Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Innovation’ Category

Incompatibilità (di carattere)

Ho installato la beta di Internet Explorer 8, che ha una caratteristica veramente unica per essere un prodotto targato Microsoft: rispetta gli standard, e quindi si comporta come Firefox! E infatti, nella versione nativa, che non emula il comportamento di IE7, non funziona né con il sito delle Ferrovie dello Stato, che è un’ottima piattaforma per clonare le carte di credito (o perlomeno la mia carta di credito), né con Microsoft Update, che non lo riconosce e quindi consiglia di scaricare gli aggiornamenti dal sito Microsoft Downloads.

E siccome la rete è piena di siti come quello delle Ferrovie dello Stato, stesi a zerbino davanti a IE7, in modo, tra l’altro, del tutto irragionevole, visto che oggi lo stesso sito Microsoft funziona senza problemi con Firefox, l’aver scelto la nuova strada dell’interoperabilità - nuova per Microsoft - con questa decisione è una dimostrazione tangibile di una volontà che stavolta, dopo qualche tentativo non troppo riuscito, sembra aver imboccato la direzione giusta.

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The Future Of Ideas

The Future of Ideas, il libro di Lawrence Lessig pubblicato nel 2001, qualche settimana dopo l’attacco al World Trade Center, è disponibile con una licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial. E’ possibile scaricarlo da qui.

Grazie a Random House (e Basic Books, e Penguin) per aver accettato l’idea di Lawrence Lessig, che ha rilasciato con licenza Creative Commons tutti i libri che ha scritto.

Se non conoscete Lawrence Lessig, date un’occhiata al suo blog.

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  • Filed under: Innovation, Social Media
  • Philippe Starck

    Philippe Starck è "il" genio del design, in tutti i sensi, visto che alla creatività unisce la capacità di farsi pagare cifre iperboliche per le sue creazioni (compreso lo spremiagrumi disegnato per Alessi, completamente inutilizzabile per lo scopo per cui è stato concepito ma sicuramente intrigante come oggetto). Diciassette minuti di elucubrazioni in una specie di gramelot franco/inglese, che vale sicuramente la pena ascoltare.

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  • Filed under: Innovation
  • "Poltiglia" sociale

    Il Censis ha presentato il suo solito, illuminante, rapporto annuale. Quelli che seguono sono stralci dai comunicati stampa su conclusioni generali e su comunicazione e media.

    Per uscire dall’attuale stato di poltiglia sociale dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nelleconomia, nella società e nelle scienze

    In continuità con gli ultimi anni il Censis conferma una sequenza positiva di lungo periodo. Oggi si può confermare una visione positiva: sia perché cresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive; sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo; sia perché abbiamo anche noi dopo decenni alcuni importanti big-player.

    Tuttavia, le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra perché non diventa processo sociale e perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro.

    Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio.

    Settore per settore nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi.

    Tanto che, quasi quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di mucillagine, quasi un insieme inconcludente di elementi individuali e di ritagli personali tenuti insieme da un sociale di bassa lega.

    Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di sviluppo di popolo come si diceva una volta, e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:

    • la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica è orientata all’avventura dell’uomo e alla sua potenzialità biologica;
    • la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante, fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali (si pensi ai giovani che studiano o lavorano all’estero, ai professionisti orientati a esplorare nuovi mercati, agli operatori turistici di ogni tipo, ecc.);
    • la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, e ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita;
    • la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;
    • la minoranza che si ostina a credere in un’esperienza religio­sa insieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppo ai vari livelli;
    • e le tante minoranze che hanno scelto l’appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita.

    Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento, sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati.

    La rivoluzione digitale continua. Oggi abbiamo a disposizione 8 diversi media e ben 20 modalità alternative di accedervi. Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media.

    Fotogrammi della rivoluzione digitale in atto. La televisione tradizionale risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la TV satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni. Per la radio, al 56% di utenti da autoradio e al 53,7% di ascoltatori da apparecchi tradizionali vanno aggiunti il 13,6% di utenti da lettore MP3 e il 7,6% da internet. Per i quotidiani oltre al 67% di utenti che leggono un giornale tradizionale acquistato in edicola si deve consi­derare anche 34,7% di lettori di quotidiani gratuiti e il 21,1% di fre­quentatori delle pagine on line dei giornali via internet. L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso, coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali. Mai la lettura di libri e giornali in Italia aveva rag­giunto punte così elevate. Il 59,4% di italiani che hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno è un risultato confortante, ma il 52,9% ne ha letti almeno tre. La stessa tenuta di set­timanali (40,3%) e mensili (26,7%) conferma che la società digitale non solo non segna la fine della circolazione della carta stampata, ma che anzi la sostiene.

