Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Innovation’ Category

La fine di un’era

Effective January 27, 2006, Western Union will discontinue all Telegram and Commercial Messaging services.

Western Union ha spedito il primo telegramma il 9 aprile 1839, e l’ultimo il 27 gennaio del 2006. Nell’ultimo anno, solo 20.000. Nulla, se pensiamo che la popolazione degli Stati Uniti è di 298,2 milioni di abitanti. In quel Paese, ormai, per comunicare si utilizza la posta elettronica, oppure il fax (sempre meno).

In Italia, invece, nel 2005 sono stati inviati 17 milioni di telegrammi, ovvero uno ogni 3,4 abitanti, visto che la popolazione è di 58,1 milioni. E non credo che siano stati inviati tutti per scambiare auguri e condoglianze. E’ proprio vero, l’Italia è un Paese di “late adopter”, ovvero di gente che adotta le nuove tecnologie quando non è proprio possibile farne a meno.

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  • Innovazione Digitale

    Potete portarvi avanti sulla lettura del volumetto di 48 pagine che state per ricevere per posta, così come annunciato dal ministro Lucio Stanca, scaricandolo in formato PDF.

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  • Filed under: Innovation
  • Pagare per credere?

    Secondo Francesca Gino, una giovane ricercatrice italiana con una brillante e rapidissima carriera accademica (dopo la laurea all’Università di Trento e il master alla Scuola di Sant’Anna di Pisa è andata a lavorare alla Harvard Business School di Cambridge, nel Massachusetts), i manager delle aziende tendono a dare un valore proporzionalmente maggiore e quindi a usare di più le informazioni che pagano rispetto a quelle che possono ottenere in modo gratuito, e questo si riflette sulle loro decisioni (e ovviamente apre delle interessanti considerazioni sulle capacità di discernimento dei manager rispetto all’ampia disponibilità di informazioni che deriva dalla presenza di Internet nel panorama delle fonti di informazione gratuita). La ricerca di Francesca Gino viene illustrata nei dettagli in questa lunga intervista scritta.

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  • Filed under: Innovation, Italians
  • Leader, e non per caso…

    Ci sono alcune aziende leader che raggiungono questa posizione, e la mantengono, facendo tutto quello che è necessario, soprattutto sotto il profilo della comunicazione.

    Secondo me, questo è il caso di Nokia, che ha saputo raggiungere la posizione di leader del mercato della telefonia cellulare (sono anni che è largamente prima, con una quota di mercato superiore al 30%, ovvero più di 10 punti percentuali rispetto alla seconda, che in questo momento è Motorola) e soprattutto mantenerla - con tutti i problemi e gli alti e bassi del caso - perché ha saputo distinguersi rispetto alle altre aziende non solo per le caratteristiche dei prodotti ma anche per quello che ha saputo comunicare agli utenti.

    Oggi, Nokia ha un sito - che somiglia a un blog ma non è proprio un blog - per le relazioni con i blogger che scrivono sul nuovo Nokia N90, dove si possono trovare informazioni per la stampa e per i blogger che questi ultimi sono liberi di prelevare e utilizzare per i propri articoli.

    In questo momento, non credo che il blog stia alimentando le vendite del telefono, ma sta sicuramente creando degli utenti fidelizzati che - probabilmente - non abbandoneranno più i telefoni dell’azienda finlandese.

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  • Filed under: Innovation
  • Non so perché…

    Ma questa situazione mi sembra familiare…

    There is one university PR department in London that I know fairly well - it’s a small middle-class world after all - and I know that until recently, they had never employed a single science graduate. This is not uncommon. Science is done by scientists, who write it up. Then a press release is written by a non-scientist, who runs it by their non-scientist boss, who then sends it to journalists without a science education who try to convey difficult new ideas to an audience of either lay people, or more likely - since they’ll be the ones interested in reading the stuff - people who know their way around a t-test a lot better than any of these intermediaries. Finally, it’s edited by a whole team of people who don’t understand it. You can be sure that at least one person in any given “science communication” chain is just juggling words about on a page, without having the first clue what they mean, pretending they’ve got a proper job, their pens all lined up neatly on the desk.

    Se avete voglia di leggere tutto l’articolo del Guardian, che parla del processo di divulgazione scientifica, dal comunicato stampa all’articolo, lo trovate qui. Ne hanno già scritto Resto del Mondo e Massimo Morelli.

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  • Filed under: Innovation, Journalism, Media Relations, Technology
  • Differenze

    Ricordate il post sul licenziamento di Alan Kay da parte della “nuova HP” di Mark Hurd, uno dei migliori “potatori” sul mercato?

    Google ha appena fatto esattamente il contrario, assumendo Vint Cerf nel ruolo di Chief Internet Evangelist. Se non conoscete Vint Cerf, trovate la sua biografia su Wikipedia, iBiblio e ICANN.

    Nel 1974, Vint Cerf ha scritto, insieme a Bob Kahn, il documento A Protocol for Packet Networks Intercommunication, che è considerato la pietra miliare per lo sviluppo dell’internetworking, ovvero del collegamento tra reti a pacchetto che è alla base di internet. Nel 1984, ha guidato il team di sviluppo di MCI Mail, il primo servizio commerciale di posta elettronica, di cui io - per una strana coincidenza - sono stato uno dei primi utenti italiani.

    E’ una mossa importante da parte di Google, che conferma la sua posizione di leader nel mondo della rete.

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    10 anni di eBay

    Oggi, eBay ha compiuto 10 anni, e il New York Times ha dedicato a Pierre Omidyar - che ha fondato il sito di aste online insieme alla moglie Pam - un bell’articolo in cui sintetizza la storia.

