Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Italians’ Category

PowerPoint, perché…

Perché la maggior parte dei manager delle aziende italiane è semplicemente penoso quando deve parlare in pubblico? E non capisce nemmeno come deve preparare una presentazione, per cui riesce nel duplice obiettivo di massacrare gli astanti senza trasferirgli nessun tipo di messaggio?

Oggi pomeriggio ero il settimo speaker del MiOpen, un convegno sul software open source organizzato dalla CNA. Ho assitito a sei presentazioni, di cui una sufficiente (la prima), due fuori tema (ma più o meno decorose) e tre inqualificabili, da tiro al bersaglio con i pomodori: due speaker hanno letto parola per parola le slide, piene di testo, con un tono monocorde (il secondo ha pure tenuto lo sguardo fisso sullo schermo, dando le spalle al pubblico), e il terzo ha fatto la stessa cosa e per di più ha detto, tra una slide e l’altra, "vado veloce per evitare di tediarvi".

Ovviamente, quando è arrivato il mio turno in sala erano rimaste solo una ventina di persone, che spero di non aver steso con le mie dodici slide.

Questo video, che forse molti di voi hanno già visto, mostra in modo semiserio i principali errori che vengono fatti dai manager nella costruzione e nella presentazione delle slide. Dovrebbero studiarselo anche i tre di oggi.

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La bella Sanità?

Cito testualmente dal sito del Ministero della Salute:

"Pane, amore e sanità" è la nuova campagna del Ministero firmata Oliviero Toscani. Toscani, già in occasione del convegno "Per una sanità dalla parte del cittadino" tenutosi a Roma lo scorso maggio, alla presenza del Presidente del Consiglio Romano Prodi e del Ministro della Salute Livia Turco, aveva spiegato che la campagna risponde alla precisa richiesta del Ministro Turco di rappresentare "la bella Sanità". "La Salute vista dal cittadino per una campagna all’insegna dell’ottimismo, del sorriso e della speranza perché siamo tutti dipendenti dal Ministero della Salute, ne facciamo tutti parte", secondo le parole di Oliviero Toscani.

Io non avrei parole… e voi?

P.S. - In effetti, siccome quest’inutile e dispendiosa (quanto avrà voluto Oliviero Toscani per partorire questa schifezza?) campagna di affissioni la paghiamo tutti, alla fine è anche vero che facciamo tutti parte del Ministero della Salute. La prossima volta, quindi, interpellatemi prima di buttare i miei soldi.

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  • Call Center

    Incredibile, ho appena finito di parlare con il call center di Sky perché il decoder era andato in blocco, e sono ancora sconvolto: l’operatrice era madrelingua italiana (!!!), competente, cortese ed efficiente. Alla fine della telefonata ho dovuto bere un bicchiere di grappa per riprendermi dallo choc.

    Tra l’altro, non ha nemmeno fatto le solite domande idiote con cui normalmente cominciano tutti i call center: il cavo di alimentazione è collegato…, il decoder è acceso…, il cavo SCART è collegato…, la televisione è accesa…, eccetera. Anzi, è andata dritta al problema guidandomi lungo la procedura di reset del decoder.

    Quasi quasi… miii… non ci posso credere!!!

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  • Village People

    Come ogni anno, ho trascorso un paio di settimane in un villaggio. Quest’anno, tra gli animatori e gli ospiti c’erano alcuni personaggi di rilievo, che ho provato a descrivere rapidamente.

    La pierre del futuro
    Studentessa di comunicazione all’Università Cattolica di Milano (credo di aver udito qualcosa come “il linguaggio dei media”) e animatrice di contatto (quelli che cercano di tirarti dentro nel preciso momento in cui ti prepari per i 15 minuti di relax al giorno che spettano a ogni essere umano in vacanza). Ovviamente, bionda e pimpante secondo gli stereotipi del caso.
    “Voi di dove siete?”. “Abitiamo e lavoriamo a Milano, ma io sono di Assisi…”. “Assisi, oddio, dov’è?”. Ordunque, sarebbe la città di San Francesco, un centro d’arte di valore così alto da essere Patrimonio dell’Umanità, la meta della Marcia della Pace, e se questo non basta c’è stato un terremoto in diretta TV. “E’ vicino a Perugia, in Umbria, più o meno al centro della penisola”. “Ah, occhei”.

    Backgammon
    Backgammon è inquietante: ha superato i cinquanta ma ha la coda di cavallo - disordinata, e forse anche sporchina - di quando aveva diciott’anni, ha moglie e figli ma veste come un figlio dei fiori (compreso il sandalo Birkenstock) degli anni settanta, e gioca sempre a Backgammon (questo cozza con le altre caratteristiche del personaggio, ma forse nessuno gli ha detto che il Backgammon è un gioco snob, nato nei club esclusivi e maschilisti dell’aristocrazia anglosassone.
    Backgammon è soprattutto un reperto archeologico che ci riporta agli anni dell’adolescenza, quando eravamo un po’ più pirla di oggi e infinitamente più giovani.

