Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
23 Apr
Per la legge italiana sono un giornalista pubblicista, regolarmente iscritto all’ordine e in regola con il pagamento della quota annuale 2008.
Per una piccola parte della community - nell’area della comunicazione di marketing - sono un blogger, con poche pretese ma con un piccolo gruppo di affezionati lettori.
Per Microsoft non sono nessuno dei due, o peggio - perché in questo caso di peggio si tratta - sono un blogger solo quando scrivo qualcosa che gli va giù di traverso.
Altrimenti, sono solo “business”, com’era scritto sul badge che vedete nella foto qui sotto, e che oggi non mi ha consentito di entrare né alla conferenza stampa di Steve Ballmer - alla quale avrei assistito volentieri - né al successivo cocktail.

Con gli amici giornalisti e blogger presenti ci siamo fatti quattro risate molto Web 2.0… Ho il sospetto che Microsoft debba rivedere il proprio concetto di “conversazione”, altrimenti - a forza di monologhi - prima o poi si arriva al soliloquio.
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microsoft, social media, conversation, blogger
10 Dec
Il Censis ha presentato il suo solito, illuminante, rapporto annuale. Quelli che seguono sono stralci dai comunicati stampa su conclusioni generali e su comunicazione e media.
Per uscire dall’attuale stato di poltiglia sociale dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nelleconomia, nella società e nelle scienze
In continuità con gli ultimi anni il Censis conferma una sequenza positiva di lungo periodo. Oggi si può confermare una visione positiva: sia perché cresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive; sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo; sia perché abbiamo anche noi dopo decenni alcuni importanti big-player.
Tuttavia, le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra perché non diventa processo sociale e perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro.
Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio.
Settore per settore nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi.
Tanto che, quasi quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di mucillagine, quasi un insieme inconcludente di elementi individuali e di ritagli personali tenuti insieme da un sociale di bassa lega.
Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di sviluppo di popolo come si diceva una volta, e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:
Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento, sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati.
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La rivoluzione digitale continua. Oggi abbiamo a disposizione 8 diversi media e ben 20 modalità alternative di accedervi. Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media.
Fotogrammi della rivoluzione digitale in atto. La televisione tradizionale risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la TV satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni. Per la radio, al 56% di utenti da autoradio e al 53,7% di ascoltatori da apparecchi tradizionali vanno aggiunti il 13,6% di utenti da lettore MP3 e il 7,6% da internet. Per i quotidiani oltre al 67% di utenti che leggono un giornale tradizionale acquistato in edicola si deve considerare anche 34,7% di lettori di quotidiani gratuiti e il 21,1% di frequentatori delle pagine on line dei giornali via internet. L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso, coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali. Mai la lettura di libri e giornali in Italia aveva raggiunto punte così elevate. Il 59,4% di italiani che hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno è un risultato confortante, ma il 52,9% ne ha letti almeno tre. La stessa tenuta di settimanali (40,3%) e mensili (26,7%) conferma che la società digitale non solo non segna la fine della circolazione della carta stampata, ma che anzi la sostiene.
Smottamenti televisivi. Nel 2007 gli utenti della televisione in generale sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di medium universale. La TV satellitare, in un anno, è passata ad attirare dal 17,7% al 28,3% degli utenti di TV, il digitale terrestre dal 7% al 13,9% e anche tutte le altre forme di TV fanno notevoli passi in avanti. Più netto risulta il progressivo passaggio dalla televisione tradizionale a tutte le forme di TV digitale tra i giovani. Il 99,1% di spettatori giovani di TV tradizionale del 2007 si ridimensiona nel 2007 al 93,5%, con la TV satellitare che arriva al 41%, la TV via cavo al 9,4% e la TV via internet all’8,6%. Tra i diplomati e i laureati c’è sempre un buon 94% che segue la TV tradizionale, però anche un 34,5% di pubblico di TV satellitare e un 16,2% del digitale terrestre, a cui si aggiunge anche un 7,1% di utenti di TV via internet e un 6,3% di TV via cavo.
