Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Journalism’ Category

EPIC

Volete conoscere il futuro dei media, tra dieci anni, nel 2014? Ve lo rivela EPIC.
Potete vedere la prima versione selezionando il link contenuto in questa pagina.

Potete scaricare da questo link la versione rivista e aggiornata.

In entrambi i casi, avete bisogno del plug-in di Macromedia Flash, che potete scaricare - se non lo avete già - da questa pagina, selezionando la combinazione appropriata tra sistema operativo e browser.

Tags: ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism
  • Ben Silverman, autore del blog PR Fuel, ha realizzato una ricerca in cui ha coinvolto cinquanta giornalisti di quotidiani statunitensi per analizzare il rapporto di questi giornalisti con i comunicati stampa, le sale stampa online e i blog. Gli intervistati appartengono a quotidiani che vendono ogni giorno tra 100.000 e 500.000 copie, e scrivono di business, politica, sport, cronaca locale, cronaca nera, viaggi, turismo, tecnologia e arte.

    Queste sono le risposte, con i commenti di Ben Silverman.

    Comunicati Stampa

    1. Dei comunicati stampa che ricevi via e-mail, quanti ne apri e ne leggi?

    Tra il 90% e il 100% = 8%
    Tra l’80% e l’89% = 13%
    Tra il 70% e il 79% = 15%
    Tra il 60% e il 69% = 16%
    Tra il 50% e il 59% = 25%
    Meno del 50% = 26%

    Commento: Ricordate, un buon titolo fa aprire il messaggio, e una notizia interessante fa continuare a leggere il comunicato stampa. E, naturalmente, non spedire mai un comunicato stampa come allegato.

    2. A) Ricevi ancora comunicati stampa per posta?

    Si = 22%
    No = 78%

    Commento: Sono sorpreso da una percentuale ancora così alta.

    2. B) Li leggi?

    Si = 2%
    No = 98%

    Commento: Non sono sorpreso.

    3. A) Ricevi ancora comunicati stampa per fax?

    Si = 36%
    No = 64%

    Commento: Quanti ne arriveranno su un numero eFax?

    B) Li leggi?

    Si = 56%
    No = 44%

    Commento: Apparentemente, il fax è il modo migliore per far leggere un comunicato stampa. Forse, è il concetto di “urgenza” che è associato al fax che sspinge i giornaliti a leggerli.

    4. Controlli i servizi di distribuzione dei comunicati stampa come Business Wire e PR Newswire?

    Si = 70%
    No = 30%

    Commento: Il modo migliore per farli leggere.

    (N.d.R., Praticamente inutilizzato in Italia)

    5. Generalmente, trovi utili le informazioni contenute nei comunicati stampa?

    Si = 76%
    No = 24%

    Commento: E’ una risposta particolarmente positiva, ma in questo caso non capisco perché i giornalisti non leggano più comunicati stampa. E’ colpa del titolo?

    6. La maggioranza dei comunicati stampa che ricevi è in linea con quello che scrivi?

    Si = 62%
    No = 38%

    Commento: Questa percentuale deve migliorare. Bisogna aggiornare i database.

    Blog

    1. Leggi dei blog per intrattenimento?

    Si = 24%
    No = 76%

    Commento: Il 27% degli adulti statunitensi legge dei blog.

    2. Leggi blog sullo stesso argomento di cui scrivi?

    Si = 36%
    No = 64%

    Commento: Questa è la vera percentuale…

    3. Hai mai scritto un articolo dopo aver letto la storia su un blog?

    Si = 18%
    No = 82%

    Commento: Non riesco a capire se si tratta di un numero alto o basso. Credo che alcuni giornalisti non vogliano rivelare le loro foti di informazione.

    4. Hai mai utilizzato l’autore di un blog come fonte?

    Si = 4%
    No = 96%

    Commento: Sorprendentemente bassa. Avrei scommesso su una percentuale almeno del 15%.

    5. Hai mai citato un blog come fonte di informazioni per un articolo?

    Si = 6%
    No = 94%

    Commento: Come sopra.

    6. Ritieni che i blog siano uno strumento di ricerca utile per il tuo lavoro (fonte di informazioni, barometro sulle opinioni, eccetera)?

