Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
30 Apr
L’ultima ricerca sulla diffusione dei browser, effettuata da Janco Associates, assegna a Internet Explorer una quota di mercato dell’83,07%, a Firefox il 10,28%, a Mozilla il 3,81%, a Netscape, AOL, MSN Explorer e Opera meno dell’1%.
Prendo atto, con riserva. Si tratta di dati totalmente diversi da quelli che risultano a entrambi i sistemi di monitoraggio degli accessi a questo blog, che dovrebbero riflettere la composizione di un gruppo di utenti abbastanza eterogeneo, ovvero la comunità professionale dei comunicatori, e i suoi dintorni.
Queste sono le percentuali secondo ShinyStat.
| Explorer 6.x |
57,31% |
| Firefox |
34,15% |
| Explorer 5.x |
4,60% |
| Safari |
2,46% |
| Mozilla |
0,66% |
| Netscape 7.x |
0,33% |
| Opera 7.x |
0,33% |
| Sconosciuto |
0,16% |
Queste, invece, sono le percentuali secondo Sitemeter.
| Explorer 6.x |
59% |
| Firefox |
35% |
| Explorer 5.x |
2% |
| Safari |
2% |
| Mozilla |
1% |
| Sconosciuto |
1% |
Non credo che la differenza rispettivamente del 23,87% e del 24,72% sia dovuta a una composizione del campione diversa dalla media degli utenti italiani.
I casi sono due, o gli italiani hanno perso la testa per Firefox, o Janco Associates ha perso la testa per Microsoft. Voi per quale versione siete?
22 Apr
Ho letto con interesse gli interventi di tutti coloro che hanno offerto un’interpretazione dell’acquisizione di Macromedia da parte di Adobe. Mi spiace dirlo, ma non c’è nessuno - nemmeno negli Stati Uniti - che sia andato a ritroso nella storia delle due aziende per comprendere come si sia arrivati alla situazione attuale, e per offrire degli elementi utili per l’analisi di quello che sta succedendo e di quello che succederà. E dire che stiamo parlando di due tra le più vecchie software house nel mondo del PC, con due storie parallele ma profondamente diverse: Adobe ha sempre sviluppato le tecnologie innovative al proprio interno, Macromedia - con l’eccezione di Director - le tecnologie innovative le ha sempre “comprate” insieme alle aziende.
Ho lavorato, come consulente, dodici anni consecutivi per Macromedia e otto anni consecutivi per Adobe, tra il 1988 e il 2002 (per un lungo periodo, quindi, ho lavorato contemporaneamente per entrambe, quando non erano concorrenti). Sono due aziende molto diverse, che non riusciranno a convivere se non con grandi difficoltà. Io credo che Adobe sia interessata soprattutto a Flash, l’unico standard grafico “de facto” che non è nato a Mountain View, e forse a Dreamweaver, l’unico programma professionale per l’editing dei siti. Tutto il resto, a partire da FreeHand, che aveva dovuto vendere proprio a Macromedia dopo l’acquisizione di Aldus, verrà probabilmente “gestito” ma non sviluppato.
Sotto certi punti di vista è un peccato, sotto altri era probabilmente una conclusione inevitabile.
13 Apr
Gli analisti dovrebbero essere uno tra i target prioritari di qualsiasi strategia di comunicazione nel settore delle tecnologie avanzate.
1. Gli analisti hanno sempre un impatto positivo sulle vendite, confermato da molti articoli e numerose ricerche:
L’impatto positivo, comunque, non è solo quello diretto. Gli analisti, infatti, possono aiutare le aziende di information technology a entrare nella short list (e quel che è peggio, possono determinare la loro uscita dalla short list) dei vendor da interpellare.
2. Gli analisti offrono un’interpretazione del mercato, basata su uno scambio di opinioni con i vendor e con gli utenti di prodotti a tecnologia avanzata, molto più completa, analitica e indipendente. Che si tratti di giudicare la qualità un prodotto o l’efficacia di un messaggio di marketing, gli analisti possono fornire un giudizio o una valutazione della proposta di un vendor di information technology, e del suo impatto sul mercato.
