Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
11 Oct
In questo momento, Windows sta scaricando cinque aggiornamenti della protezione per Windows XP e un aggiornamento della protezione per Microsoft .NET framework, e fin qui tutto regolare, anche se avrei preferito non avere tutti questi problemi della protezione (anche se sono perfettamente cosciente del fatto che Windows ha più buchi di una forma di emmenthaler).
Quello che mi turba un po’ è che l’operazione comprende anche l’installazione di tre aggiornamenti della protezione per Office 2003, un aggiornamento della protezione per ciascuno dei pacchetti di Office (Word, Excel e PowerPoint) e un aggiornamento per il filtro per la posta indesiderata di Oulook 2003 (un controsenso, visto che Outlook è il software che produce la maggior parte della posta indesiderata che gira in rete).
L’operazione mi turba un po’ perché sul mio computer non è installato nessuno di questi software, per cui mi piacerebbe sapere cosa vanno ad aggiornare gli oltre 30MB di codice che Windows sta scaricando automaticamente. La cosa peggiore è che se non scaricassi - a mie spese, ovviamente - questo tripudio di protezioni, la funzione di aggiornamento di Windows continuerebbe a ripropormi il download su base quotidiana (lo affermo perché è già successo).
Spero, sinceramente, che una volta soddisfatto questo malfunzionamento di Windows (uno fra tanti), il codice finisca nella spazzatura. Spero, ma temo che non succeda. Per questo, ho deciso di passare definitivamente a Ubuntu. Devo solo capire, ma spero di non metterci molto, come si può far girare una macchina virtuale Windows con VMware, per utilizzare quel paio di software per me indispensabili che girano solo in ambito Windows.
Una decisione che si è addirittura consolidata dopo aver gettato uno sguardo su “vista” (sarà che sono presbite, ma certe stronzate come le trasparenze e i widgets mi sembrano un inutile spreco di risorse di sviluppo e del personal computer, e rallentano qualsiasi macchina, con l’esclusione, forse, di un supercomputer Cray raffreddato con un circuito al freon, un oggetto che non è esattamente alla portata di tutti).
Pensate che la banale operazione di trascinamento del widget che misura le risorse del sistema dalla barra laterale al centro dello schermo consuma più del 50% delle risorse del sistema, e stiamo parlando di un oggetto che occupa una finestra di un centinaio di pixel per lato. Figuriamoci quando si apre una finestra a tutto schermo…
11 Oct
Public relations will likely not gain the professional status it wants and deserves unless it embraces licensing.
Lo ha detto recentemente Harold Burson, così come risulta da questo comunicato stampa dell’agenzia Burson-Marsteller, che Harold ha fondato e ancora dirige grazie alle sue incredibili capacità di leadership e professionali.
Il termine inglese ”PR licensing” non ha una traduzione letterale in italiano, ma equivale a dire che per esercitare la professione di relatore pubblico bisogna prima dare un esame o sostenere una prova che attesta le capacità professionali. Un passo importante, che il nostro settore avrebbe dovuto fare da tempo.
Il concetto di “PR licensing” è stato avversato, nel corso degli anni, sia dallo stesso Harold Burson che da Paul Holmes, l’autore di una delle newsletter più importanti del settore, che in questo post si è detto pronto a riesaminare la sua posizione solo per il fatto che Harold Burson ha cambiato la sua, e - credo - da Toni Muzi Falconi (la supposizione nasce da affermazioni che Toni ha fatto più volte, ma non da un confronto diretto sull’argomento), che recentemente si è schierato apertamente a favore del “PR licensing”.
Domani pomeriggio lo IULM e la FERPI attribuiscono a Harold Burson un premio alla carriera, che verrà consegnato durante una cerimonia che inizia alle 17 e si tiene presso l’Aula Piramide dello stesso IULM. Parleranno sia il Presidente della FERPI che quello di Assorel, e sarebbe una bella occasione per entrambi per aprire un dibattito italiano sull’argomento.