
Tra l’altro, l’iPhone è tutto tranne che un buon telefono cellulare, inteso come oggetto che permette di effettuare e ricevere chiamate vocali, scrivere e gestire SMS, e operare come modem. Per il resto, è “fichissimo”…
Onore al merito di Steve Jobs, che ha trasformato l’iPhone in un oggetto del desiderio, uscendo - in tal modo - da tutte le logiche legate alle funzionalità del prodotto e alla loro reale necessità per l’utente. L’iPhone è… con buona pace dei sostenitori di Windows Mobile che sciorinano feature senza comprendere che nel caso dell’iPhone è proprio l’assenza di alcune funzionalità - e la presenza di altre perfettamente inutili per un telefono cellulare - a costituire il vantaggio competitivo. L’iPhone esce dalla categoria dei telefoni cellulari per crearne una nuova: il gadget che permette di comunicare.
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19 Jul
Michael Moschen è molto più che un funambolo, è un genio dello spettacolo. E’ molto conosciuto negli Stati Uniti, e - direi - abbastanza sconosciuto in Europa, dove sono certo che riuscirebbe a eguagliare il suo successo.
Nessun tag per questo post.13 Jul
Ho cercato di recuperare un po’ di arretrato, per cui le “pillole di saggezza” qui di fianco hanno avuto un’impennata. Tutto sotto controllo. Entro la fine del mese ho intenzione di recuperare anche l’arretrato sul fronte dei contenuti, poi dormo più o meno per un mese prima di ripartire “bello (si fa per dire) pimpante” all’inizio di settembre. Approfitterò dell’estate per sistemare anche le foto su Flickr e Picasa, e popolare il sito di fotografie all’indirizzo www.italovignoli.net (per il momento c’è solo un autoritratto, per tenere occupata la posizione).
Tags: pr13 Jul
La prossima volta che vi chiamano da un call center per annunciarvi la migliore occasione della vostra vita, invece di rinunciare provate a fare come Tom Mabe - il giuggiolone che ha concepito questo “scherzo telefonico” alla rovescia - e poi raccontateci cosa succede. Io sto affinando le armi, e il primo che chiama per vendermi una soluzione enterprise solo perché ho scaricato un white paper troverà pane per i suoi denti… Telemarketer avvisato…
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6 Jul
I cinque video di un’intervista a Randy Pausch sulla sua “ultima lezione”.
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6 Jul
Nove mesi dopo la diagnosi che ormai tutti noi conosciamo, un tumore al pancreas che gli avrebbe lasciato tra tre e sei mesi di vita, e otto mesi dopo la famosa “ultima lezione” (per chi non l’avesse mai vista, il video integrale lo trovate qui), Randy Pausch è stato invitato dalla “sua” università Carnegie Mellon a parlare a tutti i neolaureati nel giorno della loro consacrazione. Lo ha fatto con lo stile e il carisma che abbiamo imparato a conoscere.
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5 Jul
Un post in due parti (uno e due), scritto da un giornalista canadese con una lunga esperienza sul campo, con una serie d consigli per ottenere l’attenzione dei media (ho sintetizzato i contenuti originali).
1. It’s not about your agenda: Se siete Microsoft o Google, non avrete problemi a definire le regole della conversazione. Se non lo siete, è tutta un’altra storia. Dovete dare alla stampa quello di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno, e questo richiede un po’ di lavoro di ricerca.
2. Sometimes, it’s spelled out for you: Molte testate, e in modo particolare quelle rivolte a uno specifico settore, pianificano gli articoli con qualche mese d’anticipo, per cui offrono tutto il tempo necessario per preparare il materiale secondo le loro esigenze.
3. Be flexible: Spesso, il modo migliore per trovare spazio sui media è quello di diventare una fonte attendibile di informazioni su un argomento, ed essere in grado di offrire un punto di vista interessante al giornalista in cerca di notizie.
4. You can get whatever you want, if you’re willing to pay for it: Se volete che il vostro messaggio venga pubblicato alle vostre condizioni, allora è il caso di acquistare una pagina di pubblicità. Altrimenti, dovete sforzarvi di trovare una notizia e lasciare che il giornalista la interpreti secondo le esigenze dei suoi lettori.
