Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
15 Jun
Roma, 13 giugno (ANSA) - Secondo un’inchiesta SWG-Studenti realizzata tra gli utenti del sito www.studenti.it, il 25% dei maturandi studia meno di un’ora al giorno. Dei 4.596 ragazzi intervistati, che saranno impegnati nell’esame scolastico, il 54% dedica allo studio non più di tre ore al giorno, mentre il 25% non spende più di un’ora sui libri. Il 16% sgobba per due ore e l’11% per quattro. Il 9% dedica ben cinque ore allo studio e l’8% arriva a sei. Pochi gli stakanovisti, appena il 5% studia 7 ore e il 6% otto ore.

Il grafico mostra le percentuali di risposta alla domanda “Qual è la prova che temi di più?”: il 31% ha paura soprattutto della seconda prova e del colloquio, il 24% della terza prova e il 10% della prima prova. Il 4%, la percentuale che - evidentemente - corrisponde a quella degli “sborones”, non teme nessuna prova.
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Alcuni spunti presi dall’articolo di Susanna Tamaro pubblicato sul Corriere della Sera, che potete leggere nella sua versione integrale qui.
Quella voglia di figli che ignora il senso della vita
Concordo con Giuliano Amato, che sosteneva la necessità di modificare la legge in campo parlamentare, evitando di sottoporla a referendum. Vista la complessità della materia era naturale pensare che la legge 40 costituisse solo il primo passo per tentare di mettere ordine in un settore definito da tutti come Far West. Questioni così profonde e delicate, che toccano l’essenza più misteriosa dell’uomo, non sono adatte alla propaganda di una campagna referendaria. Il referendum bandisce ogni dubbio, e invita a un manicheismo che nulla ha a che fare con i quesiti che la legge cerca di ordinare.
La nostra mente, col suo vortice continuo di parole, col suo saper costruire concetti sempre più complessi, ha cancellato la verità fondante della vita, la più semplice: ogni essere umano ha bisogno di essere accolto, amato e di amare. Un’altra delle cose che mi ha colpito, in tutta questa campagna, è stato l’accanimento circa il diritto della donna ad avere un figlio. Si tratta senza dubbio di un desiderio naturale e per nessuna ragione condannabile. Ma quando questo desiderio diventa un’ossessiva volontà di potenza, disposta a tutto pur di compiersi, allora si trasforma in qualcosa che è la negazione della vita stessa.
Anche i figli entrano in questa logica. Si pensa che avere un figlio, magari anche solo per metà proprio, sia un diritto insindacabile, davanti al quale anche la nostra salute deve essere relegata in secondo piano. Non si accettano più i limiti dell’età e della sterilità. Ci si sottopone a qualsiasi esperimento pur di portare a termine il proprio sogno.
Una società impostata sulla comunione e non sul possesso, invece, anziché proporre un referendum sulla modifica della legge 40 avrebbe lottato per un accorciamento dei tempi dell’adozione, che dovrebbero essere equiparati a quelli di una gravidanza. In nove mesi una coppia dovrebbe poter adottare un bambino, senza l’umiliazione di anni di lungaggini, interrogatori, ridicoli controlli. Questo sì è un vero scandalo di cui nessuno parla.
E’ giusto ed è più che nobile che l’uomo adoperi la sua intelligenza e il suo sapere per alleviare le sofferenze dei suoi simili. La ricerca è sacrosanta, ma sono anche convinta che si può e si deve compiere entro parametri inviolabili di eticità, senza manipolare gli embrioni, utilizzando, ad esempio, le staminali adulte e i cordoni ombelicali. Anche perché questa frenesia intorno alla manipolazione dell’embrione fa sospettare che ci possa essere sotto qualche lucrosa possibilità di brevetto.
