Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Blog’ Category

Feed RSS

L’ANSA ha una pagina con i feed RSS delle notizie.
Ho fatto qualche ricerca, senza impegnarmi troppo, ma non ho trovato analoghe iniziative né da parte delle altre agenzie italiane (AGI, ASCA, ADN Kronos) né da parte di quelle straniere (e questo, a parte France Presse, che sta per annunciare la distribuzione dei suoi lanci con il piccione viaggiatore, per differenziarsi da Google News, mi meraviglia un po’). Sembra che Reuters abbia il feed RSS, almeno sul sito statunitense, ma è difficile trovarne traccia sulla home page.
Ricordo che anche Corriere della Sera e Repubblica hanno una pagina con i feed RSS (io ho una leggera preferenza per il Corriere, che ha i feed per gli editoriali e i documenti, anche se mi manca molto il feed RSS di Italians di Beppe Severgnini). Restiamo in attesa del Sole 24 Ore e degli altri quotidiani italiani.

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  • Ancora su Romano Prodi

    Non sono d’accordo con Paolo Valdemarin, quando afferma che il blog del presidente ha chiuso, e non si tratta di una buona notizia. Come ho già avuto modo di spiegare su queste pagine, ritengo invece che la chiusura del blog da parte di Romano Prodi fosse un atto dovuto. Lo ha detto anche Beppe Grillo: “ancora una volta, i politici dimostrano di non aver capito nulla della rete, anche se sono professori”.

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  • Prodi: blohg!

    Cercherò di fare un’analisi della vicenda del “Blog del Presidente”, sotto il profilo della comunicazione.
    L’esordio di mercoledì 16 febbraio:
    A dir la verità ci ho pensato: perché avere un sito mio? Ho sempre ritenuto molto più importante il contatto personale, reale con gli altri… in generale ma soprattutto in politica, oggi che invece si vogliono far prevalere l’immagine e i sondaggi.
    Perché ormai lo hanno tutti? Troppo poco. Non è un buon motivo… anzi.
    Allora? Ci ho ragionato e mi son detto che se può servire a farmi dialogare anche solo con una persona in più di quelle che posso incontrare, se può appassionare al nostro progetto anche solo una donna o un uomo in più, allora ne vale la pena…

    La ripresa di domenica 27 febbrario, dopo i primi sberleffi dalla rete:
    Scusate il ritardo. Giornate dense di decisioni e di fatti importanti che mi hanno assorbito completamente.
    Come la nascita della Federazione dell’Ulivo. Un grande passo in avanti, politico e non solo. Da ieri, finalmente, le culture politiche che hanno fatto la Repubblica e scritto la Costituzione sono insieme in modo solido e convinto. Abbiamo tutti lavorato per questo obiettivo e adesso siamo pronti per costruire il futuro dell’Italia.

