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Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
1 May
La D sta per Dell, che ha annunciato - insieme a Canonical, l’azienda inglese del miliardario sudafricano Mark Shuttleworth - la disponibilità di alcuni desktop e notebook Linux con Ubuntu 7.04, e ovviamente OpenOffice.org. Come sapete, sono particolarmente interessato a questo annuncio in quanto mi occupo - come volontario - del marketing della suite per ufficio libera e open source, che ritengo abbia avuto un ruolo fondamentale all’interno di questa decisione (visto che, insieme a Evolution o a Thunderbird, sostituisce - assolutamente senza rimpianti, per chi la utilizza - Microsoft Office).
Dell ha rappresentato, nel 2006, una percentuale dell’11% del fatturato di Microsoft Corporation (il dato è tratto dall’Annual Report 2006 e dal Form 10K [un documento "tecnico" che deve essere presentato periodicamente da tutte le aziende quotate alla Borsa di New York e al Nasdaq], disponibili sul sito dell’azienda di Redmond nell’area Investor Relations), pari a 4,8 miliardi di dollari (avete letto bene: 4,8 miliardi di dollari). Dell è l’unico nome che compare sia tra gli OEM (i produttori di PC che installano Windows) sia tra i reseller (le aziende che rivendono i software Microsoft). Negli ultimi tre anni, Dell è stato il più grande cliente Microsoft, alle cui casse ha portato 12,5 miliardi di dollari (il calcolo è fatto a occhio, ma quelli che ballano - di fronte a cifre del genere - sono comunque spiccioli).
Una domanda: se quello che è stato per tre anni il più grosso cliente di Microsoft decide, in poco tempo, di dare due colpi bassi di quelli che si ricordano - prima, il ritorno a Windows XP, oggi, i PC con Linux preinstallato - è per colpa di una precoce senilità, o perché i segnali del successo del software open source sono sempre più evidenti? Forse, si sta verificando quello che Charlie Demerjian aveva previsto poco più di tre anni or sono, e che Paul Graham ha sintetizzato nel mese di aprile. Ovviamente, nessuno di coloro che operano nel mondo delle tecnologie si augura il fallimento o la chiusura di Microsoft.
In un altro articolo, abbastanza recente, Charlie Demerjian ha espresso con chiarezza i motivi per cui lui - utente Windows XP - non ritiene possibile passare a Vista, e in un altro ancora più recente ha individuato in alcuni tra gli ultimi comportamenti di Microsoft il segno del fallimento di Vista. Oggi, Steven J. Vaughan-Nichols ha sintetizzato perfettamente i motivi per cui il 1° maggio 2007 è un giorno importante non solo per gli utenti Linux ma per tutti gli utilizzatori di personal computer.
Technorati Tags: dell, microsoft, openoffice.org, linux, ubuntu
2 Responses for "D-Day"
Certo che viene quasi rabbia a pensare dove botrebbe essere adesso Linux, se per tanti anni non fosse rimasto prigioniero di una concezione un po’ (tanto) snob che si potrebbe riassumere come “è bello se è per smanettoni, altrimenti è come il dannato Windows”. Se qualcuni avesse provveduto (e non era certo poi così difficile) a pensare un po’ in termini “user friendly” oggi Linux starebbe su desktop e portatili con quote molto più significative , ad esempio, di Mac. Speriamo che si recuperi velocemente il tempo perduto.
Io penso, da ignorante della materia (per cui chiedo scusa), che Microsoft sarà dura a morire. Nel senso che volenti o nolenti ormai rappresenta lo standard anche se le sue quote e il suo monopolio quasi planetario sta diminuendo.
Infatti (io sono utente Mac) i software di riferimento, penso anche gli OpenSource, non possono prescindere da Microsoft per cui (so di semplificare al massimo, chiedo perdono) prima di poter pensare che il vecchio Bill possa “crepare” ne deve passare di acqua sotto i ponti.
Penso che non sia interesse di nessuno che Microsoft fallisca, un po’ perché senza punti di riferimento è difficile sviluppare novità, un po’ perchè penso che alla fine siamo un po’ Microsoft nel cuore…cioè standardizzati! (i miei programmi apple cono tutti compatibili con Office)
ciao