Relazioni di Prossimità

Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio

Archive for October, 2006

Italiani da esportazione

Hotel Newport, Eurodisney. Salgo in ascensore. Con me una coppia italiana equipaggiata con bambinetta petulante di circa 3 anni e relativa carrozzina/SUV con ruote chiodate da 10″ (indispensabili per affrontare le insidie del parco dei divertimenti) su cui poggia una dotazione di bevande, cibi e vestiti degna di un corso di sopravvivenza per manager (nonostante l’ingresso sia a 500 metri, e per raggiungerlo non sia necessario attraversare deserti e sterrati), e una coppia di anziani signori anglosassoni che parlottano tra loro in inglese. Io mi metto in un angolo dell’ascensore, mentre la coppia di anziani si piazza davanti alla porta. Il resto (c’è spazio per 18 persone) è occupato dal SUV.

Premo il pulsante del quinto piano, e i coniugi inglesi quello del sesto. I due italiani sono troppo occupati a tenere ferma la bambinetta per premere un qualsiasi pulsante, o forse credono che l’ascensore sappia già a quale piano devono scendere (in effetti, se ci fosse qualche sensore, sarebbero fin troppo facili da identificare).

Arriviamo al quinto piano. Cerco di guadagnare la porta, ma dovrei scavalcare il SUV ed eliminare la bambinetta che continua a scorrazzare beata in mezzo alle mie gambe (questa seconda cosa la farei molto volentieri, e nell’operazione eliminerei anche i due genitori che guardano il tutto con aria da perfetti imbecilli). Purtroppo, non ho con me il lanciafiamme portatile (avrei dovuto capire che in un luogo come Eurodisney, infestato da bambinetti, un accessorio come il lanciafiamme è indispensabile).

A nulla vale il mio “per favore, dovrei scendere”, che serve solo a far spostare i due inglesi dalla luce della porta, che - inesorabile - si richiude. A questo punto, il cerebroleso italiano chiede sorridendo alla coppia inglese “il prossimo è il quarto piano?”, e si stupisce persino perché gli rispondo io, facendogli notare che il prossimo era il sesto piano, e che la sua bambinetta mi aveva impedito di scendere al quinto.

Fuggo al sesto piano, insieme alla coppia di inglesi che esce scuotendo la testa… Qualcuno ha ancora dei dubbi sul perché detesto i luoghi come Eurodisney e Las Vegas?

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  • La riscoperta della comunicazione

    Sono finalmente riuscito a leggere, con colpevole ritardo, il discorso sulla riscoperta della comunicazione tenuto da Giancarlo Livraghi per l’inaugurazione dell’anno accademico 2006-2007 dell’Università degli Studi di Pavia.

    Vi invito a leggere con attenzione tutto il testo, e a meditare in modo particolare sui due passaggi che parlano di decadenza della comunicazione e di etica della comunicazione.

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  • Filed under: Public Relations
  • Windows, un "signor" sistema operativo

    In questo momento, Windows sta scaricando cinque aggiornamenti della protezione per Windows XP e un aggiornamento della protezione per Microsoft .NET framework, e fin qui tutto regolare, anche se avrei preferito non avere tutti questi problemi della protezione (anche se sono perfettamente cosciente del fatto che Windows ha più buchi di una forma di emmenthaler).

    Quello che mi turba un po’ è che l’operazione comprende anche l’installazione di tre aggiornamenti della protezione per Office 2003, un aggiornamento della protezione per ciascuno dei pacchetti di Office (Word, Excel e PowerPoint) e un aggiornamento per il filtro per la posta indesiderata di Oulook 2003 (un controsenso, visto che Outlook è il software che produce la maggior parte della posta indesiderata che gira in rete).

    L’operazione mi turba un po’ perché sul mio computer non è installato nessuno di questi software, per cui mi piacerebbe sapere cosa vanno ad aggiornare gli oltre 30MB di codice che Windows sta scaricando automaticamente. La cosa peggiore è che se non scaricassi - a mie spese, ovviamente - questo tripudio di protezioni, la funzione di aggiornamento di Windows continuerebbe a ripropormi il download su base quotidiana (lo affermo perché è già successo).