    Proraso
    Proraso ha sicuramente più di cinquant’anni, ma forse ha superato i sessanta, e appartiene a quel gruppo di uomini (ovvero, individui di sesso maschile) che “precipitano” nel ridicolo per voler sembrare più giovani.
    Proraso è tinto di nero corvino, un colore improbabile per un uomo della sua età. Proraso è perfettamente rasato (un soprannome non arriva per caso), perché non vuole che si intuisca il colore della barba. Proraso è azzimato, direi addirittura “plasticoso”, tanto è finto.
    Proraso, e questo è veramente il massimo, fa il bagno con una comicissima cuffietta gialla - plasticosa come lui - da cui spunta la zazzerina color ebano.
    Proraso ci ricorda l’implacabile arrivo della demenza senile.

    “il Marco Ranzani”
    Quando il Marco Ranzani arriva al villaggio lo devono sapere tutti. D’altronde, uno non si compra il Cayenne S con i vetri fumé per restare nell’anonimato, così come un pirla qualsiasi. Perciò, quando apre la porta della camera e vede un interno spartano i coglioni gli girano a mille - perché il Marco Ranzani sembra un buono, ma in realtà ha due coglioni così - e fa un casino che metà basta.
    E poco importa che sul catalogo c’era scritto che le camere erano spartane, perché il Marco Ranzani non ha tempo da perdere con questi dettagli, e deve essere chiaro che lui accetta solo una cinque stelle lusso.
    Uno abituato con il Cayenne S, che l’aria condizionata capisce da sola quando deve partire e quale temperatura vuole il Marco Ranzani, non può mica accettare una stanza con il telecomando pieno di simboli strani, solo per avere un po’ di fresco.
    E se la stanza cinque stelle lusso non esce fuori subito, il Marco Ranzani fa un paio di telefonate a chi sa lui e qui le teste incominciano a rotolare prima di sera. Il Marco vuole fatti, non parole. Forse non è chiaro con chi stiamo parlando, perché se è necessario il Ranzani arriva a Roma e forse anche a Bruxelles.
    Qui sono in ballo cose molto più grosse di una camera. Qui si verifica se ci sono tutte le autorizzazioni. E se non ci sono so’ cazzi, parola di Marco Ranzani…

    La cosa più spassosa, peraltro, è stata la “conferenza” sotto l’ombrellone tenuta dal Marco Ranzani 2 (il clone stupido) sul mercato della telefonia cellulare (lui ha il Razr col Bluetooth, che è una figata inventata da Motorola) e dei navigatori satellitari (lui sul Cayenne ha il TomTom prodotto dalla Blaupunkt, che deve essere un nuovo modello che mi è sfuggito…). Ho rischiato di affogare per le risate…

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  • Markette al TG1?

    Ieri sera, durante il TG1 delle 20, è passata una sospetta marketta Apple sull’iPhone - le immagini, visto lo stile, erano senza dubbio quelle della presentazione dell’azienda di Cupertino - durante la quale abbiamo appreso che Steve Jobs punta a rivoluzionare il mondo della telefonia cellulare vendendo nientepopodimeno che 10 milioni di esemplari, pari a un sostanzioso 1% del mercato (visto che nel 2007 gli analisti prevedono che verrà venduto circa un miliardo di terminali, di cui oltre 100 milioni solo in Cina). Quelli di Nokia, che solo in Italia vendono - da anni - più di 10 milioni di cellulari, stanno tremando per la paura…

    Tra l’altro, l’iPhone - contrariamente a quello che affermava il servizio - è un prodotto tecnologicamente discutibile, che punta solo a modificare l’interfaccia utente attraverso l’eliminazione della tastiera (che compare sul touch screen) ma non offre nessuna novità di rilievo rispetto a quanto non facciano da tempo gli smartphone già presenti sul mercato, e assomiglia in modo “preoccupante” al telefono cellulare LG/Prada (preoccupante perché sorge il legittimo sospetto che l’iPhone si sia un po’ troppo “ispirato” a questo prodotto, che è sul mercato già da alcuni mesi).

    Comunque, messa da parte la tecnologia, è veramente strano che il principale telegiornale della principale rete televisiva RAI - normalmente molto attenta a non citare il nome di nessuna azienda, nemmeno quando sarebbe logico farlo, a parte quelli degli sponsor dei programmi - abbia deciso di dedicare un servizio di un minuto citando il nome e mostrando il marchio Apple. Il sospetto sembra legittimo… e che nessuno sostenga, per favore, che la notizia stava nelle code dei fedelissimi della mela che attendono l’apertura ufficiale delle vendite di questo ennesimo gadget inventato da Steve Jobs.

