Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Journalism’ Category

Wibrazioni

Secondo Antonio Dini, Giuseppe Turani dovrebbe evitare di scrivere articoli come questo, che parlano di tecnologia, soprattutto quando intervista un manager come Riccardo Ruggiero - AD di Telecom - che ha smesso da tempo di occuparsi direttamente di queste cose. Tra le righe, dice le stesse cose anche Massimo Mantellini.

Io mi permetto di sottolineare come sia difficile parlare e scrivere con competenza di tecnologia in un mondo che evolve con grande velocità, al punto da mettere a dura prova le capacità di apprendimento della mente umana. Ma un’occhiata a Wikipedia non costava molto, soprattutto in termini di tempo, e avrebbe evitato qualche critica. Per i più curiosi, qui trovate un’analisi della tecnologia Wibro, qui una presentazione in formato PDF di un esponente di Samsung, e qui una presentazione in formato PDF di un professore dell’Università di Seoul.

Alla fine di tutto, comunque, rimane aperto l’interrogativo sulla possibilità di fare telefonate e scaricare film durante la gara di bob, visto che la banda è assicurata “solo” fino a 120 chilometri orari…

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  • Vogliamo Nòva 24 online

    Cito integralmente da Giuseppe Granieri:

    Non apparendo in Rete, Nòva si sottrae alla memoria, alla ricercabilità, alla discussione. Ed alla vita, in quanto durata. Peccato, perché è uno degli ultimi spazi italiani, se non l’ultimissimo, in cui si può leggere la tecnologia raccontata in maniera interessante e con una prospettiva un po’ più ampia. Meriterebbe l’onore dell’archivio condiviso e la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio.

    E’ d’accordo anche Cesare Lamanna.

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  • Pubblica ammenda

    Una delle sinapsi della mia memoria storica ha clamorosamente ciccato, un segno dell’inesorabile avanzamento del tempo e dell’età. Come mi hanno fatto notare alcuni cortesi commentatori (cortesi perché non hanno assolutamente collegato l’errore agli evidenti effetti del tempo sulle mie cellule cerebrali), la trasmissione sportiva condotta da Raimondo Vianello con la pressoché muta collaborazione di Antonella Elia si intitolava Pressing e non Controcampo. La correzione, comunque, non toglie sostanza al contenuto dell’articolo sulla nuova conduzione di Serie A, che è stato apprezzato e ripreso anche da Libero Blog (per cui il mio ego, oggi, ha le stesse dimensioni di quello di Paolo Bonolis, ma non so se ce la faccio a portarlo in giro fino a stasera perché pesa, e poi parla troppo e troppo forbito).

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  • Serie A

    Enrico Mentana è un giornalista, e oggi si è avuta la conferma che i programmi di informazione (anche sportiva) devono essere fatti e condotti da giornalisti, anche se non specializzati nello specifico settore. Oggi, Serie A è stato all’altezza di Novantesimo Minuto, e la Gialappa’s ha chiuso con una godibilissima carrellata di dodici minuti che - tra lisci e virgolettati - ha ricordato le trasmissioni dei loro esordi. Raimondo Vianello con Controcampo è stata l’eccezione che conferma la regola, ma stiamo parlando di un artista che ha un senso dell’ironia e dello humour con le stesse dimensioni dell’ego di Paolo Bonolis. L’unico cruccio è la “scomparsa” di Monica Vanali, che è apparsa in stato di pre-congelamento nel garage di San Siro. Spero che non abbia pagato con la “retrocessione” a inviata la sua precedente collaborazione.

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  • Effetto Mentana?