    Si = 24%
    No = 76%

    Commento: La percentuale è quella che stimavo per le due risposte precedenti, ma ancora bassa se consideriamo che il 36% degli intervistati afferma di leggere blog sullo stesso argomento di cui scrive.

    Uffici Stampa Online

    1. Le aziende forniscono informazioni sufficienti alla stampa sui loro siti web?

    Si = 66%
    No = 34%

    Commento: Il “si” potrebbe essere 100% se i PR spendessero qualche minuto in più per analizzare l’ufficio stampa online, e facessero qualcosa per migliorarlo.

    2. Con che frequenza visiti i siti delle aziende per cercare informazioni?

    Ogni giorno = 12%
    Ogni settimana = 74%
    Ogni mese = 14%
    Mai = 0%

    Commento: Questo è un buon segno.

    3. Hai mai utilizzato un modulo online (”scrivi nome, indirizzo e-mail e domanda, e ti risponderemo”) per fare delle richieste?

    Si = 2%
    No = 98%

    Commento: Siamo d’accordo! Odio quel tipo di modulo online.

    Varie

    1. Saresti un buon PR?

    Si = 32%
    No = 68%

    Commento: Una risposta onesta.

    2. Consideri i PR come pari grado, sotto il profilo professionale?

    Si = 78%
    No = 22%

    Commento: Mi aspettavo un numero inferiore di si.

    Tags: , ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism
  • E’ un argomento di cui volevo scrivere da tempo: l’Ordine dei Giornalisti ha recentemente approvato un documento che contiene delle regole di comportamento per i giornalisti economici e finanziari, che integra e amplifica le norme del 1993.

    Questo è il testo del documento:

    1) Il giornalista riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne alterino il vero significato, le informazioni di cui dispone, soprattutto se già diffuse dalle agenzie di stampa o comunque di dominio pubblico. L’obbligo sussiste anche quando la notizia riguardi il suo editore o il referente politico o economico dell’organo di stampa.

    2) Non si può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui si sia venuti a conoscenza nell’ambito della propria attività professionale né si può turbare l’andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili ai propri interessi.

    3) Il giornalista non può scrivere articoli che contengano valutazioni relative ad azioni o altri strumenti finanziari sul cui andamento borsistico abbia in qualunque modo un interesse finanziario, né può vendere o acquisire titoli di cui si stia occupando professionalmente nell’ambito suddetto o debba occuparsene a breve termine.

    4) Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti pubblici che possano condizionare il suo lavoro e la sua autonomia o ledere la sua credibilità e dignità professionale.

    5) Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare nome, voce e immagine per iniziative pubblicitarie, in quanto incompatibili con la credibilità e autonomia professionale. Sono consentite, invece, a titolo gratuito, analoghe iniziative volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo.

    6) Il giornalista, tanto più se ha responsabilità direttive, deve assicurare un adeguato standard di trasparenza sulla proprietà editoriale del giornale e sull’identità e gli eventuali interessi di cui siano portatori i suoi analisti e commentatori esterni in relazione allo specifico argomento dell’articolo. In particolare va ricordato al lettore chi è l’editore del giornale quando un articolo tratti problemi economici e finanziari che direttamente lo riguardino o possano in qualche modo favorirlo o danneggiarlo.

    7) Nel caso di articoli che contengano raccomandazioni d’investimento elaborate dallo stesso giornale va espressamente indicata l’identità dell’autore della raccomandazione (sia esso un giornalista interno o un collaboratore esterno). Occorre inoltre, nel rispetto delle norme deontologiche già in vigore sulla affidabilità e sulla pubblicità delle fonti, che per tutte le proiezioni, le previsioni e gli obiettivi di prezzo di un titolo siano chiaramente indicate le principali metodologie e ipotesi elaborate nel formularle e utilizzarle.
    8) La presentazione degli studi degli analisti deve avvenire assicurando una piena informazione sull’identità degli autori e deve rispettare nella sostanza il contenuto delle ricerche. In caso di una significativa difformità occorre farne oggetto di segnalazione ai lettori.

    Sarei molto felice se Ferpi e Assorel approvassero un analogo documento sui doveri dei professionisti delle relazioni pubbliche.

