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Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
30 Jul
1. Le frasi sono troppo lunghe, e la punteggiatura è - se va bene - messa a caso, per cui non aiuta a chiarire i contenuti. Prima di spedirlo, hai riletto il testo?
2. La descrizione dell’azienda è priva di significato: tutti sono leader di tutto (anch’io sono leader tra i professionisti italiani di relazioni pubbliche con barba e baffi, brevilinei, nati in Umbria e residenti in Lombardia). Vedi sopra.
3. Le dichiarazioni dei manager sono spesso senza senso: “Siamo felici di aver firmato il contratto di distribuzione con X, perché ci aiuterà ad aumentare la penetrazione nell’area Z”. L’alternativa cos’era: “Purtroppo, siamo stati costretti a firmare con X perché è l’unica azienda che ci ha preso in considerazione, anche se sappiamo già che non riuscirà a combinare granché nel segmento Z”?
4. Il testo contiene troppo “gergo” del settore: tutte le aziende, ormai, offrono bellissime “soluzioni”, ma non è chiaro a quali problemi. Per non parlare degli acronimi: SOA, SaaS, solo per incominciare. Oppure, “on demand”, senza specificare perché… Vuoi spiegare, per favore, perché utilizzi certi temini, o definisci alcune cose in modo diverso dagli altri esseri umani?
5. Il comunicato stampa è arrivato, e non era un gran ché, per cui l’ho cestinato (e fin qui passi, sono cose che possono succedere). Ma poi ho anche dovuto spiegartelo, perché mi hai telefonato per sapere se lo avevo ricevuto e se lo avrei usato. Non hai altro da fare?
6. Il titolo era incomprensibile, e io non ho molto tempo per leggere, per cui le prime righe - e il titolo, normalmente, è proprio tra le prime righe - è determinante per farmi decidere di andare avanti nella lettura. La notizia dev’essere sintetizzata lì, o preferisci veramente il quinto paragrafo?
7. Il nome dell’azienda era tutto maiuscolo, e io non sopporto quelli che urlano, anche se in modo virtuale, e poi, se decido di pubblicare la notizia sono costretto a riscrivere metà del comunicato stampa. Hai mai visto un quotidiano, un settimanale, un mensile, anche un quindicinale, o un sito di notizie dove i nomi delle aziende sono tutti maiuscoli?
8. Forse ho dimenticato qualcosa, ma per concludere ho una domanda: perché non usi il buon senso? Quello delle nonne, che quando uscivi e il cielo era nuvoloso ti ricordavano di prendere l’ombrello… Leggi i nostri articoli, e fai lavorare il cervello.
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5 Responses for "Perché ho cestinato il tuo comunicato stampa"
In pratica pretendi che il soggetto medio sfornato dalla Bocconi:
1) sappia scrivere
2) sia umile
3) dica cose sensate in modo comprensibile
4) non usi gli acronimi (che fanno tanto fico)
5) non ti venga a fare le pulci
6) abbia il dono della sintesi e non sia così cialtrone da credere che tutti siano ampiamente interessati a ciò che ha da dire (fino al 5° paragrafo)
7) non urli (quando è tanto facile limitarsi ad alzare il tono di 10 decibel per avere ragione sul tapino prossimo tuo)
ed infine vorresti che..
…va’ che sei ottimista neh?
-T2-
Perché dev’essere sfornato dalla Bocconi? Ormai esistono lauree in comunicazione in tutte le università italiane. E poi non pretendo assolutamente, dico solo che quelli sono alcuni tra i presupposti per essere un buon “media relator”. Se una persona non li possiede, può scegliere uno tra i tanti mestieri accessibili ed evitare sputtanare - facendo cose che non si fanno - quelli che conoscono la professione.
Sottoscrivo ogni punto.
Sottoscrivo ogni punto del tuo post.
Saluti
sottoscrivo anche io, ma il punto 5 poverino… mettiti nei suoi panni: mica ha voglia di chiamarti, è costretto!
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