    Spero, sinceramente, che una volta soddisfatto questo malfunzionamento di Windows (uno fra tanti), il codice finisca nella spazzatura. Spero, ma temo che non succeda. Per questo, ho deciso di passare definitivamente a Ubuntu. Devo solo capire, ma spero di non metterci molto, come si può far girare una macchina virtuale Windows con VMware, per utilizzare quel paio di software per me indispensabili che girano solo in ambito Windows.

    Una decisione che si è addirittura consolidata dopo aver gettato uno sguardo su “vista” (sarà che sono presbite, ma certe stronzate come le trasparenze e i widgets mi sembrano un inutile spreco di risorse di sviluppo e del personal computer, e rallentano qualsiasi macchina, con l’esclusione, forse, di un supercomputer Cray raffreddato con un circuito al freon, un oggetto che non è esattamente alla portata di tutti).

    Pensate che la banale operazione di trascinamento del widget che misura le risorse del sistema dalla barra laterale al centro dello schermo consuma più del 50% delle risorse del sistema, e stiamo parlando di un oggetto che occupa una finestra di un centinaio di pixel per lato. Figuriamoci quando si apre una finestra a tutto schermo…

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  • Filed under: Technology
  • PR Licensing

    Public relations will likely not gain the professional status it wants and deserves unless it embraces licensing.

    Lo ha detto recentemente Harold Burson, così come risulta da questo comunicato stampa dell’agenzia Burson-Marsteller, che Harold ha fondato e ancora dirige grazie alle sue incredibili capacità di leadership e professionali.

    Il termine inglese ”PR licensing” non ha una traduzione letterale in italiano, ma equivale a dire che per esercitare la professione di relatore pubblico bisogna prima dare un esame o sostenere una prova che attesta le capacità professionali. Un passo importante, che il nostro settore avrebbe dovuto fare da tempo.

    Il concetto di “PR licensing” è stato avversato, nel corso degli anni, sia dallo stesso Harold Burson che da Paul Holmes, l’autore di una delle newsletter più importanti del settore, che in questo post si è detto pronto a riesaminare la sua posizione solo per il fatto che Harold Burson ha cambiato la sua, e - credo - da Toni Muzi Falconi (la supposizione nasce da affermazioni che Toni ha fatto più volte, ma non da un confronto diretto sull’argomento), che recentemente si è schierato apertamente a favore del “PR licensing”.

    Domani pomeriggio lo IULM e la FERPI attribuiscono a Harold Burson un premio alla carriera, che verrà consegnato durante una cerimonia che inizia alle 17 e si tiene presso l’Aula Piramide dello stesso IULM. Parleranno sia il Presidente della FERPI che quello di Assorel, e sarebbe una bella occasione per entrambi per aprire un dibattito italiano sull’argomento.

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    Recall e hit rate

    Sono stato tirato in ballo da Alessandro per colpa, o per merito, dei miei commenti sull’annoso tema del recall, la singola azione più diffusa e più inutile nell’ambito di quelle possibili per la gestione delle relazioni con la stampa, che distingue chi conosce il mestiere da chi - la maggioranza - non lo conosce. Secondo questi ultimi, il recall ha il compito di aumentare lo hit rate dei comunicati stampa, ovvero la percentuale di quelli che vengono pubblicati almeno una volta sul totale di quelli distribuiti.

    Palle.

    Lo hit rate ha una scarsissima relazione con il recall e una relazione ben più forte con la qualità della notizia e del comunicato stampa, due fattori solo apparentemente in relazione tra loro. Infatti, una notizia può essere distrutta da un testo scritto male o pieno di errori, come - purtroppo - succede in moltissimi casi.

    Fortunatamente, vale anche il contrario, ovvero un comunicato stampa di buona qualità (nulla di particolare, il principio delle cinque W e un elementare rispetto delle regole della grammatica e della sintassi) supplisce - in qualche caso - alla debolezza della notizia.

    Nel complesso, una buona notizia e un buon comunicato stampa si traducono in un hit rate prossimo al 100%, alla faccia di qualsiasi recall.

