Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Innovation’ Category

Nicchie

Oggi ho visto un furgoncino simile a quelli delle paninerie notturne o delle porchetterie, dipinto a nuovo e con un bel marchio dorato che recitava “catering per set cinematografici e feste private”. Purtroppo, visto il servizio di sicurezza (stavano girando un qualcosa di fronte alla sede del Touring Club Italiano in Corso Italia, a Milano), non ho potuto verificare se gli addetti erano multilingue, ma il sospetto - vista la “parannanza” da tristellato Michelin - c’è (ed è anche abbastanza forte). Un servizio per due nicchie completamente diverse tra loro, e senza sovrapposizione, visto che si “gira” di giorno e si “festa” di notte. Interessante.

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Adobe

Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Charles (Chuck) Geschke e John Warnock, i fondatori di Adobe e le “anime” di una delle aziende più innovative nel mondo del software, in occasione della presentazione di Acrobat 2.0 a Londra, insieme a Beppe Caravita del Sole 24 Ore.

E’ difficile spiegare con semplicità i motivi del successo di un’azienda con più di 25 anni di storia nel mondo dell’information technology (ce ne sono veramente poche), ma credo che Chuck ci riesca perfettamente nel corso di questa intervista con il giornale della Wharton School of Management.

Un solo rammarico: il rapporto di consulenza con Adobe è finito - nell’ormai lontanissimo 1996 - per motivi che esulano completamente dalla sfera professionale. Rimane solo un pessimo sapore in bocca, e una stima immutata per i due fondatori dell’azienda.

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Ragazzi, non ci siamo

Secondo la società di ricerca Parker, Wayne & Kent il 53% dei professionisti di relazioni pubbliche statunitensi ritiene che gli articoli e i servizi su carta abbiano un valore maggiore di quelli online, e afferma che quasi il 64% dei propri clienti preferisce la “copertura” cartacea rispetto a quella online.

Ragazzi, non ci siamo, se questa è una fotografia veritiera - e ho paura che lo sia - delle convinzioni dei professionisti di relazioni pubbliche del mercato più avanzato del mondo, c’è solo da vergognarsi. Significa che questi signori non hanno capito una cippa e difendono una professione che, su queste basi, ormai non esiste più da oltre un lustro (a essere molto ma molto generosi).

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Perché ho cestinato il tuo comunicato stampa

1. Le frasi sono troppo lunghe, e la punteggiatura è - se va bene - messa a caso, per cui non aiuta a chiarire i contenuti. Prima di spedirlo, hai riletto il testo?

2. La descrizione dell’azienda è priva di significato: tutti sono leader di tutto (anch’io sono leader tra i professionisti italiani di relazioni pubbliche con barba e baffi, brevilinei, nati in Umbria e residenti in Lombardia). Vedi sopra.

3. Le dichiarazioni dei manager sono spesso senza senso: “Siamo felici di aver firmato il contratto di distribuzione con X, perché ci aiuterà ad aumentare la penetrazione nell’area Z”. L’alternativa cos’era: “Purtroppo, siamo stati costretti a firmare con X perché è l’unica azienda che ci ha preso in considerazione, anche se sappiamo già che non riuscirà a combinare granché nel segmento Z”?

4. Il testo contiene troppo “gergo” del settore: tutte le aziende, ormai, offrono bellissime “soluzioni”, ma non è chiaro a quali problemi. Per non parlare degli acronimi: SOA, SaaS, solo per incominciare. Oppure, “on demand”, senza specificare perché… Vuoi spiegare, per favore, perché utilizzi certi temini, o definisci alcune cose in modo diverso dagli altri esseri umani?

5. Il comunicato stampa è arrivato, e non era un gran ché, per cui l’ho cestinato (e fin qui passi, sono cose che possono succedere). Ma poi ho anche dovuto spiegartelo, perché mi hai telefonato per sapere se lo avevo ricevuto e se lo avrei usato. Non hai altro da fare?

6. Il titolo era incomprensibile, e io non ho molto tempo per leggere, per cui le prime righe - e il titolo, normalmente, è proprio tra le prime righe - è determinante per farmi decidere di andare avanti nella lettura. La notizia dev’essere sintetizzata lì, o preferisci veramente il quinto paragrafo?

7. Il nome dell’azienda era tutto maiuscolo, e io non sopporto quelli che urlano, anche se in modo virtuale, e poi, se decido di pubblicare la notizia sono costretto a riscrivere metà del comunicato stampa. Hai mai visto un quotidiano, un settimanale, un mensile, anche un quindicinale, o un sito di notizie dove i nomi delle aziende sono tutti maiuscoli?

