Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
21 Nov
20 Nov
17 Nov
Associated Press pubblica un articolo sull’andamento del mercato dei PC, focalizzato sul mercato giapponese, dove la pervasività dei telefoni cellulari sta sostituendo - in modo particolare nell’area delle applicazioni consumer - il PC (per cui il mercato è in discesa da oltre un anno). Matthew Aslett prende spunto per qualche interessante considerazione sul tema - sono d’accordo quasi su tutto, tranne che sul prendere come riferimento il mercato giapponese, perché le differenze tra la nostra e la loro cultura sono troppo grandi e soprattutto incolmabili - che apre delle interessanti prospettive a Linux come sistema embedded di nuovi strumenti per l’interazione tra l’uomo e l’informazione.
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Tags: pr17 Nov
La gestione della posta elettronica è un problema comune a un numero sempre più ampio di persone. Qui trovate una presentazione, con il relativo video, che spiega come svuotare la mailbox, e soprattutto come tenerla vuota utilizzando delle semplicissime regole di organizzazione.
17 Nov
13 Nov
Volevo commentare questo post di Maurizio Goetz, che si interroga sul modello di business delle aziende del mondo della pubblicità, e rileva come negli Stati Uniti si sia già passati alla fase dell’implementazione mentre in Italia - con calma - si comincia a riflettere sull’opportunità di agire, facendo dei riferimenti al mercato delle relazioni pubbliche, dove la prima ricerca sull’impatto di Internet sulle PR - che risale al 2000 - continua a essere maledettamente attuale.
Volevo, ma poi il mio occhio è caduto su questo articolo di Roberto Bonino, che cita una ricerca di Gartner Group sintetizzata da Tekrati, di cui riprendo - pari pari - il primo paragrafo:
Shrinking returns from business automation and the impact of Web 2.0 are conspiring to revolutionize the workplace and change the way we do business, according to Gartner. Speaking at Gartner Symposium/ITxpo in Cannes, Gartner analysts said that organizations need to respond to these changes. That means opening up their organizations to a wider collection of business and social networks, to allow a more collaborative and innovative workplace.
Certo, non era necessario scomodare l’intelligenza aggregata di Gartner Group per accorgersi del fenomeno dei social media, ma il loro contributo - visto che costa - verrà probabilmente ascoltato più dei nostri, che di questi argomenti scriviamo ormai da anni senza essere tenuti in grande considerazione (se non da chi è già più o meno d’accordo con le nostre idee).
La ricerca di Gartner va addirittura oltre, e fa delle previsioni di ordine temporale:
Gartner said that social interaction is the way most value is delivered in the modern work environment and predicts that by 2012, the primary role of business networks will be to support social interactions, not routine business transactions. [...] Gartner said that rather than just saying “no” to social networking in the business, organizations need to create the structures and processes that allow it to realize business value.
[...] Organizations that fail to embrace social software in their business may well find themselves faced with staff discontent and impassiveness and expensive security and compliance problems. Gartner predicts that by 2009, at least 70 per cent of organizations without an IT-supported deployment of blogs and wikis will have multiple unofficial deployments among their users.
Gira che ti rigira, alla fine si torna sempre al modello di business, che nella maggior parte dei settori di attività è stato concepito nel secolo scorso (quando non nei precedenti) ed è sopravvissuto senza modifiche sostanziali per decenni o addirittura per secoli (questo non significa certo che fosse un buon modello di business: basta pensare a quello delle agenzie di relazioni pubbliche, basato sulla vendita di tempo/uomo e non al raggiungimento di obiettivi di comunicazione, e quindi - a mio modo di vedere - sbagliato sin dal primo momento), ed è stato “smontato” in pochi anni con l’arrivo di Internet.
Technorati Tags: business model
Tags: Marketing, media, pr, relazioni pubbliche, Social Media11 Nov
Performance is in the details (pur essendo una frase in inglese, viene declamata con evidente pronuncia maccheronica). Si conclude così l’ultimo spot pubblicitario Acer, un’azienda con buoni prodotti (qualcuno non la pensa così, mentre la mia esperienza è assolutamente positiva) che tenta di screditare con scenette improbabili - recitate in modo pedestre - che sembrano indirizzate a cerebrolesi piuttosto che a utenti di personal computer. Lo speaker “de noantri” è la ciliegina sulla torta. Siamo a mille anni di distanza da qualsiasi discussione sui social media… anche perché, con il contributo di queste pubblicità, Acer è diventata leader di mercato (mentre nei Paesi dove fà pubblicità qualitativamente migliori non è leader di mercato). Delle due l’una, o la pubblicità più è peggio più funziona (ricordate “le dò due fustini mi tengo il mio Dash”, per citare solo un esempio) o l’utente medio italiano di personal computer è un troglodita (con tutto il rispetto…).
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Tags: media, pr, Social Media8 Nov
Oggi Marco Gatti ha annunciato la fine della storia di Week.It, a vent’anni dalla nascita del settimanale con il nome di PC Week, la direzione di Pasquale Laurelli e la redazione con Giorgio Panzeri e Roberto Mazzoni, e forse Paolo Galvani e Silvia Petrella (ma non ci giurerei, anche se sono sicuramente passati per quelle stanze). Poi sono arrivati Mario Pettenghi, che ha gestito la maggior parte delle prove delle stampanti che ho scritto in quegli anni, e poi Marco Mazzei (lo ricordo giovanissimo a una conferenza stampa Tandon Computers). Altri tempi, diversi, né più belli né più brutti di quelli attuali. Noi siamo diventati più vecchi di vent’anni, ma siamo ancora più o meno sulla breccia, e nella realtà siamo cambiati molto meno di quanto sia cambiato il mondo intorno a noi. Forse dovremmo meditare un po’ di più su queste vicenze, e cambiare i rispettivi modelli di business (nella realtà, io ho provato a farlo, ma questo - fino a quando tutte le altre agenzie continuano nel modo “tradizionale” - crea più problemi che vantaggi).
Tags: pr6 Nov
Quando muore uno come Enzo Biagi, un grande maestro di giornalismo e di ironia, qualsiasi parola è di troppo. Per questo, preferisco che siano le immagini di questa intervista delle Iene a ricordarlo.
Per approfondire l’argomento, consiglio le pagine del Corriere della Sera (la biografia e la raccolta dei video) e lo speciale di Repubblica TV.