Relazioni Pubbliche e Stakeholder nello Scenario del Terzo Millennio
28 Sep
Jeff Prince è un imprenditore statunitense di successo, che nel corso della sua vita professionale ha fondato tre aziende - Centillion, Foundry e ConSentry (le prime due vendute con profitti molto interessanti) - grazie alle sue capacità di progettista. Oggi è chairman e chief technical officer di ConSentry. Stamattina, ho assistito a una presentazione durante la quale Jeff ha spiegato qual è il segreto del suo successo. Come quasi sempre succede in questi casi, si tratta di un frutto del buon senso comune, unito alle formidabili capacità tecniche di Jeff (stiamo parlando di una persona che è stata valutata dai venture capitalist 500 milioni di dollari). Partendo dal principio che le aziende leader di mercato e di grandi dimensioni sono quasi sempre brillanti nella visione ma lente nell’esecuzione, Jeff - attraverso un’osservazione puntuale delle strategie di CiscoNetworks, che gli ha permesso di determinare dove questa azienda voleva arrivare a tre anni di distanza - ha sviluppato dei prodotti che facevano le stesse cose ma arrivavano sul mercato con almeno un anno e mezzo di anticipo (sulla data prevista, sulla quale - però - Cisco è quasi sempre arrivata in ritardo, lasciando a Jeff un anticipo ancora maggiore). Talmente semplice da essere quasi banale. Peccato che ci voglia il cervello di un tecnico sopraffino per capire prima di tutto dove vuole andare - in termini di prodotto - il leader di mercato, e poi per progettare, sviluppare e produrre lo stesso prodotto in meno di due anni. Spero di poter avere la presentazione di Jeff Prince, e di poterla mettere a disposizione di tutti. Nel frattempo, sto cercando di capire qual è la prossima azienda da studiare… Con le mie capacità tecniche, il panorama è decisamente limitato.
26 Sep
Michele Santoro è tornato in TV, con un’improbabile chioma color carota, e con la faziosità di sempre. A mio modo di vedere, il suo è cattivo giornalismo, e non certo per i contenuti ma per il modo con cui affronta i temi (tutto il buono a sinistra, tutto il marcio a destra, stereotipi a cui ormai credono solo in pochi), l’evidente autocompiacimento e il fastidioso protagonismo. Questa è la sintesi del Santoro di Anno Zero fatta da Massimo del Papa in un editoriale pubblicato su Articolo 21: Santoro è tornato fazioso come non mai. Il guaio è che adesso, forse perchè incattivito, se ne compiace in modo tronfio come non mai. Al punto da invitare alcuni esemplari subumani additati implicitamente come fascisti mentre invece sono sempre i vecchi sottoproletari imborghesti di Pasolini, che si rifugiano nell’odio razzista in spregio di ogni cultura perchè disperati. Santoro con loro gioca come il gatto coi sorci, si permette la falsa tolleranza che maschera il disprezzo, la condiscendenza pedagogica che è più razzista di tutto perché maschera un’indiscussa superiorità intellettuale e perfino umana: “Sei un duro”, irride a un certo punto il capetto dei subumani. E l’infame, tutto contento d’essere in TV, arrossice e si schernisce. Questo succede, purtroppo, quando si confonde - da una parte e dall’altra - la militanza politica con la capacità professionale. La militanza politica può portare ad avere posizioni estreme, la professione giornalistica - mi rifaccio alle affermazioni di Sergio Lepri - no.
25 Sep
Carino, anche se un po’ troppo lungo per i miei gusti…
25 Sep
Ce lo spiega Sergio Lepri, uno dei mostri sacri del giornalismo italiano (si autodefinisce, scherzando, Vecchio Giornalista), in questa lettera pubblicata da Articolo 21, in cui elenca 12 regolette. Si tratta di una lucida sintesi delle cose da tenere a mente non solo per fare un buon tiggì, ma in genere per fare del buon giornalismo di servizio, ovvero quel “giornalismo che è sì, un potere, ma solo nella misura in cui è un servizio da svolgere, con umiltà, a favore dei cittadini, e soltanto di loro”.
Regola numero 2. “Notizia” è il racconto di un fatto. “Notizia” è l’informazione che accresce le nostre conoscenze (e anche le nostre curiosità), che ci aiuta a essere più liberi nei nostri giudizi, più padroni delle nostre scelte, più sicuri nelle nostre decisioni, più responsabili nella conduzione della nostra vita familiare e professionale.
Regola numero 6. Il giornalismo in genere ma soprattutto il giornalismo di un servizio pubblico ha così, accanto alla sua finalità istituzionale di informare, anche una funzione sociale: di contribuire alla crescita culturale di chi ascolta. Ecco perché chi è incaricato di condurre il telegiornale deve preoccuparsi non soltanto del rispetto della grammatica e della sintassi, ma anche delle parole che usa e della corretta pronunzia sia dei nomi italiani, sia dei nomi propri stranieri di persona e di luogo.