    In particolare, vorrei vedere questi tre articoli:

    1) Il professionista di relazioni pubbliche non può utilizzare in alcun caso per profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui viene a conoscenza nell’ambito della propria attività professionale né può turbare l’andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili agli interessi di chi riceve queste informazioni.

    2) Il professionista di relazioni pubbliche non offre in nessun caso contratti di consulenza, pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende né a giornalisti né a clienti, dato che questi potrebbero condizionare l’autonomia professionale e decisionale di questi ultimi e ledere la dignità degli altri professionisti di relazioni pubbliche.

    3) Il professionista di relazioni pubbliche non offre in alcun caso a un giornalista un incarico in contrasto con l’esercizio autonomo della professione.

    E sarebbe anche particolarmente positivo se anche Ferpi e Assorel affidassero a un organismo esterno, così come ha fatto l’Ordine dei Giornalisti (che ha affidato alla Consob il compito di comminare le multe ai giornalisti che infrangono le regole), l’applicazione delle sanzioni, che dovrebbero essere estremamente severe.

    Altrimenti, continueranno a darci del “pierre”… e noi continueremo a meritarci questo appellativo.

    Tags: ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism
  • I colpi di coda della grandeur

    L’agenzia France Presse ha citato in giudizio Google, chiedendo danni per 17,5 milioni di dollari, perché Google News ha pubblicato - apparentemente senza autorizzazione - notizie e fotografie che i clienti dell’agenzia pagano in modo particolarmente salato (e, diciamocelo, non più sostenibile nell’era di internet). Se vi interessano i dettagli della citazione in giudizio, potete scaricare l’originale della citazione in giudizio in formato PDF (sono 19 pagine, in “legalese”).
    Google ha reagito rapidamente, annunciando che nei prossimi giorni eliminerà dalle pagine di Google News qualsiasi notizia e fotografia tratta da France Presse.
    La cosa ha fatto un certo scalpore: ne hanno parlato, tra gli altri, Punto Informatico, The Media Center at the American Press Institute, Poynter Online, Digital Media Europe, PC World e Editors’ Weblog.
    Andy Lark, che è molto perspicace ma pur sempre neozelandese, e quindi estraneo alle circonvoluzioni dei cervelli europei, non si capacita del fatto che qualcuno possa chiedere di essere rimosso dal principale aggregatore di notizie della terra.
    France Presse è fiera di essere stata la prima agenzia di stampa della storia, visto che è stata fondata da Monsieur Charles-Louis Havas nel 1835.
    A questo punto, la domanda sorge spontanea: sarà anche la prima a chiudere?

    Tags: ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism
  • New Media

    Prima guardate questa New Media Ecosystem Flowchart con il testo che la commenta (se vi sembra troppo complessa, come succede a molti, trovate una spiegazione dei termini utilizzati nei diversi riquadri in questa pagina), e poi andate a vedere come sarà lo scenario nel 2014 secondo il filmato prodotto da un inesistente ma sicuramente creativo Museum of Media History (se non lo avete già fatto, dovete installare il plug-in di Flash da questa pagina).

    Tags: ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism
  • Abbiamo bisogno dei media

