Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Social Media’ Category

Heroes, gli eroi sono qui

Stando a quello che si legge su eWeek, l’annuncio del 27 febbraio (28 febbraio in Italia) riguarda Windows Server 2008, Visual Studio 2008 and SQL Server 2008, ed è “the biggest enterprise launch in the company’s history”.

Negli Stati Uniti c’è un teaser, con un silenzio ricco di interrogativi, e un sito con maggiori informazioni che viene replicato anche in italiano. In una delle pagine, c’è questo testo che dovrebbe chiarire qualsiasi dubbio sul target:

Partecipa al lancio della nuova piattaforma tecnologica Microsoft.

Non perdere l’occasione di assistere alla presentazione dei prodotti che rivoluzioneranno la maniera di lavorare per professionisti IT e sviluppatori. La prima giornata verrà aperta da un keynote nel corso del quale presenteremo come Windows Server 2008, SQL Server 2008 e Visual Studio 2008 permettano di realizzare e ottimizzare gli scenari di virtualizzazione, business intelligence, sicurezza e sviluppo di applicazioni web. Condivideremo inoltre le esperienze dei clienti e dei partner che, già attivi sulle nuove tecnologie, forniranno una testimonianza diretta dei benefici ottenuti.

In Italia, Microsoft si è inventata lo pseudoblog Heroes, gli eroi sono qui.

Personalmente, mi chiedo fino a che punto il sito rispecchi le caratteristiche del target di sviluppatori e professionisti IT, con le sue parentesi colorate, i suoi ammiccamenti, la sua “scioglievolezza” nei confronti di Microsoft.

Come comunicatore, pensavo - ma evidentemente mi sbagliavo - che l’intento dello pseudoblog fosse quello di attirare coloro che non appartengono alla già numerosa community degli sviluppatori e dei partner Microsoft all’evento, così com’è riuscito al teaser statunitense (tanto che qualcuno aspetta un “open source hero“).

Fortunatamente, non faccio parte del target (sono un utente di software, anche se abbastanza smaliziato, ma non un tecnico), ma la sera del 28 febbraio farò in modo di ascoltare ugualmente la straordinaria voce di Mario Biondi.

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Blog, according to Microsoft

Microsoft Italia ha aperto un blog, l’unico - che io conosca - a richiedere la registrazione per poter leggere i post (passi per i commenti, ma per la lettura non ci dovrebbero essere dei vincoli).

UPDATE: La registrazione per leggere non è necessaria (anche se nel mio caso è stato l’unico modo per accedere al blog: forse la mia configurazione - Firefox con script e cookie disattivati - è troppo severa). In effetti, mi sembrava una soluzione davvero singolare.

La squadra dei blogger è di tutto rispetto, e comprende alcuni tra i migliori esponenti dell’azienda. I post sono ancora un po’ ingessati, ma credo che con il tempo e l’esperienza diventeranno più “sciolti”.

Personalmente, eviterei l’eccessiva autoreferenzialità. Un blog è un dialogo, e Microsoft non ha alcun motivo per temerlo. Un po’ più di ironia non guasterebbe, e contribuirebbe sicuramente ad avvicinare l’azienda al mercato.

Il blogroll è un po’ troppo targato Microsoft: un po’ più di apertura non farebbe male, visto che ci sono decine di blog in italiano che parlano di software e - pur non essendo così allineati - sono più credibili di alcuni tra quelli presenti nella lista.

Cosa dire, per esempio, di questo pseudoblog, che riporta agli antichi fasti di Strategie competitive nel mercato del software? Direi che la mano è più o meno la stessa, visto che è altrettanto “finto” e utilizza un linguaggio gggggiovanilistico (la ripetizione è voluta, e non dovuta all’artrosi come si potrebbe pensare per l’età dello scrivente) che non trova alcuna corrispondenza nella realtà.

Nel complesso, ottime intenzioni ed esecuzione così così, con un paio di dettagli tecnici (i messaggi di risposta alla registrazione e al cambio della password sono in inglese, e il feed RSS è fermo al 9 febbraio) ancora da sistemare. Un tempo si sarebbe detto: rivediamoci a settembre…

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  • Filed under: Blog, Social Media
  • Blogs in Plain English

    Un video che spiega i concetti di base dei blog. Interessante, soprattutto per chi non ha una grande conoscenza ed esperienza dell’argomento. Spero che faccia meditare tutti quelli che fanno il mio stesso lavoro, e ancora si chiedono se i blog sono uno strumento di comunicazione.

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  • Filed under: Blog, Media Relations, Public Relations, Social Media
  • The Future Of Ideas

    The Future of Ideas, il libro di Lawrence Lessig pubblicato nel 2001, qualche settimana dopo l’attacco al World Trade Center, è disponibile con una licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial. E’ possibile scaricarlo da qui.