Regola numero 8. La cosiddetta “audience” registrata dal sistema dell’Auditel non fornisce un’indicazione di gradimento, ma soltanto il numero dei televisori accesi, e non dice se la visione e l’ascolto da parte dei telespettatori sono attivi e consapevoli. Non può essere quindi la preoccupazione dell’“audience” a stimolare la competitività con gli altri telegiornali concorrenti. La competitività si misura non con i numeri, ma con la qualità dell’informazione: la saggia scelta delle notizie, il linguaggio chiaro con cui le notizie vengono scritte o dette, anche la buona dizione.
Regola numero 9. Il giornalismo è mediazione tra la fonte e il fruitore dell’informazione. Il giornalista vede, ascolta e racconta, facendo una sintesi del fatto. Far raccontare un comizio direttamente all’oratore o mettere il microfono davanti alla bocca del protagonista di un convegno perché riassuma lui il proprio intervento non è giornalismo. L’intervista al termine della riunione o per la strada – senza neppure far domande e senza repliche - soddisfa l’interessato ed evita le sue possibili critiche, ma è, da parte del giornalista, una rinunzia alla propria professionalità. Così, infatti, il giornalista non è più un giornalista ma soltanto un reggitore di microfono, e il telegiornale non è più un organo giornalistico di informazione, ma soltanto un veicolo tecnico di trasmissione, più o meno come un ufficio postale.
Regola numero 12, ed è la regola che riassume tutte le altre. A differenza del direttore di un giornale a stampa o di un telegiornale dell’emittenza privata, che può fare quello che vuole, salvo risponderne al proprio editore, il direttore di un telegiornale di servizio pubblico può fare meglio o meno bene il suo giornale, ma non può farlo diverso da quello imposto da queste regole, e ne risponde ai cittadini. Ecco perché si può dire che per un bravo giornalista dirigere un TG RAI è facilissimo. Diventa difficile soltanto se qualcuno cerca di impedirglielo.
La regola prosegue senza interruzioni, mentre io ho ritenuto opportuno sottolineare quest’ultima frase, estrapolandola ed evidenziandola in grassetto.
E allora a questo qualcuno diciamolo ad alta voce noi telespettatori e telespettatrici: vogliamo che i telegiornali del servizio pubblico (che oltretutto paghiamo) ci diano soltanto le informazioni che ci servono per conoscere bene quello che succede e per sentirci quindi uomini e donne liberi di giudicare, di scegliere e di decidere. Anche informazioni di politica, quindi, ma di politica seria, fatta di cose concrete (lavoro, salari e stipendi, pensioni, costo della vita, case, servizi pubblici e così via), non di chiacchiere e di battute, di ironie e di sarcasmi, a volte anche di insulti.
Per concludere, una regola che - secondo me - è valida non solo per i giornalisti che fanno il tiggì, ma anche per gli altri operatori del sistema televisivo.
Dodici regole da leggere, meditare e metabolizzare.
21 Sep
Leggendo il mio precedente post, qualcuno ha chiesto qual è la procedura. Siccome detesto gli spammer, sono felice di diffondere queste informazioni. Trovate le spiegazioni, compresi gli indirizzi email a cui inoltrare il messaggio di spam, in questa pagina sul sito della Naming Authority Italiana. Se utilizzate Thunderbird, cosa che consiglio caldamente rispetto a qualsiasi altro programma di posta elettronica (compreso Eudora, che pure ho utilizzato per anni), vi consiglio di installare l’estensione Okopipi, che vi permette di eseguire l’operazione di inoltro con un solo click (previa configurazione) non solo all’authority italiana ma anche a SpamCop.
20 Sep
Oggi ho ricevuto sul mio indirizzo email @openoffice.org il messaggio promozionale, ovviamente non richiesto, di un’impresa di pulizie con sede a 780 chilometri da Rozzano, la città dove abito. OpenOffice.org è una delle principali comunità nel mondo del software libero, ma non ha una sede, perlomeno in Italia. E non mi sembra pratico, per le pulizie di casa, rivolgermi a un’impresa che dovrebbe affrontare una trasferta di oltre 1.500 chilometri, tra andata e ritorno. Questo significa che l’indirizzo è stato pescato su Internet con qualche software di raccolta degli indirizzi, senza nessun tipo di cognizione di causa. Alla faccia della professionalità sbandierata nel sito della sedicente “New Lindo Pulizie”. Ovviamente, l’email di spam è stato inoltrato, nel giro di pochi secondi, alle autorità competenti. Facciamo pulizia, in tutti i sensi, di questi cialtroni.