    La chiusura di venerdì 25 marzo, dopo la stoccata di Mafe De Baggis:
    Lavori in corso. Blog temporaneamente sospeso fino alle Regionali.
    La genesi di quest’ultimo messaggio la spiega, in modo ovviamente ironico, Ciccio Bandini.
    Diciamo subito che concordo con Ciccio sul fatto che l’ultimo dei tre post sia anche il più efficiente, il più allineato con il linguaggio dei blog. Ma non lo definirei come una catarsi, in attesa della resurrezione, perché - nei suo complesso - questo blog mi sembra un suicidio, perlomeno sotto il profilo della comunicazione nell’area dei new media.
    Incominciamo dal titolo: il “Blog del Presidente”. Presidente di chi, please? Per quanto mi riguarda, non del sottoscritto. Se proprio si voleva utilizzare un termine di questo tipo, c’è “rappresentante”, che esprime in modo più corretto il rapporto tra votante ed eletto.
    A guardar bene il mondo dei blog, però, avrei scelto qualcosa di diverso: “il Blog di Romano Prodi” oppure, per evitare l’anglicismo, “i pensieri di Romano Prodi”. Avrei evitato tutto il resto, per non cadere nella trappola delle ironie troppo facili. Ma “il Blog del Presidente” no, quello proprio non lo avrei scelto.
    Passiamo poi all’esordio del 16 febbraio. Pessimo anche questo, perché dimostra che la comprensione del fenomeno dei blog è nulla: prima di tutto, il blog è un contatto personale, da uno a molti, e quindi uno strumento che dovrebbe essere adottato da un maggior numero di uomini politici. Quindi, non lo contrapporrei al contatto personale, perché è un po’ come dire: “avrei preferito parlare con te, ma siccome oggi si usa così, ho deciso che è opportuno parlare con te”. Un tempo, quelli che facevano questi discorsi si trovavano ben presto a dialogare tra loro, o alla peggio con quelli che credevano di essere Garibaldi o Napoleone…
    E poi, vorrei sapere cosa c’entrano - in questo caso, ci sta proprio bene un “che ci azzeccano” - l’immagine e i sondaggi. Perché sono stati citati? Parlare a nuora perché suocera intenda (è l’unica lettura che riesco a dare) fa parte del patrimonio della politica ma non di quello dei blog. Pessimo, confermo.
    Ma il bello deve ancora venire: il blog ha raggiunto il suo obiettivo anche se riesce a far dialogare il buon Romano con una sola persona in più rispetto a quelle che può incontrare… per cui, per alimentare questo dialogo, si scrive un messaggio ogni due settimane. E per produrre questo capolavoro di comunicazione si dichiara anche di averci ragionato… Un tripudio. E non aggiungo altro…
    Dopo due settimane: “scusate il ritardo”… ma sono stato assorbito… Romano, quello che fai lo sappiamo tutti, perché i notiziari quotidiani non perdono occasione per raccontarci con dovizia di particolari tutte le polemiche tra maggioranza e opposizione (ormai, la politica italiana è fatta di scazzi…). Corriere e Repubblica hanno i feed RSS, per cui le notizie le leggiamo in tempo reale. E ci arrivano anche gli articoli della stampa internazionale, compresi i commenti degli opinionisti… E quello che non ci interessa lo cancelliamo. Ricorda, il tasto CANC è una tra le principali espressioni di democrazia.
    Passa un mese, e il blog chiude. Una fine scontata, per uno che non aveva nulla da dire. Altrimenti, due paragrafi al giorno - dal programma, dai discorsi, dagli interventi, dai colloqui - ci potevano anche scappare. Due paragrafi sono dieci minuti, per uno che ha le idee chiare e utilizza il linguaggio della gente comune… Possono anche essere dieci ore, per uno che non ha le idee chiare e utilizza il “politichese”…

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  • Come far crescere i lettori di un blog

    Susan Mernit spiega come far crescere i lettori di un blog, illustrando alcune regole a cui si è attenuta in questi ultimi mesi, con eccellenti risultati.
    Questa è la traduzione dei suoi punti, ovviamente adattata agli orari e agli interessi del sottoscritto:

    • Scrivete con continuità: scrivete ogni giorno, in modo da dare alla gente l’abitudine della lettura.
    • Scrivete al mattino: idealmente, i lettori dovrebbero trovare il vostro intervento quando arrivano in ufficio.
    • Scrivete spesso: se vedete qualcosa di interessante durante le ore di lavoro, trovate 5 minuti per metterlo online, oppure salvatelo per farlo dopo l’orario di lavoro.
    • Scrivete di quello che vi interessa: le relazioni, pubbliche, la tecnologia, in futuro la fotografia (sto uscendo dal letargo invernale) e la cucina (anche se sono perennemente a dieta), e qualche curiosità. Evitate la politica, ma fate delle incursioni sul rapporto tra i politici e la tecnologia, che offre spunti … (basta dare un’occhiata al blog di Romano Prodi: due post in due mesi, e senza l’ombra di un contenuto!).
    • Condividete e attribuite: siate generosi con i link e le attribuzioni agli autori.
    • Esprimete un punto di vista o un’opinione: mantenete un atteggiamento giornalistico.
    • Ascoltate tutto e tutti: la scoperta (il trovare le cose) e il richiamo all’attenzione (il sottolineare le cose) sono sempre utili.
    • Divertitevi: se non vi divertite voi, non si divertono nemmeno i lettori.

    A partire da oggi, cercherò di adottare anch’io queste regole, e poi vi saprò dire se hanno veramente funzionato. Per il momento, il mio blog ha lo stesso numero di lettori che Alessandro Manzoni auspicava per i Promessi Sposi, ovvero una dozzina. Quando arrivo a cinquanta, festeggiamo…