3. Gli analisti godono di grande visibilità sui media. Se guardiamo al 2004, Gartner, IDC e Ovum sono stati citati più di 3.700 volte sulla stampa inglese, in seguito all’emissione di un comunicato stampa, o per i risultati di una ricerca, oppure per l’intervista di uno degli analisti. Inoltre, alcuni analisti pubblicano degli articoli sul web, liberamente disponibili, mentre altri hanno rubriche fisse sulla stampa.
9 Apr
La società di ricerca francese Xiti ha fatto una ricerca sull’adozione di Firefox da parte degli utenti domestici nei diversi Paesi europei, in due fasi (a distanza di venti giorni l’una dall’altra), che dimostra come la crescita del browser di Mozilla Foundation sia ormai inarrestabile, al punto da essere visibile anche nell’arco di un tempo così breve.
Per poter misurare l’utenza domestica, la ricerca è stata effettuata sempre di domenica, nel corso del mese di marzo 2005: la prima fase domenica 6, su un campione di 16.650.993 visite a siti professionali, da parte degli utenti di cinque Paesi (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna), la seconda fase domenica 27, su un campione di 19.504.264 visite sempre a siti professionali da parte degli utenti di 23 Paesi (l’elenco è nella tabella più avanti).
Il livello di adozione di Firefox in Europa è ancora abbastanza disomogeneo.
Il 6 marzo, Firefox era utilizzato dal 21,4% dei navigatori tedeschi, dal 12,2% dei francesi, dal 10,9% degli inglesi, dal 9% degli spagnoli e dall’8,6% degli italiani.

Il 27 marzo, Firefox era utilizzato da una media dell’11,6% dei navigatori europei. La percentuale più alta in Finlandia, con il 22,62%, e quella più bassa nel Principato di Monaco con il 4,11%. Per il resto, una dispersione che non permette nessun tipo di considerazione, se non quello che l’adozione è leggermente superiore - in media - nei Paesi del nord e dell’est (ma la Danimarca è terzultima con il 6,24% e la Lituania penultima con il 4,30%). E’ invece evidente come in soli venti giorni la percentuale sia aumentata in quasi tutti i Paesi già analizzati il 6 marzo: i tedeschi sono passati dal 21,4% al 21,6%, i francesi dal 12,2% al 12,4%, gli inglesi dal 10,9% al 10,7%, gli spagnoli dal 9% al 9,4%, e gli italiani dall’8,6% al 9,3%.

| Paese |
Percentuale |
| Finlandia |
22,62% |
| Germania |
21,56% |
| Repubblica Ceca |
19,02% |
| Polonia |
14,93% |
| Ungheria |
14,54% |
| Svezia |
14,41% |
| Svizzera |
13,89% |
| Austria |
12,80% |
| Francia |
12,45% |
| Lussemburgo |
11,57% |
| Romania |
10,69% |
| Regno Unito |
10,66% |
| Belgio |
10,01% |
| Estonia |
9,93% |
| Grecia |
9,88% |
| Norvegia |
9,78% |
| Spagna |
9,41% |
| Italia |
9,33% |
| Olanda |
9,19% |
| Portogallo |
9,07% |
| Irlanda |
7,84% |
| Danimarca |
6,24% |
| Lituania |
4,30% |
| Monaco |
4,11% |
Secondo Xiti, l’uso di Firefox è più alto durante il week-end che durante la settimana, in quanto le aziende hanno un atteggiamento più conservatore dei singoli utilizzatori. In termini percentuali, questa differenza viene stimata in una media compresa tra due e tre punti.
Tags: media, pr6 Apr
Secondo GartnerWatch, una fonte apparentemente bene informata, Gartner ha licenziato il 75% degli analisti di Meta Group, azienda concorrente che ha recentemente acquisito. Tra questi, l’italiano Enrico Camerinelli, che ho avuto occasione di conoscere professionalmente che stimo. Enrico è una tra le persone più competenti nell’area del software enterprise che io abbia mai conosciuto, e intende continuare a fare il consulente.
Di fronte a queste notizie, comunque, c’è da chiedersi se Gartner abbia acquisito Meta Group per allargare le proprie competenze - non solo sotto il profilo delle practice ma anche sotto quello delle metodologie - o per eliminare un concorrente che giudicava eccessivamente pericoloso.
