La sindrome di Lutz Hoeger

by italovignoli on July 21, 2010

Propongo di intitolare a Lutz Hoeger, l’incompetente product manager di OpenOffice.org, la sindrome che colpisce un buon numero di uomini di marketing quando prendono una decisione che ha un impatto diretto sulla massa degli utenti. In genere, la sindrome di Lutz Hoeger porta immancabilmente a prendere la decisione sbagliata, o comunque una decisione molto discutibile, e a difenderla contro ogni logica e soprattutto contro il buon senso comune, espresso a gran voce proprio dalla massa degli utenti.

Lutz Hoeger è l’artefice di una delle principali puttanate della versione 3.2.1 di OpenOffice.org, ovvero l’eliminazione del colore dalle icone dei documenti, che in passato erano blu per i testi, verdi per i fogli elettronici e rosse per le presentazioni. Una puttanata che fa il paio con l’introduzione del ribbon su Microsoft Office 2007. In entrambi i casi, il brillante – e incompetente uomo di marketing – ha fatto le sue scelte in base al proprio giudizio, a quello dei suoi colleghi, e al feedback degli utenti che danno un feedback, ovvero quel 2,5% di innovators che sta sull’estrema sinistra della gaussiana, e che arriva prima del 12,5% di early adopters e del 35% di early majority.

Il problema è che gli innovators non rappresentano assolutamente la massa degli utenti. Al contrario, estremizzando, si potrebbe addirittura sostenere che quello che funziona con gli innovators spesso non funziona con gli early adopters e quasi sempre non funziona con la early majority (e non parliamo nemmeno della late majority e dei laggards, che con quelli non funziona mai nulla). Il motivo per cui il successo di molti prodotti si ferma al 15% di quota di mercato (ovviamente, tutte le percentuali sono tagliate con l’accetta, e vanno interpretate) sta proprio nel fatto che si tratta di prodotti ideali per gli innovatori (che spesso hanno una forma singolare di masochismo, per cui sono disposti a soffrire pur di avere l’ultima novità in fatto di tecnologia) e accettabili per gli early adopters, ma impossibili da utilizzare per il restante 85%.

L’incompetente Lutz Hoeger ha commentato la issue aperta dagli utenti – che nel caso di OpenOffice.org, fortunatamente, intervengono per stroncare sul nascere le iniziative di un marketing che andrebbe portato a esempio di tutto quello che non si deve fare (vogliamo parlare della partenza del Progetto Renaissance?) – con un significativo “in fondo, sono solo delle icone” che la dice tutta sul fatto che non solo ha preso una decisione che con il buon senso non c’entra nulla (le icone servono a riconoscere a colpo d’occhio i documenti, e il colore fornisce un elemento in più) ma che non ha alcuna idea di come sia fatto un utente “normale”.

Certo, non tutti hanno la fortuna di essere circondati da utenti “normali” come il sottoscritto, a cui è capitato di vedere una persona che non trovava più l’icona della stampante perché le coordinate assolute – sullo schermo – erano cambiate in seguito alla sostituzione del monitor con uno ad alta risoluzione, che sono cose che prima ti gettano nello sconforto ma poi ti illuminano, perché ti rendi conto che la user experience – per qualcuno – è fatta a spanne, nel senso letterale della parola.

Il ribbon di Microsoft Office 2007 è un esempio preclaro della sindrome di Lutz Hoeger, perché l’interfaccia utente è stata disegnata dai tecnici e giudicata dagli innovators, per cui si è schiantata addirittura sugli early adopters, anche perché non ci voleva molto a capire che una disposizione delle icone definita in base a una logica binaria avrebbe reso felice Robert Boole e fatto inorridire gli utenti normali, che sono abituati a trovare le icone in base alla posizione sullo schermo… Il bello è che il marketing di Microsoft continua a sostenere che i comandi sono tutti davanti agli occhi dell’utente, e non si rende conto che sono davanti ai suoi occhi e non a quelli di coloro che pagano la licenza per utilizzare il programma (e se pensate che io sia prevenuto nei confronti di Microsoft, vi organizzo una sessione con mia moglie, che vi racconta la sua esperienza).

Purtroppo, la sindrome di Lutz Hoeger è arrivata anche sui social network. Me ne sono reso conto leggendo, con colpevole ritardo, tutta la saga relativa alla chiusura di Desmoblog, dove tutti i giudizi sembrano essere nel nome degli utenti ma nella realtà sono del tutto personali, e arrivano da quel 2,5% di innovators che sono – probabilmente – cinque, o forse dieci, anni avanti alla massa degli utenti. Anche Gianluca Diegoli, che scrive:

Ma santocielo, non abbiamo voluto e desiderato per anni la ‘perdita del controllo’ aziendale come elemento di successo nei social cosi? Non dicevamo che dovevano essere le aziende ad andare dagli utenti e non viceversa?

è vittima della stessa sindrome, perchè il “noi” che sottintende è riferito allo stesso gruppo di individui, che sono rappresentativi dell’ala più innovativa ma sono molto distanti dalla media degli utenti di Internet e dei social network.