5. A profile presented as an objective, impartial news story is not an oxymoron: Se un giornalista decide di scrivere della vostra azienda, dovete accettare che sia lui ad avere il controllo sui contenuti, e voi al massimo potete chiedere una verifica dei dati storici e numerici. Inoltre, non vi aspettate di essere l’unica fonte dei contenuti, il che porta dritto al punto successivo…
6. Do the right people know who you are? Quando un giornalista scrive della vostra azienda, ha bisogno di fonti indipendenti, capaci di dare un’opinione imparziale, come - per esempio - gli analisti di settore, o gli investitori, o i concorrenti. E non ignorate il valore di un cliente soddisfatto.
7. Be prepared: Quando parlate con i media, le domande possono arrivare da qualsiasi direzione, e su qualsiasi argomento. Questo non significa che dovete guardare i giornalisti con sospetto, perché in molti casi riprendono una vecchia notizia o cercano di soddisfare una curiosità personale. Per questo motivo, quando organizzate un’intervista, riconfermate sempre gli argomenti, e cercate sempre di avere del materiale pronto su ciascuno di essi.
8. Keep it simple, stupid: Cercate sempre di parlare in modo chiaro, evitando termini troppo specifici di un settore o di una professione, e ritornate più volte sui concetti più complessi. Inoltre, rispondete in modo paziente anche alle domande più banali, cercando di evitare qualsiasi rischio di fraintendimento su quello che dite.
9. Good stories have drama, conflict and resolution: I giornalisti che seguono una notizia interessante detestano sentirsi dire che è tutto perfetto, ma questo non significa che stanno cercando di pescare nel torbido. Sono solo coscienti del fatto che non esistono storie prive di luci e ombre. Spesso, è meglio riconoscere di aver superato dei problemi, e di aver utilizzato questo processo per migliorare l’azienda oppure il prodotto. Questo, tra l’altro, giova al vostro profilo professionale, e vi rende più credibile come fonte di informazioni, anche in futuro.
10. Don’t hide: Qualche volta, le notizie saltano fuori nel momento sbagliato, quando non siamo ancora pronti per rispondere. In questi casi, è meglio non nascondersi dietro a una bugia, e offrire in modo trasparente la propria versione della storia, anche perché il giornalista potrebbe aver raccolto più informazioni di quelle che siamo disposti a condividere, e cercare solo una conferma (nella nostra reticenza). Le bugie hanno le gambe cortissime nell’era di Google.
Qualcuno potrebbe commentare: "nulla di nuovo, le solite vecchie regole". Purtroppo, le solite vecchie regole che la maggior parte delle aziende e dei professionisti d’agenzia ignora completamente.
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Tags: media, Media Relations, pr, Public Relations, social, Social Media5 Jul
Deirdre Breakenridge, una professionista statunitense, ha appena pubblicato il volume PR 2.0: New Media, New Tools, New Audiences. La prefazione è di Brian Solis, autore del blog PR 2.0. Mi sembra una lettura interessante.
Foreword: The Road from PR to PR 2.0 to Public Relations
Welcome to what just may be the greatest evolution in the history of PR. Modern Public Relations was born in the early 1900s, even though history traces the practice back to the 17th century. The term public relations was said to be first documented by U.S. President Thomas Jefferson during his address to Congress in 1807.
It wasn’t until World War I that we started to see the industry crystallize and spark the evolution of PR as an official profession.
Ivy Lee and Edward Bernays are credited with creating and defining the art and science of modern-day PR in the early 1900s. That’s almost 100 years ago; and yet, in what I believe to be PR’s greatest renaissance, many of their early philosophies and contributions can be sourced to further evolve PR today.
Ivy Lee developed the first working press release; you can love him or hate him for it. But, what we can’t overlook is that he believed PR was a “two-way street” where communications professionals were responsible for helping companies listen as well as communicate their messages to the people who were important to them.
Edward Bernays, who is often referred to as the father of PR, was most certainly its first theorist. A very interesting bit of history is that Bernays is a nephew of Sigmund Freud. Freud’s theories about the irrational, unconscious motives that shape human behavior are the inspiration for how Bernays approached public relations.
What’s absolutely astounding to me is that he viewed public relations as an applied social science influenced by psychology, sociology, and other disciplines to scientifically manage and manipulate the thinking and behavior of an irrational and “herdlike” public.
According to Bernays, “Public Relations is a management function which tabulates public attitudes, defines the policies, procedures and interest of an organization followed by executing a program of action to earn public understanding and acceptance”.
Why is this astounding to me?
Basically, Bernays is the inspiration for the PR 1.0 publicity and spin machine and the architect of how a majority of companies still approach PR today - even though this is all changing right before our eyes. Many of his thoughts, which fueled his book, Crystallizing Public Opinion, Propaganda, and The Engineering of Consent, were on the cusp of predicting what PR currently is facing in the dawn of Social Media. And, Social Media is reintroducing sociology, anthropology, psychology, and other sciences back into marketing.