    Smottamenti televisivi. Nel 2007 gli utenti della televisione in generale sono passati dal 94,4% al 96,4% della popolazione, rafforzandone ancora di più la natura di medium universale. La TV satellitare, in un anno, è passata ad attirare dal 17,7% al 28,3% degli utenti di TV, il digitale terrestre dal 7% al 13,9% e anche tutte le altre forme di TV fanno notevoli passi in avanti. Più netto risulta il progressivo passaggio dalla televisione tradizionale a tutte le forme di TV digitale tra i giovani. Il 99,1% di spettatori giovani di TV tradizionale del 2007 si ridimensiona nel 2007 al 93,5%, con la TV satellitare che arriva al 41%, la TV via cavo al 9,4% e la TV via internet all’8,6%. Tra i diplomati e i laureati c’è sempre un buon 94% che segue la TV tradizionale, però anche un 34,5% di pubblico di TV satellitare e un 16,2% del digitale terrestre, a cui si aggiunge anche un 7,1% di utenti di TV via internet e un 6,3% di TV via cavo.

    Informazione quotidiana multi-mediale. Il pubblico dei lettori dei giornali cresce, visto che nel 2007 è entrato in contatto con la stampa d’informazione quotidiana il 79,1% degli italiani: fra quotidiani tradizionali acquistati in edicola, giornali che vengono distribuiti gratuitamente (free press) e siti internet aggiornati continuamente dai quotidiani (on line). Circa il 30% legge solo quotidiani a pagamento, a cui si aggiunge un altro 30% che legge sia quelli a pagamento che quelli free, un altro 11% circa quelli a pagamento e on line, quasi il 13% tutti e tre. Calcolando che a leggere solo la stampa free sono meno del 10% dei lettori, si può constatare che ad accostarsi a un solo modello di informazione a stampa sono sempre il 45% circa di italiani che da decenni costituiscono la tradi­zionale platea dei lettori dei giornali.

    Radio ovunque. La sua flessibilità tecnologica l’ha resa uno degli strumenti di punta della rivoluzione digitale, che ha ridato una nuova, ennesima giovinezza alla radio, che nel 2007 è arrivata a raggiungere il 77,7% della popolazione italiana con punte dell’80,6% tra gli uomini, del 94,4% tra i giovani e dell’86,2% tra i più istruiti.

    Internet di massa. Nel 2007 gli utenti in gene­rale di internet hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popo­lazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di pene­trazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%.

    Cresce l’abitudine alla lettura. La lettura dei libri negli ultimi anni si è attestata su livelli finalmente interessanti, raggiungendo nel 2007 il 59,4% rispetto al totale della popola­zione. Rispetto al 55,3% del 2006 il progresso non appare eccezionale, ma è notevole il passo in avanti dei lettori abituali, cioè di quanti hanno letto almeno tre libri nel corso dell’anno, che sono passati dal 39,4% al 52,9%. I meno istruiti rimangono al 42,3% complessivo, con un passaggio dal 27,9% al 36% dei lettori abituali. I più istruiti, invece, accrescono ancora il loro già elevato indice dei lettori in gene­rale (dal 72,6% al 74,8%), ma portano i lettori abituali dal 54,7% al 68%.

    Cellulari, media basic. Nel 2007 il cellulare ha raggiunto un indice di pene­trazione complessiva pari all’86,4% della popolazione, ormai a un passo da quel 92,1% che costitui­sce il consumo complessivo della TV generalista. Il cellulare è considerato uno strumento d’uso praticamente quotidiano dal 76,9% degli uomini, dal 92,6% dei gio­vani e dall’81,4% degli utenti con il maggior livello di istru­zione. Il 55,9% dei suoi utenti lo impiega solo per le sue funzioni "basic". Ai vari tipi di modelli smartphone si accosta il 34,9% degli ita­liani, mentre il videofonino è appannaggio del 9,3% utenti.

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    Gira che ti rigira…

    Volevo commentare questo post di Maurizio Goetz, che si interroga sul modello di business delle aziende del mondo della pubblicità, e rileva come negli Stati Uniti si sia già passati alla fase dell’implementazione mentre in Italia - con calma - si comincia a riflettere sull’opportunità di agire, facendo dei riferimenti al mercato delle relazioni pubbliche, dove la prima ricerca sull’impatto di Internet sulle PR - che risale al 2000 - continua a essere maledettamente attuale.

    Volevo, ma poi il mio occhio è caduto su questo articolo di Roberto Bonino, che cita una ricerca di Gartner Group sintetizzata da Tekrati, di cui riprendo - pari pari - il primo paragrafo:

    Shrinking returns from business automation and the impact of Web 2.0 are conspiring to revolutionize the workplace and change the way we do business, according to Gartner. Speaking at Gartner Symposium/ITxpo in Cannes, Gartner analysts said that organizations need to respond to these changes. That means opening up their organizations to a wider collection of business and social networks, to allow a more collaborative and innovative workplace.