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  • FIAT: un’opinione “forte”

    Se qualcuno vuole un’opinione “forte” sulla FIAT, consiglio la lettura di cinque interventi di Antonio Tombolini:

    Io non sono sufficientemente esperto di economia e finanza per dare un giudizio, ma trovo questa interpretazione convincente.

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  • Preoccupante

    Ieri l’Istituto di Studi e Analisi Economica (ISAE) ha pubblicato la Nota Mensile di Luglio 2005 (disponibile in formato PDF) intitolata “La povertà soggettiva in Italia”, che offre un punto di vista diverso - interessante e preoccupante allo stesso tempo - sulla situazione economica del nostro Paese.

    Questo è il testo integrale del comunicato stampa:

    LA POVERTA’ SOGGETTIVA IN ITALIA

    Con la Nota di luglio l’ISAE aggiorna i dati relativi alla cosiddetta “povertà soggettiva”, utilizzando le inchieste ISAE sui consumatori.

    La condizione di povertà soggettiva viene accertata con una specifica domanda, in cui si chiede alle famiglie se ritengono di percepire un reddito adeguato per condurre una vita dignitosa, ovvero “senza lussi ma senza privarsi del necessario”.

    L’ammontare indicato dipende non solo dalle effettive necessità, ma anche dai desideri, dalle abitudini di spesa, dal bisogno di uniformarsi allo standard e all’opinione corrente dell’ambiente sociale in cui si è inseriti. Non c’è da stupirsi, dunque, che la soglia media sia decisamente elevata, pari - per una persona sola - a circa 1.250 euro (con riferimento agli ultimi dodici mesi), e a 2.600 euro per le famiglie numerose.

    La povertà soggettiva, quindi, è ben diversa dalla povertà relativa e da quella assoluta, che determinano la condizione di bisogno in base a criteri “oggettivi”: si ricorda che, secondo l’ISTAT, la linea di povertà relativa (per una persona sola) è pari a 522 euro (con riferimento al 2003), e sono povere, in Italia, 10 famiglie su 100. Per la povertà assoluta, invece, si fa riferimento al concetto di sussistenza, e dunque la soglia è più bassa. L’ISAE stima l’incidenza della povertà assoluta (per l’anno 2004) nel 6,8% delle famiglie.

    Tornando alla povertà soggettiva, la soglia media risulta in costante crescita nel periodo di osservazione (luglio 2000-giugno 2005), con un incremento è particolarmente elevato nell’ultimo anno (+20%). A partire dal luglio 2003, il reddito ritenuto necessario inizia infatti a crescere considerevolmente, evidenziando la diffusa percezione - tra le famiglie - di costi crescenti per mantenere uno standard di vita accettabile, a fronte di un reddito effettivo rimasto pressoché stabile. Il divario tra i due redditi raggiunge il massimo nella seconda metà del 2004, e solo nei primi mesi del 2005 sembra iniziare un graduale recupero dei redditi effettivi.

    La percentuale di famiglie “soggettivamente povere” è definita in modo indiretto, essendo pari alla quota di coloro che dichiarano di percepire un reddito inferiore a quello ritenuto da essi stessi necessario per una vita dignitosa: tale quota cresce negli ultimi dodici mesi fino a oltre il 70%, una percentuale molto elevata, a maggior ragione se si considera che in due anni è aumentata di 20 punti percentuali. Diverso sarebbe stato il risultato nel caso in cui la povertà soggettiva fosse stata accertata direttamente con una domanda specifica (”Lei si sente povero?”), a causa dell’effetto stigma legato all’autodichiararsi povero. In effetti, la rilevazione diretta dà luogo a tassi decisamente meno elevati.

    L’aumento della povertà soggettiva riguarda in modo uniforme tutte le ripartizioni geografiche, mentre - per quanto riguarda le caratteristiche familiari - si osserva una crescita più marcata per quei nuclei che mostravano in precedenza tassi di incidenza più bassi, a testimonianza di una percezione del disagio sempre più generalizzata, e non concentrata solo su alcune categorie.

    Tra le altre informazioni più specifiche sulla percezione del disagio riportate in questa nota, il dato più rilevante è forse il forte aumento - negli ultimi due anni - di coloro che dichiarano di aver incontrato difficoltà nell’acquistare generi alimentari. Tale dato potrebbe dipendere, almeno in parte, dalla maggiore immediatezza con la quale l’opinione pubblica percepisce l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

    Infine, si può ricordare che il reddito ritenuto adeguato a vivere dignitosamente è in molti casi più alto nelle grandi città, rispetto a quello delle regioni in cui gli stessi centri urbani sono situati. L’incidenza media della povertà soggettiva, invece, in molte regioni è più elevata nel territorio che nel capoluogo.

    Le domande aggiuntive circa la condizione di difficoltà soggettiva nell’affrontare alcune spese non forniscono informazioni di rilievo nel confronto tra metropoli e regione, se non per quanto riguarda il problema abitativo: la quota di famiglie che vivono in abitazione di proprietà è decisamente inferiore nelle grandi città, e simmetricamente è più alta la quota dei residenti in città che dichiarano di aver incontrato difficoltà nel pagamento delle spese per l’abitazione e di sentirsi preoccupati dal problema della carenza degli alloggi.

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  • Filed under: Innovation
  • Time

    Il Time ha pubblicato una lista dei 50 siti più “trendy” del 2005. Ci sono anche una quindicina di blog (nell’articolo, l’indirizzo e una breve descrizione di ciascuno di essi). Ovviamente, sono tutti in inglese.

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  • Calendario

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