Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for the ‘Blog’ Category

Da leggere

Consiglio caldamente la lettura dell’opinione (quasi un’analisi) di Massimo Mantellini sul mondo dei blog in Italia (quella che molti definiscono come “blogosfera” con un neologismo che continua a non convincermi del tutto). Ci sono spunti di meditazione per chi conosce i blog, e spunti di meditazione per chi non conosce i blog. Secondo me, soprattutto per questi ultimi, anche se - probabilmente - non leggeranno mai questo testo.

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  • Gli errori dei blogger

    La società statunitense Backbone Media ha realizzato una ricerca sui blog aziendali, a cui abbiamo dato il nostro contributo - tra i pochi in Europa - anche noi di Quorum PR, che ha evidenziato gli errori più comuni dei blogger:

    1. Dimenticare i link agli altri blog, nei singoli interventi e nella barra laterale (il “blogroll”). Chi trova interessante il vostro blog, probabilmente troverà interessanti anche i blog che leggete. I blog sono strumenti di collaborazione, e i link agli altri blog mandano messaggi positivi perché dimostrano che l’azienda è impegnata in un’attività di networking con altri individui e altre aziende.
    2. Non avere un link e-mail o una pagina di contatti. Alcuni lettori potrebbero aver voglia o bisogno di contattarvi, senza però lasciare un commento sul vostro blog. Se siete preoccupati dallo spam, una pagina di contatti può evitare questo tipo di problema. Altrimenti, potete scrivere il vostro indirizzo e-mail nella forma “nome at dominio dot com/it”. Questo impedisce agli spider di trovare il vostro indirizzo e-mail.
    3. Non permettere di scrivere commenti: questo atteggiamento invia un messaggio negativo ai clienti, perché sembra che l’azienda non voglia ascoltare le loro opinioni. I blog sono prima di tutto strumenti di comunicazione, e se vengono usati solo per condividere le informazioni ma non permettono la comunicazione tra l’azienda e i suoi clienti, rischiano di avere un numero limitato di visitatori abituali.
    4. Non avere una stringa (o feed) RSS. RSS significa Really Simple Syndication, ed è una modalità di lettura “remota” che permette di accedere ai contenuti senza accedere fisicamente alle pagine: queste possono essere visualizzate attraverso siti come bloglines.com e feedster.com, o attraverso software dedicati come FeedDemon (quello che utilizzo io). Per questo motivo, la stringa RSS è importante, perché consente una diversa modalità di lettura del blog: quasi tutti i lettori abituali usano le stringhe RSS.
    5. Dimenticare di aggiornare il blog con regolarità: più spesso si aggiorna, più alto è il numero dei lettori, perché molte persone vogliono avere qualcosa di nuovo da leggere su base quotidiana. Meno regolare è la frequenza di aggiornamento del blog, più alto è il rischio di perdere lettori.

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  • Autoreferenziale

    A forza di sentir dire a Vittorio Zambardino che i blog italiani sono “autoreferenziali” mi è venuto l’uzzolo di cercare sul dizionario della lingua italiana il significato della parola, che a me - onestamente - non piace (detesto, in genere, tutte le parole che finiscono in “ale”, prima fra tutte “valoriale”, che è sbagliata - o meglio, non esiste - perchè si dice “dei valori”).

    La prima definizione l’ho trovata sul Dizionario De Mauro della Lingua Italiana, a questo indirizzo: che fa riferimento esclusivamente a sé stesso o ai propri bisogni, non curandosi d’altri o d’altro.
    Una definizione molto più dotta l’ho trovata, com’era logico, sul forum dell’Accademia della Crusca, a questo indirizzo: Il termine “autoreferenziale” è adoperato soprattutto in logica e serve a indicare un enunciato che, in qualche modo, si riferisce già a sé stesso (si pensi, ad esempio, al paradosso di Epimenide, cretese, il quale dice: “tutti i cretesi sono bugiardi” - la dimensione “autoreferenziale” permette di individuare il paradosso, secondo il quale lo stesso enunciato “tutti i cretesi sono bugiardi” andrebbe considerato a sua volta come una bugia).

