Ci sono dei dati sul costo o sul vantaggio economico della migrazione a LibreOffice ?

I dati sul costo e sul vantaggio economico della migrazione a LibreOffice non sono sempre facili da identificare, in quanto il progetto viene spesso integrato in uno più ampio di migrazione a Linux (come nel caso del comune di Monaco di Baviera) oppure perché i dati vengono calcolati in modo poco preciso.

Inoltre, il confronto nasconde la trappola della produttività, un costo nascosto – difficile da quantificare – che viene utilizzato per spostare l’attenzione dal prezzo della licenza di Microsoft Office a un terreno “paludoso” in cui tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza.

In realtà, quando il confronto è stato fatto in modo trasparente, considerando tutti gli elementi e mettendo le soluzioni sullo stesso piano, il vantaggio di LibreOffice è sempre risultato evidente.

Basta fare due semplici conti, sulla base del protocollo di migrazione studiato da The Document Foundation sulla base dei progetti di maggior successo, che è stato adottato in Italia dal Progetto LibreUmbria (i cui conteggi finali non hanno fatto altro che confermare i dati a tavolino).

Ipotizziamo una realtà di 1.000 utenti, dei quali 700 utilizzano MS Office Base e 300 MS Office Professional. Il costo totale delle licenze sarà di circa 240.000 euro ma a questo bisognerà poi aggiungere – per fare un confronto equo – il costo della formazione e quello del supporto, che sono inferiori a quelli della migrazione a LibreOffice, pari a circa 55.000 euro.

Migrando a LibreOffice, il costo delle licenze viene portato a zero, mentre quello della formazione e del supporto è un po’ più alto, perché aggiunge la parte relativa ai Technology Leader (gli evangelisti di LibreOffice all’interno della struttura). In totale, arriviamo a circa 60.000 euro. A questi, bisogna aggiungere i costi della comunicazione, che è un aspetto fondamentale per il successo della migrazione, e quelli del supporto di terzo livello – con la soluzione dei bug – che comprende il pacchetto con gli aggiornamenti incrementali, ovvero altri 20.000 euro.

Quindi, parliamo di 295.000 euro contro 80.000 euro, con un saldo positivo di 215.000 euro, che rimangono in Italia ed evitano di prendere la strada dell’Irlanda e poi degli Stati Uniti. Nel caso delle pubbliche amministrazioni in Italia, soldi dei contribuenti che vengono utilizzati per pagare le piccole aziende o i professionisti italiani che erogano valore aggiunto intorno a LibreOffice.

Il secondo anno, la manutenzione della migrazione a LibreOffice ha un costo compreso tra 10.000 e 20.000 euro, a seconda del livello di supporto acquistato all’esterno (aggiornamenti incrementali e soluzione dei bug).

Ipotizzando una migrazione a Microsoft Office 365 da parte della stessa struttura, parliamo di circa 140.000 euro per il primo anno e poi di 90.000 euro all’anno “ad libitum” contro gli stessi 80.000 euro per il primo anno e i 10/20.000 euro all’anno per i successivi. Nell’arco di cinque anni, siamo a circa 500.000 euro contro circa 160.000 euro (nel caso peggiore, in cui si spendono sempre 20.000 euro per i servizi legati a LibreOffice).

Facendo le necessarie proporzioni, ogni milione di utenti si possono risparmiare 200 milioni di euro (in realtà, sarebbero addirittura di più). In Italia, ci sono oltre 3 milioni di dipendenti della pubblica amministrazione, per cui si potrebbe ridurre la spesa pubblica di 600 milioni di euro, e stiamo parlando solamente della suite di produttività.