2 Apr
La Kaiser Family Foundation ha rilasciato i risultati di uno studio sull’uso dei media da parte dei giovani statunitensi di età compresa tra gli 8 e i 18 anni. In questa pagina trovate i link al comunicato stampa, alla sintesi dei risultati, al rapporto completo e alle slide della presentazione.
Questa è un’estrema sintesi, basata soprattutto sui dati. Vi riconoscete, oppure - come nel mio caso - riconoscete i vostri figli ?
Lo studio ha misurato l’uso ricreativo (non scolastico) di TV, musica, videogiochi, computer e film, e ha rilevato che l’esposizione giornaliera ai media ha superato le otto ore. E’ aumentata dal 16 al 26% la percentuale di tempo in cui viene utilizzato più di un media: per esempio, il 28% dei giovani afferma di andare online “spesso” (10%) o “talvolta” (18%) mentre guarda la TV, per fare qualcosa di legato alla trasmissione che sta guardando. Molti ragazzi affermano di utilizzare “quasi sempre” un altro media mentre guardano la TV (24%), leggono (28%), ascoltano musica (33%) o usano un PC (33%).
La stanza dei ragazzi è diventata un centro multimediale, e questo solleva dei problemi sull’esposizione non controllata ai contenuti. Il 68% dei ragazzi ha la TV, e il 49% ha un videogame. Un numero sempre più alto ha un videoregistratore o un lettore DVD (54%), la TV satellitare (37%), il computer (31%) e l’accesso a Internet (20%). Il 63%) afferma che la TV è “normalmente” accesa durante i pasti, e il 51% che la TV è “quasi sempre” o “sempre” accesa, indipendentemente dal fatto che qualcuno la guardi.
L’86% dei ragazzi ha un computer in casa, e il 39% due o più computer. Il 74% ha l’accesso a Internet, e il 22% lo utilizza per più di un’ora al giorno.
Il 73% dei ragazzi legge ogni giorno, per diletto, per una media di 43 minuti. Alcuni leggono più degli altri: quelli che non hanno la TV nella propria stanza, e quelli che vivono nelle famiglie in cui la TV non viene lasciata sempre accesa. Il 30% dichiara di parlare al telefono, usare l’instant messaging, guardare la TV, ascoltare la musica o navigare il Web “per divertimento” mentre fa i compiti. Il 50% ha cercato informazioni sulla salute su Internet. Infine, quelli meno bravi a scuola passano più tempo con i videogiochi e leggono di meno di quelli più bravi (per questo, non ci voleva una ricerca, ma bastava chiedermi come si comportava mio figlio).
Il 64% dei ragazzi scarica musica da Internet, il 48% ascolta la radio sempre attraverso Internet, il 66% utilizza l’instant messaging, “solo” il 39% ha il telefono cellulare (siamo negli Stati Uniti, non in Italia), il 32% ha una pagina o un sito Web personale (appunto, siamo negli Stati Uniti, non in Italia), il 18% ha un lettore MP3 (mi sembrano pochi) e il 13% ha un palmare che si collega a Internet (è proprio vero, siamo negli Stati Uniti, non in Italia).
22 Mar
Computer Industry Almanac ha pubblicato una ricerca di mercato sul numero dei PC in uso nel mondo, che erano più di 820 milioni alla fine del 2004 e si presume che superino il miliardo entro la fine del 2007. La tabella con la classifica dei Paesi per numero di PC e percentuale rispetto al totale la trovate nel comunicato stampa, insieme ad altri commenti, come quello che afferma che negli Stati Uniti i PC saranno più dei telefoni cellulari ancora per qualche anno.
Io ho preso le cifre della tabella e le ho confrontate con quelle degli abitanti, che ho preso - per uniformità - dal The World Factbook della CIA, la Central Intelligence Agency del Governo degli Stati Uniti. Ho aggiunto una colonna con il rapporto tra numero degli abitanti e numero dei PC, un indicatore che trovo più significativo rispetto alla percentuale assoluta sul totale dei PC, che è ovviamente legata al numero degli abitanti (tanto che nelle prime posizioni figurano anche Cina e India, che hanno un rapporto bassissimo tra abitanti e numero dei PC).
