Alfonso Fuggetta sculaccia il mondo dell’ICT in Italia, auspicando una creatività nell’uso delle tecnologie e dei prodotti che purtroppo non si vede da anni. Non dimentichiamo che le grandi aziende, a partire da IBM, Microsoft e Cisco, quelle che sfruttano la strategia FUD (paura, incertezza, dubbio, ovvero “nessuno è mai stato licenziato per aver scelto …”), in Italia sono più grandi rispetto alla media del nostro Paese. IBM, addirittura, continua a produrre e vendere in Italia i computer AS/400, macchine robuste che nella maggior parte dei mercati sono scomparse da anni perché ampiamente obsolete (ricordo l’espressione sconvolta di Jim Mazzola, responsabile della famiglia dei server Dell, quando gli spiegavo come in Italia ci fossero aziende che gestivano su un solo AS/400 - che io ho sempre definito “il mainframe dei poveri” - amministrazione, ricerca e sviluppo, produzione, logistica, e forse anche office automation). Cisco ha una filiale di grosse dimensioni, la terza in Europa e la quinta nel mondo, e non basta la bravura di Stefano Venturi a spiegare questo risultato. Microsoft dichiara di essere cresciuta in Italia, in un mercato che non è possibile paragonare a quello statunitense, più che negli Stati Uniti. Tutto questo la dice lunga sulle capacità dei CIO italiani di innovare attraverso le tecnologie e i prodotti ICT. Finché si scelgono i prodotti per evitare di essere criticati più che per raggiungere gli obiettivi aziendali, come possiamo parlare di innovazione?