Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘ICT Market’ Category

A Franco

Franco Carlini se n’è andato stanotte, per un malore improvviso.

Lo avevo conosciuto nel 1988, in occasione della presentazione del primo “portatile” Apple, quello con la batteria al piombo che pesava - da sola - 3 o 4 chili (o forse anche di più). Un prodotto destinato a fallire già dalla nascita, per colpa di un’impostazione sbagliata.

“Non fa per me”, aveva detto a Sergio Nanni, amministratore delegato di Apple Italia che voleva convincerlo a provarne un esemplare. “Con quel coso in spalla non riuscirei neanche ad alzarmi…”.

Poi aveva scritto un articoletto nella sua rubrica sul Manifesto. Garbato come sempre, così come quando aveva commentato il libro di John Sculley lasciando trapelare, tra le righe, le sue critiche “politiche” al sistema statunitense, che anteponeva il marketing sia all’uomo che alla tecnologia.

Perché Franco, nel suo profondo umanesimo, aveva una competenza sulle cose della tecnologia che andava ben oltre a quella di tutti noi, anche se lui non l’ha mai fatta pesare a nessuno.

All’epoca, era ancora ricercatore all’Istituto di Cibernetica e Biofisica del CNR, e faceva il giornalista per passione, ma ancora a tempo perso. Poi, nel 1989, un anno dopo, avrebbe deciso di perseguire professionalmente questa carriera.

Sono passati quasi vent’anni, eppure ricordo ancora quel primo incontro.

Ciao, Franco

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  • My Toshiba is back

    My Toshiba is back after 74 days (from May 4 till July 17), which - according to the labs’ report - were necessary to change the video board and test it (the report underlines that the test was a lengthy one). It’s definitely the worst performance I’ve seen in my life for a notebook, and is something which I’ll never forget (and therefore I’ll never buy another Toshiba). I don’t have many comments, or I have too many which I don’t have the time to write.

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  • Bill Gates va al CES anche nel 2008

    Meno male, eravamo in pensiero per le condizioni del suo intestino.

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  • iPhone

    Il video realizzato da David Pogue merita proprio di essere visto.

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  • Markette al TG1?

    Ieri sera, durante il TG1 delle 20, è passata una sospetta marketta Apple sull’iPhone - le immagini, visto lo stile, erano senza dubbio quelle della presentazione dell’azienda di Cupertino - durante la quale abbiamo appreso che Steve Jobs punta a rivoluzionare il mondo della telefonia cellulare vendendo nientepopodimeno che 10 milioni di esemplari, pari a un sostanzioso 1% del mercato (visto che nel 2007 gli analisti prevedono che verrà venduto circa un miliardo di terminali, di cui oltre 100 milioni solo in Cina). Quelli di Nokia, che solo in Italia vendono - da anni - più di 10 milioni di cellulari, stanno tremando per la paura…

    Tra l’altro, l’iPhone - contrariamente a quello che affermava il servizio - è un prodotto tecnologicamente discutibile, che punta solo a modificare l’interfaccia utente attraverso l’eliminazione della tastiera (che compare sul touch screen) ma non offre nessuna novità di rilievo rispetto a quanto non facciano da tempo gli smartphone già presenti sul mercato, e assomiglia in modo “preoccupante” al telefono cellulare LG/Prada (preoccupante perché sorge il legittimo sospetto che l’iPhone si sia un po’ troppo “ispirato” a questo prodotto, che è sul mercato già da alcuni mesi).

    Comunque, messa da parte la tecnologia, è veramente strano che il principale telegiornale della principale rete televisiva RAI - normalmente molto attenta a non citare il nome di nessuna azienda, nemmeno quando sarebbe logico farlo, a parte quelli degli sponsor dei programmi - abbia deciso di dedicare un servizio di un minuto citando il nome e mostrando il marchio Apple. Il sospetto sembra legittimo… e che nessuno sostenga, per favore, che la notizia stava nelle code dei fedelissimi della mela che attendono l’apertura ufficiale delle vendite di questo ennesimo gadget inventato da Steve Jobs.

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    Toshiba sucks

    My Toshiba laptop was not born under a lucky star. When I received it from the distributor, it worked for a couple of days and then the fan was gone (they call it Dead On Arrival). The support service changed the motherboard, but forgot IrDA and Bluetooth connections. At the time, I didn’t complain, as I needed the PC.

    After one year, the screen started to behave in a strange way. All of a sudden, it was randomly switching on and off (i.e., black), especially when on batteries. At the end of April, this problem had increased to the point that was almost impossible to work for more than ten minutes.

    On May 4, I’ve brought my laptop to Toshiba’s support center.

    Today, after more than two weeks, I’ve called to know why nobody did react or reply, when they were supposed to call in less than 10 days (when you have a laptop, is usually because you need it on a daily basis).

    I had to call three times in order to get the promise of an email telling me the cost of the solution (the laptop, of course, isn’t any more under warranty). The line dropped during the first call, after a couple of minutes, while I was waiting for the answer. The line didn’t drop during the second call, but after a 20 minutes wait I discovered that the operator had left for lunch! Unbelievable!!! The third call went smoothly.