    La definizione, che vi invito a leggere, si conclude in questo modo: … a volte si tende a complicare ciò che è semplice per dissimulare, aggiungerei io, una qualche insipienza, che a guardar bene farebbe comunque mostra di sé proprio attraverso la nostra dimensione “autoreferenziale”.

    Sull’insipienza di chi utilizza “autoreferenziale” preferisco non disquisire, ma mi chiedo comunque perché non si utilizza invece la più semplice e più chiara locuzione “parla di sé” o “fa riferimento esclusivamente a sé stesso”.

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  • Blog e Brand in Italia

    Il testo originale di questo post, in inglese, si trova qui.
    L’atteggiamento delle aziende italiane verso i media online è di grande sufficienza (come se i media online non fossero ormai diventati una fonte autorevole di informazioni), e quindi gli investimenti e gli sforzi dedicati a creare e sviluppare la presenza online sono trascurabili. Parte del problema è dovuto alle agenzie di relazioni pubbliche, che nella maggior parte dei casi non sono in grado di comunicare con i media online.

    Invece di investire nel miglioramento della comprensione dei media online, queste agenzie di relazioni pubbliche cercano di convincere i propri clienti - e spesso, purtroppo, ci riescono - chei media online sono inutili.

    A causa di questa situazione, i blog sono ancora lontani dal mondo delle aziende. A parte un paio di top manager di società che operano online, come Mario Lupi di AdMaiora (pubblicità online), non ci sono altri dirigenti d’azienda che scrivono un blog.

    Gli sforzi di branding online sono limitati al sito web dell’azienda, che normalmente è o molto statito o molto “flashato” (musica compresa), ma sempre povero di contenuti. I progetti integrati di branding, che sfruttano i contenuti del sito web dell’azienda per allargare la presenza attraverso Internet sono ancora largamente sconosciuti.

    L’Italia è un Paese in cui la visibilitè di un’azienda può aumentare oltre il 500% in un anno solo perché si cambia agenzia di relazioni pubbliche o si nomina un responsabile della comunicazione competente. E lo stesso succede, con il segno opposto, quando si sceglie l’agenzia di relazioni pubbliche sbagliata o un responsabile della comunicazione incompetente.

    Il problema, purtroppo, è ancora quello di scrivere un comunicato stampa oppure una proposta di articolo o intervista decenti, per cui l’uso dei blog per il branding o la comunicazione aziendale è ancora molto, troppo lontano. Questo non significa, ovviamente, che non esistono agenzie di relazioni pubbliche o professionisti della comunicazione in grado di gestire in modo corretto tutti gli strumenti del mestiere, compresi quelli della comunicazione online.

    Le aziende straniere che hanno l’obiettivo di migliorare la reputazione o la brand awareness in Italia dovrebbero cercare il partner più adatto per indirizzare i propri sforzi nella giusta direzione.

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  • Italia: i numeri della blogosfera

    Il testo originale di questo post, in inglese, si trova qui
    L’Università IULM di Milano ha appena concluso una ricerca sulla “blogosfera” italiana, basata su 600 interviste online. I blogger italiani sono soprattutto giovani: il 40% sono studenti, il 20% dipendenti e il 15% lavoratori autonomi. Per metà, sono blogger “maturi” attivi da almeno 6 mesi, mentre il 9% è composto da neofiti che hanno appena incominciato a scrivere.

    I blogger italiani sono spesso online per cercare informazioni. La maggior parte degli intervistati aggiorna il blog almeno tre volte alla settimana, mentre il 21% afferma di scrivere ogni giorno. Inoltre, il 65% dei blogger legge i blog elencati nella propria sidebar, il 31% quelli dei propri amici, e il 55% quelli dei propri lettori.