Sarebbe interessante vedere come cambia questa tabella con l’inserimento di Paesi che hanno pochi abitanti ma un elevato tasso di informatizzazione, come quelli scandinavi, la Svizzera e l’Austria, Taiwan e Singapore.
| Paese |
Abitanti |
PC |
Abit/PC |
| Stati Uniti |
293.028 |
223.810 |
1,30 |
| Canada |
32.508 |
22.390 |
1,45 |
| Australia |
19.913 |
13.720 |
1,45 |
| Olanda |
16.318 |
11.110 |
1,47 |
| Regno Unito |
60.271 |
35.890 |
1,68 |
| Germania |
82.425 |
46.300 |
1,78 |
| Giappone |
127.333 |
69.200 |
1,84 |
| Corea del Sud |
48.598 |
26.200 |
1,85 |
| Francia |
60.424 |
29.410 |
2,05 |
| Italia |
58.057 |
22.650 |
2,56 |
| Russia |
143.782 |
19.010 |
7,56 |
| Messico |
104.960 |
11.210 |
9,36 |
| Brasile |
184.101 |
19.350 |
9,51 |
| Cina |
1.298.848 |
52.990 |
24,51 |
| India |
1.065.071 |
13.030 |
81,74 |
Alla fine, ho trovato un altro comunicato stampa di Computer Industry Almanac, sul numero degli utenti internet attivi intorno alla metà del 2004. Anche in questo caso, c’è una tabella con la classifica dei primi 15 Paesi, che - con la sola eccezione dell’Olanda, sostituita dalla Spagna - corrisponde in modo sorprendente a quella dei PC. Quindi, ho deciso di confrontare anche questi dati, sostituendo al numero degli abitanti quello degli utenti internet.
| Paese |
Internet |
PC |
Int/PC |
| Stati Uniti |
185.550 |
223.810 |
0,83 |
| Francia |
25.470 |
29.410 |
0,87 |
| Germania |
41.880 |
46.300 |
0,90 |
| Canada |
20.450 |
22.390 |
0,91 |
| Regno Unito |
33.110 |
35.890 |
0,92 |
| Australia |
13.010 |
13.720 |
0,95 |
| Russia |
21.230 |
19.010 |
1,12 |
| Italia |
25.530 |
22.650 |
1,13 |
| Giappone |
78.050 |
69.200 |
1,13 |
| Brasile |
22.320 |
19.350 |
1,15 |
| Corea del Sud |
31.670 |
26.200 |
1,21 |
| Messico |
13.880 |
11.210 |
1,24 |
| Cina |
99.800 |
52.990 |
1,88 |
| India |
36.970 |
13.030 |
2,84 |
A parte la posizione di classifica della Francia, che credo sia dovuta più al basso numero di utenti internet che all’alto numero di PC, la tabella conferma la presenza di un “digital divide” tra i Paesi dove il rapporto tra utenti internet e PC è inferiore a uno (e quindi ogni utente internet dispone di più di un PC, con tutto quello che ne consegue), un primo gruppo di Paesi - tra cui l’Italia - in cui il rapporto è appena superiore a uno (e in qualche caso si deve fare la fila per accedere a internet), e i Paesi come Cina e India, dove il rapporto è di (circa) due o più utenti internet per ogni PC (e quindi si fa sempre un po’ di fila per accedere a internet).
Tags: comunicato stampa, pr7 Mar
Ogni anno, all’inizio di marzo, EITO pubblica una ponderosa ricerca sull’andamento dell’anno precedente e sulle previsioni per gli anni a venire. Il volume della ricerca si può solo acquistare, ma sul sito si trovano due documenti che contengono una sintesi abbastanza completa dei dati: il comunicato stampa e la presentazione.
Nel 2005, il mercato europeo dell’ICT crescerà del 4%, contro il 3,3% del 2004 e lo 0,9% del 2003. La crescita sarà significativa in tutti i segmenti, e porterà l’Europa a raggiungere una quota del 32,1% del mercato mondiale dell’ICT (o del 33,8% del mercato mondiale dell’IT e del 30,7% del mercato mondiale delle telecomunicazioni).