Informazione quotidiana multi-mediale. Il pubblico dei lettori dei giornali cresce, visto che nel 2007 è entrato in contatto con la stampa d’informazione quotidiana il 79,1% degli italiani: fra quotidiani tradizionali acquistati in edicola, giornali che vengono distribuiti gratuitamente (free press) e siti internet aggiornati continuamente dai quotidiani (on line). Circa il 30% legge solo quotidiani a pagamento, a cui si aggiunge un altro 30% che legge sia quelli a pagamento che quelli free, un altro 11% circa quelli a pagamento e on line, quasi il 13% tutti e tre. Calcolando che a leggere solo la stampa free sono meno del 10% dei lettori, si può constatare che ad accostarsi a un solo modello di informazione a stampa sono sempre il 45% circa di italiani che da decenni costituiscono la tradizionale platea dei lettori dei giornali.
Radio ovunque. La sua flessibilità tecnologica l’ha resa uno degli strumenti di punta della rivoluzione digitale, che ha ridato una nuova, ennesima giovinezza alla radio, che nel 2007 è arrivata a raggiungere il 77,7% della popolazione italiana con punte dell’80,6% tra gli uomini, del 94,4% tra i giovani e dell’86,2% tra i più istruiti.
Internet di massa. Nel 2007 gli utenti in generale di internet hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popolazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di penetrazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%.
Cresce l’abitudine alla lettura. La lettura dei libri negli ultimi anni si è attestata su livelli finalmente interessanti, raggiungendo nel 2007 il 59,4% rispetto al totale della popolazione. Rispetto al 55,3% del 2006 il progresso non appare eccezionale, ma è notevole il passo in avanti dei lettori abituali, cioè di quanti hanno letto almeno tre libri nel corso dell’anno, che sono passati dal 39,4% al 52,9%. I meno istruiti rimangono al 42,3% complessivo, con un passaggio dal 27,9% al 36% dei lettori abituali. I più istruiti, invece, accrescono ancora il loro già elevato indice dei lettori in generale (dal 72,6% al 74,8%), ma portano i lettori abituali dal 54,7% al 68%.
Cellulari, media basic. Nel 2007 il cellulare ha raggiunto un indice di penetrazione complessiva pari all’86,4% della popolazione, ormai a un passo da quel 92,1% che costituisce il consumo complessivo della TV generalista. Il cellulare è considerato uno strumento d’uso praticamente quotidiano dal 76,9% degli uomini, dal 92,6% dei giovani e dall’81,4% degli utenti con il maggior livello di istruzione. Il 55,9% dei suoi utenti lo impiega solo per le sue funzioni "basic". Ai vari tipi di modelli smartphone si accosta il 34,9% degli italiani, mentre il videofonino è appannaggio del 9,3% utenti.
9 Dec
Provate a ragionare su queste regole:
Le trovate all’interno del documento "The new rules of PR: How to create a press release strategy for reaching buyers directly", scritto da David Meerman Scott ormai da un paio d’anni. Lo potete scaricare in formato PDF.
Forse stiamo parlando di un comunicato stampa che è solo un’evoluzione rispetto al formato tradizionale e non è una "novità" il stile Web 2.0 come la social media press release, ma - a mio modo di vedere - alla lunga è molto più efficace. Certo, non è un comunicato stampa di cui parlare, ma - ripeto, a costo di essere monotono - l’obiettivo non è quello di generare una discussione ma quello di far scrivere degli articoli.
Aggiungerò, a scopo di ulteriore provocazione, che l’applicazione delle regole sintetizzate da David genera, nel lungo periodo, un processo virtuoso sulla base del quale gli articoli, in alcuni casi, vengono pubblicati anche se il comunicato stampa non viene distribuito, perché i giornalisti si abituano a seguire le notizie legate a un’azienda o a un prodotto sulla base di quello che leggono sulle fonti evidenziate dai comunicati stampa precedenti.
Da settembre a oggi, questo fenomeno si è verificato per ben due volte a favore di OpenOffice.org, per un totale di una cinquantina di articoli, su testate online, blog, aggregatori e testate tradizionali. In entrambi i casi, non è stato emesso nessun comunicato stampa. Avrei ottenuto gli stessi risultati con la social media press release?