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  • La forza dei blog

    Peggy Noonan è una giornalista che collabora con il Wall Street Journal. La settimana scorsa, ha scritto un articolo molto interessante sull’Opinion Journal, The Blogs Must Be Crazy, in cui fa una disamina del fenomeno dei blog, visto sotto il profilo giornalistico.
    Questa è una sintesi del suo testo:
    Il mondo dei blog non è un’eruzione di opinioni personali. E’ un movimento con dei precisi punti di forza:
    1. I blogger usano gli strumenti dei giornalisti (computer, tastiera, spirito investigativo, volontà di porre delle domande) e di Internet (Google, Yahoo!) per cercare fatti che sono stati sottovalutati, ignorati o nascosti. Cercano la frase ricca di significato, la statistica ignorata, i dati sepolti. Cercano informazioni vere. E quando le trovano, le pubblicano e quindi le includono nel dibattito. Questo è un servizio pubblico.
    2. I blogger, a differenza dei giornalisti della stampa “ufficiale”, sono indipendenti. Essi non sono, e non devono essere, governati da una corrente di pensiero. E non devono accettare le direttive di un editore che promuove un’ideologia o protegge i suoi amici. I blogger hanno la libertà di decidere quando una notizia non è più una notizia, o quando la ricerca dei fatti inizia oppure finisce. Questo è un servizio pubblico.
    3. I blogger hanno un vantaggio istituzionale in termini di tecnologia e forma. Possono pubblicare in tempo reale, e il testo può essere della lunghezza che reputano più opportuna. Le notizie più importanti possono anche essere di una sola riga. Nel mondo della carta stampata si deve prima passare dal caporedattore, e poi si può scrivere l’articolo. Per scoprire, magari, che qualcuno ne ha parlato il giorno prima, e che non ci sono notizie più “fresche”. In passato, molte notizie interessanti venivano lasciate cadere in questo modo. Oggi non più. Questo è un servizio pubblico.
    4. I blogger propongono la loro interpretazione di una notizia. Offrono un loro interpretazione originale, o una nuova area di ricerca. Offrono la loro esperienza e il loro giudizio. Anche questo è un servizio pubblico.
    5. E lo fanno gratis, e anche questo è un servizio pubblico. E il fatto che lo facciano gratis non significa che non ci sia una forma di commercio intellettuale. I blogger offrono informazioni e punti di vista. In cambio, i lettori offrono attenzione ed energie intellettuali. I blogger ottengono una posizione di influenza, i lettori ottengono informazioni. Ciascuno ottiene qualcosa.
    6. E poi, non è vero che non c’è controllo. La “blogosfera” (orrido neologismo) è governata dal desiderio di status e rispetto, due attributi che si perdono quando si pubblicano informazioni di parte, inesatte o parziali, oppure quando si è poco professionali o intenzionalmente fuorvianti. Una volta persi status e rispetto, gli altri blogger vi ignorano. Il meccanismo di correzione per la gente del Web è la gente del Web.

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  • Blog, le mie regole

    1. Scrivo per il piacere di scrivere. Per questo motivo, cerco di curare la qualità dei testi (questo non è tipico dei blog).
    2. Scrivo di due argomenti che conosco, la comunicazione e le tecnologie avanzate, su cui sono pronto ad affrontare un contraddittorio.
    3. Ascolto, attraverso la lettura, le opinioni degli altri. Leggo molto, ma questo non impedisce che mi sfuggano opinioni e stimoli interessanti.
    4. Quando cito un testo o una persona, fornisco sempre un link alla pagina o a un sito dove approfondire l’argomento. I link sono importanti.
    5. Aggiorno il blog tutti i giorni, o almeno cerco di farlo. Mi sono reso conto che se scrivo spesso riesco a scrivere meglio, e più velocemente.
    6. Cerco di mantenere un tono neutrale. Questo non è perfettamente in linea con il mio carattere, ma faccio degli sforzi per evitare le polemiche.
    7. Cerco di offrire degli stimoli, e per questo sono talvolta costretto a fare delle critiche. L’intento non è polemico, ma costruttivo.
    8. Cerco di bilanciare gli interventi brevi e quelli lunghi, dove commento degli articoli interessanti o esprimo le mie opinioni su un argomento.
    9. Sono costretto a fare delle scelte. Ogni giorno, seleziono almeno una dozzina di argomenti, e poi scrivo di quelli che considero più importanti.
    10. Sono sincero, sempre. Altrimenti, lascio perdere l’argomento.

