I miei obiettivi come membro del board OSI

osi_logo_bold_600X800_90ppiDa aprile 2016 a marzo 2019 sono uno dei membri del board of directors di Open Source Initiative (OSI). Personalmente, credo si tratti di un riconoscimento di oltre dieci anni di attività a sostegno del software libero e open source, soprattutto nell’area del marketing e della comunicazione.

Un impegno che è nato in modo del tutto anomalo rispetto alla media dei sostenitori del software libero e open source, visto che il mio background è squisitamente umanistico (come testimonia la laurea in lettere del 1979 conquistata sui tasti meccanici di una Lettera 22).

E infatti, proprio da umanista imbevuto di cultura critica sessantottina e di curiosità verso il mondo delle tecnologie, quando ho compreso che non avevo più libertà di scelta nell’area del software per la produttività – perché non esisteva nessuna alternativa conosciuta a Microsoft Office – ho iniziato a cercare una soluzione in grado di soddisfare le mie esigenze: un word processor per i documenti, un foglio elettronico per le tabelle, e un programma per le presentazioni.

Fortunatamente, avevo già compreso che Outlook era un programma del tutto inutilizzabile, anche se non avevo ancora razionalizzato i motivi (ma non c’è voluto molto per farlo, visti gli innumerevoli problemi, legati sia al rifiuto di adottare standard tra i più vecchi nel mondo della tecnologia sia alla scelta di un formato di memorizzazione dei dati non solo inadeguato ma addirittura ridicolo, per le sue caratteristiche tecniche).

E così, dopo essermi imbattuto in una serie di cloni di Microsoft Office, privi della personalità necessaria per rappresentare una vera alternativa, nel 2002 ho installato per la prima volta OpenOffice, che era stato da poco rilasciato da Sun. Quando è arrivata la versione 1.1, a ottobre del 2003, ho capito subito che le mie ricerche erano finite, perché avevo trovato la soluzione in grado di sostituire Microsoft Office.

Il resto è storia, dal mio ingresso a gamba tesa nella comunità (ottimo software, ma il marketing?), alla crescita della comunità italiana fino ai 9 milioni di download del 2009, al mio ruolo nel progetto LibreOffice, che è diventato il mio lavoro a tempo (quasi) pieno. Dodici anni di impegno, durante i quali sono passato rapidamente dallo stadio di “curioso” a quello di sostenitore convinto del software libero e open source. Dodici anni non sempre facili, viste le battaglie contro i sedicenti sostenitori del software libero – IBM in primis – che ho sostenuto, e fortunatamente vinto.

Ma veniamo a OSI, e ai miei obiettivi per il triennio in cui sarò un membro del board of directors (a coloro che storcono il naso quando sentono OSI, e preferiscono FSF e FSFE, faccio notare che OSI è una democrazia elettiva, mentre FSF e FSFE sono oligarchie dove la governance è nelle mani di un gruppo ristretto di persone: una cosa che considero poco compatibile con il principio di libertà sostenuto da entrambe le organizzazioni):

1. Comunicare in modo più attivo e più propositivo i valori del software libero e open source, soprattutto nei confronti dei media (che continuano ad avere un ruolo fondamentale di moltiplicatore);

2. Assicurare una maggiore presenza di OSI negli eventi in Europa, dove è necessario un grande lavoro di educazione e di formazione sui principi e sui vantaggi del software libero e open source;

3. Portare un po’ più di cultura europea all’interno di OSI, dove c’è una prevalenza di cultura anglosassone e nordamericana (auspicabilmente, insieme a Stefano Zacchiroli, che è membro del board OSI da due anni, e arriva dalla più antica università del mondo, quella di Bologna);

4. Creare un maggior numero di occasioni di confronto tra OSI e le altre realtà nel mondo del software libero e open source, comprese FSF e FSFE, per arrivare al superamento delle anacronistiche divisioni tra le numerose anime presenti all’interno dell’ecosistema (divisioni che vanno a vantaggio solo del software proprietario);

5. Aiutare i progetti di software libero e open source a sviluppare -e far crescere – una cultura di marketing e comunicazione distintiva, in grado di contribuire allo sviluppo dell’ecosistema, e a fargli raggiungere il ruolo che gli compete nell’industria (quindi, un ruolo non subalterno rispetto a quello del software proprietario);

6. Portare un po’ più di cultura del desktop all’interno di OSI, dove la maggior parte dei componenti del board of directors – e probabilmente dei membri – proviene dall’area dello sviluppo o da quella dei programmi enterprise (che girano su server), con gli inevitabili riflessi sul fatto che il software libero e open source cresce sui server ma continua a rimanere nel limbo sul desktop, dove i sistemi operativi e i software applicativi continuano a non essere né liberi né open source.

Sono obiettivi ambiziosi, che spero di raggiungere. Alla fine dei tre anni, saranno quelli che mi hanno eletto a giudicarmi con il loro voto, e se lo riterranno opportuno potranno eleggermi per un secondo mandato (se avrò ancora le energie per ripresentarmi).

Insomma, se non ci fosse stato Outlook probabilmente avrei continuato a utilizzare Microsoft Office, e oggi sarei un utente rassegnato di software proprietario invece che un convinto sostenitore del software libero e open source… Strani scherzi del destino, e strane coincidenze cosmiche.