    Grazie a Random House (e Basic Books, e Penguin) per aver accettato l’idea di Lawrence Lessig, che ha rilasciato con licenza Creative Commons tutti i libri che ha scritto.

    Se non conoscete Lawrence Lessig, date un’occhiata al suo blog.

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  • Filed under: Innovation, Social Media
  • Local Warming

    Dopo aver visto questo video, le mia visione prospettica del laptop è completamente cambiata. Credo che cambierà anche la vostra.

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  • Filed under: Blog, Social Media, Technology
  • La semina e il raccolto (il ritorno)

    Grazie a [mini] per aver portato a una platea molto più ampia della mia il concetto:

    The marketing lesson is this: create something great, sow fields (not window boxes), let a hundred flowers blossom, and pray that regular folks will spread the word.

    Io avevo cercato di spiegare lo stesso concetto qui, e poi ci sono ritornato - anche se non direttamente - qui e qui.

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    "Poltiglia" sociale

    Il Censis ha presentato il suo solito, illuminante, rapporto annuale. Quelli che seguono sono stralci dai comunicati stampa su conclusioni generali e su comunicazione e media.

    Per uscire dall’attuale stato di poltiglia sociale dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nelleconomia, nella società e nelle scienze

    In continuità con gli ultimi anni il Censis conferma una sequenza positiva di lungo periodo. Oggi si può confermare una visione positiva: sia perché cresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive; sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo; sia perché abbiamo anche noi dopo decenni alcuni importanti big-player.

    Tuttavia, le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra perché non diventa processo sociale e perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro.

    Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio.

    Settore per settore nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi.

    Tanto che, quasi quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di mucillagine, quasi un insieme inconcludente di elementi individuali e di ritagli personali tenuti insieme da un sociale di bassa lega.

    Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di sviluppo di popolo come si diceva una volta, e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:

    • la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica è orientata all’avventura dell’uomo e alla sua potenzialità biologica;
    • la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante, fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali (si pensi ai giovani che studiano o lavorano all’estero, ai professionisti orientati a esplorare nuovi mercati, agli operatori turistici di ogni tipo, ecc.);
    • la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, e ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita;
    • la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;
    • la minoranza che si ostina a credere in un’esperienza religio­sa insieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppo ai vari livelli;
    • e le tante minoranze che hanno scelto l’appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita.

    Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento, sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati.

    La rivoluzione digitale continua. Oggi abbiamo a disposizione 8 diversi media e ben 20 modalità alternative di accedervi. Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media.

    Fotogrammi della rivoluzione digitale in atto. La televisione tradizionale risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la TV satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni. Per la radio, al 56% di utenti da autoradio e al 53,7% di ascoltatori da apparecchi tradizionali vanno aggiunti il 13,6% di utenti da lettore MP3 e il 7,6% da internet. Per i quotidiani oltre al 67% di utenti che leggono un giornale tradizionale acquistato in edicola si deve consi­derare anche 34,7% di lettori di quotidiani gratuiti e il 21,1% di fre­quentatori delle pagine on line dei giornali via internet. L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso, coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali. Mai la lettura di libri e giornali in Italia aveva rag­giunto punte così elevate. Il 59,4% di italiani che hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno è un risultato confortante, ma il 52,9% ne ha letti almeno tre. La stessa tenuta di set­timanali (40,3%) e mensili (26,7%) conferma che la società digitale non solo non segna la fine della circolazione della carta stampata, ma che anzi la sostiene.

    Smottamenti televisivi. Nel 2007 gli utenti della televisione in generale sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di medium universale. La TV satellitare, in un anno, è passata ad attirare dal 17,7% al 28,3% degli utenti di TV, il digitale terrestre dal 7% al 13,9% e anche tutte le altre forme di TV fanno notevoli passi in avanti. Più netto risulta il progressivo passaggio dalla televisione tradizionale a tutte le forme di TV digitale tra i giovani. Il 99,1% di spettatori giovani di TV tradizionale del 2007 si ridimensiona nel 2007 al 93,5%, con la TV satellitare che arriva al 41%, la TV via cavo al 9,4% e la TV via internet all’8,6%. Tra i diplomati e i laureati c’è sempre un buon 94% che segue la TV tradizionale, però anche un 34,5% di pubblico di TV satellitare e un 16,2% del digitale terrestre, a cui si aggiunge anche un 7,1% di utenti di TV via internet e un 6,3% di TV via cavo.