    I’m still waiting for the email… Guess why I will never buy another Toshiba…

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    D-Day

    La D sta per Dell, che ha annunciato - insieme a Canonical, l’azienda inglese del miliardario sudafricano Mark Shuttleworth - la disponibilità di alcuni desktop e notebook Linux con Ubuntu 7.04, e ovviamente OpenOffice.org. Come sapete, sono particolarmente interessato a questo annuncio in quanto mi occupo - come volontario - del marketing della suite per ufficio libera e open source, che ritengo abbia avuto un ruolo fondamentale all’interno di questa decisione (visto che, insieme a Evolution o a Thunderbird, sostituisce - assolutamente senza rimpianti, per chi la utilizza - Microsoft Office).

    Dell ha rappresentato, nel 2006, una percentuale dell’11% del fatturato di Microsoft Corporation (il dato è tratto dall’Annual Report 2006 e dal Form 10K [un documento "tecnico" che deve essere presentato periodicamente da tutte le aziende quotate alla Borsa di New York e al Nasdaq], disponibili sul sito dell’azienda di Redmond nell’area Investor Relations), pari a 4,8 miliardi di dollari (avete letto bene: 4,8 miliardi di dollari). Dell è l’unico nome che compare sia tra gli OEM (i produttori di PC che installano Windows) sia tra i reseller (le aziende che rivendono i software Microsoft). Negli ultimi tre anni, Dell è stato il più grande cliente Microsoft, alle cui casse ha portato 12,5 miliardi di dollari (il calcolo è fatto a occhio, ma quelli che ballano - di fronte a cifre del genere - sono comunque spiccioli).

    Una domanda: se quello che è stato per tre anni il più grosso cliente di Microsoft decide, in poco tempo, di dare due colpi bassi di quelli che si ricordano - prima, il ritorno a Windows XP, oggi, i PC con Linux preinstallato - è per colpa di una precoce senilità, o perché i segnali del successo del software open source sono sempre più evidenti? Forse, si sta verificando quello che Charlie Demerjian aveva previsto poco più di tre anni or sono, e che Paul Graham ha sintetizzato nel mese di aprile. Ovviamente, nessuno di coloro che operano nel mondo delle tecnologie si augura il fallimento o la chiusura di Microsoft.

    In un altro articolo, abbastanza recente, Charlie Demerjian ha espresso con chiarezza i motivi per cui lui - utente Windows XP - non ritiene possibile passare a Vista, e in un altro ancora più recente ha individuato in alcuni tra gli ultimi comportamenti di Microsoft il segno del fallimento di Vista. Oggi, Steven J. Vaughan-Nichols ha sintetizzato perfettamente i motivi per cui il 1° maggio 2007 è un giorno importante non solo per gli utenti Linux ma per tutti gli utilizzatori di personal computer.

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    Un parlamento di cittadini

    La petizione popolare un parlamento di cittadini esordisce con queste parole:

    Non c’è nessun male che i partiti occupino il potere e se ne occupino. Il problema è per chi e per che cosa lo ricercano e lo esercitano: se cioè la società è una realtà da manipolare per uno strapotere o non piuttosto qualcosa da servire per un bene comune. Per questo la crisi di rappresentanza dei partiti ci preoccupa. Non solo per le difficoltà di comprensione del loro linguaggio e delle loro proposte, ma anche e soprattutto per il loro progressivo allontanamento dai cittadini, dalla società e dall’economia.

    E chiede:

    - in un assetto di sistema proporzionale, potere scegliere e votare liberamente i candidati, all’interno dei partiti e degli schieramenti,
    - in un sistema uninominale, dare la possibilità a chiunque lo voglia di candidarsi raccogliendo firme a livello di singolo collegio.

    Io credo che sia indispensabile dare ai partiti, e a coloro che operano al loro interno (non mi sento di utilizzare il termine “politico” né per gli uni né per gli altri, in quanto da troppo tempo dimostrano solo interesse per il privato piuttosto che per la cosa pubblica), tutti i segnali che rientrano nelle nostre possibilità. Tra questi, io metto la firma di questa petizione, sperando che i pochi politici che figurano tra i primi firmatari non utilizzino questo strumento a loro vantaggio, e che i molti cittadini non lo utilizzino per trasformarsi in politici.

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  • Global IT Ranking: dov’è l’Italia?

    Vi consiglio di leggere questo articolo che parla del report co-prodotto dal World Economic Forum e dal Professore di Business e Technology dell’INSEAD Soumitra Dutta. L’Italia, ovviamente, non è nei primi 20 posti della classifica (che compaiono nella tabella), ma - a leggere i commenti di Dutta, che attribuisce alla scuola e alla rigidità del mercato del lavoro (!!!) della Francia la discesa di quest’ultima alla posizione 23, dietro a Estonia e Irlanda - non c’è spazio per nessun tipo di “pensiero positivo”.

    Queste le parole su cui, a mio modo di vedere, c’è da meditare (e stiamo parlando, ripeto, della Francia, che ha un mercato del lavoro un po’ meno rigido di quello italiano): “Companies hesitate to apply technology, or perhaps apply technology but don’t get the benefits of it because they’re unable to put in place accompanying labour flexibility”. Le parole di Giancarlo Capitani durante la presentazione dei dati consuntivi 2006 che emergono dal Rapporto Assinform non potevano trovare spiegazione migliore.

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  • Filed under: ICT Market, Italians, Technology
  • Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, ha scritto un bell’articolo - breve, ma profondamente analitico - sull’andamento del mercato italiano dell’information technology. Particolarmente interessante la sezione finale, sui trend e le sfide per il 2007.

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  • Filed under: ICT Market, Italians
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