Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
28 Mar
Phil Gomes è un mattacchione. Non lo conosco, ma ne sono certo.
Ha analizzato le dichiarazioni dei manager nei comunicati stampa, e ha rilevato che una delle frasi ricorrenti è siamo felici (we are pleased): “siamo felici di aver firmato questo accordo”, “siamo felici di poter annunciare la nuova generazione di prodotto”, “siamo felici dell’ingresso di … nel team che gestisce l’azienda”, “siamo felici dell’andamento del fatturato”, e così via, a strette di mano e pacche sulle spalle.
Anche oggi, con un andamento del mercato che non si può certo definire florido, tutti felici.
A questo punto, ha incominciato a contare il numero dei siamo felici (we are pleased) presenti nei comunicati stampa trasmessi dalle principali agenzie statunitensi, ha ricavato una media su 5 giorni e ha rappresentato graficamente il risultato. Per dare un crisma di ufficialità a tutto questo lavoro, ha creato il Gomes Index of Executive Happiness (Indice Gomes della Felicità Manageriale).
Ha anche trovato il tempo per individuare delle variabili che possono influenzare l’andamento dell’indice:
Stagionalità: gli annunci dei risultati trimestrali e le fiere sono avvenimenti che possono incidere in modo positivo sull’andamento dell’indice. Talvolta, la frase viene utilizzata anche per commentare annunci che non hanno nulla di positivo, per gettare un po’ d’acqua sul fuoco (”nonostante l’andamento negativo del fatturato, siamo felici di rilevare una ripresa delle vendite di …”).
Heisenberg Uncertainty Principle: il principio di incertezza teorizzato da Heisenberg sostiene che qualsiasi indice, non appena viene misurato, incomincia a mostrare un miglioramento. Nel caso del Gomes Index of Executive Happiness, quindi, il numero delle ricorrenze della frase siamo felici (we are pleased) dovrebbe diminuire. In effetti, confrontando il secondo grafico con il primo, questo succede veramente.
Phil ha pubblicato sul suo blog i primi due grafici:
Il primo grafico, del 19 marzo

Il secondo grafico, del 25 marzo

1 Mar
Il comunicato stampa sembra essere la panacea delle relazioni con i media. Internet pullula di “guru” delle relazioni pubbliche che spiegano come diventare ricchi e famosi in poco tempo, e forse anche belli, distribuendo comunicati stampa. E siccome internet è tutto e il contrario di tutto, pullula anche di “guru” che sostengono esattamente il contrario, ovvero che il comunicato stampa è inutile o addirittura morto.
La realtà, come spesso accade, sta nel mezzo. Il comunicato stampa continua a essere uno strumento fondamentale delle relazioni con i media, se contiene una notizia, se è ben strutturato, se è ben scritto, se arriva al momento giusto, se… A pensarci bene, qualcuno dovrebbe proprio leggere i consigli dei “guru” pro comunicato stampa, per evitare che i suoi finiscano nel cestino - reale o virtuale - delle redazioni.
Non fraintendiamo. Io sono decisamente a favore del comunicato stampa, così come sono a favore dei messaggi che suggeriscono un approfondimento, un taglio originale, una chiave di lettura alternativa, un’intervista, uno spunto… E delle telefonate, anche se è sempre più difficile “cogliere” un giornalista in un momento di tranquillità, per scambiare due opinioni e quattro chiacchiere.
Badate bene, non parlo dei famigerati “recall”, che fanno perdere tempo a chi chiama e a chi è chiamato, e sono un segno distintivo della cialtronaggine di settore. A chi e a che cosa serve telefonare per sapere se “ha ricevuto il comunicato stampa?” e “pensa di utilizzarlo?”, se non si aggiunge nessun tipo di informazione? Eppure, nonostante le ripetute proteste dei giornalisti (ne ho pubblicata una anch’io), la maggior parte delle cosiddette agenzie di relazioni pubbliche continua imperterrita a farli.
Sono ben altre le cose che contano per ottenere dei risultati tangibili da un’attività di relazioni con i media:
24 Feb
Prima o poi doveva succedere: un uomo ha morso un cane. E’ uno scozzese di 34 anni, cieco, che - secondo dei testimoni oculari - ha morso il proprio cane guida e lo ha preso a calci in mezzo alla strada davanti a un centro commerciale. L’uomo è accusato di crudeltà verso gli animali, mentre il cane è stato ricoverato in un centro di accoglienza.
Technorati tags: media relations
Tags: media, Media Relations, pr13 Feb
I vecchi e noiosi comunicati stampa — dove le dimissioni si danno sempre “per trascorrere più tempo con la famiglia” — non sono più adatti per affrontare la maggior parte dei problemi di comunicazione, come la gestione delle “voci di corridoio” o dei commenti indipendenti.
Traduzione letterale di una frase comparsa all’interno di un articolo dell’Economist sul “fenomeno” Robert Scoble, l’uomo che è stato assunto da Microsoft per scrivere il proprio blog indirizzato al mondo degli sviluppatori software, e attribuita a Bruce Lowry, responsabile delle relazioni pubbliche di Novell.
Secondo l’articolo, il blog sta uccidendo non solo il comunicato stampa ma l’intero sistema delle relazioni pubbliche. Un argomento su cui stanno discutendo tutti i blogger statunitensi, e in particolare - com’è ovvio - quelli che lavorano nelle agenzie di RP e nelle strutture di comunicazione delle aziende.
