Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

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Big News

Harold Burson ha pubblicato il suo primo post. Niente male per un professionista di 85 anni, che in questo modo dimostra come l’età conta poco quando ci sono curiosità ed entusiasmo.

Steve Rubel lascia CooperKatz per Edelman, che a questo punto si posiziona saldamente come la prima tra le grandi nella gestione di questo nuovo strumento di comunicazione. Continuo a essere convinto che questo sia possibile perché Edelman è indipendente e quindi svincolata dall’ossessione dei risultati trimestrali, a cui invece sono sottoposte - in rigoroso ordine alfabetico - Burson-Marsteller, Fleishman-Hillard, Hill & Knowlton e Weber Shandwick.

Neville Hobson riparte da zero e da un nuovo dominio. Neville, insieme a Shel Holtz, è il produttore del primo podcast dotato di regolare periodicità: For Immediate Release. Anche se continuo a guardare con grande scetticismo il fenomeno dei podcast, quello di Shel e Neville mi sembra comunque un esperimento da tenere sott’occhio.

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  • Guy Kawasaki

    Guy non ha nulla a che vedere con le omonime motociclette: è stato l’inventore del ruolo di “evangelist”, che ha esercitato per anni all’interno di Apple Computer, per convincere le software house a sviluppare programmi per Macintosh. Poi si è messo a fare l’imprenditore, lo scrittore e il conferenziere, e il venture capitalist. Se non avete mai letto uno dei suoi libri, potete avere un assaggio del suo stile e del suo acume leggendo il suo blog. E’ online da poco più di due mesi, e negli Stati Uniti è già uno dei più seguiti. Dategli un’occhiata.

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  • Anniversario

    Errepi è nato più o meno un anno fa, con questo post. E’ una storiella semiseria che ho scritto per il decennale di Computerworld Italia, dove racconto le mie origini nel mondo dell’information technology.

    Come tutti gli anniversari che si rispettino, un sentito grazie a tutti i lettori e a tutti quelli che hanno commentato con intelligenza, ironia e sarcasmo (in primis, Nicola Mattina, con cui condivido l’aspetto della barba ma non il tipo di personalità secondo il test MBTI [Myers-Briggs Type Indicator], visto che lui è un INFJ e io sono un INTJ, ovvero Introverted iNtuitive Thinking Judging). Nessun ringraziamento, invece, a chi - a forza di insulti e di spam - mi ha costretto a mettere i commenti moderati e a filtrare i commenti con il riconoscimento “visivo” di uno schema di caratteri, due cose che non mi piacciono ma mi permettono di evitare la cancellazione dei commenti stupidi o inutili, agendo in modo preventivo.

    Nel suo secondo anno di vita, Errepi diventerà probabilmente un po’ più palloso, perché scriverò molto di più di relazioni pubbliche e molto meno di attualità, ma la situazione disastrata della nostra professione in Italia (purtroppo, più disastrata che altrove) non mi permette di fare altro, se non cercare - attraverso la discussione, a cui purtroppo partecipano più “estranei” che “addetti” ai lavori, ma la speranza che anche gli addetti, prima o poi, incomincino a preoccuparsi anche degli aspetti professionali - di stimolare la crescita delle competenze, partendo da quegli aspetti di base che sono estremamente carenti e di cui Ferpi e Assorel continuano a non occuparsi, come se fosse più importante conoscere gli aspetti di un bilancio “etico” piuttosto che saper scrivere un comunicato stampa degno di tale nome.

    E stendiamo un pietoso velo su altri aspetti, che con la professione non hanno nulla a che vedere…

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  • Le relazioni pubbliche sono divise sui blog

    Il sito della Ferpi ha tradotto in italiano e pubblicato il comunicato stampa che sintetizza i primi risultati della ricerca paneuropea Euroblog sui rapporti tra blog/wiki e relazioni pubbliche. Un sondaggio online che ha coinvolto 587 professionisti di 33 Paesi, e che dimostra l’esistenza di una netta spaccatura tra gli entusiasti dello strumento e gli scettici. La sintesi dei risultati, in inglese, può essere scaricata sia dal sito Euroblog che dal sito Ferpi (PDF 172K).