    Certo, non era necessario scomodare l’intelligenza aggregata di Gartner Group per accorgersi del fenomeno dei social media, ma il loro contributo - visto che costa - verrà probabilmente ascoltato più dei nostri, che di questi argomenti scriviamo ormai da anni senza essere tenuti in grande considerazione (se non da chi è già più o meno d’accordo con le nostre idee).

    La ricerca di Gartner va addirittura oltre, e fa delle previsioni di ordine temporale:

    Gartner said that social interaction is the way most value is delivered in the modern work environment and predicts that by 2012, the primary role of business networks will be to support social interactions, not routine business transactions. [...] Gartner said that rather than just saying “no” to social networking in the business, organizations need to create the structures and processes that allow it to realize business value.

    [...] Organizations that fail to embrace social software in their business may well find themselves faced with staff discontent and impassiveness and expensive security and compliance problems. Gartner predicts that by 2009, at least 70 per cent of organizations without an IT-supported deployment of blogs and wikis will have multiple unofficial deployments among their users.

    Gira che ti rigira, alla fine si torna sempre al modello di business, che nella maggior parte dei settori di attività è stato concepito nel secolo scorso (quando non nei precedenti) ed è sopravvissuto senza modifiche sostanziali per decenni o addirittura per secoli (questo non significa certo che fosse un buon modello di business: basta pensare a quello delle agenzie di relazioni pubbliche, basato sulla vendita di tempo/uomo e non al raggiungimento di obiettivi di comunicazione, e quindi - a mio modo di vedere - sbagliato sin dal primo momento), ed è stato “smontato” in pochi anni con l’arrivo di Internet.

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  • Filed under: Innovation
  • Viral

    Ieri sera, intorno al tavolo dell’Aperitoffee, oltre a Gianluca e Mr White, qualcuno ha per caso visto la testa pelata di Seth Godin? Ormai, è evidente che sulla partita dei contenuti - virali e non, a seconda del caso e della necessità - si gioca una buona parte del futuro della comunicazione, dalla pubblicità alle relazioni pubbliche (verrà il giorno che questo lo comprenderanno anche le aziende?). Un tema importante, ci si ritorna nei prossimi giorni.

    A coloro che vengono dalla pubblicità, e sono convinti che le relazioni pubbliche siano uno strumento costoso, consiglio di dare un’occhiata a un paio di post che ho scritto verso la fine del 2006, e a questo in inglese che ho scritto all’inizio del 2007. Con un diverso modello di business, un’agenzia di PR tradizionale riesce a recuperare anche il 50% della propria inefficienza. Un altro tema importante (apparentemente solo per il sottoscritto) su cui si ritorna nei prossimi giorni.

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    Creativity

    Have a look at this video. It’s quite long, but it’s worth the time.

    PR people should be creative, shouldn’t they? Creativity is one of the pillars of innovation, and PR people should also be innovative, shoudn’t they? On behalf of their clients, but also on behalf of their profession… PR people should try to innovate their profession, in order to innovate the strategies and the tactics that they adopt for their daily activity on behalf of clients.

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  • Filed under: Innovation, Public Relations
  • Lo sapevate ?

    Forse avete già visto la prima versione, forse avete già visto anche questa seconda versione aggiornata, forse vi siete persi il primo, e forse vi siete persi anche il secondo.

    In tutti i casi, questo “Did You Know 2.0″ vale la pena di essere citato, visto e rivisto… e soprattutto meritano una meditazione i temi che affronta. Oddio, nulla di nuovo, tutte cose risapute, ma fa un certo effetto vedere le cifre nello stesso ambito, anche se - apparentemente - non c’è alcuna relazione tra loro.

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  • Filed under: Innovation, Social Media, Technology
  • iPhone

    Il video realizzato da David Pogue merita proprio di essere visto.

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  • Filed under: ICT Market, Innovation
  • Seventy Things to Watch in 2007

    JWT, the largest advertising agency in the U.S. and the fourth-largest in the world, has spotted 70 “in” products, services and trends that will help to define 2007.

    A few of them are at the convergence point of high technology and social media:

    1. Skype/VoIP
    2. The business of social networking
    3. Citizen journalism
    4. RSS feeds
    5. Google domination (Google as acquirer, and Microsoft as Google follower)

    In addition, a couple of them are very interesting for me:

    1. Hitting the off button: demanding downtime
    2. Age shuffling (40 is the new 20, for example)
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  • Filed under: Innovation, Social Media, Technology
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