Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Journalism’ Category

Questa è la domanda a cui cerca di rispondere questo post del blog B2B Insight, giungendo alla conclusione che servono entrambi. Personalmente, sono convinto che sia più importante la professionalità, che permette di costruire in breve tempo una relazione con un giornalista sulla base della competenza e della stima e in modo indipendente dal livello di conoscenza. Il percorso opposto, ovvero la partenza dal contatto - in mancanza di strumenti professionali adeguati - non porta a nessun risultato.

Il contatto, da solo, non porta a nulla: gli articoli vengono scritti perché c’è una notizia, e non perché ci si conosce da anni. Quest’ultimo è un fattore che può semplificare il compito del professionista, ma non sostituirlo. E’ per questo che trovo particolarmente stupida la richiesta, da parte delle aziende, di un elenco dei contatti, con un giudizio sulla qualità degli stessi. Per gestire un ufficio stampa, sono ben altri i fattori determinanti.

Per esempio, il “buon senso comune”, una merce sempre più rara nel mondo d’oggi. La curiosità e la voglia di imparare, sempre, ogni giorno, approfondendo ogni argomento di cui si tratta nell’esercizio della professione. Il desiderio di migliorare, scoprendo nuovi strumenti e nuove metodologie di comunicazione, e quello di provare queste novità per raggiungere nuovi obiettivi.

Per esempio, la competenza, ovvero la conoscenza del settore, delle aziende e dei prodotti. La capacità di offrire un’interpretazione che aggiunge del valore, di scoprire le notizie nel comportamento delle persone e delle aziende, di posizionare i prodotti in modo congruente alla situazione di mercato. La conoscenza dei concorrenti e degli analisti di settore, e la capacità di “leggerli” in modo critico.

Per esempio, la conoscenza dei fatti del mondo. Una buona cultura non è mai inutile, perché permette di comprendere il contesto di qualsiasi situazione di mercato, per quanto di nicchia esso sia. Inoltre, permette di affrontare in modo più “aperto” qualsiasi problema, e spesso di trovare soluzioni che esulano dalla norma.

E per chi ritiene che questa sia la difesa d’ufficio di qualcuno che non ha un numero di contatti sufficiente, la mia rubrica - appena “sfoltita” durante gli ozi agostani - contiene più di 1.800 indirizzi, e di questi più della metà sono di giornalisti. Alla rubrica, è affiancato un database con oltre 25.000 indirizzi (molti di questi sono di settori completamente diversi da quello di cui mi occupo).

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  • Due post da leggere

    Segnalo due post di Andrea Signori sul blog Marketing Routes, il primo sul tema dell’ufficio stampa e il secondo su quello del comunicato stampa. Condivido in modo particolare l’indicazione conclusiva: affidatevi a un professionista.

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  • Cos’è un quotidiano

    Luca De Biase riporta questa bella definizione di quotidiano, opera di Ezio Mauro, direttore di Repubblica:

    Il quotidiano non è un flusso, ma sta dentro il flusso e cerca di dominarlo, governandolo e gerarchizzandolo. Ogni giorno, nel suo comporsi, il quotidiano scarta dal flusso molte notizie e ne trattiene altre, con cui costruirà ogni volta una specie di cattedrale che assomiglia alla giornata che abbiamo attraversato. Per svolgere questa operazione, il quotidiano usa un criterio preciso: trattiene e presceglie le notizie che sono portatrici di senso. E questa ricerca di significato, da deposito di senso che c’è in una giornata, rende il giornale insostituibile.

    Condivido.

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    Turani, ci risiamo

    A quasi un anno di distanza dall’articolo su Windows Vista che aveva sollazzato i lettori di Repubblica che hanno una qualche competenza nell’area dell’information technology, Giuseppe Turani si ripete, questa volta con un’apologia di Office 2007. Com’era ovvio, di fronte alle inesattezze contenute nell’articolo, e soprattutto di fronte a contenuti apologetici di tale livello da perdere qualsiasi credibilità - probabilmente, anche agli occhi dei sostenitori più accesi di Microsoft - si sono scatenati i commenti. Segnalo solo quello di Rainbow Breeze, che mi sembra completo e ben fatto. A Turani segnalo solo due cose: che il formato Open XML di Office 2007 non sarà uno standard ISO (secondo quello che afferma Gartner Group, mentre quello di OpenOffice.org - la suite per ufficio libera e open source che in soli quattro anni è diventata il principale concorrente di Office - lo è già, e che Office 2007 non consentirà il salvataggio dei documenti in formato PDF (la seconda funzionalità più richiesta dagli utenti proprio di Office, quelli che - secondo Microsoft - sono ancora nella preistoria), mentre OpenOffice.org offre questa funzionalità sin dalla prima versione. Forse, non è tutto oro quel che lui vorrebbe far luccicare. E gli ricordo, da collega, che la deontologia professionale dei giornalisti impone il controllo della veridicità delle fonti e della correttezza dell’informazione. Altrimenti, si manca di rispetto verso i lettori.