    Riporto, perché mi sembra significativo, il commento di uno dei coordinatori della ricerca, il Professor Philip Young della University of Sunderland (UK): Molti ritengono che internet e i software di gruppo stiano accelerando l’evoluzione delle Relazioni Pubbliche, che ora non si limitano alla trasmissione di messaggi, ma facilitano le conversazioni. Il nostro lavoro mette però in evidenza un gap preoccupante tra chi accetta la sfida e chi invece deve ancora apprezzare l’impatto dei nuovi software di gruppo. Sebbene sia fondamentale non dare importanza eccessiva ai weblog, dal sondaggio emerge la necessità urgente da parte degli accademici e dei professionisti delle relazioni pubbliche di dimostrare il contributo che le nuove tecnologie possono apportare alle strategie di comunicazione.

    Sono curioso di leggere i risultati definitivi, che verranno presentati a marzo, per vedere come si posiziona l’Italia rispetto agli altri Paesi.

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  • Percezioni

    Vincenzo De Tommaso di Digital PR ha risposto a questo post, in cui lo citavo. De Tommaso è uno degli autori di questo blog, dov’è stato pubblicato l’articolo che ho commentato.

    Siccome sono solo parzialmente d’accordo con quello che scrive nella sua risposta, ho deciso di tornare sull’argomento per chiarire alcune delle affermazioni che avevo fatto nel mio primo intervento.

    Nonostante De Tommaso affermi che “businessandblog.com è il blog ufficiale (sottolineo ufficiale) di Digital-Pr” per cui nel suo articolo non era necessario specificare che Microsoft è uno dei clienti dell’agenzia, io continuo a ritenere che quella di ricordare questo dettaglio sia ormai divenuta una pratica consolidata nel nostro settore (tutti i nostri colleghi statunitensi lo fanno) che sgombera il campo da qualsiasi sospetto o retropensiero. Per cui suggerisco a De Tommaso di farlo nei suoi prossimi articoli in cui cita Microsoft o uno degli altri clienti di Digital PR, così che a chi legge il suo blog non nascano idee diverse. Infatti, Business & Blog ha citato Microsoft in sette post, e solo l’ultimo - quello che ho citato - può essere interpretato in modo sospetto. A questo si aggiunga che la citazione di Vincenzo Cosenza, che sostiene Microsoft in modo talmente spudorato da essere poco credibile anche a una lettura superficiale, ha peggiorato questa interpretazione.

    Tra l’altro, sia De Tommaso che Cosenza dovrebbero approfondire la conoscenza di Microsoft, visto che l’azienda ha probabilmente deciso di supportare la comunità Creative Commons in quanto utilizza la licenza stessa, come si deduce da questa comunicazione sulla tecnologia RSS all’interno di Longhorn (Windows Vista) e in questo post di Ray Ozzie in cui si dice “We’re releasing the SSE specification under a Creative Commons license - Attribution-ShareAlike. I’m very pleased that Microsoft is supporting the Creative Commons approach”. L’analista Stephen O’Grady di RedMonk ha addirittura commentato in modo positivo questi annunci il 24 giugno 2005. La notizia del 25.000 dollari, quindi, non era una notizia, ed è anche per questo che mi ha insospettito.

    Microsoft, tra l’altro, sta studiando da tempo il mondo del software open source, al punto da aver assunto un esponente importante della comunità proprio per comprendere meglio le caratteristiche del fenomeno. In questa breve comunicazione sul sito Gentoo ci sono maggiori dettagli. All’epoca, comunque, moltissimi media - online e cartacei - avevano commentato questa notizia, insieme a quella del passaggio di Danese Cooper - the open source diva - da Sun a Intel.

