Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

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  • 892892: cattivi pensieri

    Lo spunto per questo articolo è arrivato da Nicola Mattina, che ha commentato il mio vecchio post sul famigerato 892892 rivelando che il call center viene interamente gestito in outsourcing dal Gruppo COS: si tratta dell’azienda di famiglia di Alberto Tripi, che oltre a essere fondatore e presidente di questo semisconosciuto (al grande pubblico) gigante dell’outsourcing è anche Presidente di Federcomin dalla sua fondazione nel settembre 1998, carica che ha sfruttato con incredibile sagacia per la crescita della propria azienda, che adesso è diventata un vero e proprio gruppo di levatura internazionale (con sedi in Argentina, Romania e Tunisia).

    Incrociando un po’ di dati presenti sul sito e in un paio di documenti che è possibile scaricare dal sito stesso (brochure in formato PDF e presentazione in formato PPT) si notano delle coincidenze particolarmente interessanti: nel 1998 Alberto Tripi diventa Presidente di Federcomin, nel 2000 il Gruppo COS inizia a operare nel mercato dei call center nel settore delle telecomunicazioni (le cue aziende, direttamente o indirettamente, appartengono tutte a Federcomin) e nel 2003 il 46% del suo fatturato è legato a questa singola attività (o comunque al settore delle telecomunicazioni). Questa crescita straordinaria è confermata dalle cifre: il fatturato passa dai 27 milioni di Euro del 2000 ai 210 del 2004 mentre il numero dei dipendenti passa dai 1.900 del 2000 ai 13.000 del 2004.

    Fin qui, comunque, nulla da eccepire: il successo del Gruppo COS dimostra solamente le capacità personali di Alberto Tripi e del suo team, costruito intorno alla famiglia (il Vice Presidente Vicario Vittoria Tolotti, l’Amministratore Delegato Marco Tripi e il Direttore Acquisti e Affari Generali Valeria Tripi). Chapeau.

    I cattivi pensieri sorgono quando si va a vedere la lista dei clienti nel settore delle telecomunicazioni: Albacom, Alcatel, Edisontel, Fastweb, H3G, Italtel, Tele 2, Telecom, TIM, Vodafone e Wind. Ovviamente, il problema non sta nel fatto che manca “il numero” (ovvero 892892) perché questo potrebbe essere dovuto a un ritardo nell’aggiornamento del sito.

    Si potrebbe ipotizzare uno scenario in cui il Gruppo COS gestisce lo stesso servizio di informazioni sull’elenco degli abbonati per Fastweb, H3G, Telecom, Vodafone, Wind e 892892 a partire da un unico call center, che effettua la ricerca e l’aggiornamento dei dati una sola volta per tutti i gestori, e quindi ha un basso costo di gestione (rispetto al valore percepito dell’informazione). Un sofisticato sistema software gestisce la distribuzione delle chiamate agli operatori (che interrogano sempre lo stesso database) e la tariffazione. In questo modo, gli operatori riuscirebbero a mantenere dei margini interessanti su un servizio destinato - in prospettiva - a diventare sempre meno importante per la disponibilità di tutti i dati su Internet.

    Questo comunicato dello SNATER (Sindacato Nazionale Autonomo Telecomunicazioni e Radiotelevisioni), in cui si cita anche il “singolare e preoccupante” silenzio di Telecom in merito alla campagna pubblicitaria - offensiva e ingannevole nei confronti degli utenti - con i due “roditori” in tutina rossa, fornisce altri utili spunti di meditazione. Che ciascuno tragga le sue conclusioni…

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  • 892892: è nuovo e ti toglie più soldi

