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	<title>Comments on: Social media press release? No, grazie</title>
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	<description>Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio</description>
	<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 08:39:03 +0000</pubDate>
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		<title>By: italovignoli</title>
		<link>http://www.italovignoli.com/2007/12/07/social-media-press-release-no-grazie/#comment-1934</link>
		<dc:creator>italovignoli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 02:16:15 +0000</pubDate>
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		<description>@Enrico: Forse sono fuori moda, ma se la notizia contenuta in un comunicato stampa non viene ripresa dai media io continuo a pensare che il professionista di relazioni pubbliche non abbia fatto fino in fondo il suo lavoro. E se lo strumento genera un maggior numero di articoli rispetto alla notizia c'è qualcosa che non mi convince sotto il profilo deontologico (il comunicato è stato fatto perché serviva al cliente o perché serviva all'agenzia?). Comunque, ho premesso che sono fuori moda.
Per quanto riguarda lo strumento, il discorso è lungo (e infatti ci sono già ritornato dopo questo post). Nell'era di un sistema di relazioni in rete, totalmente asincrone, il semplice comunicato stampa è insufficiente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Enrico: Forse sono fuori moda, ma se la notizia contenuta in un comunicato stampa non viene ripresa dai media io continuo a pensare che il professionista di relazioni pubbliche non abbia fatto fino in fondo il suo lavoro. E se lo strumento genera un maggior numero di articoli rispetto alla notizia c&#8217;è qualcosa che non mi convince sotto il profilo deontologico (il comunicato è stato fatto perché serviva al cliente o perché serviva all&#8217;agenzia?). Comunque, ho premesso che sono fuori moda.<br />
Per quanto riguarda lo strumento, il discorso è lungo (e infatti ci sono già ritornato dopo questo post). Nell&#8217;era di un sistema di relazioni in rete, totalmente asincrone, il semplice comunicato stampa è insufficiente.</p>
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		<title>By: Enrico</title>
		<link>http://www.italovignoli.com/2007/12/07/social-media-press-release-no-grazie/#comment-1933</link>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 17:11:24 +0000</pubDate>
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		<description>Dimenticavo...
hai ragione a dire che è necessario individuare una strada percorribile, aperta all’evoluzione dei social media tesa a migliorare la visibilità del cliente, ma non vedo uno strumento molto lontano da quello che può essere il SPMR. Gli elementi in questo caso restano sempre "il comunicato" e i "social media": vedo possibilità di integrazione differenti solamente nella forma e meno nella logica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo&#8230;<br />
hai ragione a dire che è necessario individuare una strada percorribile, aperta all’evoluzione dei social media tesa a migliorare la visibilità del cliente, ma non vedo uno strumento molto lontano da quello che può essere il SPMR. Gli elementi in questo caso restano sempre &#8220;il comunicato&#8221; e i &#8220;social media&#8221;: vedo possibilità di integrazione differenti solamente nella forma e meno nella logica.</p>
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		<title>By: Enrico</title>
		<link>http://www.italovignoli.com/2007/12/07/social-media-press-release-no-grazie/#comment-1932</link>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 17:06:25 +0000</pubDate>
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		<description>Personalmente non sono d'accordo (almeno in parte) e spiego perchè. 

Da sempre si decanta che la direzione della comunicazione debba seguire una logica di  produzione, condivisione e distribuzione dei contenuti degli utenti. Il SMPR non è quindi altro che un comunicato che si è adattato hai tempi, portando alcuni suggerimenti (per altro non obbligatori) e alcuni elementi aggiuntivi che possano essere più chiari e più vicini all'utente. 

Condivido che non abbia fatto il "boom" tra gli utenti -ma siamo solo all'inizio in italia-, ma è anche vero che un comunicato viene creato per direzionare una comunicazione a una determinata popolazione interessata (giornalisti piuttosto che uffici stampa). E' quindi naturale che  la quantità di pubblico interessato sia dosata con la tipologia di azienda e di comunicato stesso che sta facendo, tenendo presente il tempo di assimilazione sopratutto in Italia è piuttosto lungo. E' naturale che poi, in questo momento, si parli più dello strumento e dell'agenzia che lo ha attuato piuttosto che del contenuto stesso: è il valore della "novità" ovviamente.

In questo momento è giusto secondo me parlare di periodo di "transazione" dove parallelamente a un comunicato stampa tradizionale si affianca un "comunicato stampa innovativo" che può essere utilizzato come ulteriore strumento per approfondire la tematica svolta e per far capire a tutti gli utenti le potenzialità dei social media.  

Sono d'accordo che non sia uno strumento "rivoluzionario" ma è certamente uno dei tanti strumenti di comunicazione che a mano a mano si sta adattando ai tempi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente non sono d&#8217;accordo (almeno in parte) e spiego perchè. </p>
<p>Da sempre si decanta che la direzione della comunicazione debba seguire una logica di  produzione, condivisione e distribuzione dei contenuti degli utenti. Il SMPR non è quindi altro che un comunicato che si è adattato hai tempi, portando alcuni suggerimenti (per altro non obbligatori) e alcuni elementi aggiuntivi che possano essere più chiari e più vicini all&#8217;utente. </p>
<p>Condivido che non abbia fatto il &#8220;boom&#8221; tra gli utenti -ma siamo solo all&#8217;inizio in italia-, ma è anche vero che un comunicato viene creato per direzionare una comunicazione a una determinata popolazione interessata (giornalisti piuttosto che uffici stampa). E&#8217; quindi naturale che  la quantità di pubblico interessato sia dosata con la tipologia di azienda e di comunicato stesso che sta facendo, tenendo presente il tempo di assimilazione sopratutto in Italia è piuttosto lungo. E&#8217; naturale che poi, in questo momento, si parli più dello strumento e dell&#8217;agenzia che lo ha attuato piuttosto che del contenuto stesso: è il valore della &#8220;novità&#8221; ovviamente.</p>
<p>In questo momento è giusto secondo me parlare di periodo di &#8220;transazione&#8221; dove parallelamente a un comunicato stampa tradizionale si affianca un &#8220;comunicato stampa innovativo&#8221; che può essere utilizzato come ulteriore strumento per approfondire la tematica svolta e per far capire a tutti gli utenti le potenzialità dei social media.  </p>
<p>Sono d&#8217;accordo che non sia uno strumento &#8220;rivoluzionario&#8221; ma è certamente uno dei tanti strumenti di comunicazione che a mano a mano si sta adattando ai tempi.</p>
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		<title>By: Carlo Odello</title>
		<link>http://www.italovignoli.com/2007/12/07/social-media-press-release-no-grazie/#comment-1925</link>
		<dc:creator>Carlo Odello</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 02:37:46 +0000</pubDate>
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		<description>Anch'io ho espresso in commenti su altri blog lo stesso scetticismo. Personalmente, da addetto stampa e da giornalista, continuo a preferire il comunicato stampa. Poi eventualmente chiedo, se devo fare un pezzo, o mi sarà chiesto, se il pezzo lo fa un collega, approfondimenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io ho espresso in commenti su altri blog lo stesso scetticismo. Personalmente, da addetto stampa e da giornalista, continuo a preferire il comunicato stampa. Poi eventualmente chiedo, se devo fare un pezzo, o mi sarà chiesto, se il pezzo lo fa un collega, approfondimenti.</p>
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