    Forse è un po’ teso a causa dell’inevitabile confronto con Enrico Mentana, che oggi debutta al timone di un programma di informazione sportiva, ma Mino Taveri - il conduttore di Domenica Stadio, il programma che precede, su Italia 1, Serie A - ne sta sparando una più grossa dell’altra… Anche Emiliano Mondonico, che di solito è una persona misurata, sta contribuendo a mettere zizzania… Gli intervistati, per chiudere il cerchio, stanno sfoderando il loro migliore sense of humour… Alla fine, un vero capolavoro di giornalismo e informazione sportiva…

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  • I blog del guru

    Walt Mossberg, il giornalista che scrive di information technology sul Wall Street Journal, e di conseguenza una delle “penne” più autorevoli degli Stati Uniti, ha pubblicato un elenco commentato dei blog che legge. Ovviamente, non è sufficiente consultare le stesse fonti per diventare autorevoli come Walt, ma potrebbe essere il primo passo…

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  • Epilogo Bonolis

    Per raccontare l’uragano Bonolis, l’ANSA ha sforato (probabilmente, ispirata dalle abitudini dello stesso conduttore) la tradizionale lunghezza dei suoi lanci. Comunque, nella giornata di oggi è successo di tutto, e quindi era probabilmente impossibile fare una sintesi più sintetica di questa (pubblico integralmente, perché le pagine del sito ANSA spariscono rapidamente):

    PAOLO BONOLIS LASCIA ‘SERIE A’ DI MEDIASET

    ROMA - Ventiquattr’ore fa aveva detto: resto e ‘Serie A’ si trasferisce a Roma. Stasera l’addio: Paolo Bonolis lascia il programma. Una decisione ”irrevocabile” - resa nota dall’azienda e che voci dicono presa dopo una telefonata di Silvio Berlusconi - che arriva dopo una giornata difficilissima per Mediaset. I giornalisti sportivi erano scesi sul piede di guerra, pronti a annunciare lo stop alla collaborazione al ‘novantesimo minuto’ del Biscione e ad affidare al comitato di redazione quattro giorni di sciopero. Una protesta che ha trovato subito solidali tutti i CDR del gruppo, ma anche Fnsi, Rai Sport e Usigrai. Bonolis lascia - spiega Mediaset in serata - perché ”offeso dagli insulti ricevuti nell’ultima puntata di ‘Controcampo”’. Il conduttore Sandro Piccinini aveva preso le distanze dalle dichiarazioni di Bonolis sul direttore della testata Ettore Rognoni (definito ‘er penombra’): ”Insultare il nostro direttore è insultare tutti noi”, aveva detto Piccinini, sottolineando come ”troppa luce può dare alla testa”.

    L’azienda, che ieri aveva preso le distanze dalle parole di Bonolis, ‘’stigmatizza oggi i comportamenti e le espressioni formulate successivamente nei riguardi del conduttore”. Mediaset respinge anche ”l’ipotesi offensiva di aver subito ricatti” e spiega di aver confidato che il programma potesse trasferirsi a Roma ‘’senza aver mai messo in discussione la responsabilità della testata giornalistica”. Una risposta ai giornalisti di Sport Mediaset, che già ieri sera erano saliti sulle barricate e che oggi hanno approvato all’unanimità un documento durissimo: ”Non esistono più le condizioni per una collaborazione comune al programma”, hanno sottolineato, chiedendo all’azienda ”la conferma che a Mediaset l’informazione è prerogativa delle redazioni giornalistiche; che ‘Serie A’ è un programma a cura della testata giornalistica Sport Mediaset; che venga rispettato il contratto nazionale di lavoro giornalistico” e affidando al CDR quattro giorni di sciopero. Nella lunga riunione di oggi - a quanto si apprende - sarebbe serpeggiata in assemblea la sensazione che il conduttore abbia ‘tirato la corda’ per mollare un programma accettato - come ha spiegato ieri sera in diretta - per spirito d’azienda.

    Accanto ai colleghi dello Sport Mediaset, sono scesi subito in campo i CDR delle altre testate. ”Indignazione” è stata espressa dal CDR del Tg5 per le ”ambigue allusioni” con cui Bonolis ”ha offeso il direttore della testata Sport Mediaset Ettore Rognoni” ma anche per l’annuncio del trasferimento a Roma del programma, realizzato dalla redazione sportiva, in barba al contratto dei giornalisti, alla consuetudine dei rapporti sindacali interni all’azienda e al galateo. Il CDR di Studio Aperto ha parlato di ‘’sconcerto” e di ”inaccettabile comunicazione di serie e gravi decisioni editoriali fatta da un collaboratore”. Sulla stessa linea il CDR del Tg4, che ha puntato il dito contro le ”affermazioni inqualificabili” del conduttore, e quello di TgCom.