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  • Filed under: Journalism, Media Relations
  • Cheese Republic

     Il generale Charles De Gaulle, presidente della repubblica francese dal 1959 al 1969, sosteneva che fosse impossibile governare un Paese che produce 240 tipi diversi di formaggio.

    E noi, come possiamo pretendere che l’Italia, dove si producono più o meno 400 tipi diversi di formaggio, possa avere una parvenza di governo “normale”? Se è difficile con 240, con 400 deve essere proprio impossibile.

    E poi parlano di repubblica delle banane…

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  • Filed under: Other
  • Prima o poi…

    …ogni blogger che si rispetti cade nella tentazione di pubblicare la propria foto online: oggi è la volta di Vincenzo De Tommaso. E se lo fa lui lo faccio anch’io… questa è la mia ultima istantanea…

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  • Filed under: Blog
  • Finanziaria e comunicazione

    Questo editoriale di Eugenio Scalfari getta un raggio di luce sull’argomento oscuro della finanziaria, ma se da un lato ci fa comprendere i suoi reali contenuti dall’altro sottolinea la totale incapacità di comunicazione di Romano Prodi e dei suoi ministri. Perché mai questi signori non seguono un corso di “public speaking”, ovvero “come si tiene un discorso in pubblico”, così come fanno i manager di molte aziende private? E già che ci sono, perché non ci aggiungono un bel “media training”, ovvero “come parlare con i giornalisti”. Questo però non lo fanno nemmeno i manager, convinti anche loro del fatto che sostenere un’intervista sia un gioco da ragazzi… Infatti, si vede dai risultati.

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  • Filed under: Journalism
  • Un nuovo studio di Universal McCann - ”The New Digital Divide, How the New Generation of Digital Consumers are Transforming Mass Communication” - conclude che i consumatori si affidano sempre più a piattaforme non tradizionali per l’intrattenimento, le notizie, gli acquisti, i rapporti sociali e le altre attività quotidiane.

    Secondo la sintesi, la musica è stata per anni il grande spartiacque tra le generazioni, mentre oggi questo ruolo è stato assunto dalla tecnologia. In particolare, il gruppo di età compresa tra 16 e 34 anni è quello che fa segnare le maggiori differenze:

    • Ha una propensione all’uso dell’instant messaging superiore del 25% rispetto al gruppo di età compresa tra 35 e 49 anni, e infatti oltre il 75% degli appartenenti al gruppo utilizza già almeno uno di questi servizi.
    • Circa il 40% è iscritto a un sito di social networking, ovvero il doppio della percentuale del gruppo di età compresa tra 35 e 49 anni.
    • Quasi il 40% ha incontrato una persona “face to face” dopo averla incontrata su Internet.
    • Yahoo, AOL e MSN Messenger sono tra i servizi Internet più conosciuti e usati da questo gruppo di persone.
    • Il 71% ha partecipato a un’attività di blogging.
    • Ha una propensione tre volte maggiore (25%) per la scrittura di un blog rispetto agli individui di età compresa tra 35 e 49 anni.
    • Un terzo ha partecipato ad attività di file sharing peer-to-peer, rispetto al misero 12% degli individui di età compresa tra 35 e 49 anni.
    • L’uso dei feed RSS è ancora limitato, e metà del campione non ha alcuna idea di cosa si tratti.

    Il rapporto completo in formato PDF, completo di grafici, lo potete scaricare da questo link.

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  • Filed under: Public Relations, Technology
  • Spam, se lo conosci lo eviti

    Lo spam ha raggiunto dei livelli insopportabili, ma c’è la possibilità di difendersi e soprattutto di denunciare gli spammer per contribuire alla limitazione del fenomeno (purtroppo, in questo momento non è possibile pensare di eliminarlo completamente).

    Ho già affrontato il problema con un post in cui spiegavo come denunciare gli spammer alle autorità italiane competenti, ovvero alla Naming Authority Italiana. Per chi non lo avesse letto, la procedura da seguire - compresi gli indirizzi a cui inoltrare il messaggio di spam - viene spiegata in questa pagina. E’ importante controllare che l’intestazione - una serie di informazioni poco comprensibili per voi ma indispensabili per determinare l’origine del messaggio - venga visualizzata (per farlo, bisogna attivare un’opzione).

