Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
31 May
30 May
EUPRERA ha lanciato una nuova ricerca sulle relazioni pubbliche e la gestione della comunicazione in Europa, che vi suggerisco di completare - sia che lavoriate in azienda che in agenzia - accedendo a questa pagina (ci vogliono circa 10 minuti, e potete vincere un iPod). La ricerca si conclude alla fine di giugno.
Tags: pr, relazioni pubbliche30 May
Al rallentatore, anche un gabbiano assume un fascino tutto particolare.
Nessun tag per questo post.29 May
Quando il marketing non riesce a fermarsi al momento opportuno rischia di perdere il contatto con la realtà, e una semplicissima tendina scorrevole diventa un “sistema integrato per la gestione della privacy”. Decisamente sopra le righe, e di un bel po’.
Quando, invece, il marketing sfocia nella lirica rischiamo di trovare i “plantari Corazza, per scendere in piazza”, e poco importa - direi - che questa rima baciata li accompagna ininterrottamente dal 1968, ovvero da quarant’anni. Nel 1968 io c’ero, e anche se non mi occupavo ancora di marketing probabilmente avrei - come molti altri - scelto un altro payoff. Talvolta, avere un imprenditore poeta non è una buona soluzione.
Entrambi gli eccessi di marketing sono in bella mostra fino a sabato a Exposanità, a Bologna Fiere. Affrettatevi.
28 May
L’espressione “digitally savvy” è quasi intraducibile, ma denota una fascia di popolazione statunitense con interessanti caratteristiche demo e sociografiche. L’articolo è una sintesi della ricerca, che vi consiglio di scaricare e leggere con attenzione.
Who Are The “Digitally Savvy?”
24 May
E’ il titolo di un articolo interessante tratto dalla rivista strategy+business della società di consulenza di direzione Booz Allen Hamilton. Il sottotitolo dice : “I CEO devono imparare a gestire i media se vogliono avere qualche influenza sul modo in cui le loro storie vengono raccontate”. E’ possibile scaricarlo anche in formato PDF.
4 May
Samuel Langhorne Clemens, meglio noto come Mark Twain, ha scritto: “il viaggio è fatale per i pregiudizi, le mentalità bigotte e le menti troppo chiuse”. Parlava di un viaggio di élite, in un’epoca in cui le persone viaggiavano per conoscere più che per ostentare i propri viaggi (per cui oggi ci si fotografa a vicenda per dimostrare di essere stati a Vienna, per esempio, senza capire una cippa - “sa mica dov’è Santo Stefano”, davanti a una chiesa dove c’è scritto a caratteri cubitali Stephansdom - di quello che si vede).
Consola solo parzialmente la conferma che ormai tutte le popolazioni della terra non sanno viaggiare, per cui noi italiani siamo stati raggiunti al vertice dell’incapacità - dove siamo da tempo immemore, insieme a tutti i giapponesi - perlomeno dagli spagnoli, con francesi e cittadini dell’est europeo che incalzano.
Fuori gara gli inglesi, che parlano molto bene la loro lingua ma non riescono a capire nemmeno “danke” (e non pensano alla somiglianza con “thanks”) e “bitte” (non somiglia a nulla, ma se nel resto del mondo quando si dice grazie si risponde prego, il sospetto che il significato sia questo potrebbe sorgere, almeno a qualcuno).
Sono solo considerazioni, a margine di un viaggio a Vienna. Comunque, se vi capita, il bollito di Plachutta continua a essere uno tra i migliori del mondo (qui, anche l’occhio ha la sua parte).
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