Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
30 Aug
Franco Carlini se n’è andato stanotte, per un malore improvviso.
Lo avevo conosciuto nel 1988, in occasione della presentazione del primo “portatile” Apple, quello con la batteria al piombo che pesava - da sola - 3 o 4 chili (o forse anche di più). Un prodotto destinato a fallire già dalla nascita, per colpa di un’impostazione sbagliata.
“Non fa per me”, aveva detto a Sergio Nanni, amministratore delegato di Apple Italia che voleva convincerlo a provarne un esemplare. “Con quel coso in spalla non riuscirei neanche ad alzarmi…”.
Poi aveva scritto un articoletto nella sua rubrica sul Manifesto. Garbato come sempre, così come quando aveva commentato il libro di John Sculley lasciando trapelare, tra le righe, le sue critiche “politiche” al sistema statunitense, che anteponeva il marketing sia all’uomo che alla tecnologia.
Perché Franco, nel suo profondo umanesimo, aveva una competenza sulle cose della tecnologia che andava ben oltre a quella di tutti noi, anche se lui non l’ha mai fatta pesare a nessuno.
All’epoca, era ancora ricercatore all’Istituto di Cibernetica e Biofisica del CNR, e faceva il giornalista per passione, ma ancora a tempo perso. Poi, nel 1989, un anno dopo, avrebbe deciso di perseguire professionalmente questa carriera.
Sono passati quasi vent’anni, eppure ricordo ancora quel primo incontro.
Ciao, Franco
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