    Senza citare il caso Bonolis, il CDR di Rai Sport d’intesa con l’Usigrai ha richiamato la necessità di ”rispettare il lavoro delle redazioni e le professionalità interne”. Più dura la presa di posizione della Fnsi: ”Il sindacato dei giornalisti non può accettare che un collaboratore super pagato si permetta di insultare il lavoro delle redazioni e dei giornalisti di Mediaset con espressioni di disprezzo per la stessa natura della professione giornalistica. Questo accade quando si affidano a personaggi dello spettacolo, pervasi da un delirio di onnipotenza, responsabilità di coordinamento e di gestione di pezzi dell’informazione sportiva”.

    A quanto si apprende, il malumore si sarebbe diffuso anche tra i volti più noti dei palinsesti del Biscione, che non avrebbero gradito l’uso ‘personale’ del mezzo televisivo fatto ieri sera dal conduttore. ”Non riuscirei mai a prendere in mano il microfono usando toni così personali come ha fatto lui, soprattutto quando la persona che ha attaccato, Ettore Rognoni, non aveva nessuna possibilità di replica”, ha commentato Maria De Filippi in un’intervista a ‘Chi?’, in edicola mercoledì. Antonio Ricci, protagonista di un lungo duello televisivo con l’ex re Mida degli ascolti quando era l’anti-’Striscia’, in un intervento sul sito di Articolo 21 ha detto: ”Sta succedendo esattamente quello che avevo previsto. Noi ci siamo già passati. La novità è che se ne stanno accorgendo anche gli altri”. Il riferimento, neanche troppo velato, è a quel ‘Vergognati’ che Bonolis lanciò in diretta a ‘Domenica in’, l’11 gennaio del 2004, all’indirizzo del patron del TG satirico di Canale 5, che lo aveva accusato di aver ’speculato’ sul dolore con un’intervista a una medium che sosteneva di comunicare con l’aldilà.

    Comunque, c’è chi aveva criticato Paolo Bonolis e ‘Serie A’ in tempi non sospetti, e oggi ha approfittato dell’occasione per affondare il coltello nella piaga.

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  • Uragano Bonolis

    Paolo Bonolis, cone le sue dichiarazioni, ha scatenato un uragano. La redazione sportiva di Mediaset è giustamente in allarme, un po’ per le dichiarazioni velatamente offensive verso il responsabile della struttura Ettore “er penombra” Rognoni un po’ per l’annuncio del trasferimento a Roma, che equivale a una resa incondizionata dell’azienda nei confronti del presentatore. Ieri sera, durante Controcampo, Sandro Piccinini e Giampiero Mughini - che sarebbe anche una bella persona se non fosse tifoso della Juventus - non hanno certo usato mezzi termini, come riporta questo articolo del Corriere della Sera. In questo articolo di Ernesto Valerio sul sito PrimaDaNoi, il primo quotidiano online per l’Abruzzo, una disamina praticamente perfetta dell’insuccesso di Serie A e del suo conduttore Paolo Bonolis. E intanto, i giornalisti della redazione sportiva di Mediaset sono in assemblea…

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  • “er penombra”

    Oggi, Paolo Bonolis ha detto una cosa intelligente - “questo non è il mio mestiere”, e devo dire che i risultati di Serie A confermano che lui non è un giornalista sportivo, e quindi non sa condurre una trasmissione sportiva (facendo della facile ironia, si potrebbe dire che la sua incompetenza in materia è testimoniata dal fatto che è un sostenitore dell’Inter) - e una cosa stupida, molto stupida, quando ha definito con l’appellativo di “er penombra” il responsabile della struttura sportiva Mediaset Ettore Rognoni, che è un professionista stimato da tutti e ha il merito di aver creato una trasmissione di successo come Controcampo, che ha spostato le abitudini domenicali di una buona metà degli appassionati di calcio italiani. Paolo Bonolis è un grade affabulatore, e per questo motivo è uno tra i migliori conduttori televisivi di trasmissioni di intrattenimento, ma - proprio per questo - è troppo invadente rispetto al calcio, soprattutto nel caso di una trasmissione come Serie A che offre agli appassionati la possibilità di vedere azioni e gol poco dopo la conclusione delle partite. Paolo Bonolis crea i contenuti dal nulla quando questi non ci sono, e uccide i contenuti quando questi ci sono. Quindi, che torni a fare il suo mestiere, e lasci ad altri quello del conduttore di trasmissioni sportive.

