Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
2 Aug
Facebook nella realtà di tutti i giorni non funziona proprio. Per me, non funziona nemmeno nella vita virtuale, e infatti ho tagliato tutti i collegamenti con il sito.
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31 Jul
È proprio vero l’iphone è il cayenne dei telefoni.
Come dicono quelli veramente geek: quoto, quoto, quotissimo… forse quoterrimo (non so, su questi superlativi non sono preparato…).
Non è invidia, sto aspettando che arrivi il Nokia E71 che ho ordinato… dell’iPhone, sorry, non saprei veramente cosa farmene.
Tags: pr30 Jul
30 Jul
Messo insieme scopiazzando quà e là:
1. Il professionista di PR promette di leggere un bel numero di post e/o di articoli per verificare che la storia sia di interesse per il blog o la pubblicazione.
2. Se il professionista di PR verifica che NON c’è spazio, si impegna a NON contattare il blogger/giornalista, e promette di gestire al proprio interno le richieste irragionevoli del cliente o del management che vanno in direzione opposta.
3. Prima di contattare il blogger/giornalista, il professionista di PR promette di verificare le linee guida per il metodo di contatto preferito usando tutte le fonti disponibili (compreso il sito stesso).
4. Il professionista di PR promette di non inviare mai un comunicato stampa se non è rilevante per il blogger/giornalista … e di non inviare MAI un allegato, a meno che non sia stato richiesto espressamente.
5. Il professionista di PR parteciperà attivamente e in modo trasparente alle comunità di interesse dei propri clienti. Il professionista di PR riconosce che una “cold call” (in qualsiasi forma) - anche se talvolta inevitabile - è molto meno efficace del contatto con un membro riconosciuto della comunità.
6. Il professionista di PR promette che qualsiasi tipo di corrispondenza - sia il contatto iniziale che il follow-up - dovrebbe contenere un messaggio personalizzato per le esigenze del blogger/giornalista e dovrebbe aggiungere valore. Per esempio, “volevo solo sapere se hai ricevuto il comunicato stampa” non è né appropriato né gradito.
7. Il professionista di PR riconosce che essere ignorato dal blogger/giornalista non è un motivo valido per insistere al punto da infastidire la persona. E’ probabile che la proposta non sia stata considerata interessante, per cui se il professionista di PR desidera rilanciare promette di farlo utilizzando un approccio diverso, con contenuti di maggior valore rispetto alla proposta originale.
Chissà mai…
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media relations, pr 2.0, public relations, social media
27 Jul
Secondo Jason Falls, la buona comunicazione, così come il buon Bourbon, ha bisogno di tempo.
Apprezzo più la Grappa del Bourbon, ma trovo il paragone stimolante… Approfondiamo l’argomento attraverso le affermazioni contenute nel post:
While some of the best communications ideas in the world were created in that hyperventilation chamber of death that is client deadlines, the one thing lacking in most approaches to market is the appropriate amount of time to ensure the program, campaign or effort is done right, or at least well.
I’m competing for time and my clients, agency, family, blog, extra-curricular activities, friends, fitness and personal hobbies are competing against me. (Note that I didn’t put sleep in that list. It is currently drawing the short straw).
As a result of the cacophony of buzz that is our lives, we seldom have or even think to take the appropriate time to ensure what we’re doing is done well. We do it with our clients or company. We do it with our meals or sleep. We do it with our friends and family. Some of us do it there too much and too often.
But good bourbon can’t be rushed. Many bourbons have age statements on the bottle. In order to craft an ideal product, bourbon makers know the most important ingredient is time. We should all take a lesson from that philosophy.
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innovation, inspiration, public relations
24 Jul
Senza ulteriori commenti.
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emotion, empathy, innovation, marketing, social media
24 Jul
Era ora, dopo l’ubriacatura dei social media è iniziata - strisciante - l’era degli asocial media. Ieri sono comparsi un paio di post critici nei confronti di FriendFeed (scordatevi il link, nell’era degli asocial media è un relitto del passato), con tanto di analisi sui perché e sui percome. FriendFeed è un “luogo”, Twitter è un “servizio”, …, di questo passo, chissà mai cosa leggeremo di Linkedin e Plaxo.
La realtà è che l’uomo - inteso come genere e non come sesso - è un essere sociale, ma fino a un certo punto. A forza di bloggare, commentare e linkare, segnalare su delicious, passare per un tumblr, aggiungere un twit, condividere su flickr (la presentazione su SlideShare!!!), prima o poi i social media si bloccano nella zona del piloro…
E siccome nell’era dei social media “rigettare” è impossibile, incominciamo a ravanare nella semantica prima di sconfinare apertamente nella filosofia 2.0. Faccio una proposta, a turno, uno per volta per non sconvolgere l’ambiente, torniamo a usare un sano “vaffa…”: fa molto 1.0, ma libera il corpo e la mente molto meglio del citrato San Pellegrino.