Tags: pr10 Jun
Sono stato incerto sull’opportunità di intervenire sulla questione del referendum fino a quando non ho letto l’intervento di Beppe Grillo e soprattutto alcuni degli oltre 1.000 commenti dei lettori a questo intervento. Purtroppo, non riesco a esprimere un’opinione sul problema delle cellule staminali, ovvero sull’opportunità di consentire la ricerca sulle cellule staminali per combattere malattie genetiche come Alzheimer e Parkinson, e altre che verranno. L’impressione che ho tratto da tutti i dibattiti a cui ho assistito è che la ragione politica abbia comunque avuto la meglio su quella scientifica, per cui tutte le motivazioni addotte a favore oppure contro la ricerca siano state “piegate” di fronte alla necessità di raccogliere voti.
Sono certo, graniticamente certo, invece, di essere contrario all’inseminazione artificiale, che - personalmente - proibirei per legge, colpendo anche chi va all’estero per poter fare quello che non riesce a fare in Italia. Il motivo è molto semplice: sono contrario perché ritengo che l’ossessivo “desiderio” di maternità e paternità che è alla base della ricerca di “un figlio a ogni costo” - e quindi dell’inseminazione artificiale - rappresenti un retaggio culturale profondamente negativo della tradizione cattolica che nel tempo ha trasformato l’atto della procreazione in una dimostrazione di “virilità” (maschile e femminile) e, di riflesso, l’impossibilità di avere figli in una menomazione o addirittura una malattia.
Io sono sterile, ma l’ho scoperto dopo aver adottato Josué Francisco, un bambino brasiliano di sei anni e mezzo (che oggi sta per compiere diciotto anni). Mia moglie Tiziana e io non abbiamo mai sentito la necessità né di fare analisi per scoprire se eravamo sterili (una cosa che incominciavamo a sospettare, visto che dopo sei anni di tentativi non c’era stato nemmeno un accenno di gravidanza) né tantomeno di sottoporci a trattamenti contro la sterilità. Abbiamo poi scoperto di essere in questa, e in una serie di altre scelte, talmente diversi dalla media delle coppie che affrontano il percorso dell’adozione da andare contro le leggi della statistica: l’unica coppia su circa 700 a non aver fatto esami e cure contro la sterilità, e la prima coppia - sempre su 700 - a decidere di tornare in Brasile da “turisti” per far visitare il Paese natale al proprio figlio adottivo (è diverso, anche se altrettanto bello, tornarci per adottare un secondo figlio) contro l’opinione - che a posteriori si è dimostrata drammaticamente sbagliata (il ritorno da turisti nel Paese d’origine dovrebbe far parte obbligatoriamente dell’iter di ogni adozione) - di tutti.
Prima di parlare di inseminazione artificiale, semplifichiamo il processo di adozione sia nazionale che internazionale (il nostro ha richiesto quasi quattro anni di tempo e più di 30 colloqui - la maggior parte dei quali inutili o addirittura privi di alcun senso - con psicologi e assistenti sociali), combattiamo le speculazioni e soprattutto i “miti”: l’adozione è costosa, l’adozione non è come la nascita di un figlio “biologico” (certo, finché utilizzeremo termini che implicano un’inferiorità “scientifica” sarà sempre così), non so se riuscirò a volergli bene (un’affermazione che da sola meriterebbe la condanna all’ergastolo), eccetera eccetera…
Eliminiamo gli psicologi che, a turno, ci hanno chiesto:
Eliminiamo, questa volta fisicamente, le otto persone che ci hanno proposto l’acquisto di un neonato italiano “che così sembra proprio vostro figlio…”. Purtroppo, non li abbiamo denunciati immediatamente perché all’epoca eravamo troppo concentrati sull’obiettivo dell’adozione, e l’iter burocratico è stato troppo lungo (compresi i 12 mesi di affido preadottivo che seguono l’arrivo in Italia) per poterlo fare alla fine.
Combattiamo le credenze errate che derivano dalla tradizione letteraria, come quella che i bambini abbandonati sono orfani: gli orfani praticamente non esistono, perché nella maggioranza dei casi c’è una coppia di parenti o una di amici che cresce i bambini che hanno perso i genitori senza innescare alcun processo di adozione. Esistono i bambini abbandonati dal nucleo familiare e dalla società, come i “meninos de rua” brasiliani. Bambini che non conoscono il valore della vita, perché la loro vita non ha valore. E’ un esempio stupido, ma Josué Francisco non usava i freni della bicicletta perché si fermava andando a sbattere contro un muro, un vaso, una persona… “E’ più divertente…”. E c’è ancora qualcuno che si pone il problema dello sradicamento…
Josué Francisco è fiero di essere brasiliano, ed è contento di vivere in Italia perché i suoi genitori sono italiani (una condizione che lui considera atipica, ma normale). Il Brasile è diventato, per me e per mia moglie, una seconda Patria, della quale siamo - tra l’altro - orgogliosi tanto quanto nostro figlio.