    La maggior parte dello spam, però, arriva dall’estero, per cui è inutile denunciare gli autori di questi messaggi alla Naming Authority Italiana (che è responsabile solo dei domini .IT). La procedura, purtroppo, non è altrettanto facile e diretta, anche perché la legislazione vigente è molto più permissiva.

    A questo punto, però, facciamo un passo indietro e affrontiamo il problema dello spam nell’ambito del problema più ampio della sicurezza. Per potervi inviare un messaggio di spam, infatti, lo spammer deve mettere le mani sul vostro indirizzo di posta elettronica. Quindi, la limitazione o l’eliminazione dello spam parte da lontano.

    Prima di tutto, cercate di evitare i software Microsoft, e se proprio non potete fare a meno di Windows e Office (anche se quest’ultimo può essere sostituito da OpenOffice.org) cercate almeno di evitare i software Microsoft di posta elettronica (Outlook e Outlook Express) e di comunicazione (Messenger). Questi programmi mettono a repentaglio la sicurezza del PC, aprendo delle falle nell’impianto di protezione della macchina. E già che ci siete, evitate anche Explorer.

    Per la posta elettronica vi consiglio Thunderbird, che ha superato - come funzionalità -anche Eudora, che ho utilizzato senza problemi dal 1995 al 2004. Tra l’altro, Thunderbird ha un’estensione - Okopipi - che permette di eseguire l’operazione di inoltro dello spam con un solo click (previa configurazione) sia a SpamCop che alle autorità statunitensi.

    Inoltre, vi consiglio di utilizzare un indirizzo Gmail per ricevere tutti i vostri messaggi di posta elettronica (eseguendo un inoltro automatico dalle singole caselle), per sfruttare la potenza dei suoi filtri antispam (capaci di intercettare e spostare nella relativa casella la quasi totalità dei messaggi indesiderati), oppure di attivare un filtro antivirus e antispam di tipo professionale (in questo caso diffidate dalle imitazioni). Tra l’altro, Gmail permette di inviare i messaggi di posta elettronica come se partissero dalla casella di destinazione (quella da cui sono stati inoltrati a Gmail).

    Per la navigazione vi consiglio Firefox, e per la messaggistica Gtalk (un altro software Google) o Gaim (un altro software libero, come OpenOffice.org). Tutti questi programmi, così come Thunderbird, sono completamente gratuiti, sono molto più solidi dei software Microsoft, e sono supportati da una comunità che offre un livello di supporto che non ha confronti con quello fornito - a pagamento - da Microsoft.

    E adesso veniamo alla denuncia dello spam “internazionale” (del quale fanno parte anche i messaggi in italiano che non provengono da un dominio .IT):

    1. Informate SpamCop, seguendo le istruzioni contenute in questa pagina.
    2. Informate la Federal Trade Commission, seguendo le istruzioni che trovate nella home page del sito, oppure consultando uno dei documenti che trovate nella pagina sulle regole.
    3. Per alcuni tipi di spam, legati soprattutto alle informazioni sulle aziende quotate alla Borsa di New York, ci sono degli specifici indirizzi presso le istituzioni governative statunitensi, che trovate in questa pagina
    4. Per altri tipi di spam, come - per esempio - quelli dei cittadini nigeriani che devono far passare sul vostro conto corrente qualche decina di milioni di dollari, quelli sulle lotterie, quelli sulle medicine e quelli delle banche (phishing), ci sono altri indirizzi, che trovate in questa pagina oppure in questa pagina.

    Nei pochi casi in cui il messaggio di spam arriva da un dominio riconoscibile (come, per esempio, AOL, Gmail, Hotmail o MSN, oppure il dominio di un’azienda), inviate sempre il messaggio - ricordatevi, con le intestazioni in chiaro - all’indirizzo abuse@dominio o webmaster@dominio. In qualche caso, vi arriva addirittura un messaggio di ringraziamento.

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