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social media, asocial media
6 Jul
I cinque video di un’intervista a Randy Pausch sulla sua “ultima lezione”.
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emotion, empathy, inspiration, social media
6 Jul
Nove mesi dopo la diagnosi che ormai tutti noi conosciamo, un tumore al pancreas che gli avrebbe lasciato tra tre e sei mesi di vita, e otto mesi dopo la famosa “ultima lezione” (per chi non l’avesse mai vista, il video integrale lo trovate qui), Randy Pausch è stato invitato dalla “sua” università Carnegie Mellon a parlare a tutti i neolaureati nel giorno della loro consacrazione. Lo ha fatto con lo stile e il carisma che abbiamo imparato a conoscere.
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5 Jul
Un post in due parti (uno e due), scritto da un giornalista canadese con una lunga esperienza sul campo, con una serie d consigli per ottenere l’attenzione dei media (ho sintetizzato i contenuti originali).
1. It’s not about your agenda: Se siete Microsoft o Google, non avrete problemi a definire le regole della conversazione. Se non lo siete, è tutta un’altra storia. Dovete dare alla stampa quello di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno, e questo richiede un po’ di lavoro di ricerca.
2. Sometimes, it’s spelled out for you: Molte testate, e in modo particolare quelle rivolte a uno specifico settore, pianificano gli articoli con qualche mese d’anticipo, per cui offrono tutto il tempo necessario per preparare il materiale secondo le loro esigenze.
3. Be flexible: Spesso, il modo migliore per trovare spazio sui media è quello di diventare una fonte attendibile di informazioni su un argomento, ed essere in grado di offrire un punto di vista interessante al giornalista in cerca di notizie.
4. You can get whatever you want, if you’re willing to pay for it: Se volete che il vostro messaggio venga pubblicato alle vostre condizioni, allora è il caso di acquistare una pagina di pubblicità. Altrimenti, dovete sforzarvi di trovare una notizia e lasciare che il giornalista la interpreti secondo le esigenze dei suoi lettori.
5. A profile presented as an objective, impartial news story is not an oxymoron: Se un giornalista decide di scrivere della vostra azienda, dovete accettare che sia lui ad avere il controllo sui contenuti, e voi al massimo potete chiedere una verifica dei dati storici e numerici. Inoltre, non vi aspettate di essere l’unica fonte dei contenuti, il che porta dritto al punto successivo…
6. Do the right people know who you are? Quando un giornalista scrive della vostra azienda, ha bisogno di fonti indipendenti, capaci di dare un’opinione imparziale, come - per esempio - gli analisti di settore, o gli investitori, o i concorrenti. E non ignorate il valore di un cliente soddisfatto.
7. Be prepared: Quando parlate con i media, le domande possono arrivare da qualsiasi direzione, e su qualsiasi argomento. Questo non significa che dovete guardare i giornalisti con sospetto, perché in molti casi riprendono una vecchia notizia o cercano di soddisfare una curiosità personale. Per questo motivo, quando organizzate un’intervista, riconfermate sempre gli argomenti, e cercate sempre di avere del materiale pronto su ciascuno di essi.
8. Keep it simple, stupid: Cercate sempre di parlare in modo chiaro, evitando termini troppo specifici di un settore o di una professione, e ritornate più volte sui concetti più complessi. Inoltre, rispondete in modo paziente anche alle domande più banali, cercando di evitare qualsiasi rischio di fraintendimento su quello che dite.
9. Good stories have drama, conflict and resolution: I giornalisti che seguono una notizia interessante detestano sentirsi dire che è tutto perfetto, ma questo non significa che stanno cercando di pescare nel torbido. Sono solo coscienti del fatto che non esistono storie prive di luci e ombre. Spesso, è meglio riconoscere di aver superato dei problemi, e di aver utilizzato questo processo per migliorare l’azienda oppure il prodotto. Questo, tra l’altro, giova al vostro profilo professionale, e vi rende più credibile come fonte di informazioni, anche in futuro.
10. Don’t hide: Qualche volta, le notizie saltano fuori nel momento sbagliato, quando non siamo ancora pronti per rispondere. In questi casi, è meglio non nascondersi dietro a una bugia, e offrire in modo trasparente la propria versione della storia, anche perché il giornalista potrebbe aver raccolto più informazioni di quelle che siamo disposti a condividere, e cercare solo una conferma (nella nostra reticenza). Le bugie hanno le gambe cortissime nell’era di Google.
Qualcuno potrebbe commentare: "nulla di nuovo, le solite vecchie regole". Purtroppo, le solite vecchie regole che la maggior parte delle aziende e dei professionisti d’agenzia ignora completamente.
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