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  • Le regole del blog

    L’azienda che più - e prima - delle altre ha compreso la valenza del fenomeno blog per la comunicazione aziendale è stata Sun. Il numero dei dipendenti dell’azienda che pubblica con regolarità le proprie idee online è talmente ampio, a partire dal Chief Executive Officer Jonathan Schwartz, da aver suggerito la redazione di una specie di “decalogo”, Sun Policy on Public Discourse, utile a tutti.
    Come al solito, la traduzione dei contenuti è fedele, mentre il linguaggio cerca di rendere il tono del testo originale.
    Premessa Parlare direttamente con il mondo, senza aver bisogno dell’approvazione del management, causa dei rischi, che corriamo volentieri perché riteniamo che si traducano in vantaggi per l’azienda. Vi preghiamo solamente di accettare qualche consiglio.
    E’ una strada a due sensi L’obiettivo non è quello di avere un blog per ciascun dipendente, ma di entrare a far parte delle discussioni sul settore. Quindi, che scriviate o no, ma soprattutto se scrivete, guardatevi intorno e leggete, per capire qual è l’argomento di discussione e chi discute. Se incominciate a scrivere, ricordatevi che il Web è basato sui collegamenti, per cui - quando trovate qualcosa di interessante - create dei link: farete un favore ai vostri lettori, e farete in modo che anche gli altri si colleghino a voi. A vantaggio di tutti.
    Non rivelate i segreti Basta il buon senso: va bene parlare del proprio lavoro e avere un dialogo con la comunità, mentre non va bene parlare di una delle nostre ricette segrete. Ci sono delle regole che proteggono le informazioni proprietarie e confidenziali di Sun, ma anche queste devono essere interpretate. Se avete dei dubbi - sui segreti o su altri problemi legati all’azienda - discutetene con il management prima di pubblicare la notizia.
    Siate interessanti Scrivere è difficile, e non c’è motivo di farlo se la gente non legge. Fortunatamente, se scrivete di un prodotto utilizzato - o atteso - da molti, e sapete di cosa scrivete, probabilmente riuscirete a essere interessanti. E grazie alla magia degli hyperlink e del Web, se siete interessanti sare anche popolari, per lo meno tra quelli che conoscono la vostra materia. Un altro modo per essere interessanti è quello di esporvi personalmente: quasi tutti i blogger di successo scrivono di sè, della famiglia e degli hobby, o pubblicano le proprie foto. I lettori desiderano approfondire la conoscenza dell’autore. Ancora una volta, il buon senso aiuta: un blog è un luogo pubblico, e si deve evitare di mettere in imbarazzo i lettori o l’azienda.
    Scrivete delle cose che conoscete Il modo migliore per essere interessanti, evitare i guai e divertirsi, è quello di scrivere delle cose che si conoscono. Se avete una profonda conoscenza di Solaris o Java, non correrete rischi e non sarete mai noiosi se parlate delle sfide che affrontate ogni giorno. Al contrario, uno sviluppatore che parla di strategie di marketing corre il rischio di essere banale e noioso, o di venire colto in castagna da un esperto dell’argomento.
    Le regole della finanza Quello che possiamo e non possiamo dire è regolato da una montagna di leggi. Parlare del fatturato, delle date di rilascio dei prodotti futuri, delle roadmap, o del prezzo dell’azione rischia di creare problemi legali per voi e per l’azienda.
    La qualità è importante Utilizzate un correttore ortografico. Se non avete competenze grafiche, chiedete un consiglio sull’aspetto del vostro blog. Non è necessario essere un grande scrittore per riuscire nell’impresa, ma bisogna essere chiari, completi e concisi. E’ vero, “completo” e “conciso” sono in conflitto, ma “così è se vi pare”. E’ quasi sempre possibile sintetizzare - e migliorare - la prima bozza.
    Pensate alle conseguenze La cosa peggiore che può succedere è che uno dei vostri colleghi incontri un prospect, e questo si presenti con una stampa del vostro blog in cui voi dite che “il prodotto fa schifo”. In generale, un’affermazione come “fa schifo” è rischiosa e poco professionale. Dire “Netbeans dovrebbe essere più facile per gli utenti alle prime armi” va bene. “Java fa schifo” è poco professionale. Ancora una volta, il buon senso deve avere la meglio: usare un weblog per gettare fango o imbarazzare l’azienda, i clienti o i colleghi non è solamente dannoso ma anche stupido.
    Caveat Molti blogger pubblicano una premessa sulla copertina del weblog, dicendo per chi lavorano e che non parlano in veste ufficiale. E’ una buona abitudine, ma non serve a evitare i guai e soprattutto potrebbe non avere nessun valore legale.
    Strumenti Stiamo sviluppando dei software che semplificano la pubblicazione, ma se volete incominciare immediatamente non aspettate: sul mercato ci sono numerosi strumenti all’altezza, con i relativi servizi di hosting.

    Se mai ce ne fosse stato bisogno, questo testo conferma che il buon senso è lo strumento principe della comunicazione.

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  • Blog, perché?