    Le principali piattaforme per il blogging sono le seguenti (dati aggiornati ad aprile 2005): Splinder con 114.695 blog, Excite Blog con 15.078 blog, Bloggers.it con 10.853 blog, Tim i.blog (moblog) con 8.703 blog, il Cannocchiale con 8.286 blog, Aruba con 4.820 blog e iobloggo.com con 4.630 blog.

    Le seguenti piattaforme non comunicano i propri dati: Digiland Blog, Clarence/superEva, DiaBLOGando, Blogs.it (Radio Userland), Tiscali Blog, Virgilio Blog e Leonardo. Infine, è difficile stimare il numero dei blog in italiano basati sulle piattaforme internazionali come Blogger o TypePad.

    La blogosfera italiana cresce del 5% ogni mese, una percentuale che è drammaticamente bassa a confronto con quella di altri Paesi europei, ma - al contrario - è abbastanza alta se teniamo conto che l’Italia è uno dei Paesi europei dove la penetrazione di Internet tra individui e famigle è più bassa.

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  • Blog e relazioni pubbliche

    Tre motivi per utilizzare i blog nel mondo delle relazioni pubbliche

    1. Facilitare il dialogo con i clienti, ottenere la loro fiducia e anticipare la nascita dei problemi.
    2. Amplificare i messaggi grazie ai meccanismi della rete: i motori di ricerca, i link, gli aggregatori e le stringhe RSS rendono i messaggi contagiosi.
    3. Raccogliere e distribuire le notizie: le stringhe RSS semplificano la ricerca e la lettura delle notizie e la distribuzione dei propri contenuti.

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  • Cos’è un blog?

    Libera traduzione dell’articolo di Anick Jesdanun, giornalista Internet di Associated Press.
    I blog sono giornali online per il consumo pubblico. In gran parte, sono diari personali condivisi con un gruppo di amici, colleghi e familiari. Occasionalmente, il numero dei lettori va oltre questa cerchia ristretta, grazie al passaparola. I blog più popolari arrivano ad avere migliaia di lettori ogni giorno, come i quotidiani più piccoli, e alcuni arrivano addirittura a guadagnare qualcosa con la pubblicità e le donazioni.
    I blog hanno la personalità dei loro autori, e possono parlare di qualsiasi argomento, dalla vita privata a temi più generali come la politica e la tecnologia. Alcuni sono squisitamente mondani - un dibattito su uno show televisivo - e altri molto bene informati, grazie alle conoscenze dei loro autori, dei veri e propri esperti nei rispettivi campi di attività. Con tutta questa varietà, cosa fa di un blog un blog?
    Una definizione non esiste, ma i blog tendono a essere più aggiornati dei siti personali e generalmente presentano gli argomenti in ordine cronologico, con i più recenti in alto. La maggior parte dei blog permette di scrivere commenti e lasciare link ad altri blog e pagine web, che - insieme - formano la “blogosfera”. Un blogger vede un articolo interessante e lo commenta, un altro blogger legge l’intervento e aggiunge la sua opinione, e non c’è limite al numero di link nella catena.
    La maggior parte dei blog ha anche un “blogroll”, ovvero una lista dei blog letti dall’autore. Quindi, se trovate un blog su un argomento che vi interessa, è probabile che troviate altri blog sullo stesso argomento attraverso il blogroll.
    A differenza dei giornali e delle TV, i blog non sono tenuti a verificare i fatti o a essere obiettivi, ma la loro immediatezza gli permette di rilevare gli errori in modo molto più rapido rispetto ai media tradizionali, e le loro opinioni sono spesso dichiarate e facilmente comprensibili. I media tradizionali continueranno a esistere, ma i blog contribuiranno al dialogo offrendo sempre nuovi punti di vista.
    Iniziare un blog è facile. Google e Six Apart offrono da tempo servizi di blogging gratis e a pagamento. Recentemente, Yahoo e Microsoft si sono uniti al grupo.
    Mantenere un blog è più difficile. Uno studio di Perseus su 3.634 blog, realizzato nel 2003, ha rilevato che i due terzi non sono stati aggiornati per almeno due mesi e un quarto addirittura dal primo giorno. Alcuni blogger hanno ammesso di non avere tempo, ma la maggioranza si è fermata senza spiegazioni.
    Se volete iniziare un blog, tenete presente che elimina la distinzione tra vita privata e vita pubblica. Il blog è aperto al pubblico, e il vostro capo potrebbe essere uno dei vostri lettori. Diversi blogger sono stati licenziati a causa di quello che avevano scritto sul proprio blog.
    D’altro canto, siccome il blog vi mette in relazione diretta con tutta la comunità Internet, se avete qualcosa da dire non passerà troppo tempo perché vi notino…

