Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
26 Sep
Michele Santoro è tornato in TV, con un’improbabile chioma color carota, e con la faziosità di sempre. A mio modo di vedere, il suo è cattivo giornalismo, e non certo per i contenuti ma per il modo con cui affronta i temi (tutto il buono a sinistra, tutto il marcio a destra, stereotipi a cui ormai credono solo in pochi), l’evidente autocompiacimento e il fastidioso protagonismo. Questa è la sintesi del Santoro di Anno Zero fatta da Massimo del Papa in un editoriale pubblicato su Articolo 21: Santoro è tornato fazioso come non mai. Il guaio è che adesso, forse perchè incattivito, se ne compiace in modo tronfio come non mai. Al punto da invitare alcuni esemplari subumani additati implicitamente come fascisti mentre invece sono sempre i vecchi sottoproletari imborghesti di Pasolini, che si rifugiano nell’odio razzista in spregio di ogni cultura perchè disperati. Santoro con loro gioca come il gatto coi sorci, si permette la falsa tolleranza che maschera il disprezzo, la condiscendenza pedagogica che è più razzista di tutto perché maschera un’indiscussa superiorità intellettuale e perfino umana: “Sei un duro”, irride a un certo punto il capetto dei subumani. E l’infame, tutto contento d’essere in TV, arrossice e si schernisce. Questo succede, purtroppo, quando si confonde - da una parte e dall’altra - la militanza politica con la capacità professionale. La militanza politica può portare ad avere posizioni estreme, la professione giornalistica - mi rifaccio alle affermazioni di Sergio Lepri - no.