    Tornati dalle ferie, è tutto come prima: l’oscena pubblicità del numero 892892 si ripresenta, e spero che il risultato del tormentone sia quello di scolpire nella mente di un numero sempre maggiore di persone l’inganno nascosto dai due orridi ballerini. Mi spiace per coloro che lavorano all’interno del call center, che sembra essere a Palermo e occupare circa 2.000 persone (tutte informazioni da confermare, così come quella - riportata da diverse persone in più forum - che gli addetti fanno intenzionalmente perdere tempo per far lievitare il costo della chiamata), perché non hanno alcuna colpa, ma la totale mancanza di trasparenza dello spot nasconde un insulto all’intelligenza degli italiani e un attentato ai loro portafogli. Lo dimostra il fatto che qualcuno ha lasciato un commento a un mio precedente post, lasciando chiaramente intendere di essere convinto che si tratta di uno spot Telecom, per cui propone un boicottaggio delle linee voce della stessa azienda (cosa sulla quale sono totalmente d’accordo, e infatti non sono più un utente Telecom). Purtroppo, la liberalizzazione del servizio di informazioni sugli abbonati dimostra ancora una volta che l’Italia è uno dei pochi Paesi in cui l’abbattimento di un monopolio - al contrario di quello che succede nella maggior parte dei casi - si trasforma o nel mantenimento “occulto” del monopolio stesso (così com’è successo con Telecom) o in una fregatura per gli utenti (come si sta dimostrando nel caso del 12, visto che nessuna delle parti in causa offre il servizio a costi paragonabili a quelli del passato).

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  • Intraprendente

    Nel tardo pomeriggio di ieri, un bambino torinese di 11 anni è stato fermato da una pattuglia della Polstrada al casello di Savona mentre tentava di imboccare l’autostrada A6 in bicicletta, passando dall’accesso riservato agli utenti Telepass per evitare di essere visto dal casellante. Il bambino, dopo aver litigato con i due genitori, è scappato di casa e ha percorso la statale Aurelia da Loano a Savona, da dove voleva tornare a Torino percorrendo l’autostrada perché “sono solo 125 chilometri”.

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  • FIAT: un’opinione “forte”

    Se qualcuno vuole un’opinione “forte” sulla FIAT, consiglio la lettura di cinque interventi di Antonio Tombolini:

    Io non sono sufficientemente esperto di economia e finanza per dare un giudizio, ma trovo questa interpretazione convincente.

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  • Tavernello

    Piuttosto che il successo, del Tavernello fa meditare la pubblicità. La finta tavola rotonda moderata da Federico Fazzuoli - ex giornalista, che ha costruito la sua reputazione di esperto di agricoltura a spese di coloro che pagano il canone RAI - puzza di marcio lontano un miglio, ma purtroppo è sicuramente in grado di ingannare tutti coloro che non hanno né conoscenze di enologia né capacità di analisi dei mass media. E’ vero che nella parte bassa dello schermo scorre la scritta “comunicazione a carattere pubblicitario” ma questa, così come il taglio “finto informativo” dello spot, può sicuramente sfuggire al telespettatore distratto. Gli spot della campagna si intitolano “il vino in brik”, “chi controlla il vino”, “il vino per tutti i giorni” e “Tavernello: 100% vino italiano”, e sono opera dell’agenzia Armando Testa. Se li volete rivedere, li trovate sul sito in questa pagina.

    Io non sono mai stato un estimatore del Tavernello, un vino a basso costo e bassa gradazione (il rosso arriva a 11°, il bianco e il rosato a 10,5°), che ha caratteristiche organolettiche che evidentemente non meritano di essere citate nemmeno sul sito, dove si parla della rintracciabilità di filiera, delle vigne e dei 33.000 soci viticoltori e della confezione in tetrabrik. Ed è proprio quest’ultima che non mi ha mai convinto, da un lato per la sua totale mancanza di “poesia” e dall’altro perché non riesco a credere che possa garantire lo stesso comportamento del vetro. Per questo motivo, ho fatto una rapida ricerca e ho trovato una proposta di legge del 1996 che - se approvata - avrebbe sensibilmente limitato l’uso dei materiali “alternativi” per l’imbottigliamento del vino. Particolarmente interessante è la relazione, dalla quale si deduce che il tetrabrik - sulla base dei risultati di una ricerca effettuata dall’Unione Consumatori - non convince del tutto, mentre rappresenta una colossale opportunità di incremento dei margini per i produttori che lo utilizzano (i principali sono la CaViRo di Faenza, con i marchi Tavernello e Castellino, e la Due Tigli di Forlì, con il marchio Ronco e il sito che funziona solamente con Internet Explorer).

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  • Globalizzazione

    Un tempo, guardando i programmi televisivi di un altro Paese, si notava la differenza tra la nostra e la loro cultura, e questo rappresentava un ulteriore motivo di curiosità per il viaggio.