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  • Leggere il quotidiano

    L’altroieri sono stato all’evento organizzato dall’Università Bocconi e da RCS Mediagroup, di cui ha parlato Gaspar Torriero, ma non mi sono ancora ripreso dall’intervento di Paolo Mieli (avete presente uno che con quattro parole riesce a cancellare quello che ha fatto in tutta una carriera?). I concetti della “comunità” dei lettori del Corriere della Sera e dell’acquisto del quotidiano come espressione della maturità, per cui “oggi non lo compro, ma domani - quando tengo famiglia - sì” mi hanno lasciato un po’ più che perplesso. Anche perché Marco Pratellesi ha ribadito due volte il concetto che il giornalismo ha perso la sua funzione di indagine e di ricerca, con ampi consensi da parte della platea, ma prima Mieli e poi Riotta - la staffetta di Mieli - lo hanno bellamente ignorato (Riotta lo ha addirittura smentito). Comunque, quando mi sarò ripreso, tornerò sull’argomento.

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  • Dov’erano i giornalisti?

    Luciano Giustini riporta il testo che segue, pubblicato su Metro di ieri - giovedì 18 maggio - a cura del giornalista Michele Fusco:

    Detto questo, un lettore avrebbe anche il diritto di chiedere: ma voi giornalisti dov’eravate tutti questi anni? E cosa ci avete raccontato? Già, dove eravamo e cosa vi abbiamo raccontato? Le umane debolezze giornalistiche dicono che era gratificante far parte di un certo ambiente, viaggiare all’estero con i giocatori a spese del giornale, farsi belli al rientro con gli amici, e altri piccoli benefit che vi risparmio. Perché rompere questo dorato equilibrio con stupide inchieste, rischiando di essere cacciati via dal paradiso terrestre (per molti di noi l’Eden era esattamente stare nei pressi di Moggi & c.)?

    Finalmente qualcuno che ha il coraggio di fare ammenda.

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  • Come si legge il Corriere Online?

    E’ una domanda che sorge spontanea, dopo aver letto quello che c’è scritto in questa pagina, a cui sono arrivato da questo post di Mr Reset. Forse, è un messaggio trasversale per dire che lo possono leggere solo coloro che acquistano il Corriere della Sera recandosi in edicola con il notebook, in modo che le due edizioni non vengano mai separate? Rileggendo, però, con attenzione, si scopre che il Corriere Online viene spedito in abbonamento postale e ha una tipografia, all’interno della mitica sede di Via Solferino 28. Qualcuno ha fatto un po’ di confusione…

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  • Grande, Italo

    Mi riferisco a Italo Cucci, grande giornalista sportivo, che - intervistato da Penne Digitali - ha detto: Dappertutto manca il buon gusto, il mondo è pieno di ignoranti che vanno avanti non si sa come. L’importante è non farci caso, e proseguire nel proprio lavoro con onestà. Carlo Felice Dalla Pasqua ha commentato: Non è sempre facile, ma è vero. Piccola precisazione: nel mondo del giornalismo e dei giornalisti - ma immagino anche altrove - di solito si sa perfettamente come alcuni siano andati avanti.

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  • Ripubblico integralmente dal blog di Antonio Tombolini:

    Il fatto che molti giornalisti professionisti, con un ritardo di quattro o cinque anni impiegati a deprecarlo, decidano di aprire un proprio blog, mi spinge a offrire loro il presente pratico decalogo, che spero troveranno di loro gradimento e utilità:

    1. Quando scrivi un post non pensare di farlo per i tuoi lettori.
    2. Quando scrivi un post ricorda che gli altri non sopportano di essere trattati da tuoi lettori.
    3. Quando scrivi un post ricorda che stai partecipando a una conversazione tra pari.
    4. Quando scrivi un post non pensare che la sua bontà si misuri col numero di accessi.
    5. Quando scrivi un post ricorda che in rete non vale la regola per cui bene o male, purché se ne parli: se di te si parlerà male, dovrai fronteggiarne le conseguenze, o sono dolori.
    6. Quando scrivi un post non dar retta a chi ti dice che per sfondare in rete la cosa migliore è passare agli insulti: non è vero, gli insulti annoiano e basta.
    7. Quando scrivi un post prova a scoprire che si può essere autentici, sinceri, brutalmente onesti, e allo stesso tempo civili e tolleranti.
    8. Quando scrivi un post non essere falso, perché si capisce subito.
    9. Quando scrivi un post non metterci lo stesso impegno che metti nello scrivere un pezzo per il tuo giornale: mettine di più, o il tuo blog farà schifo.
    10. Quando scrivi un post non ricordare mai agli altri che sei un giornalista professionista. E soprattutto non ricordarlo mai a te stesso.
    11. [Bonus hint] Quando scrivi un post, comincia a pensare che chissà, magari l’espressione giornalista professionista potrebbe essere una stronzata…

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  • Ne ero certo…

    Per lo speciale su Giovanni Paolo II, Bruno Vespa ha tirato fuori dalla naftalina Orazio Petrosillo, vaticanista del Messaggero, che vi era stato immerso più o meno un anno fa, dopo i funerali.

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