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  • Avevo ragione, era un suicidio

    Dal sito di Romano Prodi è scomparsa ogni traccia del blog più patetico della storia, ma per non abbassare il tono è rimasto il photoalbum (non è un errore di trascrizione, è un errore di italiano).

    Che ciascuno interpreti come meglio crede questa immagine… una cosa è certa, si sta parlando di dimensioni…

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  • Gli errori del Presidente…

    Lo confesso, sono andato sul sito del “Presidente” per vedere se il blog - dopo il suicidio del 25 marzo - era resuscitato, ma avendo constatato che il cadavere era ancora lì, stecchito, ho fatto un giretto per vedere se c’erano commenti degni di nota ai risultati elettorali. Leggendo i testi con un po’ d’attenzione, mi sono reso conto che sono pieni di incertezze stilistiche e - quel che è peggio - grammaticali. La cosa, pensando a una persona che si fregia del titolo di Professore e punta al ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, mi ha lasciato un po’ perplesso.
    Un esempio per tutti, dal discorso alla Conferenza Programmatica di DL - La Margherita del 28 gennaio 2005: “noi siamo quelli che se vedono [essi?] qualcuno che cade a terra, noi ci fermiamo e lo aiutiamo ad alzarsi”. Scritto così, significa che noi aiutiamo ad alzarsi una persona che altri hanno visto cadere per terra. Un gesto sicuramente nobile, ma se non l’abbiamo vista come facciamo a sapere che è caduta, e quindi ad aiutarla? Ce lo dicono “essi”? Abbiamo poteri sovrannaturali? Romano Prodi come Clark Kent?
    La cosa mi ha fatto ancora più specie ripensando a un post di Luisa Carrada che avevo appena letto, ispirato a un documento di James Horton che vi suggerisco di scaricare e leggere con attenzione.
    Luisa elenca 13 “regole” per il ghostwriter, colui che ha il compito di scrivere i discorsi per un uomo politico o un manager ha il compito di parlare in pubblico. Io ne aggiungerei una quattordicesima (che non avrei mai voluto vedere): “Se scrivete in italiano, rispettate la grammatica…”.
    Che il ghostwriter di Romano Prodi sia Palmiro Cangini, Assessore alle Varie ed Eventuali del Comune di Roncofritto?

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  • Occhio ai blogger

    Domenica 3 aprile, PEW Internet & American Life Project ha emesso il seguente comunicato per annunciare una nuova ricerca, che potete scaricare in formato PDF:
    Più di 22 milioni di adulti Americani possiedono un iPod o un lettore MP3, e di questi il 29% ha scaricato un podcast dal Web per poter scegliere di ascoltarlo nel momento migliore. Questo significa che più di 6 milioni di adulti hanno provato questa nuova funzionalità, che permette di scaricare un file audio sul proprio lettore portatile.
    Lunedì 4 aprile, Matt Croydon commenta:
    Forse era meglio dire: “Circa 60 dei 208 Americani che possiedono un lettore digitale e hanno acconsentito a rispondere a delle domande sull’uso di quest’ultimo affermano di aver ascoltato un podcast”.
    Martedì 5 aprile, arrivano i commenti di TechDirt, Engadget e Media Guerrilla, che conclude: “Sei milioni di americani ascoltano i podcast. Stavamo scherzando…”.
    La morale: attenzione a quello che scrivete, indipendentemente dal vostro nome e dalla vostra reputazione. I blogger sono molto attenti…

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