Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for September, 2007

Village People

Come ogni anno, ho trascorso un paio di settimane in un villaggio. Quest’anno, tra gli animatori e gli ospiti c’erano alcuni personaggi di rilievo, che ho provato a descrivere rapidamente.

La pierre del futuro
Studentessa di comunicazione all’Università Cattolica di Milano (credo di aver udito qualcosa come “il linguaggio dei media”) e animatrice di contatto (quelli che cercano di tirarti dentro nel preciso momento in cui ti prepari per i 15 minuti di relax al giorno che spettano a ogni essere umano in vacanza). Ovviamente, bionda e pimpante secondo gli stereotipi del caso.
“Voi di dove siete?”. “Abitiamo e lavoriamo a Milano, ma io sono di Assisi…”. “Assisi, oddio, dov’è?”. Ordunque, sarebbe la città di San Francesco, un centro d’arte di valore così alto da essere Patrimonio dell’Umanità, la meta della Marcia della Pace, e se questo non basta c’è stato un terremoto in diretta TV. “E’ vicino a Perugia, in Umbria, più o meno al centro della penisola”. “Ah, occhei”.

Backgammon
Backgammon è inquietante: ha superato i cinquanta ma ha la coda di cavallo - disordinata, e forse anche sporchina - di quando aveva diciott’anni, ha moglie e figli ma veste come un figlio dei fiori (compreso il sandalo Birkenstock) degli anni settanta, e gioca sempre a Backgammon (questo cozza con le altre caratteristiche del personaggio, ma forse nessuno gli ha detto che il Backgammon è un gioco snob, nato nei club esclusivi e maschilisti dell’aristocrazia anglosassone.
Backgammon è soprattutto un reperto archeologico che ci riporta agli anni dell’adolescenza, quando eravamo un po’ più pirla di oggi e infinitamente più giovani.

Proraso
Proraso ha sicuramente più di cinquant’anni, ma forse ha superato i sessanta, e appartiene a quel gruppo di uomini (ovvero, individui di sesso maschile) che “precipitano” nel ridicolo per voler sembrare più giovani.
Proraso è tinto di nero corvino, un colore improbabile per un uomo della sua età. Proraso è perfettamente rasato (un soprannome non arriva per caso), perché non vuole che si intuisca il colore della barba. Proraso è azzimato, direi addirittura “plasticoso”, tanto è finto.
Proraso, e questo è veramente il massimo, fa il bagno con una comicissima cuffietta gialla - plasticosa come lui - da cui spunta la zazzerina color ebano.
Proraso ci ricorda l’implacabile arrivo della demenza senile.

“il Marco Ranzani”
Quando il Marco Ranzani arriva al villaggio lo devono sapere tutti. D’altronde, uno non si compra il Cayenne S con i vetri fumé per restare nell’anonimato, così come un pirla qualsiasi. Perciò, quando apre la porta della camera e vede un interno spartano i coglioni gli girano a mille - perché il Marco Ranzani sembra un buono, ma in realtà ha due coglioni così - e fa un casino che metà basta.
E poco importa che sul catalogo c’era scritto che le camere erano spartane, perché il Marco Ranzani non ha tempo da perdere con questi dettagli, e deve essere chiaro che lui accetta solo una cinque stelle lusso.
Uno abituato con il Cayenne S, che l’aria condizionata capisce da sola quando deve partire e quale temperatura vuole il Marco Ranzani, non può mica accettare una stanza con il telecomando pieno di simboli strani, solo per avere un po’ di fresco.
E se la stanza cinque stelle lusso non esce fuori subito, il Marco Ranzani fa un paio di telefonate a chi sa lui e qui le teste incominciano a rotolare prima di sera. Il Marco vuole fatti, non parole. Forse non è chiaro con chi stiamo parlando, perché se è necessario il Ranzani arriva a Roma e forse anche a Bruxelles.
Qui sono in ballo cose molto più grosse di una camera. Qui si verifica se ci sono tutte le autorizzazioni. E se non ci sono so’ cazzi, parola di Marco Ranzani…

La cosa più spassosa, peraltro, è stata la “conferenza” sotto l’ombrellone tenuta dal Marco Ranzani 2 (il clone stupido) sul mercato della telefonia cellulare (lui ha il Razr col Bluetooth, che è una figata inventata da Motorola) e dei navigatori satellitari (lui sul Cayenne ha il TomTom prodotto dalla Blaupunkt, che deve essere un nuovo modello che mi è sfuggito…). Ho rischiato di affogare per le risate…

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  • Bits for today (September 26, 2007)

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  • Bits for today (September 25, 2007)

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  • Scusate il ritardo…

    Sono a Barcellona, impegnato in un convegno, e non riesco a seguire come dovrei la stampa italiana. Per questo motivo, mi sono perso l’editoriale di Enzo Mauro su Repubblica di ieri. Un pezzo importante, che mi sembra opportuno riprodurre in versione integrale (l’originale lo trovate qui) perché segna il tentativo di fare un giornale diverso - soprattutto nell’area della politica - rispetto al passato (che poi è ieri), così come nel 1976 Repubblica mostrò agli italiani che era possibile fare un giornale “diverso”.