14 Sep
Clemente Mastella, l’uomo a cui dobbiamo l’indulto (il primo provvedimento legislativo della storia dedicato a un papa, una cosa che non si era mai vista in nessun Paese civile), ha commentato con queste parole la nomina di Gianni Riotta alla direzione del TG1: “Alla Rai non interviene lo Spirito Santo a fare le nomine così come da nessun’altra parte. Ognuno ha nome e cognome e risponde a qualcuno. Poi mi auguro che risponda all’interesse generale e quindi quando questo avviene almeno sia salvaguardato quello”.
In attesa che qualcuno traduca questa frase in italiano, rendendola intelligibile anche a chi - come il sottoscritto - non è assistito dallo spirito santo, ma ha un profondo rispetto della propria lingua, propongo per Clemente Mastella la carica “honoris causa” di Ministro per l’Analfabetismo di Ritorno, movimento di cui è sicuramente uno tra gli esponenti più autorevoli.
Technorati tags: italiano
Tags: pr12 Sep
Il 10 giugno del 2005, con questo post, esprimevo una posizione forte e convinta - anche se opinabile e non molto democratica (le parole non sono legge, e non ledono la libertà di alcun individuo) - sul problema dell’inseminazione artificiale.
Ho ricevuto immediatamente due commenti pacati e ragionevoli, poi più nulla fino a oggi, quando si è palesato il solito anonimo (adoro gli anonimi, a cui spezzerei i femorini) che ha scritto: “sei troppo presuntuoso per scrivere la verita?”.
Probabilmente, sono troppo stupido per comprendere la sottile ironia che si nasconde dietro a questa domanda. Purtroppo, non riesco a comprendere qual è la verità che avrei dovuto scrivere, e sarei eternamente riconoscente verso quel lettore che riuscisse a illustrarmela. Magari, in modo non anonimo.
In attesa, sono senza parole per quello che - secondo me - è solo il commento idiota di chi ha letto in modo superficiale la mia opinione.
Technorati tags: inseminazione artificiale
Tags: media, pr12 Sep
Purtroppo, sono stato costretto ad andare a Las Vegas almeno una ventina di volte nella mia vita per partecipare alle manifestazioni fieristiche che gli americani si ostinano a organizzare in quel fetido posto, nonostante sia scomoda da raggiungere, i prezzi delle camere quadruplichino per l’occasione, e il cibo sia tossico. La passione degli americani per le cose senza senso è confermata dalla ricerca che il Comdex, dopo aver di fatto chiuso con l’edizione 2003 (perché nessuno aveva visitato la fiera a causa dei costi insostenibili sia per gli espositori che per i visitatori), ha realizzato su un campione di “utenti”, dove il 73% afferma che la manifestazione deve essere organizzata a Las Vegas. Comunque, a Las Vegas continuano a essere organizzate manifestazioni come il CES (da cui si evince che Las Vegas ha una funzione diuretico-lassativa) e Interop, oltre a un tripudio di eventi aziendali. Il motivo è abbastanza semplice: Las Vegas ha un numero di camere disponibili largamente superiore alla richiesta dei “gamblers” (il solo MGM Grand ha 5002 camere, e quasi tutti gli hotel sullo Strip hanno più di 1000 camere), per cui gli operatori cercano di riempirle in tutti i modi possibili. A questo si aggiunge ovviamente il fatto che gli esseri umani adorano essere derubati con il gioco d’azzardo. Quindi, a Las Vegas si va - purtroppo - anche per lavoro, contrariamente a quello che pensa l’anonimo e disinformato commentatore che tanto apprezza quel fetido luogo. E spero di non dover più tornare sull’argomento.
Technorati tags: las vegas
Tags: pr11 Sep
Negli ultimi dieci giorni sono state ben due le persone che hanno trovato il tempo - da perdere - per commentare un vecchio post del 15 maggio 2005 in cui lanciavo invettive contro Las Vegas, che continuo a considerare uno dei posti più inutili sulla Terra. Il primo mi ricorda che ci sono altri problemi, come se quello su Las Vegas fosse l`unico post del mio blog. La seconda, che c`è stata due volte, spera addirittura di andarci a vivere, perché “ha visto come funzionano le cose”. Io, purtroppo, sono stato a Las Vegas almeno una ventina di volte nella mia vita, e quello che ho visto mi basta abbondantemente… Come ho già detto più volte, detesto il gioco, che considero una delle attività più noiose mai concepite dall`uomo (opinione maturata prima dei dieci anni, e mai cambiata). Mi piacerebbe sapere come i due perditempo sono arrivati al post in questione, visto che - com`è giusto che sia, vista la sua inessenzialità - non viene recuperato da nessun motore di ricerca. Comunque, Las Vegas sta diventando un argomento d`attualità.
Technorati tags: las vegas
Tags: pr