29 Nov
Questa presentazione non è su SlideShare, ma vale la pena fare un piccolo sforzo per scaricarla e leggerla. Ci sono un paio di slide assolutamente geniali sui lughi comuni e sullo slang dei comunicati stampa hi-tech, e uno scambio di email che non merita commenti…
Tags: media, pr8 Nov
Oggi Marco Gatti ha annunciato la fine della storia di Week.It, a vent’anni dalla nascita del settimanale con il nome di PC Week, la direzione di Pasquale Laurelli e la redazione con Giorgio Panzeri e Roberto Mazzoni, e forse Paolo Galvani e Silvia Petrella (ma non ci giurerei, anche se sono sicuramente passati per quelle stanze). Poi sono arrivati Mario Pettenghi, che ha gestito la maggior parte delle prove delle stampanti che ho scritto in quegli anni, e poi Marco Mazzei (lo ricordo giovanissimo a una conferenza stampa Tandon Computers). Altri tempi, diversi, né più belli né più brutti di quelli attuali. Noi siamo diventati più vecchi di vent’anni, ma siamo ancora più o meno sulla breccia, e nella realtà siamo cambiati molto meno di quanto sia cambiato il mondo intorno a noi. Forse dovremmo meditare un po’ di più su queste vicenze, e cambiare i rispettivi modelli di business (nella realtà, io ho provato a farlo, ma questo - fino a quando tutte le altre agenzie continuano nel modo “tradizionale” - crea più problemi che vantaggi).
Tags: pr20 Sep
Sono a Barcellona, impegnato in un convegno, e non riesco a seguire come dovrei la stampa italiana. Per questo motivo, mi sono perso l’editoriale di Enzo Mauro su Repubblica di ieri. Un pezzo importante, che mi sembra opportuno riprodurre in versione integrale (l’originale lo trovate qui) perché segna il tentativo di fare un giornale diverso - soprattutto nell’area della politica - rispetto al passato (che poi è ieri), così come nel 1976 Repubblica mostrò agli italiani che era possibile fare un giornale “diverso”.
Il paese, un giornale e la voglia di cambiaredi Ezio Mauro
Se un giornale è parte della vita di un Paese e non della sua rappresentazione, oggi più che mai deve interpretare la spinta italiana al cambiamento, il bisogno di innovazione: cominciando da se stesso. “Repubblica”, in fondo, è nata 31 anni fa proprio da questa premessa: credere che il cambiamento è possibile anche in Italia, operare perché si compia.
Trent’anni dopo, “Repubblica” cambia la struttura e la concezione stessa del giornale, portando a compimento l’intuizione di Eugenio Scalfari che unì per la prima volta proprio qui il codice del settimanale con quello del quotidiano.
Da oggi infatti “Repubblica” si fa in due. Lo sfoglio principale conterrà le notizie più importanti della giornata, ciò che bisogna conoscere per capire, con uno sforzo in più di chiarezza grafica e di ricchezza informativa.
Nel cuore del quotidiano, nasce “R2″, che raccoglierà ogni giorno i servizi speciali di “Repubblica” con le sue grandi firme. Un giornale di inchieste, storie, dossier, reportage e racconti per approfondire fatti e protagonisti della grande cronaca italiana e internazionale, della cultura, degli spettacoli. Con questa offerta informativa originale e autonoma, non si potrà più dire che i giornali sono tutti uguali. E anche la politica dovrà guadagnarsi il suo spazio nella nuova sezione, con questo semplice criterio: no alla politica che parla di se stessa, sì alla politica che parla delle persone e del mondo.
Al centro del giornale, i commenti e le lettere dei lettori sono preceduti da una pagina nuova, dedicata alle “Idee”, che presenta ogni giorno un documento inedito di qualche testimone del tempo, materiale utile per la battaglia culturale, quella che ci sta più a cuore nella fase che stiamo vivendo. Tre parti diverse per un solo giornale, dunque, tenute insieme da ciò che più ci lega ai nostri lettori: quella certa idea dell’Italia che “Repubblica” continua a testimoniare trent’anni dopo, fedele all’obbligo di cambiare restando se stessa.
Leggendo questo testo non ho potuto fare a meno di pensare a Millecinquecento Lettori (confessioni di un giornalista politico) , il pamphlet che Enzo Forcella scrisse nel lontano giugno del 1959 (io stavo per compiere cinque anni). L’opera è stata appena ristampata da Donzelli, ma se avete un po’ di fortuna con i motori di ricerca potete trovare il testo integrale online.