    Informazione quotidiana multi-mediale. Il pubblico dei lettori dei giornali cresce, visto che nel 2007 è entrato in contatto con la stampa d’informazione quotidiana il 79,1% degli italiani: fra quotidiani tradizionali acquistati in edicola, giornali che vengono distribuiti gratuitamente (free press) e siti internet aggiornati continuamente dai quotidiani (on line). Circa il 30% legge solo quotidiani a pagamento, a cui si aggiunge un altro 30% che legge sia quelli a pagamento che quelli free, un altro 11% circa quelli a pagamento e on line, quasi il 13% tutti e tre. Calcolando che a leggere solo la stampa free sono meno del 10% dei lettori, si può constatare che ad accostarsi a un solo modello di informazione a stampa sono sempre il 45% circa di italiani che da decenni costituiscono la tradi­zionale platea dei lettori dei giornali.

    Radio ovunque. La sua flessibilità tecnologica l’ha resa uno degli strumenti di punta della rivoluzione digitale, che ha ridato una nuova, ennesima giovinezza alla radio, che nel 2007 è arrivata a raggiungere il 77,7% della popolazione italiana con punte dell’80,6% tra gli uomini, del 94,4% tra i giovani e dell’86,2% tra i più istruiti.

    Internet di massa. Nel 2007 gli utenti in gene­rale di internet hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popo­lazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di pene­trazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%.

    Cresce l’abitudine alla lettura. La lettura dei libri negli ultimi anni si è attestata su livelli finalmente interessanti, raggiungendo nel 2007 il 59,4% rispetto al totale della popola­zione. Rispetto al 55,3% del 2006 il progresso non appare eccezionale, ma è notevole il passo in avanti dei lettori abituali, cioè di quanti hanno letto almeno tre libri nel corso dell’anno, che sono passati dal 39,4% al 52,9%. I meno istruiti rimangono al 42,3% complessivo, con un passaggio dal 27,9% al 36% dei lettori abituali. I più istruiti, invece, accrescono ancora il loro già elevato indice dei lettori in gene­rale (dal 72,6% al 74,8%), ma portano i lettori abituali dal 54,7% al 68%.

    Cellulari, media basic. Nel 2007 il cellulare ha raggiunto un indice di pene­trazione complessiva pari all’86,4% della popolazione, ormai a un passo da quel 92,1% che costitui­sce il consumo complessivo della TV generalista. Il cellulare è considerato uno strumento d’uso praticamente quotidiano dal 76,9% degli uomini, dal 92,6% dei gio­vani e dall’81,4% degli utenti con il maggior livello di istru­zione. Il 55,9% dei suoi utenti lo impiega solo per le sue funzioni "basic". Ai vari tipi di modelli smartphone si accosta il 34,9% degli ita­liani, mentre il videofonino è appannaggio del 9,3% utenti.

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    Comunicati stampa e dintorni

    Provate a ragionare su queste regole:

    • Don’t just send press releases when "big news" is happening: find good reasons to send them all the time.
    • Instead of just targeting a handful of journalists, create press releases that appeal directly to your buyers.
    • Write releases replete with keyword-rich copy.
    • Create links in releases to deliver potential customers to landing pages on your Web site.
    • Optimize press release delivery for searching and browsing.
    • Drive people into the sales process with press releases.

    Le trovate all’interno del documento "The new rules of PR: How to create a press release strategy for reaching buyers directly", scritto da David Meerman Scott ormai da un paio d’anni. Lo potete scaricare in formato PDF.

    Forse stiamo parlando di un comunicato stampa che è solo un’evoluzione rispetto al formato tradizionale e non è una "novità" il stile Web 2.0 come la social media press release, ma - a mio modo di vedere - alla lunga è molto più efficace. Certo, non è un comunicato stampa di cui parlare, ma - ripeto, a costo di essere monotono - l’obiettivo non è quello di generare una discussione ma quello di far scrivere degli articoli.

    Aggiungerò, a scopo di ulteriore provocazione, che l’applicazione delle regole sintetizzate da David genera, nel lungo periodo, un processo virtuoso sulla base del quale gli articoli, in alcuni casi, vengono pubblicati anche se il comunicato stampa non viene distribuito, perché i giornalisti si abituano a seguire le notizie legate a un’azienda o a un prodotto sulla base di quello che leggono sulle fonti evidenziate dai comunicati stampa precedenti.

    Da settembre a oggi, questo fenomeno si è verificato per ben due volte a favore di OpenOffice.org, per un totale di una cinquantina di articoli, su testate online, blog, aggregatori e testate tradizionali. In entrambi i casi, non è stato emesso nessun comunicato stampa. Avrei ottenuto gli stessi risultati con la social media press release?

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    Twitter

    Dopo Robert Scoble anche Guy Kawasaki segue le mie twitterate. Oggi è impossibile parlare con il mio ego… Riprovo domani.

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  • Open Source Video

    Grazie a Robin Good ho trovato una pagina di un wiki con tutti i Codec Open Source per gestire video online.

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