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    Giornalismo e relazioni pubbliche

    Toni Muzi Falconi e Chiara Valentini hanno lanciato un progetto di ricerca sulla relazione tra giornalisti e relatori pubblici a cui chiunque è interessato al futuro delle due professioni - ancor di più se egli stesso è un giornalista o un relatore pubblico - dovrebbe dare il proprio contributo con la compilazione del questionario a cui si accede da questo indirizzo.

    Il progetto di ricerca si articola nelle seguenti fasi:
    1. Reperimento e analisi critica dell’esistente (sono state raccolte un ventina di ricerche sul tema realizzate negli ultimi venti anni in altrettanti Paesi).
    2. Selezione della metodologia, che ha portato alla decisione di condurre una fase qualitativa propedeutica alla distribuzione di un questionario online.
    3. Realizzazione della fase qualitativa (12 interviste qualitative dirette e interpersonali a sei giornalisti e sei relatori pubblici).
    4. Preparazione del questionario quantitativo online (in base ai risultati della fase qualitativa).
    5. Lancio del questionario online attraverso i siti delle due associazioni che supportano il progetto - FNSI e FERPI - e l’avvio di un programma virale di passaparola.
    6. Analisi e interpretazione dei risultati e stesura del rapporto finale in inglese e in italiano.
    7. Pubblicazione, diffusione e discussione dei contenuti del rapporto finale.

    Il progetto è arrivato alla fase 5, ovvero al lancio del questionario online. Chi lo compila dovrebbe invitare i propri colleghi - giornalisti e/o relatori pubblici - a fare altrettanto, inviando il link e sottolineando la grande importanza dell’iniziativa.

    I risultati del questionario saranno inviati in anteprima a tutti coloro che lo avranno compilato lasciando la propria identità e il proprio indirizzo di posta elettronica.

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    Toshiba sucks

    My Toshiba laptop was not born under a lucky star. When I received it from the distributor, it worked for a couple of days and then the fan was gone (they call it Dead On Arrival). The support service changed the motherboard, but forgot IrDA and Bluetooth connections. At the time, I didn’t complain, as I needed the PC.

    After one year, the screen started to behave in a strange way. All of a sudden, it was randomly switching on and off (i.e., black), especially when on batteries. At the end of April, this problem had increased to the point that was almost impossible to work for more than ten minutes.

    On May 4, I’ve brought my laptop to Toshiba’s support center.

    Today, after more than two weeks, I’ve called to know why nobody did react or reply, when they were supposed to call in less than 10 days (when you have a laptop, is usually because you need it on a daily basis).

    I had to call three times in order to get the promise of an email telling me the cost of the solution (the laptop, of course, isn’t any more under warranty). The line dropped during the first call, after a couple of minutes, while I was waiting for the answer. The line didn’t drop during the second call, but after a 20 minutes wait I discovered that the operator had left for lunch! Unbelievable!!! The third call went smoothly.

    I’m still waiting for the email… Guess why I will never buy another Toshiba…

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    Global IT Ranking: dov’è l’Italia?

    Vi consiglio di leggere questo articolo che parla del report co-prodotto dal World Economic Forum e dal Professore di Business e Technology dell’INSEAD Soumitra Dutta. L’Italia, ovviamente, non è nei primi 20 posti della classifica (che compaiono nella tabella), ma - a leggere i commenti di Dutta, che attribuisce alla scuola e alla rigidità del mercato del lavoro (!!!) della Francia la discesa di quest’ultima alla posizione 23, dietro a Estonia e Irlanda - non c’è spazio per nessun tipo di “pensiero positivo”.

    Queste le parole su cui, a mio modo di vedere, c’è da meditare (e stiamo parlando, ripeto, della Francia, che ha un mercato del lavoro un po’ meno rigido di quello italiano): “Companies hesitate to apply technology, or perhaps apply technology but don’t get the benefits of it because they’re unable to put in place accompanying labour flexibility”. Le parole di Giancarlo Capitani durante la presentazione dei dati consuntivi 2006 che emergono dal Rapporto Assinform non potevano trovare spiegazione migliore.

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  • Filed under: ICT Market, Italians, Technology
  • Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, ha scritto un bell’articolo - breve, ma profondamente analitico - sull’andamento del mercato italiano dell’information technology. Particolarmente interessante la sezione finale, sui trend e le sfide per il 2007.

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  • Filed under: ICT Market, Italians
  • Scatto qui?

    Prego, scattare qui. Questo è l’esilarante risultato della traduzione automatica di un messaggio di phishing dall’inglese all’italiano. Click here diventa scattare qui, e quelli che scattano - in questo caso - se la sono proprio voluta (a chi ha scritto il messaggio, invece, io farei scattare qualcos’altro).

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