    Un tempo, relazioni pubbliche era sinonimo di relazioni con i media. Oggi, di fronte al declino dei media e alla crescita di strumenti tecnologici che permettono di comunicare in modo diretto con i pubblici e gli influenzatori, questo connubio si è indebolito. Nonostante ciò, i media continuano a essere indispensabili per le relazioni pubbliche, e non solo perché la rassegna stampa mensile è il primo strumento di misurazione della nostra attività.
    Prendiamo ad esempio due eventi di grande impatto, come l’attacco terroristico al World Trade Center e al Pentagono dell’11 settembre 2001, e lo tsunami nell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004. In entrambi i casi, i media hanno avuto il compito fondamentale di raccogliere, filtrare e distribuire le informazioni, nonostante i blog e i siti di informazione fornissero già una quantità impressionante di materiale.
    I media hanno la capacità di raccogliere e distribuire le parole, i suoni e le immagini, dopo aver verificato e confrontato le fonti. Per questo motivo, siamo portati - dopo aver ascoltato le voci che circolano online - ad attribuirgli una maggiore credibilità. Molto spesso, sono gli stessi blog a usare i media come fonte dei propri commenti, e a collegare il testo alla notizia ufficiale.
    In questo modo, il mondo dei blog sostiene il mondo dei media invece di indebolirlo, come sostengono in molti. Il motivo è che c’è troppo di tutto (troppi libri, troppi giornali, troppe riviste, troppi canali TV, troppi siti web, troppi comunicati stampa e troppi blog), per cui abbiamo bisogno di uno strumento che filtri le informazioni e produca una sintesi: i media.
    E siccome non tutto è notizia, e non tutte le notizie sono di interesse per tutti, sono i giornalisti - con la loro esperienza e la loro sensibilità - a fare da giudice. Noi, dal canto nostro, operiamo delle scelte sui media, selezioniamo i blog sulla base dei contenuti e dell’affinità con gli autori, ascoltiamo un TG piuttosto che un altro. Nel farlo, usiamo anche strumenti come Google Page Rank, che offrono una “misura” dell’attendibilità di una pagina.
    Naturalmente, continua a esserci spazio anche per una comunicazione non intermediata. A volte, parlare faccia a faccia con un individuo o un gruppo di individui è il modo migliore per interagire con essi. In questi casi, la pubblicazione dei documenti - i comunicati stampa, i testi dei discorsi, le presentazioni, le ricerche degli analisti - arricchisce questo dialogo.
    L’affidabilità di una notizia
    Una notizia è affidabile, al di là del valore del media, quando risponde a quattro diversi parametri:

    • Attualità
    • Chiarezza
    • Completezza
    • Contestualizzazione

    Se applichiamo questo filtro alle relazioni pubbliche, ci rendiamo conto che raramente riusciamo a essere completi (per ovvi motivi, non possiamo citare né i nostri concorrenti né i nostri avversari), e spesso non riusciamo a essere nemmeno attuali e chiari (il processo di approvazione all’interno delle aziende gioca a svantaggio di questi due parametri).
    E’ per questo motivo che dobbiamo avere una credibilità professionale tale da diventare noi stessi delle fonti attendibili. Un processo che molti professionisti (o presunti tali) trascurano, o non conoscono, con conseguenze disastrose per i risultati - in termini di visibilità - dei loro clienti. La comunicazione è una risorsa strategica, oppure non è una risorsa. Fare da filtro nei confronti dei giornalisti, in entrata e in uscita, non significa né fare ufficio stampa né fare comunicazione.
    Le relazioni pubbliche devono aiutare i giornalisti a costruire dei media migliori. Per questo motivo, le due professioni devono intrattenere un dialogo professionale, e collaborare piuttosto che sopportarsi a vicenda (spesso, purtropo, per ottimi motivi).
    I giornalisti e le relazioni pubbliche
    I giornalisti hanno un ruolo fondamentale di filtro nei confronti delle notizie delle aziende, ma - in questa veste - devono rimanere al di sopra delle parti. Qualche volta, questo non succede, e in 24 anni di carriera, ho assistito - purtroppo - ad alcuni comportamenti “sospetti”.
    Uno su tutti: un signore iscritto all’ordine dei giornalisti (chiamarlo “giornalista” mi sembra ingiusto nei confronti di chi lo è veramente) è intervenuto solo alle due conferenze stampa organizzate per conto di IBM - per dei prodotti obsoleti e marginali (subito dopo la seconda, ho rinunciato al contratto - sicuramente lucroso - perché ritenevo che l’organizzazione di questi eventi privi di contenuti fosse dannoso per la reputazione mia e della mia agenzia) - e ha ignorato tutte le altre.
    In questo modo, si è perso - e sottolineo perso, perché internet era ancora di là da venire, e non ha mai chiesto la cartella stampa - i seguenti annunci: 3Com (il primo switch), Adobe (il PostScript, Acrobat), Apple (il Macintosh, i PowerBook), Borland (il C++), Compaq (il Portable One, Two e Three, il primo 386, il bus EISA), Hayes (il primo modem per PC) e QMS (la prima laser per PC). Ovviamente, nel frattempo ha scritto sempre, con grande enfasi, delle “novità” IBM, tra cui PS/2 e OS/2.
    Le relazioni pubbliche devono collaborare con i media, e i media devono collaborare con le relazioni pubbliche. Per questo, però, è necessaria - da entrambe le parti - una maggiore consapevolezza dei rispettivi ruoli, e delle rispettive competenze (ma che, nel caso delle relazioni pubbliche, siano competenze “vere”).
    Le relazioni pubbliche devono adeguare il loro modo di operare alla realtà dei media, che è profondamente mutata con l’arrivo di internet, e non ha ancora trovato un equilibrio definitivo. Questo è un argomento su cui ho già scritto, e su cui tornerò anche in futuro. Ritengo che sia compito sia dei giornalisti sia dei relatori pubblici far crescere i rispettivi ambiti professionali, in modo tale che l’impatto delle tecnologie non si tramuti solamente in una riduzione dei budget, ovvero del corpo redazionale nel primo caso e degli onorari professionali nel secondo.
    Nel nostro caso, è un compito difficile, perché sono solo in pochi - troppo pochi - a cercare un confronto professionale. La FERPI, Federazione Italiana delle Relazioni Pubbliche, rappresenta tra il 3 e il 5% (a seconda delle stime) di coloro che esercitano la professione dei relatori pubblici. Invertendo il punto di vista, questo significa che una percentuale compresa tra il 95 e il 97% dei professionisti - o presunti tali - non è detto che conosca i “fondamentali” del mestiere, perché nessuno glieli ha mai chiesti (e mi piacerebbe proprio vedere chi so io davanti ad Attilio Consonni per l’esame di ammissione alla FERPI).
    I media stanno lottando per difendere le proprie posizioni, in un mercato in cui la maggior parte delle informazioni è disponibile a titolo gratuito, si guarda meno TV, si ascoltano meno radio e si acquista meno carta stampata. Per questo motivo, i giornalisti sono costantemente sotto pressione, a caccia di notizie, informazioni e storie, una merce di cui hanno ormai perso il monopolio.
    Per aiutarli in questo compito, le relazioni pubbliche dovrebbero essere:

    • Trasparenti (bisogna sempre dichiarare il committente)
    • Creative (una buona idea o una nuova chiave di lettura sono sempre bene accette)
    • Credibili (è necessario cooscere il mercato, i prodotti e le tecnologie di cui si parla e si scrive)
    • Documentate (oggi, trovare informazioni e dati a supporto di un argomento è relativamente facile’)
    • Tempestive (non troppo presto, e preferibilmente senza embargo, non troppo tardi nella giornata, e senza telefonare)

    Oggi, tra l’altro, molti giornalisti ci indirizzano nel nostro lavoro attraverso i loro blog. Leggiamoli con attenzione: quasi sempre, troviamo indicazioni importanti per il nostro lavoro.

    Technorati tags: ,

    Tags: , , , , ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism
  • Un breviario per le PR hi-tech

    Dan Gillmor, negli Stati Uniti, è un nome conosciuto. E’ il giornalista che per circa un decennio ha commentato le notizie sul mondo delle tecnologie dalla posizione migliore, ovvero dalle pagine del “quotidiano” della Silicon Valley: il San Jose Mercury News. E che, per questo motivo, ha avuto a che fare con quelli che, teoricamente, sono i migliori professionisti di relazioni pubbliche nello specifico settore dell’information technology.

    Teoricamente. Perché a leggere la lettera che segue, pubblicata dallo stesso Dan Gillmor all’interno del sito SiliconValley.Com, si direbbe - dopo aver ascoltato per anni le lamentele dei giornalisti italiani sull’argomento - che la professionalità, purtroppo, continua a essere una merce rara.

    Ho cercato di tradurre il testo rispettando il senso dell’originale. Il tutte le occasioni in cui c’è un riferimento a qualcosa di tipicamente americano - come lo US Mail, il servizio postale - ho utilizzato il nostro equivalente.

    Lettera ai professonisti di relazioni pubbliche

    Cari PR,

    Le relazioni pubbliche nel settore delle tecnologie devono essere un lavoro incredibilmente difficile. Da un lato, ci sono dei clienti molto esigenti, e dall’altro, dei giornalisti molto impazienti. Stretto nel mezzo, il PR deve conservare il proprio senso dello humor.