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    Ripubblico integralmente, dal Corriere della Sera di oggi, perché condivido ogni parola dell’articolo.

    La banca, le volpi e il governatore di Francesco Giavazzi

    La cerimonia con cui ieri a Roma si è celebrata la Giornata del risparmio, più che la Festa dei risparmiatori mi ha ricordato un allegro convegno di volpi che si ritrovano dopo aver visitato i pollai.

    L’invitato d’onore, il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, è la stessa persona che solo un anno fa passeggiava a braccetto con Emilio Gnutti e Gianpiero Fiorani, il primo già condannato per insider trading, reato ora contestato anche al secondo. I banchieri che lo hanno ascoltato sono i medesimi che hanno abilmente trasferito titoli Cirio dai loro bilanci ai portafogli dei risparmiatori poco prima del fallimento dell’azienda; che hanno fatto lo stesso con le obbligazioni argentine e che hanno incassato da Parmalat laute provvigioni per collocare i titoli della società di Collecchio presso i risparmiatori, e anche presso qualche loro fondo di investimento.

    Sono trascorsi due anni dal fallimento di Parmalat, tre da quello di Cirio. I risparmiatori hanno subito perdite ingenti, solo in parte poi risarcite dalle banche. “L’affare Parmalat - ha scritto la Banca dei regolamenti internazionali - ha messo in luce carenze a ogni possibile livello: amministratori, revisori, banche, promotori finanziari, agenzie di rating, nonché i responsabili della sorveglianza su ciascuna di queste attività”. Ma a oggi queste carenze sono ancora tutte lì e la legge che doveva risolverle si trascina stancamente in Parlamento.

    Nel frattempo, Parmalat è stata rimessa in piedi da Enrico Bondi, un uomo che non si lascia facilmente spaventare. A capo di un’azienda che aveva fatto un buco di oltre 14 miliardi di euro, non solo ha salvato la maggior parte dei posti di lavoro, ma ha avuto il coraggio di presentare il conto alle banche, che sotto sotto speravano di averla fatta franca. È un conto salato: ha chiesto risarcimenti per 10 miliardi di dollari alle banche americane e per 7 miliardi di euro a quelle italiane. Lunedì 7 novembre si terrà la prima assemblea della nuova Parmalat, che Bondi nel frattempo è riuscito a riportare in Borsa. Le banche italiane, non sorprendentemente, stanno cercando di licenziare Bondi: vogliono mettere al suo posto un professionista di loro fiducia con il compito di insabbiare le cause legali e le richieste di rimborso. Se ci riusciranno, a perderci saranno ancora una volta i risparmiatori. (Non tutte le banche, per la verità: Mediobanca non aveva mai accettato di lavorare per Parmalat, neppure quando tutti rincorrevano l’azienda di Collecchio. Oggi sostiene Bondi).

    Il ministro dell’Economia non ha partecipato alla Giornata del risparmio: c’è un limite alla decenza e Giulio Tremonti ha il senso del ridicolo.

    Nell’estate di due anni fa, pochi mesi prima del fallimento di Parmalat, quando era ancora ministro, in una riunione del Comitato per il credito e il risparmio, Tremonti aveva manifestato pubblicamente la sua preoccupazione per gli indizi che gli giungevano da Collecchio e ne aveva chiesto conto al Governatore, senza peraltro ottenere risposta. Quella richiesta pochi mesi più tardi gli sarebbe costata il posto. Ma i tempi sono cambiati. Il Tremonti di quei giorni avrebbe approfittato della Giornata del risparmio per attribuirsi il merito di aver visto lontano e chiedere il conto a Fazio e ai banchieri. Ieri invece ha fatto in modo di non esserci.

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