Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
9 Nov
Ieri sera ho ricevuto un simpatico messaggio, non richiesto, da una collega Ferpi, che mi informava del fatto che la sede del Convegno Adecco/Agpd era stata spostata dalla Fnac alla Fondazione Adecco. A parte il fatto che se si organizza un convegno nella sala della Fnac significa che i partecipanti attesi non sono più di una ventina (e questo, forse, può anche avere un senso), il messaggio è stato inviato in chiaroa tutti gli iscritti Ferpi, che non si capisce che c’azzeccano con un convegno indirizzato ai direttori delle risorse umane. Come se non bastasse, avendo utilizzato una piattaforma scadente (MS Exchange Server + MS Outlook) il messaggio è andato in loop e continua ad arrivare con intervalli variabili tra i 10 minuti e la mezz’ora (come ogni chiavica che si rispetti, il sistema di posta elettronica Microsoft non è prevedibile nemmeno quando non funziona).
Ieri sera ho scritto, evidenziando il problema, ma evidentemente il mio messaggio non è servito a nulla. Pensare che esiste una tecnologia semplice e affidabile che permette di inviare un messaggio di posta elettronica a una lista di destinatari avendo la certezza che questo tipo di incidenti non succedano, e inviando un messaggio a ogni destinatario e non all’intera lista, così come dovrebbe accadere.
Basterebbe un minimo di competenza… e non si tratta di spedire un razzo a tre stadi nell’oltrecosmo…
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Leggendo questo articolo, ho scoperto che Qorvis è una costellazione, e allo stesso tempo un’agenzia di relazioni pubbliche di cui condivido pienamente la filosofia di base: there will be no time sheets, no silos and no “practice areas”, but you will receive an entirely new understanding of public relations.
Oggi è fin troppo facile affermare che “i time sheet (o time schif) sono una stronzata”, ma io l’ho sempre sostenuto e anche applicato, quando ho potuto. Ho anche cercato di spiegare a qualcuno che sedeva più in alto di me all’interno di Fleishman-Hillard che il motivo per cui non riuscivano a capire dove perdevano e dove guadagnavano era dovuto proprio all’illusione di avere tutto sotto controllo data dai time sheet, mentre la business unit che dirigevo - dove i time sheet venivano precompilati per far contenti i controller statunitensi (un genere di individuo che testimonia dell’assoluta possibilità di avere una vita “normale” in totale assenza di cervello) - faceva più del 20% di margine e aveva un livello di fedeltà dei clienti che non era confrontabile con quello medio dell’agenzia. Siccome non facevamo i time sheet, noi “lavoravamo”.
Purtroppo, però, io ho dovuto lasciare Fleishman-Hillard e lui è rimasto dov’era, e continua a non capire dove l’agenzia guadagna e dove perde. Così è la vita…
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