Confesso di essermene accorto solo alla seconda lettura, perché la prima volta ero concentrato sul senso dell’articolo (che condivido solo in parte). Gianni Riotta usa il termine "open source" un po’ a sproposito (come fanno, d’altronde, in molti) per attribuire una connotazione negativa al modello del sapere condiviso di Wikipedia e più in generale di Internet. Ho una buona considerazione di Gianni Riotta, per cui spero sia solo un problema legato da una parte alla scarsa comunicazione dello stesso mondo open source e dall’altra a quell’atteggiamento un po’ superficiale che è tipico degli esseri umani quando si trovano davanti a un fenomeno complesso e un po’ fuori dagli schemi.
Il concetto di open source è nato all’interno della comunità degli sviluppatori di software, e riguarda la disponibilità del codice sorgente del sistema operativo e/o dell’applicazione in funzione della possibilità di studiare, comprendere, apportare modifiche e miglioramenti al codice sorgente stesso (e di conseguenza al sistema operativo o all’applicazione), e restituire alla comunità il frutto di tutte queste attività.
L’open source ha dato origine a una serie di concetti che sono alla base della rete internet e del suo straordinario successo, ma non possono essere definiti usando la stessa definizione (prima di tutto, perché non c’è codice sorgente, e poi perché non è possibile mischiare il sapere condiviso con la proprietà intellettuale, che esiste sia nel mondo dei sistemi proprietari sia in quello dei sistemi open source).
Il mondo open source è difficile da comprendere per coloro che non ne fanno parte, ed è anche abbastanza protettivo nei suoi stessi confronti (ovvero, pone delle solide barriere all’ingresso verso i nuovi venuti: io ho impiegato un paio d’anni prima di essere accettato dai componenti più aperti, e almeno il doppio dai più intransigenti, per i quali io sono ancora un soggetto talvolta difficile da comprendere).
Certo, è impossibile pensare che Gianni Riotta (e con lui molti altri) percorrano lo stesso iter per entrare all’interno di una comunità open source (anche perché non sono interessati, o non hanno motivi per farlo), però sarebbe auspicabile che se parlano di open source lo facessero con maggiore cognizione di causa.
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