    Oggi, dopo dieci giorni di zapping con la televisione spagnola, ho visto solo ripetizioni di programmi trasmessi anche in Italia, con i grandi fratelli, le scatole da scavicchiare e le domande per chi vuol esser milionario.

    Solo l’edizione spagnola di Star Trek, con il “señor Espock” e le sue orecchie a punta, è riuscita a farmi fermare per qualche minuto.

    Forse, qualcuno ha esagerato con la globalizzazione.
    ___
    Postato dallo SmartPhone

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  • Effetto 892892

    Da quando ho scritto della orripilante pubblicità del numero 892892, i lettori del blog sono più che raddoppiati. E’ stato facile scoprire il motivo: cercando il numero 892892 con Google, il blog è il secondo risultato dopo il sito 892892, che però non funziona. Quindi, in questo momento sono io a fornire le informazioni sul “numero”, ed essendo informazioni corrette e trasparenti - quelle sulle tariffe - contribuisco, nel mio piccolo, a smascherare l’equivoco su questo servizio, che - una volta tanto - non ha nulla a che vedere con le nefandezze di Telecom (che è addirittura “vittima” dello spot) pur eguagliandone il livello.

    Ho anche scoperto che l’agenzia di pubblicità che ha avuto il coraggio di proporre questa serie di spot oltraggiosi per l’intelligenza di radio e telespettatori italiani è Red Cell, e lo scempio è stato compiuto dai direttori creativi esecutivi Pino Rozzi e Roberto Battaglia, dall’art Sergio Copetti e dal copy Marina D’Andrea. In realtà, questi signori hanno solo una pessima considerazione dell’intelligenza dei loro connazionali, visto che non hanno fatto altro che scimmiottare - riuscendo nell’impresa di peggiorarli - gli oltraggiosi (per l’intelligenza degli inglesi) spot radiofonici e televisivi propinati al pubblico anglosassone dalla società The Number 118 118. In questo caso, i due ebeti corrono e non ballano, e non hanno alcuna somiglianza con la “fusion” tra Enzo Paolo Turci e Sergio Iapino dei protagonisti degli spot italiani.

    Non conosco le regole sulla pubblicità ingannevole, ma l’uso del rosso (colore Telecom) e la presenza del 12 e del 412 vecchi e rimbambiti - che inducono a pensare che il numero 892892 sia un servizio Telecom - forse vanno oltre i limiti della trasparenza. Ma, ripeto, non conosco le regole sulla pubblicità ingannevole, anche se mi piacerebbe che qualcuno più esperto si pronunciasse sul tema.

    Come ha detto qualcuno, chi spiega a tutti i nonni e le nonne italiane che il servizio di informazioni sugli elenchi telefonici è stato liberalizzato (un modo simpatico per dire che è diventato a pagamento, e che pagamento!) e che il numero 892892 non è un servizio Telecom (in questo caso, il numero è 892412)? Per quanto mi riguarda, io faccio il numero 892424, così ogni tanto mi diverto con Claudio Bisio (che ha fatto il mio stesso liceo scientifico, il Luigi Cremona di Milano, e ha avuto gran parte dei miei professori, tra cui il grande Silvio Panzini).

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  • Ho avuto la sventura di sentire la pubblicità radiofonica del numero 892892: a confronto, quella televisiva è quasi un capolavoro.

    Ve la riassumo, utilizzando parole mie (ma il concetto rimane…):

    892, e chiami “abbo”
    892, e chiami “nato”
    892892, e chiami “abbo-nato”

    Nel mio caso, l’effetto del bombardamento pubblicitario sarà quello di evitare accuratamente di utilizzare il numero 892892, che - non c’è dubbio - ricorderò fino alla fine dei miei giorni…

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  • Nudi alla meta ?

    Non più. Oggi è più attuale e conveniente - si entra gratis - andare nudi o seminudi al museo per andare a vedere la mostra The Naked Truth (la verità nuda) al Leopold Museum di Vienna. Ne parlano Totanus e Pandemia. Anche questo è marketing culturale, in linea - soprattutto - con le temperature torride di questi giorni, che sono arrivate anche nella capitale austriaca.

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