Certo, si tratta di un gruppo di riferimento, ma è sbagliato pensare che i giudizi di questo gruppo siano rappresentativi della maggioranza degli utenti. In particolare, non sono certamente rappresentativi della maggioranza degli appassionati di moto Ducati, che sono una nicchia nella nicchia dei motociclisti (e solo una percentuale di quelli che vanno in moto sono dei motociclisti, perché usare lo scooter in città per necessità non qualifica il motociclista ma solo il disperato).

La distribuzione desmodromica è una religione, così come la mela morsicata di Apple, per cui esula da qualsiasi giudizio di chi non appartiene alla religione stessa.

Il problema, in questo caso, si presenta quando il successo del prodotto richiama all’interno della religione anche degli atei, come nel caso dell’iPhone, che non sono disposti ad accettare le motivazioni di tipo “religioso” (il telefono si impugna così perché lo ha detto Steve, e chi non lo impugna così peste lo colga) per cui si scatena la sindrome di Lutz Hoeger, con tutto quello che ne deriva. In questo caso, Steve Jobs ha capito perfettamente che l’iPhone 4 era uscito dalla porta del tempio, per cui bisognava ammettere l’errore e correre rapidamente ai ripari con l’offerta della custodia gratuita.

Probabilmente, la chiusura di Desmoblog è giusticata da mille buoni motivi, però mi sarebbe sembrato più sincero dire “è finita un’epoca” piuttosto che rimandare i lettori a FaceBook e Twitter, perché il primo non potrà mai sviluppare il senso di appartenenza che probabilmente era innato in Desmoblog e l’altro è espressione di quel gruppo di innovators di cui sopra, che non rappresenta né la media degli utenti né la media dei ducatisti (che, a sentimento, e qui potrei sbagliarmi alla grande, vedo molto lontana da Twitter).

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July 21, 2010 at 1:03 pm

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1 gluca July 21, 2010 at 1:32 pm

e per una volta che pensavo di essere davvero stato dalla parte dei ducatisti normali :-) (in effetti su facebook ci stanno utenti normali, cosa che sul desmoblog mai ci sono stati, e su twitter in realtà ci sono solo webzine, e veniva usato come socialmedianewsrelease o come vogliamo chiamare l’informare continuativamente la semistampa). in effetti pero’ credo che rileggendo il post di chiusura il “è finita un’epoca si leggesse bene tra le righe”, no?
ciao

2 italovignoli July 21, 2010 at 4:42 pm

Ho il dubbio che siano in pochi a leggere tra le righe. Quando il mio amico cercava l’icona della stampante sullo schermo, alla risposta “ci deve essere” ha replicato “voglio sapere dov’è, non che c’è: lo schermo è pieno di cose inutili, e non voglio perdere tempo a studiarle” (e stavamo parlando di Office, mica del programma di lancio dello Shuttle). In quell’occasione ho scoperto che non conosce le icone ma la loro posizione sullo schermo. E stiamo parlando di un laureato, professionista stimato, inglese fluente, che usa il PC da 20 anni (niente FB e Twitter, pochi blog, molto Anobii).
In realtà, la sindrome di Lutz Hoeger è maligna, e colpisce quando meno te lo aspetti, anche quando ti sembra di aver studiato a puntino… (oddio, nel caso del prode Lutz la sindrome va giù piatta, che lui non ne azzecca una che sia una).

3 CarloN July 22, 2010 at 3:40 pm

Eh già, utenti normali e buonsenso, due cose sconosciute in Sun/Oracle…
Ma è così difficile pensare lo sviluppo con due semplici e “umili” criteri:

- Risolvere le issue più vecchie e/o con più voti, magari evitando di trincerarsi dietro un laconico WONTFIX… C’è solo l’imbarazzo della scelta.
- Confrontare il proprio prodotto con quello dominante nel mercato e vedere dove è ancora carente di funzionalità (Funzionalità non disfunzionalità in stile Ribbon).

Ma sicuramente c’è una spiegazione super tecnica che dimostra l’impossibilità di adottare questi criteri. Per favore fatemela conoscere…

In passato speravo che l’arrivo di IBM portasse questo “buon senso” nello sviluppo di OpenOffice.org, invece ho constatato che sono concentrati esclusivamente al loro prodotto.

Ergo, mi devo abituare a queste “baldraccate”?

Forse si potrebbe pensare qualcosa di simile anche per l’Italia:
http://cedric.bosdonnat.free.fr/wordpress/?p=618
http://cedric.bosdonnat.free.fr/wordpress/?p=629
Se le aziende non capiscono, le comunità nazionali potrebbero portare questi “umili criteri” all’interno dello sviluppo.

Ps: Al dott. Lutz Hoeger: L’interfaccia per me va bene così, al limite si potrebbe pensare di svecchiarla in alcuni punti (per esempio con una anteprima per gli stili) o introdurre scorciatoie per raggiungere le opzioni più usate. Con affetto, un normale utente.

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