10 Feb
Dan Gillmor, negli Stati Uniti, è un nome conosciuto. E’ il giornalista che per circa un decennio ha commentato le notizie sul mondo delle tecnologie dalla posizione migliore, ovvero dalle pagine del “quotidiano” della Silicon Valley: il San Jose Mercury News. E che, per questo motivo, ha avuto a che fare con quelli che, teoricamente, sono i migliori professionisti di relazioni pubbliche nello specifico settore dell’information technology.
Teoricamente. Perché a leggere la lettera che segue, pubblicata dallo stesso Dan Gillmor all’interno del sito SiliconValley.Com, si direbbe - dopo aver ascoltato per anni le lamentele dei giornalisti italiani sull’argomento - che la professionalità, purtroppo, continua a essere una merce rara.
Ho cercato di tradurre il testo rispettando il senso dell’originale. Il tutte le occasioni in cui c’è un riferimento a qualcosa di tipicamente americano - come lo US Mail, il servizio postale - ho utilizzato il nostro equivalente.
Lettera ai professonisti di relazioni pubbliche
Cari PR,
Le relazioni pubbliche nel settore delle tecnologie devono essere un lavoro incredibilmente difficile. Da un lato, ci sono dei clienti molto esigenti, e dall’altro, dei giornalisti molto impazienti. Stretto nel mezzo, il PR deve conservare il proprio senso dello humor.
Ricevo una quantità enorme di richieste e proposte da PR professionisti. Molti ignorano le mie preferenze, che ho ripetuto più volte.
Alcuni suggerimenti importanti:
Prima di spiegare le regole relative all’e-mail, lasciatemi ringraziare i PR che hanno compreso che preferisco essere contattato in questo modo. Io sono da solo e voi siete in tanti, e la mia mailbox è sempre strapiena di richieste e proposte.
Questi messaggi fanno a gara per catturare la mia attenzione, insieme a quelli dei lettori che commentano un articolo e di coloro che suggeriscono idee, e alla pletora di altre comunicazioni. Ogni giorno, finisco col leggere centinaia di messaggi.
Elimino immediatamente quelli che non interessano né a me né al San Jose Mercury News né a SiliconValley.com. Sono stupito dalla quantità di posta che arriva da persone che - evidentemente - non hanno mai letto né il quotidiano né il sito Web.
Non avrei nessun problema, avendone il tempo, a inoltrare i messaggi a chi di dovere, ma preferirei che i PR leggessero i miei articoli, per capire cosa faccio, prima di inviarmi una proposta. In redazione ci sono diversi giornalisti che scrivono di tecnologia, e nella maggior parte dei casi sono proprio gli altri i contatti giusti per le vostre storie.
Ma quelle che mi infastidiscono di più sono le cattive abitudini dei PR con l’e-mail.
Le mie regole:
In sintesi, comprendo le difficoltà del vostro lavoro, soprattutto quando avete a che fare con persone esigenti come i giornalisti. Spero che queste linee guida vi aiutino a ottenere più facilmente la mia attenzione.
Technorati tags: media relations, e-mail
Tags: comunicato stampa, giornalismo, media, Media Relations, pr, relazioni pubbliche8 Feb
Il mondo della stampa sta attraversando un periodo di trasformazione, il cui impatto è diventato man mano più evidente nel corso del 2004. In parte, è dovuto alla maggiore importanza di Internet per la comunicazione, un elemento che il mondo delle relazioni pubbliche ha fino a oggi sottovalutato, e che continua a considerare solo per il suo aspetto di mezzo di trasporto a basso costo delle informazioni.
Il mestiere di giornalista sta diventando più complesso. Quella a cui stiamo assistendo, infatti, è la contemporanea tendenza verso la frammentazione e la convergenza, che dà origine a una dicotomia spesso difficile da gestire. Da una parte, il pubblico è sempre più frammentato, mentre dall’altra i media stanno convergendo all’interno di un numero di editori sempre più ristretto. In queste settimane, stanno confluendo sotto lo stesso tetto Agepe e JCE, ovvero tre delle quattro testate italiane dedicate al canale.
Le notizie e le informazioni “vere” sono sempre più disponibili, così come quelle inutili, quelle di parte e quelle addirittura false. Alcune persone sono più informate di quello che avrebbero potuto essere in passato, poiché possono accedere a più fonti e opinioni sullo stesso argomento, mentre altre sono attente solo agli aspetti di sensazionalismo. Altre ancora rimangono legate a una forma ormai obsoleta di consumo dei media – che si può definire come “giornalismo dell’affermazione” – in cui cercano notizie e opinioni che confermano la loro visione del mondo.
Il ruolo dei giornalisti come intermediari delle notizie si sta indebolendo, mentre cresce il numero delle persone comuni che contribuiscono in modo propositivo alla diffusione delle informazioni attraverso nuove forme di comunicazione come i blog. Questo può rappresentare un’opportunità per i giornalisti come interpreti della verità, e per le PR come canale di distribuzione delle informazioni dalle aziende verso i loro pubblici (intesi nella loro accezione più ampia).
Otto spunti per il 2005
Otto spunti, e altrettante possibilità di migliorare la visibilità sulla stampa nel corso del 2005, sfruttando per primi le nuove opportunità di comunicazione.