    Quello che volevo sottolineare con il mio intervento, e che forse ho lasciato troppo “tra le righe” per essere compreso, era che l’atteggiamento di Microsoft negli Stati Uniti e in Europa (e in Italia) è completamente diverso. Lasciando da parte Business & Blog, non mi sembra che esista un personaggio paragonabile a Robert Scoble (Vincenzo Cosenza tenta di fare evangelismo, ma eviterei - per pietà - ogni tipo di confronto) o una strategia di comunicazione tesa a modificare la percezione dell’azienda di Redmond, che di questo avrebbe bisogno (altrimenti, come si spiegherebbe “l’escalation incontrollata di messaggi contro Microsoft” di cui parla De Tommaso nel suo commento?). Probabilmente, mettendo insieme la pubblicità di Office che maltratta gli utenti dandogli dei “preistorici”, le dichiarazioni relative alla copia del software, l’atteggiamento (di facciata) nei confronti del mondo open source, i contenuti delle licenze software, la qualità dell’assistenza tecnica, le dichiarazioni di Steve Ballmer verso le amministrazioni e le aziende che decidono di migrare a Linux, eccetera, eccetera, si offrono al mercato motivazioni sufficienti per i messaggi “contro”. Ma non è certo parlando dei 25.000 dollari a Creative Commons che si può cambiare questa situazione.

    Per chiarezza, io mi occupo come volontario del marketing di OpenOffice.org, per cui potrei essere considerato parte in causa nelle critiche a Microsoft.

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  • Blogger che se la tirano…

    Tom Murphy parla di blogger che se la tirano, al punto da disegnare - a parole - un sistema di caste fortemente gerarchico. Peccato che, a forza di tirarsela, qualcuno abbia finito per inciamparci…

    Il post di Tom Murphy è da leggere, e contiene tutti i link necessari per seguire la querelle online. Il mondo dei blog è e deve rimanere piatto, con un forte interscambio - anche nelle posizioni di “classifica” (se di classifica si può parlare: io preferisco pensare che i blog che hanno più lettori sono scritti meglio e toccano temi di maggiore interesse) - tra gli autori. Altrimenti non facciamo altro che duplicare il mondo dei media tradizionali, con le grandi firme e i peones.

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  • Guy Kawasaki

    Una delle menti più brillanti nel mondo del marketing delle tecnologie, Guy Kawasaki, l’uomo che ha inventato il termine “evangelist” quando ha convinto - dal nulla - decine di software house a sviluppare programmi per Macintosh, oggi brillante saggista e venture capitalist, ha incominciato a scrivere un blog. Era una di quelle cose che, senza saperlo, aspettavo da tempo, e vi consiglio caldamente di leggerlo. Siccome è online dall’inizio del mese, vi consiglio di leggere anche gli arretrati: ci sono già diversi articoli interessanti.

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  • Un blog per comprendere

    Haramlik è una parola araba che indica la parte della casa riservata alle donne. E’ anche il titolo del blog di Lia, un’insegnante italiana che è vissuta diversi anni in Egitto, e da pochi mesi è tornata a Milano.

    Lia scrive articoli lunghi, spesso ironici come quello sulla nevicata a Milano o divertenti come quelli su studenti, colleghi e scuola (1 dicembre, 25 ottobre e 14 ottobre).

    Ma gli articoli che trovo più interessanti sono quelli sul mondo arabo, tra i quali segnalo questi del 26 ottobre e del 9 ottobre sulle popolazioni, e quelli del 5 novembre e del 31 ottobre sulla situazione politica e sulla visione “occidentale” del mondo arabo stesso.

    Ho imparato molto dal blog di Lia, e soprattutto ho imparato a guardare con occhi diversi il mondo arabo. E’ una lettura che consiglio a tutti.

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  • Firefox

    Questo messaggio è per il 74% dei visitatori di questo blog, che utilizzano Internet Explorer. Siccome vorrei che questa percentuale scendesse, li invito a visitare questo sito dove trovano ben tredici motivi per passare a Firefox. Gli suggerisco caldamente di fare una prova, visto che non costa nulla, e poi di prendere una decisione, a questo punto informata e motivata (anche se decidono, inspegabilmente, di continuare a utilizzare Internet Explorer).

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  • I segreti di Steve

    Steve Rubel, autore del blog Micropersuasion, ha iniziato a metà ottobre una serie di articoli che illustrano 10 segreti (o trucchi, se preferite) per utilizzare nel modo migliore alcune tecnologie e alcuni siti di grande successo:

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