Confermo, l’inseminazione artificiale dovrebbe essere proibita per legge.
Tags: media, pr5 Jun

Si parte dall’oloturia, un invertebrato della famiglia degli echinodermi privo di sistema nervoso, che rappresenta il mio termine di paragone preferito quando si parla di intelligenza. Nella storia del genere animale, nessuna oloturia è stata mai presa come esempio di capacità intellettive, e nessuna oloturia ha mai corso il rischio di vincere un Premio Nobel per la ricerca.

Si passa dall’ornitorinco, un mammifero della famiglia dei monotremi che depone le uova e le cova ma poi allatta i suoi piccoli: ha il becco come un’anatra, la coda piatta come un castoro e le zampe corte e dotate di artigli, per cui rappresenta il mio termine di paragone preferito quando si parla di bellezza. Non che sia un gran che intelligente, visto che i due emisferi del cervello sono scollegati, ma nessun ornitorinco è stato mai nominato Mister o Miss di alcun luogo.

Si arriva all’ippopotamo, l’animale che preferisco perché è quello che più di ogni altro mi somiglia per le dimensioni e la leggiadria delle movenze (mi riferisco, ovviamente, all’ippopotamo fuori dall’acqua). E’ per questo motivo che colleziono ippopotami di piccole dimensioni, di qualsiasi materiale, di qualsiasi provenienza: quelli più belli, ovviamente, arrivano dall’Africa, dove l’ippopotamo è di casa. Naturalmente, la canzone Ippopotami di Roberto Vecchioni è una delle mie canzoni preferite. Inutile dire che l’ippopotamo è bello e intelligente, ma non è un termine di paragone: l’ippopotamo è, e tanto basta.
Tags: pr1 Jun
Michael Mandel, chief economist di Business Week, ha stilato una classifica dei 10 Paesi che sono cresciuti di più negli ultimi 10 anni, basata sulla crescita del prodotto interno lordo pro capite.
Novantuno anni dopo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando da parte di Gavrilo Princip, a Sarajevo, considerato da tutti gli storici come la “scusa” ufficiale per lo scatenamento della prima guerra mondiale, ritroviamo il nome della Bosnia Erzegovina, e dopo di lei quello di otto degli stati che sono nati dallo sgretolamento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Completa la lista la Cina.
| Bosnia Erzegovina |
305,6% |
| Armenia |
145,6% |
| Bielorussia |
126,3% |
| Azerbaijan |
120,7% |
| Cina |
108,5% |
| Estonia |
102,6% |
| Lettonia |
98,3% |
| Georgia |
97,5% |
| Turkmenistan |
92,9% |
| Kazakhstan |
89,1% |
Questi, invece, sono i tassi di crescita del prodotto interno lordo pro capite dei Paesi del G-7, tra il 1995 e il 2005.
| Regno Unito |
26,7% |
| Canada |
25,9% |
| Stati Uniti |
25,6% |
| Francia |
19% |
| Italia |
14,7% |
| Germania |
11,2% |
| Giappone |
9,5% |
Credo sia il caso di prendere in mano un atlante aggiornato, e ripassare la geografia dell’Europa e dell’Asia. Tra qualche anno si potrebbe rivelare una scelta vincente.
Tags: pr28 May
Milano è la metropoli europea con la peggiore qualità della vita, ed è anche la più cara.
Bella soddisfazione…
Sembra però che sia una delle migliori per “accessibilità aeroportuale”. La domanda sorge spontanea: i ricercatori viaggiano solo in treno?