Sono passati poco meno di cinquant’anni, eppure il testo è ancora tremendamente attuale. Evidentemente, gli uomini politici italiani hanno difficoltà a comprendere, oppure - come sostiene qualcuno tra i commentatori della vicenda Beppe Grillo e V-Day - hanno l’intima convinzione di riuscire a riportare tutto entro i confini del loro controllo.
Scusate ancora il ritardo, e scusate l’assenza prolungata da queste pagine… Lunedì si torna a Milano e si riprende a lavorare e a scrivere. Gli argomenti sono tanti… e forse non c’è tempo per tutti. Ma son certo che ci divertiremo.
30 Aug
Franco Carlini se n’è andato stanotte, per un malore improvviso.
Lo avevo conosciuto nel 1988, in occasione della presentazione del primo “portatile” Apple, quello con la batteria al piombo che pesava - da sola - 3 o 4 chili (o forse anche di più). Un prodotto destinato a fallire già dalla nascita, per colpa di un’impostazione sbagliata.
“Non fa per me”, aveva detto a Sergio Nanni, amministratore delegato di Apple Italia che voleva convincerlo a provarne un esemplare. “Con quel coso in spalla non riuscirei neanche ad alzarmi…”.
Poi aveva scritto un articoletto nella sua rubrica sul Manifesto. Garbato come sempre, così come quando aveva commentato il libro di John Sculley lasciando trapelare, tra le righe, le sue critiche “politiche” al sistema statunitense, che anteponeva il marketing sia all’uomo che alla tecnologia.
Perché Franco, nel suo profondo umanesimo, aveva una competenza sulle cose della tecnologia che andava ben oltre a quella di tutti noi, anche se lui non l’ha mai fatta pesare a nessuno.
All’epoca, era ancora ricercatore all’Istituto di Cibernetica e Biofisica del CNR, e faceva il giornalista per passione, ma ancora a tempo perso. Poi, nel 1989, un anno dopo, avrebbe deciso di perseguire professionalmente questa carriera.
Sono passati quasi vent’anni, eppure ricordo ancora quel primo incontro.
Ciao, Franco
Tags: Marketing, pr28 Jun
Mentre Carlo Odello, Enrico Bianchessi e il sottoscritto - più qualcun altro che sicuramente dimentico - si arrotolano intorno al problema della notizia, il TG1 dedica un paio di minuti all’attesa tenzone tra il primatista mondiale di “scofanamento” di hot dog (59 in 12 minuti) e il suo più immediato inseguitore (54 sempre in 12 minuti), che è stata messa a repentaglio da un’inattesa e sicuramente drammatica forma di artrosi dell’articolazione mascellare dello sfidante. Confesso che mi sfugge il nesso tra questa idiozia interplanetaria e qualsiasi definizione, anche la più becera, di notizia. Ma se vado indietro di un paio di settimane, trovo nelle pieghe della mia memoria la storia dei due fenicotteri gay dello zoo di Amsterdam, a cui lo psicologo - un essere umano oppure un terzo fenicottero? - ha deciso di dare in affido un piccolo abbandonato per risolvere la situazione di stress in cui i due erano piombati. Anche in questo caso mi sfugge il nesso. Ho il sospetto che qualcuno debba ripartire dai concetti di base del giornalismo e della notizia, a meno che dietro a tutto questo ci sia un grande disegno…
24 Jun
Sono stato chiamato in causa sul tema della notizia e del comunicato stampa da Carlo Odello e Alberico Tremigliozzi. Rispondo con colpevole ritardo, un po’ per mancanza di tempo un po’ perché il tema meritava sicuramente un approfondimento, che ho cercato di preparare in queste settimane.
Io non amo molto il termine “notiziabilità”, che mi sembra solo una brutta traduzione dell’inglese “newsworthiness”, ma senza quel legame stretto con il valore della notizia che ritengo indispensabile per un professionista. Quindi, non sono molto d’accordo con il contenuto del post di Carlo, che cerca di portare tra i valori della notizia quelli che in realtà sono un po’ i “trucchi” del mestiere e un po’ quei fattori esterni che non appartengono al buon giornalismo (primo fra tutti la commistione tra pubblicità e presenza redazionale).