If we combined the theories and philosophies of Bernays and Lee with the spirit of the new “social web” aka Social Media, we might have a new outlook on this social science that resembles the new driving principles behind PR 2.0.
But what happened to PR?
It no longer triumphs as a darling among the various marketing disciplines, and in many cases, is regarded as a necessary evil these days. Somewhere along the way, we, as an industry, lost our vision. We got caught up in hype, spin, hyperbole, and buzzwords, and forgot that PR was about Public Relations.
Unfortunately, these days PR is more aligned with theatrics than value.
Enter Social Media and the democratization of the Web.
These are indeed exciting times as Social Media is truly the catalyst for reflection and an opportunity to do PR and amplify value and increase effectiveness in the process.
What is Social Media?
Social Media is anything that uses the Internet to facilitate conversations between people. I say people, because it humanizes the process of communications when you think about conversations instead of companies marketing at audiences.
Social Media refers back to the “two-way” approach of PR that Ivy Lee discussed in his day. It’s about listening and, in turn, engaging people on their level. It forces PR to stop broadcasting and start connecting.
Monologue has given way to dialog.
Now, enter PR 2.0.
Just so you understand, it’s not a trendy term meant to capitalize on the current trend of “everything 2.0″. Honestly, it’s already ten years in the making, but Social Media is truly advancing the adoption of a new, more significant role for PR.
Here’s how I defined it in the 90s (it’s dated, but it is still relevant today):
PR 2.0 was born through the analysis of how the Web and multimedia was redefining PR and marketing communications, while also building the toolkit to reinvent how companies communicate with influencers and directly with people.
It is a chance to not only work with traditional journalists, but also engage directly with a new set of accidental influencers, and, it is also our ability to talk with customers directly (through online forums, groups, communities, BBS, etc.)
No BS. No hype. It’s an understanding of markets, the needs of people, and how to reach them at the street level - without insulting everyone along the way. PR will become a hybrid of communications, evangelism, and Web marketing.
PR 2.0 was actually inspired by Web 1.0 and the new channel for the distribution of information it represented. It changed everything. It forced traditional media to evolve. It created an entirely new set of influencers with a completely different mechanism for collecting and sharing information while also reforming the daily routines of how people searched for news.
PR 2.0 is a philosophy and practice to improve the quality of work, change the game, and participate with people in a more informed and intelligent way. It’s not about the new Web tools at all. They are merely tools used to facilitate conversations… but everything, especially intent, knowledge, and enthusiasm, are unique to YOU.
You are the key to new PR.
To be direct, the truth is that PR 2.0 is really what PR should have been all along. Now with the democratization of media, people are becoming the new influencers, complementing the existence of experts and traditional journalists, but still regarded as a source and resource for customers equally.
Understanding new PR to reinvent it is the goal of this book. Deirdre Breakenridge has poured her life’s experiences and passion into these pages to inspire and empower you with the ability to change, and ultimately, participate in new media. In doing so, you will learn today’s communication methods that will help you engage in meaningful conversations and build stronger trusting relationships - both personally and professionally - with customers, influencers, experts, and traditional media alike.
PR 2.0 is about putting the “public” back in Public Relations.
Credo sia il caso di aggiungere solo una cosa a quello che scrive Brian Solis, con il quale concordo pienamente, e cioè che i “social media” non esistono in quanto categoria a sè, ma in quanto evoluzione dei media tradizionali (che non consentono l’interazione sulla base dello stesso modello).
Fra qualche anno, a mio parere, i “social media” rientreranno - con buona pace di coloro che sostengono la loro radicale “diversità”, da cui oggi deriva la necessità di PR “digitali” o “Internet” - nel panorama dei media oggetto di qualsiasi attività di relazioni pubbliche. E, finalmente, si ricomincerà a parlare di strategia, target, strumenti di comunicazione, tattiche, misurazione, e così via…
Un’evoluzione nella continuità, proprio come sostiene Brian Solis.
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26 Jun
Grazie a Gianluca Diegoli (alias [mini]marketing), ho scoperto che i feed RSS dei miei blog non funzionavano. Dopo una rapida ricerca sul sito di WordPress, ho saputo che si tratta di un bug della release 2.5.1 che verrà corretto con la 2.5.2, e ho anche trovato una soluzione per il problema. Il feed (ri)funziona, e mi scuso per il numero di post che oggi vi troverete nel reader.
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