Samuel Langhorne Clemens, meglio noto come Mark Twain, ha scritto: “il viaggio è fatale per i pregiudizi, le mentalità bigotte e le menti troppo chiuse”. Parlava di un viaggio di élite, in un’epoca in cui le persone viaggiavano per conoscere più che per ostentare i propri viaggi (per cui oggi ci si fotografa a vicenda per dimostrare di essere stati a Vienna, per esempio, senza capire una cippa - “sa mica dov’è Santo Stefano”, davanti a una chiesa dove c’è scritto a caratteri cubitali Stephansdom - di quello che si vede).

Consola solo parzialmente la conferma che ormai tutte le popolazioni della terra non sanno viaggiare, per cui noi italiani siamo stati raggiunti al vertice dell’incapacità - dove siamo da tempo immemore, insieme a tutti i giapponesi - perlomeno dagli spagnoli, con francesi e cittadini dell’est europeo che incalzano.

Fuori gara gli inglesi, che parlano molto bene la loro lingua ma non riescono a capire nemmeno “danke” (e non pensano alla somiglianza con “thanks”) e “bitte” (non somiglia a nulla, ma se nel resto del mondo quando si dice grazie si risponde prego, il sospetto che il significato sia questo potrebbe sorgere, almeno a qualcuno).

Sono solo considerazioni, a margine di un viaggio a Vienna. Comunque, se vi capita, il bollito di Plachutta continua a essere uno tra i migliori del mondo (qui, anche l’occhio ha la sua parte).

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