Anch’io utilizzo dei piccoli trucchi per cercare di incrementare la presenza dei miei comunicati stampa sui media di ogni tipo, ma prima di ogni altra cosa cerco di fare in modo che all’interno del testo ci siano molti tra i valori della notizia che molti - molto più autorevoli di me - hanno sistematizzato nel corso degli anni. Quando ci sono questi contenuti e il comunicato stampa viene scritto in un “buon” italiano (cosa, oggi, estremamente rara), è possibile ottenere buoni risultati anche ignorando le norme sui tempi e i modi della spedizione.
Faccio un esempio: per motivi di tempo, ho dovuto distribuire l’ultimo comunicato stampa su OpenOffice.org 2.2.1 di domenica e per di più di sera. Aggiungo che non si trattava di una notizia particolarmente “forte” ma solo di un aggiornamento. Probabilmente, il testo di tre paragrafi che diceva tutto questo in modo semplice, senza magniloquenza, è stato ugualmente ritenuto degno di pubblicazione tanto che ha dato origine a una cinquantina di articoli online nel giro di una settimana.
Per chi vuole approfondire questo tema della gestione delle notizie, in tutte le sue molteplici sfaccettature, ho raccolto nel mio wiki una serie di testi in italiano e in inglese che permettono di approfondire l’argomento. Per avere un flusso logico, seguirei questo ordine:
Un’azienda produce fatti e genera informazioni. Sta al professionista di relazioni pubbliche e/o all’addetto stampa di traguardare questi contenuti contro la griglia dei valori della notizia, per fare in modo che il testo del comunicato stampa abbia ottime probabilità di pubblicazione indipendentemente dai trucchi che possiamo mettere in atto per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo. La notizia, però, rimane la conditio sine qua non, e non può essere subordinata né alla percezione interna del “capo” né a esigenze “politiche” (per esempio, un amministratore delegato o un direttore generale vanesio da compiacere).
La notizia o c’è o non c’è, e in questo secondo caso l’unica possibilità è quella di trovarla attraverso una diversa lettura dei fatti o delle informazioni, e qui non ci sono né trucchi né segreti ma solo quella caratteristica professionale che qualcuno definisce “fiuto per la notizia”.
Technorati Tags: press release, newsworthiness, news values, news framing, gatekeeping
Tags: comunicato stampa, giornalismo, Journalism, media, pr, press release, relazioni pubbliche, Social Media21 Jun
Toni Muzi Falconi e Chiara Valentini hanno lanciato un progetto di ricerca sulla relazione tra giornalisti e relatori pubblici a cui chiunque è interessato al futuro delle due professioni - ancor di più se egli stesso è un giornalista o un relatore pubblico - dovrebbe dare il proprio contributo con la compilazione del questionario a cui si accede da questo indirizzo.
Il progetto di ricerca si articola nelle seguenti fasi:
1. Reperimento e analisi critica dell’esistente (sono state raccolte un ventina di ricerche sul tema realizzate negli ultimi venti anni in altrettanti Paesi).
2. Selezione della metodologia, che ha portato alla decisione di condurre una fase qualitativa propedeutica alla distribuzione di un questionario online.
3. Realizzazione della fase qualitativa (12 interviste qualitative dirette e interpersonali a sei giornalisti e sei relatori pubblici).
4. Preparazione del questionario quantitativo online (in base ai risultati della fase qualitativa).
5. Lancio del questionario online attraverso i siti delle due associazioni che supportano il progetto - FNSI e FERPI - e l’avvio di un programma virale di passaparola.
6. Analisi e interpretazione dei risultati e stesura del rapporto finale in inglese e in italiano.
7. Pubblicazione, diffusione e discussione dei contenuti del rapporto finale.
Il progetto è arrivato alla fase 5, ovvero al lancio del questionario online. Chi lo compila dovrebbe invitare i propri colleghi - giornalisti e/o relatori pubblici - a fare altrettanto, inviando il link e sottolineando la grande importanza dell’iniziativa.
I risultati del questionario saranno inviati in anteprima a tutti coloro che lo avranno compilato lasciando la propria identità e il proprio indirizzo di posta elettronica.
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