    Ricevo una quantità enorme di richieste e proposte da PR professionisti. Molti ignorano le mie preferenze, che ho ripetuto più volte.

    Alcuni suggerimenti importanti:

    • Per favore, non telefonate, a meno che non stiate rispondendo a una mia richiesta. Le eccezioni a questa regola sono estremamente rare.
    • Se chiamate e dovete lasciare un messaggio sulla segreteria, iniziate - per favore - ripetendo il vostro numero di telefono.
    • Per favore, non inviate fax, a meno che non sia stato io a chiederlo. Viaggio molto, ed è difficile che riesca a vedere il vostro fax “urgente”.
    • La posta è il modo più inutile di contattarmi. Non apro mai le buste dove non compare l’indirizzo del mittente. Se proprio dovete inviare una lettera, scrivete in stampatello sulla busta qualcosa che spieghi cos’è il contenuto, un po’ come il titolo di un e-mail.
    • Non mandate scatole che contengono chip di polistirolo espanso, che inquinano l’ambiente e sono comunque fastidiosi.
    • Non mandare mai, ripeto mai, regali.
    • Per favore, non mandate dei prodotti da provare, a meno che non sia stato io a richiederli.
    • In generale, spedite semplicemente un e-mail al mio indirizzo del San Jose Mercury News (questa indicazione è superata, in quanto Dan ha lasciato il Mercury all’inizio di gennaio 2005, per creare un’azienda che si occupa di giornalismo “spontaneo”, sulla scia del successo del libro “We, the news”, di cui vi consiglio la lettura: qui trovate il PDF: http://www.oreilly.com/catalog/wemedia/book/index.csp).

    Prima di spiegare le regole relative all’e-mail, lasciatemi ringraziare i PR che hanno compreso che preferisco essere contattato in questo modo. Io sono da solo e voi siete in tanti, e la mia mailbox è sempre strapiena di richieste e proposte.

    Questi messaggi fanno a gara per catturare la mia attenzione, insieme a quelli dei lettori che commentano un articolo e di coloro che suggeriscono idee, e alla pletora di altre comunicazioni. Ogni giorno, finisco col leggere centinaia di messaggi.

    Elimino immediatamente quelli che non interessano né a me né al San Jose Mercury News né a SiliconValley.com. Sono stupito dalla quantità di posta che arriva da persone che - evidentemente - non hanno mai letto né il quotidiano né il sito Web.

    Non avrei nessun problema, avendone il tempo, a inoltrare i messaggi a chi di dovere, ma preferirei che i PR leggessero i miei articoli, per capire cosa faccio, prima di inviarmi una proposta. In redazione ci sono diversi giornalisti che scrivono di tecnologia, e nella maggior parte dei casi sono proprio gli altri i contatti giusti per le vostre storie.

    Ma quelle che mi infastidiscono di più sono le cattive abitudini dei PR con l’e-mail.

    Le mie regole:

    • Usate un soggetto informativo. Un titolo come “comunicato stampa” è un ottimo candidato per il cestino.
    • La prima schermata è fondamentale. Se quello che vedo è simile a un comunicato stampa, con le informazioni sui contatti e poco altro, è una perdita di tempo. Datemi un motivo per proseguire nella lettura.
    • Come posso dirlo in modo cortese? A meno che non lo abbia richiesto espressamente, non inviatemi mai un allegato. Chiaro? Vi dico il perché.
      1. Gli allegati succhiano banda. Questo diventa un problema se sono in viaggio. Non è divertente sedere in una stanza d’albergo di Singapore e aspettare per un’ora che qualche mega di PowerPoint finisca nella mia casella di posta.
      2. Non sono sicuri. Gli allegati sono la migliore forma di trasporto per i virus che cercano di infettare i personal computer.
      3. Non sono necessari, con pochissime eccezioni. Un testo soddisfa quasi sempre ogni esigenza: tagliate e incollate le pagine di Word nel corpo del messaggio. Altrimenti, è poco probabile che le legga.
    • Per favore, non inviate messaggi HTML. Non utilizza la stessa banda di un allegato, ma ne usa più del testo. Inoltre, non necessario, e ha il potenziale di essere pericoloso. Sfortunatamente, anche se Microsoft ci permette di inviare del testo, ha deciso di farci leggere dei messaggi HTML quando usiamo Outlook, che è quello che devo usare perché la mia azienda ha un server Exchange. Mi perdo qualcosa? C’è un modo per costringere Outlook a convertire HTML in testo?
    • Una volta spedito l’e-mail, non chiamate per sapere se l’ho ricevuto, a meno che il messaggio torni indietro o ci siano altri motivi perché io non lo abbia ricevuto. Se non è per me, cercherò di inoltrarlo a chi si occupa di quello specifico argomento. E’ vero, con queste regole corro il rischio di perdere una buona idea per un articolo. Lo so, ma devo fare qualcosa per avere una vita decente, e questo è il massimo che vi posso offrire. Vi chiedo però di collaborare, quando ho bisogno di informazioni. Le PR non si possono limitare alla proposta di articoli, come ben sanno i veri professionisti, ma devono comprendere la capacità di rispondere anche alle domande dei giornalisti. Questi sono alcuni trucchi, che vi possono aiutare in questo compito.
    • Assicuratevi che i siti dei vostri clienti offrano tutte le informazioni, e quindi non solo i comunicati stampa ma anche i link agli articoli delle diverse pubblicazioni, le bio e le foto ad alta risoluzione dei manager e informazioni dettagliate - comprese le foto e i video - dei prodotti, e tutto quello che potrebbe essere utile.
    • Non nascondete le informazioni sui contatti PR all’interno del sito, in modo tale da renderle introvabili per chiunque non abbia una laurea in biblioteconomia. Io cerco prima la pagina “Azienda”, poi la pagina “Stampa” e poi quella “Contatti”. Può essere che ci sia una posizione più logica per queste informazioni, ma evitate di nasconderle.
    • I giornalisti preferiscono parlare con i clienti e non con voi, dopo aver ricevuto le informazioni di background. La tempistica è la variabile fondamentale.
    • Se dovete dire no, dite no. Non c’è nulla di peggio di un “forse” che va avanti per settimane.

    In sintesi, comprendo le difficoltà del vostro lavoro, soprattutto quando avete a che fare con persone esigenti come i giornalisti. Spero che queste linee guida vi aiutino a ottenere più facilmente la mia attenzione.

    Technorati tags: ,

    Tags: , , , , ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism, Media Relations
  • Tendenze della stampa in Italia

    Il mondo della stampa sta attraversando un periodo di trasformazione, il cui impatto è diventato man mano più evidente nel corso del 2004. In parte, è dovuto alla maggiore importanza di Internet per la comunicazione, un elemento che il mondo delle relazioni pubbliche ha fino a oggi sottovalutato, e che continua a considerare solo per il suo aspetto di mezzo di trasporto a basso costo delle informazioni.

    Il mestiere di giornalista sta diventando più complesso. Quella a cui stiamo assistendo, infatti, è la contemporanea tendenza verso la frammentazione e la convergenza, che dà origine a una dicotomia spesso difficile da gestire. Da una parte, il pubblico è sempre più frammentato, mentre dall’altra i media stanno convergendo all’interno di un numero di editori sempre più ristretto. In queste settimane, stanno confluendo sotto lo stesso tetto Agepe e JCE, ovvero tre delle quattro testate italiane dedicate al canale.

    Le notizie e le informazioni “vere” sono sempre più disponibili, così come quelle inutili, quelle di parte e quelle addirittura false. Alcune persone sono più informate di quello che avrebbero potuto essere in passato, poiché possono accedere a più fonti e opinioni sullo stesso argomento, mentre altre sono attente solo agli aspetti di sensazionalismo. Altre ancora rimangono legate a una forma ormai obsoleta di consumo dei media – che si può definire come “giornalismo dell’affermazione” – in cui cercano notizie e opinioni che confermano la loro visione del mondo.

    Il ruolo dei giornalisti come intermediari delle notizie si sta indebolendo, mentre cresce il numero delle persone comuni che contribuiscono in modo propositivo alla diffusione delle informazioni attraverso nuove forme di comunicazione come i blog. Questo può rappresentare un’opportunità per i giornalisti come interpreti della verità, e per le PR come canale di distribuzione delle informazioni dalle aziende verso i loro pubblici (intesi nella loro accezione più ampia).