Se eliminiamo il traffico, però, ignorando il fatto che abbiamo i peggiori mezzi pubblici d’Europa (il che spiega perché andiamo tutti in moto o in macchina), riusciamo a guadagnare una posizione…
Un tripudio…
Si ringraziano i sindaci Albertini, Formentini, Borghini, Pillitteri, Tognoli e Aniasi, che hanno guidato la città da quando - nel settembre del 1968 - io mi sono trasferito a Milano, perché - con la loro insipienza - hanno dato un senso compiuto ai classici discorsi da bar del “si stava meglio…”.
Forse, che le cose stavano peggiorando lo si doveva capire dal fatto che da Milano se n’è andata anche la nebbia…
Nessun tag per questo post.24 May
Beppe Grillo ha dedicato un post all’articolo di copertina dell’Economist, sulla situazione economica dell’Italia, il vero malato d’Europa.

Beppe Grillo riporta alcuni passi dell’articolo, di cui mette a disposizione dei lettori la traduzione completa.
Nessun tag per questo post.18 May
Da una serie di studi medici effettuati nel Regno Unito e in Svezia, risulta che:
Bella schifezza…
Tags: media18 May
Michael Mandel, Chief Economist di BusinessWeek, scrive nel suo blog Economics Unbound che gli sembra “di rivivere il 1996″, quando i quotidiani parlavano di crescita dell’indebitamento da parte delle famiglie e di stagnazione dei salari, e poi si è assistito a quattro anni di crescita sfrenata dei salari e dell’economia in generale.
Mandel, in genere, ha un fiuto particolare che gli permette di cogliere in anticipo l’andamento dell’economia, nel bene e nel male: nel 1999, quando tutti cantavano i peana di internet, ha scritto un libercolo che si intitolava più o meno così: “L’imminente crollo di internet e la crisi dell’economia”, anticipando - per filo e per segno - quello che sarebbe successo due anni dopo.
Speriamo che abbia ragione anche questa volta…
Nessun tag per questo post.15 May
Las Vegas è nata nel maggio del 1905 per ospitare gli operai, molti dei quali italiani, che stavano costruendo la ferrovia da Salt Lake City a Los Angeles. Sono quasi certo che, se avessero saputo cosa stavano combinando, avrebbero preferito la fame alla nascita di uno tra i luoghi più brutti e inutili della terra, quello dove i difetti del genere umano avrebbero trovato il proprio luogo di elezione.
Quel che è peggio, Las Vegas continua a crescere con la costruzione di altri monumenti all’inutilità, come il Wynn, un albergo con 2.716 stanze e un parco con campo da golf e collina artificiale alta sessanta metri. Questo boom sta trasformando la città in una metropoli: ogni mese, circa 7.000 persone (totalmente prive di cervello) si trasferiscono a Las Vegas, attirate dai campi di golf e dalla mitezza del clima. La città ha visto il più grosso aumento dei prezzi immobiliari negli ultimi tre mesi del 2004, con un balzo in avanti del 47% rispetto all’anno precedente.
A Las Vegas sono in via di approvazione proposte per costruire 150 grattacieli residenziali, molti dei quali con appartamenti del costo di un milione di dollari. Ormai, lo spazio pianeggiante scarseggia, e questo - come a Manhattan - spinge i prezzi al rialzo.
Il gioco resta alla base del boom: i casinò sono il principale datore di lavoro e la principale attrazione per i visitatori (37 milioni nel 2004, che hanno “buttato” - nel peggiore dei modi - 33 miliardi di dollari).
Continuo a essere convinto che il gioco dovrebbe essere proibito per legge, ovunque (quindi, anche all’interno delle case private). E che il deserto del Nevada dovrebbe tornare agli scorpioni e ai crotali, anche se quelli che lo popolano oggi non sono molto diversi…
E se pensate che la mia posizione sia un po’ estrema, guardate il pomposo elenco dei 10 record che appartengono a Las Vegas (dal sito ufficiale della città:
Non mi sembra che la conquista di nessuno di questi record richieda la presenza del cervello (avendo visto anche le sculture e la fontana di cioccolato, nemmeno quella del buon gusto). C’è di che essere orgogliosi di vivere a Las Vegas…
Tags: pr