Oggi abbiamo superato i 1.000 messaggi indesiderati, mentre chi ha causato il problema espone sulla sua home page un messaggio un po’ pilatesco, e comunque inesatto visto che non si tratta di un virus ma di un banale annidamento di due indirizzi “spuri” all’interno della mailing list.

Un problema che si poteva identificare, avendone la competenza, in pochi minuti, ed eliminare - con la collaborazione indispensabile dei proprietari dei due server che stanno infestando le mailbox di tutti i soci Ferpi - in un paio d’ore. Un problema che non si doveva verificare perché non si spedisce un messaggio a più di 800 destinatari utilizzando una chiavica come Outlook, e non si utilizza un server di posta elettronica Microsoft (a meno di non voler creare questi problemi al prossimo).

E’ vero che un’agenzia di relazioni pubbliche non deve necessariamente avere competenze di tipo tecnologico, ma - essendo un’azienda che eroga servizi - ha il dovere professionale di avere una struttura tecnologica allo stato dell’arte della tecnologia (e Outlook è l’antitesi dello stato dell’arte della tecnologia di gestione della posta elettronica) e avvalersi di consulenti all’altezza di questo nome.

Per inviare un messaggio a un numero così grande di destinatari (più di 800) si utilizza un personal list server, ovvero un programma che invia lo stesso messaggio a tutti i destinatari della lista. Il costo di un programma del genere è inferiore a 100 dollari (si acquista online), e la sua installazione e il suo uso sono molto semplici.

Addirittura, uno dei due server colpevoli dell’infestazione (Microsoft Small Business Server) ha un indirizzo IP pubblico ed è raggiungibile da qualsiasi personal computer. Se avessi avuto un generatore di password, sarei probabilmente riuscito a entrare e ad abbatterlo (in modo virtuale, ovvero a spegnerlo o metterlo offline). Ma non sono un hacker… Ho una laurea in lettere…

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