Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
20 Sep
Sono a Barcellona, impegnato in un convegno, e non riesco a seguire come dovrei la stampa italiana. Per questo motivo, mi sono perso l’editoriale di Enzo Mauro su Repubblica di ieri. Un pezzo importante, che mi sembra opportuno riprodurre in versione integrale (l’originale lo trovate qui) perché segna il tentativo di fare un giornale diverso - soprattutto nell’area della politica - rispetto al passato (che poi è ieri), così come nel 1976 Repubblica mostrò agli italiani che era possibile fare un giornale “diverso”.
Il paese, un giornale e la voglia di cambiaredi Ezio Mauro
Se un giornale è parte della vita di un Paese e non della sua rappresentazione, oggi più che mai deve interpretare la spinta italiana al cambiamento, il bisogno di innovazione: cominciando da se stesso. “Repubblica”, in fondo, è nata 31 anni fa proprio da questa premessa: credere che il cambiamento è possibile anche in Italia, operare perché si compia.
Trent’anni dopo, “Repubblica” cambia la struttura e la concezione stessa del giornale, portando a compimento l’intuizione di Eugenio Scalfari che unì per la prima volta proprio qui il codice del settimanale con quello del quotidiano.
Da oggi infatti “Repubblica” si fa in due. Lo sfoglio principale conterrà le notizie più importanti della giornata, ciò che bisogna conoscere per capire, con uno sforzo in più di chiarezza grafica e di ricchezza informativa.
Nel cuore del quotidiano, nasce “R2″, che raccoglierà ogni giorno i servizi speciali di “Repubblica” con le sue grandi firme. Un giornale di inchieste, storie, dossier, reportage e racconti per approfondire fatti e protagonisti della grande cronaca italiana e internazionale, della cultura, degli spettacoli. Con questa offerta informativa originale e autonoma, non si potrà più dire che i giornali sono tutti uguali. E anche la politica dovrà guadagnarsi il suo spazio nella nuova sezione, con questo semplice criterio: no alla politica che parla di se stessa, sì alla politica che parla delle persone e del mondo.
Al centro del giornale, i commenti e le lettere dei lettori sono preceduti da una pagina nuova, dedicata alle “Idee”, che presenta ogni giorno un documento inedito di qualche testimone del tempo, materiale utile per la battaglia culturale, quella che ci sta più a cuore nella fase che stiamo vivendo. Tre parti diverse per un solo giornale, dunque, tenute insieme da ciò che più ci lega ai nostri lettori: quella certa idea dell’Italia che “Repubblica” continua a testimoniare trent’anni dopo, fedele all’obbligo di cambiare restando se stessa.
Leggendo questo testo non ho potuto fare a meno di pensare a Millecinquecento Lettori (confessioni di un giornalista politico) , il pamphlet che Enzo Forcella scrisse nel lontano giugno del 1959 (io stavo per compiere cinque anni). L’opera è stata appena ristampata da Donzelli, ma se avete un po’ di fortuna con i motori di ricerca potete trovare il testo integrale online.
Sono passati poco meno di cinquant’anni, eppure il testo è ancora tremendamente attuale. Evidentemente, gli uomini politici italiani hanno difficoltà a comprendere, oppure - come sostiene qualcuno tra i commentatori della vicenda Beppe Grillo e V-Day - hanno l’intima convinzione di riuscire a riportare tutto entro i confini del loro controllo.
Scusate ancora il ritardo, e scusate l’assenza prolungata da queste pagine… Lunedì si torna a Milano e si riprende a lavorare e a scrivere. Gli argomenti sono tanti… e forse non c’è tempo per tutti. Ma son certo che ci divertiremo.