    Il paese, un giornale e la voglia di cambiaredi Ezio Mauro

    Se un giornale è parte della vita di un Paese e non della sua rappresentazione, oggi più che mai deve interpretare la spinta italiana al cambiamento, il bisogno di innovazione: cominciando da se stesso. “Repubblica”, in fondo, è nata 31 anni fa proprio da questa premessa: credere che il cambiamento è possibile anche in Italia, operare perché si compia.

    Trent’anni dopo, “Repubblica” cambia la struttura e la concezione stessa del giornale, portando a compimento l’intuizione di Eugenio Scalfari che unì per la prima volta proprio qui il codice del settimanale con quello del quotidiano.

    Da oggi infatti “Repubblica” si fa in due. Lo sfoglio principale conterrà le notizie più importanti della giornata, ciò che bisogna conoscere per capire, con uno sforzo in più di chiarezza grafica e di ricchezza informativa.

    Nel cuore del quotidiano, nasce “R2″, che raccoglierà ogni giorno i servizi speciali di “Repubblica” con le sue grandi firme. Un giornale di inchieste, storie, dossier, reportage e racconti per approfondire fatti e protagonisti della grande cronaca italiana e internazionale, della cultura, degli spettacoli. Con questa offerta informativa originale e autonoma, non si potrà più dire che i giornali sono tutti uguali. E anche la politica dovrà guadagnarsi il suo spazio nella nuova sezione, con questo semplice criterio: no alla politica che parla di se stessa, sì alla politica che parla delle persone e del mondo.

    Al centro del giornale, i commenti e le lettere dei lettori sono preceduti da una pagina nuova, dedicata alle “Idee”, che presenta ogni giorno un documento inedito di qualche testimone del tempo, materiale utile per la battaglia culturale, quella che ci sta più a cuore nella fase che stiamo vivendo. Tre parti diverse per un solo giornale, dunque, tenute insieme da ciò che più ci lega ai nostri lettori: quella certa idea dell’Italia che “Repubblica” continua a testimoniare trent’anni dopo, fedele all’obbligo di cambiare restando se stessa.

    Leggendo questo testo non ho potuto fare a meno di pensare a Millecinquecento Lettori (confessioni di un giornalista politico) , il pamphlet che Enzo Forcella scrisse nel lontano giugno del 1959 (io stavo per compiere cinque anni). L’opera è stata appena ristampata da Donzelli, ma se avete un po’ di fortuna con i motori di ricerca potete trovare il testo integrale online.

    Sono passati poco meno di cinquant’anni, eppure il testo è ancora tremendamente attuale. Evidentemente, gli uomini politici italiani hanno difficoltà a comprendere, oppure - come sostiene qualcuno tra i commentatori della vicenda Beppe Grillo e V-Day - hanno l’intima convinzione di riuscire a riportare tutto entro i confini del loro controllo.

    Scusate ancora il ritardo, e scusate l’assenza prolungata da queste pagine… Lunedì si torna a Milano e si riprende a lavorare e a scrivere. Gli argomenti sono tanti… e forse non c’è tempo per tutti. Ma son certo che ci divertiremo.


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  • Filed under: Journalism
  • Creativity

    Have a look at this video. It’s quite long, but it’s worth the time.

    PR people should be creative, shouldn’t they? Creativity is one of the pillars of innovation, and PR people should also be innovative, shoudn’t they? On behalf of their clients, but also on behalf of their profession… PR people should try to innovate their profession, in order to innovate the strategies and the tactics that they adopt for their daily activity on behalf of clients.

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  • Filed under: Innovation, Public Relations
  • Lo sapevate ?

    Forse avete già visto la prima versione, forse avete già visto anche questa seconda versione aggiornata, forse vi siete persi il primo, e forse vi siete persi anche il secondo.

    In tutti i casi, questo “Did You Know 2.0″ vale la pena di essere citato, visto e rivisto… e soprattutto meritano una meditazione i temi che affronta. Oddio, nulla di nuovo, tutte cose risapute, ma fa un certo effetto vedere le cifre nello stesso ambito, anche se - apparentemente - non c’è alcuna relazione tra loro.

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