    Otto spunti per il 2005

    1. Un numero crescente di media va a caccia di un numero statico (se non leggermente decrescente) di lettori, utilizzando come arma le notizie. La prima conseguenza è che numerosi settori tra i media stanno perdendo lettori, con le inevitabili conseguenze su fatturato e utili (e, a cascata, su altri fattori). L’unico settore in crescita è quello dei media online, che porta una ventata di novità grazie alla possibilità di scegliere i contenuti in modo interattivo (e spesso personalizzato).
    2. La maggior parte degli investimenti nel settore del giornalismo va in direzione della distribuzione delle notizie e non in quella della loro raccolta. I media, in quasi tutti i settori, stanno cercando di ridurre il costo della redazione, sia in termini di staff sia in termini di tempo per raccogliere e redigere le notizie. Con le dovute eccezioni, i giornalisti hanno dei problemi a mantenere un buon livello qualitativo.
    3. In alcuni casi, i media utilizzano l’elemento base della notizia – ovvero il comunicato stampa – come prodotto finito, pubblicandolo senza nessuna modifica, integrazione o commento. Questo succede più spesso nel caso dei media online e più raramente nel caso dei quotidiani, in cui la qualità del comunicato stampa – fatta di approccio alla notizia, di contenuto, di forma e di stile (elementi di base, che spesso mancano o sono addirittura affiancati da problemi grammaticali e sintattici) – è determinante.
    4. Lo standard qualitativo, l’indipendenza intellettuale e gli standard etici dei giornalisti variano in modo significativo, anche all’interno della stessa struttura. Per definire e implementare una strategia di comunicazione è quindi necessario saper leggere oltre le righe (o le videate) per scegliere l’approccio più adatto, e i risultati premiano in modo più che proporzionale la competenza e la professionalità di chi è in grado di farlo.
    5. La mancanza di un piano strategico di evoluzione dei contenuti, in presenza dei tagli di organico per la riduzione dei costi e dell’aumento dei carichi di lavoro dovuti a un aumento degli spazi redazionali (online + offline), si è tradotta in un appiattimento del panorama editoriale, a tutti i livelli, dal quotidiano alla testata specializzata. Per questo motivo, i contributi propositivi vengono premiati – sempre in modo più che proporzionale – in tutti i casi in cui vengono offerti.
    6. La convergenza dei media su Internet (ovvero, la scomparsa della carta stampata), che è stata per qualche anno lo spauracchio dei giornalisti e dei media tradizionali, è ormai superata da nuove forme di comunicazione personale – come i blog e i wiki – che integrano il giornalismo con nuove modalità di racconto e commento molto più immediate e spontanee, e con il convolgimento di figure che la tradizionale chiusura della professione giornalistica aveva fino a oggi tenuto fuori dalla scena.
    7. La presenza online sostituisce, nel caso degli utenti più avanzati, la carta stampata, nei confronti della quale, però, non garantisce lo stesso tipo di ritorno economico (fino a oggi, gli esperimenti di abbonamento online – come quelli di Repubblica e del gruppo Carlino/Giorno/Nazione – sono fallimentari). I media devono individuare un nuovo modello di business per l’informazione, che retribuisca il lavoro di redazione e giustifichi degli investimenti per la qualità del servizio.
    8. Il potere delle fonti è aumentato, grazie alla concorrenza sulle notizie e ai carichi di lavoro, che non lasciano il tempo necessario per trovare, filtrare e commentare le notizie stesse. La capacità di fornire un semilavorato di tipo giornalistico – scritto da un professionista della comunicazione – è diventata determinante per i risultati, ed è uno dei fattori che distinguono un’attività di successo.

    Otto spunti, e altrettante possibilità di migliorare la visibilità sulla stampa nel corso del 2005, sfruttando per primi le nuove opportunità di comunicazione.

     

    Technorati tags:

    Tags: , , , , ,
  • Comments Off
  • Filed under: Journalism, Media Relations
  • Calendario

    August 2008
    M T W T F S S
    « Jul    
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031