8. Forse ho dimenticato qualcosa, ma per concludere ho una domanda: perché non usi il buon senso? Quello delle nonne, che quando uscivi e il cielo era nuvoloso ti ricordavano di prendere l’ombrello… Leggi i nostri articoli, e fai lavorare il cervello.

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Bourbon e comunicazione

Secondo Jason Falls, la buona comunicazione, così come il buon Bourbon, ha bisogno di tempo.

Apprezzo più la Grappa del Bourbon, ma trovo il paragone stimolante… Approfondiamo l’argomento attraverso le affermazioni contenute nel post:

While some of the best communications ideas in the world were created in that hyperventilation chamber of death that is client deadlines, the one thing lacking in most approaches to market is the appropriate amount of time to ensure the program, campaign or effort is done right, or at least well.

I’m competing for time and my clients, agency, family, blog, extra-curricular activities, friends, fitness and personal hobbies are competing against me. (Note that I didn’t put sleep in that list. It is currently drawing the short straw).

As a result of the cacophony of buzz that is our lives, we seldom have or even think to take the appropriate time to ensure what we’re doing is done well. We do it with our clients or company. We do it with our meals or sleep. We do it with our friends and family. Some of us do it there too much and too often.

But good bourbon can’t be rushed. Many bourbons have age statements on the bottle. In order to craft an ideal product, bourbon makers know the most important ingredient is time. We should all take a lesson from that philosophy.

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La forza delle parole

Senza ulteriori commenti.

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La nascita dei computer moderni

Lo storico George Dyson racconta la nascita dei computer moderni, dalle origini nel 16 secolo agli improbabili notebook di alcuni tra i primi progettisti di tecnologia.

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Le relazioni pubbliche e la blogosfera

Più mi guardo intorno, e più trovo aziende che non riescono - o non vogliono (?) - comprendere le modalità di comportamento online. Questo comportamento, in più di un’occasione, riguarda anche le agenzie di relazioni pubbliche.

Ci sono anche aziende che affidano ad agenzie che non hanno né un blog né un wiki né uno straccio di presenza su Internet (a parte il sito, che in questo caso non conta) la loro comunicazione online.

Certo, l’agenzia in questione afferma di essere “leader nella comunicazione Web 2.0″, e nessuno si preoccupa di verificare che un’affermazione priva di significato come questa corrisponda alla realtà dei fatti.

Dal primo comunicato stampa a oggi sono passati più di cent’anni (Ivy Lee, 1906), e dal primo che ho scritto io a oggi sono passati circa 35 anni (in mezzo ci sono 27 anni di carriera in azienda e in agenzia, una laurea e qualche migliaio di comunicati stampa su temi di sport, edilizia e ingegneria civile, agroalimentare e tecnologia).

Facendo un paio di rapidi conti, e analizzando le varie “ondate” sia a livello di media che a livello di metodologie legate alla professione, io sono alle relazioni pubbliche 12.0… ma sono così “stupido” da continuare a dire che le PR devono continuare a essere le stesse, indipendentemente dall’evoluzione dei media e degli strumenti di comunicazione.

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I "consumatori digitali"

L’espressione “digitally savvy” è quasi intraducibile, ma denota una fascia di popolazione statunitense con interessanti caratteristiche demo e sociografiche. L’articolo è una sintesi della ricerca, che vi consiglio di scaricare e leggere con attenzione.

Who Are The “Digitally Savvy?”

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  • Filed under: Innovation, Social Media
  • Incompatibilità (di carattere)

    Ho installato la beta di Internet Explorer 8, che ha una caratteristica veramente unica per essere un prodotto targato Microsoft: rispetta gli standard, e quindi si comporta come Firefox! E infatti, nella versione nativa, che non emula il comportamento di IE7, non funziona né con il sito delle Ferrovie dello Stato, che è un’ottima piattaforma per clonare le carte di credito (o perlomeno la mia carta di credito), né con Microsoft Update, che non lo riconosce e quindi consiglia di scaricare gli aggiornamenti dal sito Microsoft Downloads.

    E siccome la rete è piena di siti come quello delle Ferrovie dello Stato, stesi a zerbino davanti a IE7, in modo, tra l’altro, del tutto irragionevole, visto che oggi lo stesso sito Microsoft funziona senza problemi con Firefox, l’aver scelto la nuova strada dell’interoperabilità - nuova per Microsoft - con questa decisione è una dimostrazione tangibile di una volontà che stavolta, dopo qualche tentativo non troppo riuscito, sembra aver imboccato la direzione giusta.

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