    Andy Lark è neozelandese, ovvero, uno decisamente agli antipodi rispetto a quasi tutto il resto del mondo. Eppure, è un “genietto” della comunicazione hi-tech, uno di quelli che nascono raramente, anche negli Stati Uniti, che della comunicazione hi-tech – nel bene e nel male – sono la culla. Tanto da essere apprezzato, e molto, da personaggi del calibro di Michael Dell, di cui è stato consulente per anni, quelli decisivi per il raggiungimento del primato, e di Scott McNealy, Chairman e CEO di Sun, il suo ultimo datore di lavoro.

    Per circa un anno, dal gennaio del 1999, Andy e io abbiamo lavorato nella stessa azienda, un’agenzia internazionale di relazioni pubbliche, lui negli Stati Uniti e io in Italia, ma entrambi membri del board internazionale della practice hi-tech. Poi, Andy è diventato responsabile della comunicazione di Nortel Networks, a livello mondiale, e io ho guidato il team italiano che lavorava per la sua azienda. In tutto, quasi tre anni di collaborazione, con incontri, conference call e soprattutto e-mail.

    Nel 2002, le nostre strade si sono separate. Andy, texano di adozione (e anche di accento), è ricomparso in California, nella Silicon Valley. Io, invece, sono uscito dall’agenzia internazionale e nel 2003 ho ricominciato – praticamente – da zero la mia carriera di professionista delle relazioni pubbliche, a quasi cinquant’anni.

    Nel frattempo, erano nati i blog. Un nuovo modo di comunicare, apparentemente spontaneo, ma nella realtà dei fatti studiato con attenzione, sia nei contenuti che nella veste grafica. Un fenomeno innovativo, che parte da lontano, dal “Cluetrain Manifesto”, il primo testo a mettere in evidenza – anche se in modo un po’ rozzo – la dicotomia tra l’Internet delle aziende (e delle agenzie di relazioni pubbliche) e l’Internet degli utenti, e dal nostro “guru” Giancarlo Livraghi, con la sua “umanità dell’Internet”.

    Nel 2004 ho compiuto cinquant’anni. Il momento giusto per entrare nella schiera dei “blogger” che scrivono di relazioni pubbliche, anche se la maggior parte – per motivi facilmente comprensibili – è concentrata negli Stati Uniti.

    E’ stato così, saltando da un blog all’altro per studiarne il taglio, gli argomenti, gli umori, gli stili, i lati positivi e quelli negativi, che ho ritrovato Andy Lark, e Shel Holtz, che ha portato in giro per il mondo – con la sua presentazione – il primo caso di successo nella gestione di una crisi all’interno di una comunità online, di cui sono stato involontario protagonista nella primavera del 1999. E ho scoperto, anche se di nome lo conoscevo già da tempo, Rick Edelman.

    Nel suo blog, Andy ha cercato di individuare e organizzare i motivi che spingono un professionista di relazioni pubbliche a pubblicare un blog sulla professione. Ho cercato di farne una mia versione, ispirandomi liberamente al suo testo originale:

    1. Amo scrivere, e il blog è uno strumento eccellente per farlo nel tempo libero. Normalmente, i testi che scrivo rispondono a specifici obiettivi di comunicazione, mentre qui posso esprimere liberamente le mie idee.
    2. Il dialogo a distanza mi intriga. La rete degli scambi di opinioni e di idee – che nascono dai semi che pianto nel mio blog (e si noti che non ho il pollice verde) – mi affascina, e mi stimola a trovare argomenti sempre nuovi e interessanti.
    3. Il blog è un archivio pubblico delle idee, che – portato alla luce dall’oscurità del mio disco rigido, dove si trovano i documenti da cui nascono le mie elucubrazioni – può generare altre idee e nuovi pensieri, con il contributo di tutti i lettori.
    4. Il blog è un mezzo per colloquiare, a distanza, con amici e colleghi. Gli e-mail rischiano di rimanere sepolti nella corrispondenza quotidiana, mentre il blog apre la strada al confronto e alla discussione.
    5. Il mondo dei blog, nel lungo periodo, cambierà la nostra professione, il modo in cui gli individui e le aziende comunicano con i propri pubblici di riferimento, e in ultima istanza gli stessi pubblici di riferimento. Auspicabilmente, questo innalzerà una barriera all’ingresso della nostra professione.
    6. I blog ci aiuteranno a scoprire un nuovo paradigma della comunicazione, in cui i concetti di comunità e di rete delle relazioni integreranno – nel corso del tempo – quello di stakeholder, a cui siamo abituati da cinquant’anni.

    Scott McNealy, l’ex capo di Andy Lark, dice che è meglio essere il tergicristallo che il moscerino… In entrambi i casi, sono il vento e le intemperie a menare la danza, ma il rapporto con il parabrezza è decisamente diverso…

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